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Bergamo in Comune | Novembre 29, 2022

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DOLLARO, NATO, CINA-RUSSIA, EUROPA ED UCRAINA

DOLLARO, NATO, CINA-RUSSIA, EUROPA ED UCRAINA

Quindicesima parte – Metano e Giappone

https://youtu.be/L8G2mVl32LY

Ne è passato di tempo da quando la, non ancora divenuta SpA, Società Nazionale Metanodotti – SNAM aveva affidato all’artista belga Jean Michel Folon l’incarico di effettuare una campagna pubblicitaria avente il duplice scopo sia di propagandare l’uso del metano come fonte energetica ecologica e “vicina all’uomo” (sic), sia l’ingentilire il tono aggressivo allora (?) dominante degli spot televisivi con immagini di bianchi gabbiani (o colombe della pace).

Si era negli anni ’90, una generazione è trascorsa e siamo stati testimoni della trasformazione del cosiddetto “ideale europeo”, in cui tutti avevamo voluto credere, nell’attuale malgoverno della Unione Europea guidata dalla Banca Centrale Europea, di fatto una versione rivolta solo all’interno delle precedenti coloniali Compagnie delle Indie.

Era l’epoca in cui l’Unione Sovietica si era dissolta, il neo-liberismo non si era ancora affermato nelle economie dell’Occidente, la Russia sembrava destinata ad essere assorbita in un qualche modo nella allora Comunità Europea (che con il tanto incensato quanto sciagurato Trattato di Maastricht stava per trasformarsi in Unione Europea) e la Cina non era vicina ma lontana, molto lontana.

https://youtu.be/KoYkobCASAM

Era l’epoca in cui il capitale aveva scoperto l’outsourcing, vale a dire l’esteriorizzazione delle produzioni nei Paesi di minor reddito (regolarmente e falsamente motivata con la pretesa eccessiva sindacalizzazione delle maestranze nazionali) e le materie prime a bassissimo costo da ex-Unione Sovietica e Cina.

Reti di metanodotti passanti per Ucraina o Polonia si sono pertanto aggiunte alle precedenti di ancora sovietica memoria e il futuro energetico della CE e dell’Italia sembrava (ed effettivamente era) roseo come, appunto, un disegno di Folon: niente più energia nucleare dopo Chernobyl, ma tanto, tantissimo metano a costi contenuti dalla Russia, dall’Algeria (una piccola presunzione: alcuni impianti del Gasdotto Transmediterraneo hanno la firma del sottoscritto), dal Mare del Nord e dalla produzione nazionale.

https://youtu.be/w52uIU7ZTXg

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Nel frattempo, però, almeno un paio di fenomeni vengono a rendere meno rosea la situazione: i giacimenti del Mare del Nord cominciano ad esaurirsi dopo cinquanta anni di sfruttamento intensivo e una serie di terremoti, anche violenti, colpiscono le zone di estrazione del metano, da Groninga in Olanda alla Bassa Modenese.

A Groninga Shell ed Exxon, responsabili delle estrazioni, si dichiarano colpevoli e stanziano 1,2 miliardi di euro per risarcire i proprietari di 30 mila edifici danneggiati.

In Emilia le istituzioni preferiscono mettere in dubbio gli studi geologici (esattamente come aveva fatto la dirigenza dei reattori di Fukushima quando università giapponesi la avevano avvertita dei rischi dovuti a maremoti), ma buona parte delle licenze estrattive vengono silenziosamente ritirate.

Inoltre il metano dall’Algeria viene parzialmente “snobbato” perché tanto c’è quello russo che costa meno e gli Algerini cominciano a venderlo a Spagna e Portogallo che costruiscono un nuovo gasdotto Transmediterraneo diretto in Andalusia.

https://energiaoltre.it/il-lento-declino-dei-giacimenti-del-mare-del-nord/

https://www.ilpost.it/2017/06/27/terremoti-groninga-estrazione-gas/

https://www.sulpanaro-archivio.net/2015/04/terremoti-da-estrazione-a-groningen-shell-e-exxon-risarciscono-la-popolazione/

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In questo modo il metano dalla Russia diventa sempre più importante.

