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Bergamo in Comune | Ottobre 2, 2022

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DOLLARO, NATO, CINA-RUSSIA, EUROPA ED UCRAINA

DOLLARO, NATO, CINA-RUSSIA, EUROPA ED UCRAINA

Prima parte

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Durante la pandemia per la prima volta lo US Dollar si è indebolito sui mercati valutari internazionali, mentre in tutte le altre cosiddette “crisi della globalizzazione” degli ultimi venti anni era sempre accaduto l’opposto: dopo il crollo delle Torri Gemelle e la grande crisi del 2008 questa valuta era stata globalmente considerata come la prima moneta di riserva e di scambio ed aveva sempre acquisito valore.

Ora invece durante la pandemia lo US Dollar si è svalutato di oltre l’11% sulla media ponderata delle altre valute e di oltre il 13% sull’Euro.

Gli USA attualmente non hanno più la superiorità economica che avevano una trentina di anni fa al momento della loro massima potenza ai tempi del crollo dell’URSS, di Eltsin, della Prima Guerra del Golfo e dei professori tirapiedi che teorizzavano quella ridicolaggine nota con il termine di “Fine della Storia”.

A quel tempo il loro PIL era più o meno la metà di quello globale, mentre ora ne è pari a circa il 20%, appena leggermente superiore a quello della Repubblica Popolare Cinese, non di molto a quello dell’Unione Europea e tutte le analisi economiche affermano che nel giro di pochi anni la Cina diventerà l’economia maggiore.

Questa continua diminuzione di importanza avviene nonostante il cardine principale della politica USA dai tempi della II Guerra Mondiale sia rigorosamente stato il mantenimento della superiorità militare e nucleare e della prevalenza economica su tutti gli altri paesi del mondo.

Ne consegue che, oggettivamente, sono finiti i giorni in cui una unica superpotenza dominava il mondo dal momento che Cina e Russia hanno rafforzato la loro alleanza e, come gli eventi dell’Afganistan e in misura minore del Kazakistan hanno ampiamente dimostrato, sono ormai in grado di tenere testa agli USA sia economicamente che militarmente. E siamo fortunati (ma fino a quando?) che per ora il confronto militare è avvenuto solo “asimmetricamente”.

Come sempre in queste situazioni la lotta per il potere globale non è manicheamente divisa tra due soli contendenti, ma parecchi “terzi incomodi” sono presenti.

Costoro non sono esseri misteriosi, ma sono perfettamente identificati con i loro nomi propri che sono: Unione Europea, India, Turchia, Iran, Brasile-Argentina, Sud Africa, Gran Bretagna, etc. Per non parlare della nonostante tutto sempre presente e costante tendenza della Russia a svolgere un ruolo di tramite tra Occidente ed Oriente, tra Unione Europea e Repubblica Popolare Cinese.

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https://www.corriere.it/economia/finanza/21_febbraio_23/bolla-piu-grande-dollaro-perche-l-economia-americana-fa-paura-ece4b544-74fa-11eb-b048-5f97627f6464_amp.html

https://www.tehrantimes.com/news/470167/U-S-doesn-t-have-the-same-economic-superiority-it-had-before

https://www.tehrantimes.com/news/470280/Days-of-the-only-superpower-in-the-world-are-gone-Russian-expert

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In ogni modo, nonostante lo scivolamento globale dell’economia (e della potenza militare) americana, lo US Dollar rimane ancora la moneta più rilevante in circolazione a livello globale, anche se negli ultimi tempi la sua resistenza è stata più dovuta alla mancanza di alternative che ad una sua forza intrinseca propriamente detta.

La crisi dovuta alla pandemia possiede la caratteristica principale di avere ridotto il commercio internazionale, per cui si prevede che la crescita globale nel 2022 sarà più debole rispetto al 2021 e questo implica una minore domanda globale di moneta di scambio.

Se inoltre, a causa della non più certa superiorità militare, gli USA sono obbligati a ricorrere sempre più all’arma delle sanzioni economiche, campo in cui fino ad ora sono sempre riusciti ad essere predominanti, si verifica una usura continua di questa stessa arma dal momento che gli “avversari” sono sempre più obbligati ad utilizzare canali di pagamento alternativi.

Poco male quando gli avversari sono personaggi del calibro di un Saddam Hussein e di un Gheddafi, ma quando il calibro diventa quello di un Putin e di uno Xi allora è tutta un’altra storia e le sanzioni comportano come effetto “collaterale” (vale a dire principale nel lungo periodo) l’indebolimento del ruolo globale dello US  Dollar.

Quando poi gli accordi commerciali avvengono direttamente tra paesi già colpiti da sanzioni, se non addirittura tra cosiddetti “stati canaglia”, allora molto semplicemente non si capisce perché costoro dovrebbero basare il loro interscambio con pagamenti in US Dollars.

