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Bergamo in Comune | Ottobre 2, 2022

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DOLLARO, NATO, CINA-RUSSIA, EUROPA ED UCRAINA

DOLLARO, NATO, CINA-RUSSIA, EUROPA ED UCRAINA

Decima parte – Patto Iran-Venezuela e fabbricanti d’armi

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Nei nostri soliti giri sulla stampa straniera in una qualche lingua comprensibile ci siamo imbattuti in un articolo di Asia Times, rivista “on line” da Hong Kong, ed in una serie di articoli su Tehran Times di cui vi diamo una breve sintesi ed il “link” (così ve li andate pure a leggere direttamente per gli affari vostri, se avete voglia di approfondire).

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https://asiatimes.com/2022/06/perfect-economic-storm-buffeting-biden/

La sintesi di questo articolo è che raramente in politica la punizione segue per i comportamenti inconsulti così rapidamente come sta avvenendo ora.

Gli errori politici di Washington si sono sommati per produrre il peggior calo del valore di acquisto degli stipendi mai registrato, nonché il minimo sostegno pubblico alla politica economica del presidente Biden che riscontra una disapprovazione dell’83%.

Le sanzioni non hanno rallentato la Russia, ma hanno pestato duro i consumatori occidentali.

L’inflazione USA è, prima di tutto, un problema di offerta: non c’è abbastanza capacità industriale o mineraria per soddisfare la domanda derivante dai sei trilioni di dollari di stimolo federale erogati durante l’epidemia di CoViD.

In secondo luogo, questa inflazione è un sottoprodotto della decisione di tentare di schiacciare l’economia russa: la Russia sta soffrendo e resiste non bene, ma molto bene, ma anche l’Europa e gli USA, così come la maggior parte dei paesi in via di sviluppo, stanno soffrendo e non si sa quanto saranno in grado di resistere.

La guerra in Ucraina e le sanzioni occidentali hanno prodotto un aumento dei prezzi dell’energia e dei generi alimentari che ha ridotto globalmente i redditi reali e che rappresenta un rischio letale per i paesi più poveri.

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Dopo questa premessa, andiamo a leggere cosa ci racconta Tehran Times.

Il primo racconto riguarda un inedito accordo ventennale di cooperazione economico-industriale tra Iran e Venezuela che può, a buon diritto, essere considerato il primo accordo tra economie emergenti (escludendo Russia e Cina, ormai al di là della nuova Cortina di Ferro che le finanziarie atlantiche stanno cercando di imporre) esterno, o meglio estraneo, al dominio di US Dollar.

Il secondo è la traduzione letterale di un articolo relativo agli immensi guadagni che i fabbricanti d’armi (e le finanziarie atlantiche che ne detengono la proprietà giuridica) ottengono dalla guerra in Ucraina e dagli aumenti di spesa militare dei Paesi NATO.

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https://www.tehrantimes.com/news/473527/Tehran-and-Caracas-Beginning-of-the-end-of-U-S-dominance

https://www.tehrantimes.com/news/473529/Venezuela-Iran-share-objective-to-confront-imperialism-Maduro

https://www.tehrantimes.com/news/473569/Raisi-Iran-s-ability-to-build-vessel-for-Venezuela-proves-efficiency

https://www.tehrantimes.com/news/473530/Leader-meets-Maduro-says-resistance-is-only-way-to-break-U-S

Sabato 10 giugno il Presidente iraniano Raisi ha accolto ufficialmente il Presidente del Venezuela Maduro a Tehran per la firma di un accordo definito da entrambi come l’inizio della fine del dominio globale degli USA.

Dopo le firme i due Presidenti hanno partecipato ad una conferenza stampa congiunta durante la quale hanno entrambi sottolineato che un nuovo equilibrio sta per stabilirsi nel mondo.

“Il Venezuela ha mostrato una resistenza esemplare alle minacce”, ha detto Raisi, osservando come Caracas stia ricostruendo la propria economia. “Questo è un ottimo segno e dimostra a tutti che la resistenza funziona e costringe il nemico a ritirarsi”, ha sottolineato Raisi.

Caracas invece ha elogiato Teheran per la assistenza nell’aiutare il Venezuela a sopravvivere alle sanzioni unilaterali USA che hanno quasi rovinato l’industria petrolifera del paese latinoamericano.

Venezuela e Iran, secondo Maduro, sono in prima linea nel plasmare un mondo libero dall’imperialismo e dalle potenze egemoniche e l’era del dominio militare USA nel globo è giunta al termine.

Maduro ha dichiarato che “l’umanità è in una fase di transizione, che un nuovo equilibrio geopolitico sta per instaurarsi nel mondo e che tutti i Paesi dovrebbero fare come Venezuela ed Iran, potenza emergente del XXI secolo, e condividere le rispettive competenze in tutte le discipline per creare questo nuovo equilibrio globale”.

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I due Presidenti hanno poi assistito alla consegna della petroliera “Aframax II”, la prima di quattro petroliere che saranno costruite in Iran per il Venezuela.

