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Bergamo in Comune | Ottobre 2, 2022

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DOLLARO, NATO, CINA-RUSSIA, EUROPA ED UCRAINA

DOLLARO, NATO, CINA-RUSSIA, EUROPA ED UCRAINA

Quinta parte – Arrivano i Cinesi

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https://youtu.be/I_xB5PS27u8

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In un recentissimo incontro con i “governanti” dell’Unione Europea il Ministro degli Esteri della Repubblica Popolare Cinese, pur conservando un tono molto bene educato, non ha potuto fare a meno di dare una signora tirata di orecchie agli europei occidentali che mandano in Ucraina tutti i fondi dei loro magazzini militari dicendo: “La Cina si rammarica profondamente che il conflitto militare ucraino sia in corso. Sulla questione della guerra e della pace, siamo dalla parte della pace; tra sanzioni unilaterali e negoziati, scegliamo questi ultimi; vogliamo vedere la situazione calmarsi e non degenerarsi; il tempo dimostrerà che questa posizione della Cina è responsabile e che resisterà alla prova della storia”.

Si tratta di una posizione pacata che deriva sia dalla cultura confuciana per cui ogni singola azione deve essere in armonia con il tutto, sia dalla mentalità politico-economica dei Cinesi moderni per cui le relazioni con gli altri si devono impostare sulla base del principio della vincita reciproca e comune (Win-Win, nella Teoria dei Giochi occidentale si definirebbe come “gioco a somma non nulla”).

Niente a che vedere con la mentalità colonialista occidentale che prevede che solo uno possa vincere a scapito dell’altro (“gioco a somma nulla”).

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Questo comportamento bene educato in diplomazia non esclude però che nelle analisi politiche ed economiche i Cinesi non possano parlare chiaro, molto chiaro.

Un editoriale del 29 marzo del Quotidiano del Popolo di Pechino porta il seguente titolo che è un eufemismo definire di linguaggio popolaresco: “Nell’unirsi alle sanzioni sconsiderate degli USA, l’Unione Europea si è sparata nei piedi”.

E ringraziamoli per non avere utilizzato la denominazione di altre parti anatomiche unicamente maschili…

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Secondo gli analisti cinesi sta diventando sempre più chiaro che UE è l’alleato degli USA che dovrà pagare il conto più salato per la campagna sanzionatoria contro la Russia che ha ormai devastato i preesistenti equilibri del commercio mondiale e dei sistemi finanziari.

La politica dell’Europa e dei singoli governi fino a poco tempo fa sembrava essere quella di intensificare i rapporti commerciali con la Russia che, non dimentichiamolo, è una nazione europea a pieno titolo e il fatto che arrivi anche a confinare con il Giappone e la Corea dalle parti delle isole Curili e di Vladivostock non cambia di una virgola questa appartenenza sociale e culturale (dopo tutto ceramica e vetri romani sono stati scoperti in scavi archeologici nel sud della Corea e almeno un reperto in Giappone: la Via della Seta è lunga e molto datata).

Con la guerra in Ucraina questa politica, imposta dall’estrema vicinanza geografica, ha avuto una brusca interruzione ed abbiamo assistito ad una molto potente campagna mediatica di vera e propria propaganda bellica tesa a demonizzare uno dei contendenti e a santificare l’altro.

Preferiamo non spendere altre parole su questa campagna, ma ricordiamo che in guerra la prima vittima è la verità e che, in accordo con la NATO, la UE ha deciso di schierarsi con uno dei belligeranti senza porsi prima alcuna domanda circa la reale situazione politica che ha scatenato il conflitto e senza riflettere dopo sulle effettive conseguenze economiche delle proprie azioni.

Semplicemente grottesca, ad esempio, la dichiarazione del G7, ed in particolare del Ministro dell’Economia tedesco, che ha definito la decisione russa di farsi pagare gas e petrolio in rubli “una chiara violazione unilaterale dei contratti esistenti”.

Perché la guerra e le sanzioni invece cosa sono?

Tali affermazioni sono semplicemente prive di significato e servono solo a cercare di darsi una immagine “machista” per il sistema mediatico ormai completamente dominato dalle veline moderne del MinCulPop NATO.

L’UE ha bisogno del metano e del petrolio russi e la richiesta di pagamento in rubli non è tanto una contromisura, ma la dimostrazione che quelli oltre la “Nuova Cortina di Ferro” non hanno intenzione di chiudere la possibilità di una futura ripresa del dialogo e delle trattative politico-commerciali.

Con i conti correnti in Occidente completamente bloccati dalle sanzioni è semplicemente ovvio che la Russia non voglia ulteriori accrediti su di essi, ma li voglia dove li potrà gestire, vale a dire su conti di banche russe e quindi in rubli. E infatti il decreto del governo russo prescrive che gli acquirenti aprano conti nelle banche russe per i pagamenti. Tutto qui.