I Russi costruiscono nuovi gasdotti nel Baltico e fanno funzionare a pieno regime quelli polacchi ed ucraini, il colpo di stato di Maidan a Kiev non sembra dovere influenzare questo andamento.

La disponibilità di metano a basso costo sembra proprio dover permettere una nuova espansione economica in Europa e soprattutto in Germania (potrebbe permetterla anche in Italia, ma la cosiddetta “crisi del debito” la inibisce fin da subito…).

L’economia europea viene a dipendere per circa il 50% dal metano di origine russa e tutto sembra essere in equilibrio.

Ma…

Esiste un enorme “ma…”!

La Banca Centrale Europea, formalmente controllata dal “Sistema Europeo delle Banche Centrali” istituito dal trattato di Maastricht, nasce e cresce come un qualcosa sempre più controllato e posseduto dal cartello delle finanziarie atlantiche.

Le Banche Centrali, quale è la Banca d’Italia, rimangono organismi di diritto pubblico, ma il loro capitale è stato privatizzato ai cosiddetti “partecipanti alle quote di capitale” che sono altre banche, assicurazioni e fondi a loro volta di proprietà di altri “investitori” ed il risultato è che si viene a creare una struttura macchinosa costituita da un coacervo di scatole cinesi che è impossibile che possa funzionare.

Però funziona, funziona benissimo.

Ovviamente solo dal punto di vista della proprietà, tramite un molto evidente anche se negato “patto di sindacato” tra i principali “partecipanti alle quote di capitale”, vale a dire le finanziarie occidentali.

Soprattutto, di fatto, la Banca Centrale Europea è venuta ad avere quella che eufemisticamente si può definire come una “enorme influenza” sulla stessa Unione Europea e la controlla insieme a buona parte dei governi che la compongono, o meglio: coloro che controllano la BCE controllano la UE.

Il risultato è che l’Unione Europea è diventata “un insieme di rapporti comandati dalla ricchezza al vertice”, che l’Euro viene trasformato in “una valuta satellite di US Dollar”, secondo le definizioni di prof. Michael Hudson, e che il metano a basso costo “generosamente” fornito dalla Russia diventa un qualcosa di cui si deve impedire la disponibilità.

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Si può tranquillamente sostenere che la BCE stia ora svolgendo nei confronti dei popoli europei una politica analoga a quella delle Compagnie delle Indie nei confronti dei popoli indiani e cinesi un paio di secoli fa ai tempi delle guerre dell’oppio e che il suo scopo reale sia quello di rendere i primi sempre più impediti nel proprio sviluppo autonomo e sempre più produttori di rendita per i suoi azionisti… Ooops!,,, per i suoi “partecipanti alle quote di capitale”.

Quindi una bella guerra in Europa contro i “cattivoni” che costituiscono un gruppo capitalistico rivale e che non accettano di sottomettersi alle finanziarie atlantiche non ci sta bene, ci sta benissimo.

Così come ci sta bene un incremento totalmente incontrollato del prezzo del metano su cui ormai l’industria europea si basa, perché in questo modo si ottengono i classici due piccioni con una fava: da un lato si crea recessione economica e si elimina un concorrente scomodo e dall’altro si rastrellano i sudati risparmi dei popoli con una schifosa speculazione da parte delle privatizzate società di distribuzione dei beni primari.

Il tutto condito da una tragicomica campagna di stampa in cui non solo nazisti vengono descritti essere eroici difensori della libertà, ma si viene pure a raccontare che i governi stanno attuando “agevolazioni transitorie” e “bonus sociali” per “contenere la variazione dei prezzi” (sic).

La realtà è che il sistema mediatico si sta comportando come il MinCulPop ai tempi della Campagna di Russia e che per sapere qualcosa di vero è necessario collegarsi ai siti stranieri (moderne Radio Londra e Radio Mosca, lo ribadiamo per l’ennesima volta).

Da questi siti veniamo a sapere cose interessanti.