Ora che il peggio per l’economia del Venezuela è passato, sostiene Tehran Times, esiste una notevole opportunità per gli imprenditori iraniani di impegnarsi nella rivitalizzazione di quel paese sulla base di accordi come questo appena firmato che privilegiano per entrambi la possibilità di creare sia nuovi posti di lavoro che crescita economica.

Per gli Iraniani questa è inoltre una ottima occasione per mettere un piede stabile nel mercato sudamericano attraverso il Venezuela ed è da tempo che i governanti iraniani affermano di volere stabilire connessioni con tutti i paesi del mondo, purché non agiscano contro gli interessi del popolo iraniano.

La conclusione di Tehran Times è che “il Venezuela ha dimostrato di essere un alleato affidabile dell’Iran e questa opportunità deve essere sfruttata per il bene superiore del mondo” (sic).

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https://www.tehrantimes.com/news/473512/Western-arms-firms-enjoying-huge-profits-from-Ukraine-crisis

https://www.rtx.com/news/news-center/2022/05/27/raytheon-missiles-defense-awarded-624-million-for-stinger-missile-production

Il secondo articolo di Tehran Times, relativo ai fabbricanti di armi, lo traduciamo pari pari, senza ulteriori commenti, a parte il notare come sia Airbus che Leonardo siano citate.

I FABBRICANTI DI ARMI OCCIDENTALI OTTENGONO ENORMI PROFITTI DALLA CRISI UCRAINA

Mentre i civili ucraini soffrono, le compagnie di armi occidentali e in particolare i produttori di armi USA risultano essere i maggiori beneficiari dei combattimenti.

La crisi in Ucraina ha visto i governi occidentali inviare in questo Paese diversi tipi di equipaggiamenti militari per un valore di miliardi di dollari.

Il timore è che nella maggior parte dei casi il contribuente dovrà pagare per queste armi e di fatto per un conflitto che non ha mai sostenuto.

Molti analisti hanno accusato Washington di non aver risposto alle garanzie di sicurezza che Mosca aveva richiesto mesi prima dell’inizio del conflitto: questo è il motivo principale che ha innescato la crisi ed il conflitto in Ucraina.

Gli esperti affermano che il rifiuto degli USA a porre fine al conflitto ha portato a un grande profitto per i suoi produttori di armi.

Dall’inizio dei combattimenti, i paesi della NATO hanno promesso più di 8 miliardi di dollari in equipaggiamenti militari per l’Ucraina, con 4,6 miliardi di dollari provenienti dai soli USA. La Gran Bretagna ha stanziato almeno 750 milioni di sterline in armi, mentre l’Unione Europea ha accettato di inviarne l’equivalente di 2 miliardi di euro.

Poiché Washington e alcuni dei suoi alleati occidentali cercano di prolungare il conflitto, si prevede che queste cifre aumenteranno.

Quasi ogni settimana che passa USA e Gran Bretagna in particolare annunciano nuove forniture di armi per l’Ucraina, invece di cercare o di spingere per una soluzione negoziale del conflitto.

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Sono emersi nuovi rapporti sugli enormi profitti realizzati dai produttori di armi occidentali.

Siemon Wezeman, ricercatore senior sul trasferimento di armi presso l’Istituto Internazionale di Ricerca sulla Pace di Stoccolma (SIPRI), afferma che non tutte le armi inviate in Ucraina provengono da forniture militari già esistenti.

Mentre alcuni paesi hanno inviato gli armamenti più vecchi che stavano per essere radiati, molti altri, come USA e Gran Bretagna, hanno inviato le armi più moderne che stavano per essere messe in linea.

Gli USA hanno già approvato nove miliardi di dollari da spendere in nuovi equipaggiamenti militari in modo che le armi inviate in Ucraina possano essere sostituite.

Washington sta inviando 6.500 sistemi missilistici anticarro Javelin, prodotti da due dei più grandi fabbricanti di armi americani, Raytheon e Lockheed Martin.

Il costo di ciascuno di questi missili è di circa $ 78.000 e ogni lanciatore (che è riutilizzabile) costa $ 100.000.

Un altro guadagno per Raytheon verrà dalla decisione degli Stati Uniti di inviare 1.400 lanciamissili antiaerei Stinger.

La società ha già ricevuto contratti da 625 milioni di dollari per ricostituirne le scorte a magazzino.

Nel frattempo, Lockheed Martin ha ricevuto notizie ancora migliori dopo che Washington ha annunciato l’intenzione di fornire all’Ucraina quattro sistemi missilistici di artiglieria ad alta mobilità, che sono relativamente costosi. Lockheed Martin produce anche i lanciatori per razzi a lungo raggio inviati dalla Gran Bretagna.

Gli USA stanno inviando sistemi radar di contro-artiglieria realizzati dalle stesse aziende in collaborazione con il gigante americano delle armi: Northrop Grumman.