Interessante quanto comunicato mercoledì da siti russi e confermato da fonti USA: la Banca Vaticana ha trasferito dieci milioni di euro per acquistare rubli dalla Federazione Russa per pagamento di gas metano; tutto è stato fatto secondo le indicazioni del governo russo. Considerati i consumi della Santa Sede è improbabile che quella cifra serva a pagare le sue bollette, più probabile che un qualche governo UE si sia rivolto alla Banca Vaticana (accettata dalla Russia perché il Vaticano non ha aderito alle sanzioni) per racimolare i rubli ed effettuare i pagamenti facendo finta di non avere abbandonato la “linea dura”…

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L’UE ottiene il 40% del metano dalla Russia e non ci sono fonti alternative credibili, nonostante tutta la canea mediatica sul Gas Naturale Liquefatto che dovrebbe arrivare dagli USA, dal Qatar, da Shangri La, da Vattelapesca, etc. per salvare l’Europa ed i suoi consumi.

Se l’UE non accetta tutte le conseguenze che l’essersi accodata acriticamente alle sanzioni USA e NATO comporta (e pagare in rubli vuole dire passarla ancora fin troppo liscia), la Russia probabilmente taglierà le forniture, facendo precipitare l’UE non in recessione, come viene raccontato e come ciclicamente avviene, ma in una crisi energetica mai vista prima dalle conseguenze devastanti per il suo futuro economico e per le condizioni di vita dei suoi popoli.

Ne consegue che le affermazioni del Presidente USA (sempre più in odore di persona manipolata da altri e non di decisore autonomo) a Bruxelles sono ancora più grottesche di quelle del ministro tedesco: “So che eliminare il gas russo avrà dei costi per l’Europa, ma non è solo la cosa giusta da fare dal punto di vista morale, lo è anche per mettere l’Occidente in una condizione strategica più forte” (sic).

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I recenti comportamenti UE non si limitano a danneggiare solo la sua condizione energetica, ma nel lungo termine comporteranno anche seri danni all’Euro e alla sua credibilità come valuta di scambio.

Una volta che l’Europa sarà obbligata a pagare il metano in rubli, insieme agli accordi che la Russia sta trattando con “Paesi Emergenti” quali India, Iran e Brasile per non parlare della stessa Cina, ne deriverà un cambiamento totale nel panorama globale del commercio in cui l’Euro conterà molto meno di quanto si sperasse oltre venti anni fa al momento della sua istituzione.

Una profonda riflessione in base alla reale situazione geopolitica ed economica è pertanto assolutamente necessaria all’interno della UE sulle reali conseguenze delle sanzioni alla Russia in cui si fa un notevole abuso della cosiddetta “egemonia finanziaria” come se fosse un qualcosa di eterno ed immutabile.

Già ora si stanno verificando notevoli scricchiolii nel precedente sistema di valute di scambio ed è da tenere bene presente che qualsiasi sistema monetario egemonico un certo giorno ha il suo collasso e spesso la causa principale di questo è da ricercarsi in un suo uso forzato oltre i limiti di resistenza effettivi.

È facile prevedere che US Dollar potrà essere in grado di mantenere una sua posizione dominante anche nel prossimo futuro, ma che l’Euro, moneta subalterna, dovrà affrontare i danni maggiori.

Da rimarcare come anche il Fondo Monetario Internazionale, nella persona della signora Gita Gopinath ex-vicedirettrice generale, abbia affermato in chiaro come le sanzioni finanziarie imposte alla Russia minaccino di “diluire” gradualmente il predominio di US Dollar e che potrebbero trasformarsi in un sistema monetario internazionale più frammentato in varie valute nazionali.

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In una situazione del genere la pace o la guerra dipendono dalla volontà e dai comportamenti degli attori principali e in Europa non si può proprio dire che si sia messi bene.

Una constatazione che nessuno dei politici extra-europei avrà mai la maleducazione di fare, anche se è spaventosamente evidente, è relativa alla qualità dei governanti d’Europa e, più in generale, dell’Occidente.

Noi che siamo Europei ed Occidentali a pieno titolo però la possiamo fare e consiste in questo: quando si considerano i signori Xi, Putin, Modi, gli Ayatollah, Erdogan e simili si vede chiaramente che costoro trattano continuativamente con coloro che li appoggiano al potere, ma che effettuano questa trattativa continua in un modo totalmente autonomo e non subalterno.

In breve, loro sono loro e detengono davvero il potere nei rispettivi paesi, potere magari mediato fin che si vuole, ma comunque potere: io so’ io e voi… di monicelliana e sordiana memoria.