Questo è quanto ormai avviene da alcuni anni nei rapporti commerciali tra Cina, Russia, Iran, etc. Ad esempio è noto che Teheran da decenni sia obbligata a superare le sanzioni economiche USA e che abbia ormai scoperto lo Yuan cinese come una valida alternativa.

È ormai comunemente accettato che lo sviluppo economico della Cina e il suo commercio globale abbiano costituito una solida base per fare accettare lo Yuan come moneta di scambio dalla rete commerciale mondiale.

Ne consegue la tendenza semplicemente inevitabile per la Cina di intensificare gli accordi valutari in Yuan per le attività commerciali con Stati sempre più propensi a rifiutare la coercizione economica degli USA.

L’Euro segue anche se non propriamente a ruota visto che, al contrario dello Yuan, ha comunque un rapporto di sudditanza (instabile) con lo US Dollar.

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https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/fragile-il-potere-di-re-dollaro-33020

https://www.globaltimes.cn/page/202201/1246080.shtml

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Aggiungiamo che gli investimenti esteri, soprattutto nel settore delle nuove tecnologie, in Cina hanno raggiunto un nuovo massimo nel 2021 e che tale paese ormai ne sta attirando molti di più degli USA, soprattutto di quelli a lungo termine con cui si misura la “potenza” reale di una economia (e dei relativi annessi e connessi, valuta e capacità militare  incluse).

Gli USA stanno sperimentando gli effetti “collaterali” fortemente inflazionistici (7% in dicembre) dovuti ai cosiddetti “stimoli all’economia” varati dalle amministrazioni Trump e Biden e risulta evidente come queste iniziative stiano “forzando” un significativo inasprimento della politica monetaria statunitense con conseguente pressione al ribasso sulla crescita dell’economia mondiale.

Questo non riguarda la sola Cina, ma anche l’Europa, terzo grande centro (nonostante, è proprio il caso di dirlo, l’Unione Europea) dell’economia globale.

Anche senza considerare i venti di guerra gli effetti di questa pressione inflazionistica statunitense (che agisce sui consumi e non sulla produzione reale di ricchezza) rappresentano quindi un rischio significativo per l’economia mondiale ed i proletari se ne sono già accorti con le massicce impennate dei prezzi dei servizi di prima necessità verificatisi negli ultimi tre mesi tra i balbettii poco rassicuranti dei vari governi dell’UE (e l’incredibile affermazione del Governatore della Banca d’Italia che i salari non devono seguire l’inflazione… Ma in quale economia vive quello? In quella schiavistica della crisi e del crollo dell’Impero Romano di Occidente?).

Il risultato di tutte queste operazioni di “forzatura” finanziaria è che un qualsiasi governo, se solo può effettuare operazioni con una valuta più stabile dello US Dollar, tende a farlo.

E magari si sgancia pure dal monopolio dello SWIFT…

Questo è un sistema di comunicazioni creato nel 1973 che permette di scambiare le transazioni finanziarie da un paese a un altro; in precedenza si usava il sistema Telex, la vecchia telescrivente, per chi ancora se la ricorda.

A Mosca e a Pechino non sono molto fiduciosi nella “neutralità” di questo sistema e ne hanno ormai realizzato un altro alternativo: il Cross-Border Interbank Payment System.

Inoltre una eventuale esclusione sanzionatoria di Russia o di Cina da questo sistema per le comunicazioni finanziarie creerebbe molti più problemi alle banche europee (banche svizzere incluse) ampiamente esposte in investimenti oltre la “Nuova Cortina di Ferro” che alla Russia medesima la quale si troverebbe pure con tanti debiti non più da pagare causa forza maggiore.

Non c’è pertanto nulla di cui stupirci se la stessa Francia sta serissimamente aderendo (molto più che benvenuta) al Cross-Border Interbank Payment System che tra i vari effetti “collaterali” rafforzerà lo Yuan e fornirà anche l’opportunità all’eurozona di ridurre la sua dipendenza dallo US Dollar.

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Per ora fermiamoci qui.

Il seguito al più presto nella seconda parte.

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https://www.globaltimes.cn/page/202201/1245844.shtml

https://www.globaltimes.cn/page/202201/1246645.shtml

https://www.editorialedomani.it/politica/mondo/swift-russia-cosa-e-ja1dfvq0

https://www.globaltimes.cn/page/202202/1252541.shtml

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Bergamo, 22.II.2022

Marco Brusa

Comments

  1. Marco Brusa

    Notare come la prima conseguenza della crisi ucraina sia stato un drastico rafforzamento dello US Dollar.
    Ma anche il valore dell’oro è aumentato subito.
    Questo significa instabilità.
    Milano, 24.II.2022

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