Ad esempio che in Olanda nientepopodimeno che la città dell’Aia ha annunciato che chiederà all’UE di concederle l’esenzione dalle sanzioni anti-Russia per continuare ad acquistare metano da Gazprom fino a quando avranno trovato un fornitore alternativo (ovverossia l’albero a cui Bertoldo avrebbe dovuto essere impiccato, anche i “virtuosi” sanno essere “furboni”).

Oppure che la rappresentazione dei costi dell’energia elettrica in Euro è secondo la mappa seguente, sadicamente fornita oggi dai perfidi Russi, siamo al primo posto… :

Oppure ancora che l’India è in trattative con la Russia per la ripresa e lo sviluppo delle forniture di metano sotto forma di Gas Naturale Liquefatto adatto al trasporto via mare.

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https://www.rt.com/news/561581-hague-requests-eu-exemption-russian-gas/

https://www.reuters.com/world/india/india-talks-with-russia-over-lng-supply-resumption-gail-says-2022-08-26/

https://www.rt.com/business/561653-india-russia-lng-gazprom-resuming/

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Ma le faccende più interessanti le abbiamo scoperte andando a leggere un paio di giornali giapponesi e precisamente: Asahi Shimbun e Mainichi Shimbun.

Asahi Shimbun è considerato di sinistra ed è stato definito essere il “portabandiera intellettuale” della sinistra politica giapponese, anche se in economia ha una tendenza neoliberista.

Mainichi Shimbun ha un punto di vista economico relativamente più keynesiano ed è noto per pubblicare anche notizie considerate essere piuttosto “disonorevoli”. Ad esempio ha vinto un premio Pulitzer per avere pubblicato la seguente foto dell’assassinio del compagno Inejirō Asanuma nel 1960 da parte di un fanatico nazionalista:

Da questi giornali apprendiamo, oltre a sempre interessanti notizie sulla situazione a Fukushima, che il governo giapponese ha sì aderito con convinzione alle sanzioni, arrivando persino a scacciare i rappresentanti russi e bielorussi dalla commemorazione dell’anniversario di Hiroshima e Nagasaki, ma che ha altrettanto a cuore la situazione energetica ed industriale del paese, in questo correttamente stimolato dai medesimi organi di stampa.

Oltre a sostenere in chiaro che “il Giappone non dovrebbe avere una forte dipendenza dall’energia nucleare” perché Fukushima “ha causato danni sociali ed economici enormi” e perché “l’energia nucleare comporta il prendere decisioni a porte chiuse”, si riporta che:

  • Il Giappone intende mantenere la partecipazione ai progetti per la produzione di Gas Naturale Liquefatto nell’isola di Sakhalin nell’Estremo Oriente russo.

  • A tale scopo viene temporaneamente sospesa la diatriba diplomatica circa la sovranità su questa isola e sulle altre tre delle Curili Meridionali.

  • La società Mitsubishi (bilancio annuale circa 140 miliardi di US Dollars) ha dichiarato di aver deciso di richiedere di partecipare per almeno il 10% nella società russa che ha rilevato il progetto Sakhalin-2 per il Gas Naturale Liquefatto.

  • Tale decisione è arrivata dopo che il governo giapponese ha gentilmente chiesto a Mitsubishi di “pensare positivamente” dato che Sakhalin-2 potrà diventare una fornitura di energia stabile per il Giappone.

  • Accanto a Mitsubishi anche il raggruppamento di imprese Mitsui ha informato la Russia di volere conservare al progetto Sakhalin-2 la quota di partecipazione, 12,5%, che aveva nel progetto precedente alle sanzioni.

  • Tokyo Electric Power Company (la stessa di Fukushima) insieme ad altre società energetiche vuole firmare al più presto contratti di fornitura con il nuovo operatore russo.

  • La Gazprom controlla il nuovo operatore russo che ha rilevato il progetto dopo che British Oil e Shell, che ne detenevano il 27,5%, sono uscite per applicare le sanzioni anti-russe insieme alle ora prodighe Mitsubishi e Mitsui.