Il Pentagono sta inoltre inviando cinquanta miliardi di munizioni e questo probabilmente andrà a beneficio della azienda Olin, il più grande fornitore di munizioni per armi leggere degli Stati Uniti.

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Un altro elemento chiave sono i droni AeroVironment Switchblade, realizzati dall’azienda americana AeroVironment. Gli USA consegneranno 700 di questi droni.

Nel frattempo, in Europa, i grandi vincitori dovrebbero includere BAE Systems (britannica) e Thales (francese).

La società britannica BAE Systems produce quasi tutte le munizioni per armi leggere del Regno Unito e sta per sostituire i 400.000 colpi inviati in Ucraina.

BAE Systems produce anche le artiglierie a lungo raggio inviate dagli USA, nonché missili guidati anticarro inviati da Francia e Italia. Sono prodotti in joint venture con Airbus e Leonardo.

Un altro pezzo chiave dell’equipaggiamento prodotto da BAE Systems, che ha stabilimenti in tutta la Gran Bretagna, è il veicolo blindato Stormer, forniti anche questi all’Ucraina.

I veicoli includono missili antiaerei, prodotti in Gran Bretagna da Thales.

Thales è anche il produttore dell’arma anticarro leggera di nuova generazione (NLAW), un sistema missilistico a spalla che può prendere di mira i carri armati russi. Il Regno Unito ne sta fornendo all’Ucraina più di 5.000. Si dice che costino 30.000 sterline ciascuno.

Il produttore tedesco di armi Dynamit Nobel (sic) ha inviato le 3.000 armi anticarro che Berlino fornisce a Kiev, insieme a 5.100 armi anticarro MATADOR.

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Le grandi aziende fabbricanti armi stanno già vedendo salire il valore delle loro azioni mentre gli investitori anticipano l’impatto della guerra sui profitti.

Le azioni Thales sono aumentate del 35% dall’inizio del conflitto, mentre le azioni BAE Systems sono aumentate del 32%. Lockheed Martin ha registrato un aumento del 14% e AeroVironment del 63%.

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Il gruppo “Campaign Against the Arms Trade”, afferma che la fornitura di armi all’Ucraina “non è priva di problemi”

“Puoi pensare di consegnare armi a persone che conosci e che ti piacciono, ma poi vengono vendute a persone che assolutamente non conosci”, ha sostenuto questo gruppo contro la guerra.

Wezeman afferma che le armi fornite all’Ucraina “potrebbero finire per scomparire nel mercato nero” – un rischio notevole dato che quel Paese “non ha il pieno controllo del suo territorio”.

Sostiene che è difficile tenere la traccia delle armi quando devono essere fornite a grande velocità ed esiste il rischio che si “perdano o scompaiano nel caos”.

Questo non sembra essere un motivo di preoccupazione per Washington e per i suoi alleati.

Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Lloyd Austin, ha già ammesso che alcune armi consegnate all’Ucraina sono state catturate dall’esercito russo.

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Rifornire le scorte inviate in Ucraina non è l’unica nuova opportunità commerciale per i produttori di armi occidentali.

Gli analisti affermano che la comunità internazionale sta affrontando crescenti pressioni e minacce di sanzioni da parte dell’Occidente, che chiede loro di interrompere l’acquisto di armi russe.

Gli esperti affermano che il guadagno maggiore consisterà nella risposta dei vari Stati al conflitto in Ucraina, vale a dire nell’aumento delle spese militari, molte delle quali saranno utilizzate per armamenti di nuova generazione.

Secondo l’Istituto Internazionale per gli Studi Strategici, dall’inizio del conflitto almeno 15 paesi europei hanno approvato piani per aumentare le proprie spese per la difesa. Secondo l’UE, gli impegni aggiuntivi valgono almeno duecento miliardi di euro.

L’impegno della Germania a spendere cento miliardi di euro in più nei prossimi anni ha fatto notizia. È una buona notizia per Rheinmetall, un produttore di armi tedesco, che prevede che le sue vendite aumenteranno fino al 25% entro il prossimo anno.

La Germania ha anche annunciato che acquisterà 35 caccia F-35 dagli Stati Uniti, prodotti da Lockheed Martin ed al costo stimato di 1,6 trilioni di dollari.

La Francia si è impegnata ad ampliare il proprio budget militare.

Il governo del Regno Unito aveva già pianificato aumenti e sta gestendo con soddisfazione gli appelli del principale partito di opposizione, il laburista, a spendere ancora di più.

Dopo un vertice della NATO a marzo, l’alleanza militare ha affermato che i suoi membri “hanno deciso di accelerare gli sforzi per adempiere al nostro [cosiddetto] impegno per gli investimenti nella difesa nella sua interezza”.

Questo è un chiaro invito a tutti i membri di rispettare le linee guida della NATO e di spendere almeno il due per cento del PIL per l’alleanza militare entro un decennio.

Alcuni membri della NATO hanno cercato di resistere al cambiamento di politica, una questione che in precedenza aveva infastidito l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

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Bergamo, 13.VI.2022

Marco Brusa

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