Quando si considerano i “potenti” occidentali, siano essi il Presidente e la vicepresidente USA, i vari personaggi del Consiglio e della Commissione dell’EU, fino ai vari capi dei singoli governi la domanda che sorge spontanea è sempre: ma chi li controlla e li domina questi?

Non danno per nulla l’impressione di essere politici dotati di autonomia, ma quella di essere dei semplici portavoce/prestanome di altri che non vogliono comparire.

Questo non fa per nulla piacere a nessuno e saremo molto grati se qualcuno ci dimostrerà che siamo in errore, ma non crediamo che questo possa accadere.

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Quindi in una situazione come quella di oggi è assolutamente necessario che “coloro che sono coloro” non abbiano cedimenti più o meno isterici, ma che siano in grado di pensare prima di agire.

Per fortuna possiamo constatare che è in questo modo che sta agendo il secondo attore principale sulla scena globale: la Repubblica Popolare Cinese.

Dall’inizio della crisi ucraina le sue dichiarazioni sono sempre state molto calme e ponderate e le sue azioni molto svelte ed intelligenti.

“Il mondo ha più che mai bisogno della Cina come potenza stabilizzatrice” ripetono in continuazione i diplomatici cinesi che aggiungono come la ricerca della pace, invece della frammentazione dell’economia globale con sanzioni che non aiuteranno certo a risolvere il conflitto tra Russia e Ucraina, sia fondamentale per i popoli della Terra.

Ovviamente accanto a queste nobili dichiarazioni il governo cinese sguinzaglia in tutto il mondo i propri rappresentanti commerciali a proporre trattati in cui gli scambi non siano più basati sullo US Dollar, ma sullo Yuan e, molto importante, sulla valuta locale.

Qualsiasi Paese africano, asiatico o latinoamericano non può che essere allettato dall’idea che, invece di svenarsi per comperare US Dollars o altra valuta dominante, possa fare transazioni indispensabili anche con la sola propria valuta nazionale.

Non ci sembra che ci voglia molto a capirlo.

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Ne consegue che la diplomazia cinese è ora a dir poco scatenata nel proporre ovunque accordi commerciali “Win-Win”, o “a somma non nulla” che dir si voglia.

Vedansi gli accordi sul petrolio con l’Iran e con la stessa Arabia Saudita, le nuove trattative con l’India per smetterla di massacrarsi a colpi di arti marziali per stabilire il confine in cima all’Himalaya (sono zone smilitarizzate e sia gli Indiani che i Cinesi rispettano i trattati: lì ci si ammazza solo a mani nude o a bastonate) quando ci possono essere cose più proficue da fare insieme, le nuove ferrovie in Africa (a Lovere ringraziano), etc.

La Cina ha pertanto adottato un approccio pragmatico alla cooperazione economica con chiunque sia disponibile, in linea con i propri interessi di sviluppo e sulla base del rispetto e del vantaggio reciproci.

Questo chiaramente non è “altruismo” (per non citare quella vaccata orrenda che alcuni sciagurati da noi dicono di praticare e che chiamano “buonismo”) dal momento che la priorità assoluta della Cina è sempre stata quella di garantire lo sviluppo stabile della propria economia.

Ma un comportamento di questo tipo è sicuramente globalmente più accettabile, soprattutto per le economie emergenti, di quello di coloro che si definiscono essere gli unici depositari del concetto di democrazia e che continuano ad operare come se fossero ancora la Compagnia delle Indie alle Guerre dell’Oppio.

O qualcuno crede che le finanziarie atlantiche si comportino diversamente dalle varie Compagnie delle Indie dei tempi che furono?

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Non è per nulla tramontata dalle parti dei fiumi Giallo e Azzurro la antica concezione sinocentrica secondo la quale la Cina, o “Paese al centro del mondo”, è circondata da barbari che, una volta venuti in contatto  con la civiltà cinese, ne riconoscono la superiorità accogliendola e diventando in questo modo ”meno barbari” (Cinesi no, però).

Per dirla con un vecchio slogan di altri tempi: La Cina è vicina e si avvicina.

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Bergamo, 02.IV.2022.

Marco Brusa

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https://www.globaltimes.cn/page/202203/1257167.shtml

https://www.globaltimes.cn/page/202203/1257118.shtml

https://www.rt.com/business/553053-putin-sets-ruble-gas-deadline/

https://economictimes.indiatimes.com/news/international/business/imf-warns-russia-sanctions-threaten-to-chip-away-at-dollar-dominance/articleshow/90558693.cms

https://www.globaltimes.cn/page/202203/1254850.shtml

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