  • Il nuovo operatore russo è stato stabilito ad inizio agosto con decreto del Presidente Putin ed ha offerto le stesse condizioni contrattuali precedenti alle compagnie energetiche straniere che desiderano partecipare al progetto.

  • Sakhalin 2 ha una capacità di produzione annua di circa 10 milioni di tonnellate di GNL, con il Giappone che ne importa circa 6 milioni di tonnellate.

Oltre a quanto sopra apprendiamo pure che sempre più aziende giapponesi stanno riportando la loro produzione dalla Cina al Giappone temendo il crescente attrito tra Washington e Pechino.

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https://www.asahi.com/ajw/articles/14703715

https://www.asahi.com/ajw/articles/14690647

https://www.asahi.com/ajw/articles/14702811

https://www.asahi.com/ajw/articles/14702937

https://www.japantimes.co.jp/news/2022/08/17/business/sakhalin-japanese-utlities/

https://mainichi.jp/english/articles/20220825/p2g/00m/0bu/043000c

https://mainichi.jp/english/articles/20220819/p2g/00m/0bu/035000c

https://mainichi.jp/english/articles/20220805/p2g/00m/0bu/049000c

https://japantoday.com/category/world/Energy-crisis-spurs-nuclear-comeback-worldwide

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In conclusione possiamo solo notare come le cosiddette sanzioni anti-russe stiano sempre più diventando sanzioni anti-europee con nuove coloniali Compagnie delle Indie che gestiscono la induzione mediatica in questo continente con argomentazioni assolutamente infantili, per non dire demenziali.

Non si tratta di una guerra tra “buoni” e “cattivi”, ma di uno scontro tra due gruppi capitalistici rivali, tra alcune economie reali e l’economia delle finanziarie.

Di questo persino i Giapponesi se ne sono bene accorti e da loro i giornali svolgono la funzione oggettiva di sostenere posizioni non necessariamente in linea con quelle governative mentre il governo si preoccupa dell’economia del Paese (ovviamente inteso come grandi aziende).

Hanno un debito pubblico spaventoso (7300 miliardi di US Dollars – 250% del PIL), ben superiore a quello italiano (2800 miliardi di US Dollars – 140% del PIL), e non se ne preoccupano più di tanto limitandosi ad autodefinirlo come “paradosso giapponese”.

Ma loro non hanno né i vincoli dell’Unione Europea e del Trattato di Maastricht, né una istituzione quale è la Banca Centrale Europea…

Per cui possono fare i cosiddetti “interessi nazionali” e dire ai Russi: sanzioni sì, ma non così. Non facciamoci troppo male.

E i Russi rispondono: vediamo con piacere che siamo sulla stessa lunghezza d’onda.

Non si ha a che fare con dei novelli Robin Hood che saranno puniti dai “mercati” (come il sistema mediatico italico definisce chi vuole cambiare la situazione attuale), ma con un sistema che ha evidentemente conservato la ragione, al contrario di quanto avviene in Europa.

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Ma se lo fanno i Giapponesi allora vuole dire che lo possiamo fare anche noi.

Ponte Tresa (VA), 28.VIII.2022

ing. Marco Brusa

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P.S.: a proposito della definizione di “novelli Robin Hood” che il sistema mediatico italico ci ha già appiccicato, ci permettiamo di ricordare come costui, insieme al “cuginastro” Ivanhoe, sia stato una figura letteraria (non leggendaria) dei romantici ottocenteschi per celebrare la concessione di Magna Charta (la prima Costituzione in assoluto) da parte di Giovanni Senzaterra, fratello del re Riccardo Cuor di Leone.

Quest’ultimo era assente dall’Inghilterra perché era in Terrasanta a fare la Terza Crociata che ha fatto terminare senza vinti né vincitori tramite un accordo con il Saladino (feroce in guerra, ma a sua volta uomo di pace).

Il paragone con Robin Hood è pertanto molto calzante con la nostra situazione attuale, però bisogna raccontarla tutta e dire che si tratta di un vincente.

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http://www.bergamoincomune.it/dollaro-nato-cina-russia-europa-ed-ucraina-15/

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