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Bergamo in Comune | Novembre 29, 2022

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DOLLARO, NATO, CINA-RUSSIA, EUROPA ED UCRAINA

DOLLARO, NATO, CINA-RUSSIA, EUROPA ED UCRAINA

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Parte seconda

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Quando il Segretario di una importante organizzazione sindacale rifiuta di partecipare ad una manifestazione unitaria per la pace con la motivazione che “pesanti pregiudizi e derive ideologiche sottintendono una sostanziale equidistanza tra le parti in guerra” (sic), allora vuole dire che la follia interventista è fortissima e che viene massicciamente alimentata con motivazioni che appaiono essere direttamente estratte dalla canzone “Arrivano i Buoni” di Edoardo Bennato.

Con la differenza che quanto era farsa nel 1974 diventa tragedia negli anni ’20 del XXI Secolo…

https://www.youtube.com/watch?v=Wq-yYgiVESA

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Aggiungiamo che il Comitato dei Rappresentanti Permanenti del Consiglio dell’Unione Europea (CoRePer) ha deciso l’immediatamente esecutivo divieto di trasmissione sul territorio UE dei notiziari “Sputnik” e “Russia Today” per “vietare la loro disinformazione tossica e dannosa” (sic, di nuovo).

Con questo viene cancellato il principio della libertà di stampa e di informazione e si entra nello stato d’assedio di guerra in cui il monopolio dell’informazione è assegnato ai soli epigoni moderni dei furono MinCulPop e Ministero della Propaganda del Reich.

https://twitter.com/vonderleyen/status/1497973706831929348

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Da notare che secondo le normative europee il CoRePer non ha alcun potere decisionale, ma è soltanto preposto alla preparazione di tutte le riunioni del Consiglio con la definizione di un accordo che solo in seguito sarà eventualmente adottato.

In teoria il CoRePer dovrebbe limitarsi a garantire la coerenza delle politiche e delle azioni dell’Unione e vigilare sul rispetto dei princìpi che sono (o dovrebbero essere) il fondamento dell’Unione.

Oltre a questo, non risulta che a tale Comitato o al Consiglio d’Europa siano stati assegnati poteri come la censura, che tra l’altro è semplicemente incompatibile con i princìpi dell’Unione.

Non importa!

Quando c’è una guerra in corso non si va troppo per il sottile con le faccende del Diritto (e dei diritti umani…).

https://eur-lex.europa.eu/summary/glossary/coreper.html?locale=it

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Nonostante queste premesse [e non vogliamo in questa sede volutamente parlare di altre sciocchezzuole “dettate dalla necessità dei tempi” e diventate immediatamente “legali”, quali l’arruolamento di mercenari, l’invio di armi, il licenziamento di cittadini russi perché tali (come gli Ebrei con le leggi razziali) e tante altre amenità] ci imponiamo di cercare di restare razionali e di continuare la nostra analisi finanziaria e geopolitica alla luce degli ultimi avvenimenti.

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Cominciamo con una analisi su quali conseguenze potrà avere l’esclusione della Russia dal sistema di pagamenti internazionale “Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication” (SWIFT).

Questa esclusione è come minimo davvero un’arma a doppio taglio dal momento che sono molti di più i pagamenti di debiti dalla Russia verso il cosiddetto Occidente che di crediti per la Russia che passano attraverso questo sistema, visto che di fatto le transazioni relative a prodotti energetici (metano e petrolio) non saranno inserite nell’esclusione.

Si verrà pertanto a creare un danno finanziario notevole alle medie imprese europee che attendono pagamenti dalla Russia e si polarizzerà il mondo con due sistemi finanziari totalmente separati: lo SWIFT occidentale ed il “Cross-Border Interbank Payment System” cinese-russo-iraniano-etc.

Una vera e propria nuova “Cortina di Ferro” finanziaria, virtuale e globale.

Da Ovest verso Est questa volta, non più da Est verso Ovest come ai vecchi tempi…

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Quanto il nostro sistema mediatico non dice è che i Russi sono già pronti per reggere le sanzioni, che i Cinesi stanno facendo i salti di gioia (anche se con una impassibile espressione del viso) e che le piccole e medie imprese occidentali saranno quelle che pagheranno il prezzo più alto per i buchi di bilancio che si origineranno di colpo e saranno obbligate in un numero non trascurabile o a chiudere o a farsi assorbire dai gruppi occidentali maggiori.

È possibile che sia proprio questo quanto USA, NATO ed UE vogliano che avvenga.

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I dati della Bank of International Settlements mostrano come gli istituti di credito europei detengano la parte maggiore dei quasi 30 miliardi di US Dollars di esposizione delle banche estere alla Russia e questi sono tutti soldi che hanno ora, dopo l’esclusione dallo SWIFT, una probabilità molto elevata di diventare crediti inesigibili, notoriamente assai peggiori dei debiti.

Tagliare una economia da 1,5 trilioni (sic) di dollari, quale è quella russa, dal commercio globale non risulta poter essere un risultato che si ottiene facilmente, considerando che la Russia è tra i principali esportatori mondiali di petrolio, di gas naturale, di rame, di alluminio, di palladio e di altre vitali materie prime e che è perfettamente in grado di assicurarsi da sola i propri rifornimenti ricavandoli dalle ampie risorse del suo vasto territorio.

La Russia ha già diversificato i suoi mercati alternativi: esportava principalmente prodotti in Europa, ma ora le sue esportazioni in Cina, come petrolio e gas naturale, aumentano di scala e compensano con abbondanza la drastica riduzione dei mercati europei.

Ne consegue che, nonostante la grande risonanza sul sistema mediatico, il primo lotto di sanzioni non risulta mirato né a settori specifici, né al cuore dell’economia russa e quindi il suo impatto viene ad essere minimo sulla Russia, mentre è notevolmente maggiore da altre parti, ad esempio all’interno dell’Unione Europea e sui suoi popoli.

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L’Europa oggi sembra non essere mai stata così vicina alla crisi energetica.

Crisi energetica, tra l’altro, autoprodotta tramite la retorica sulle energie rinnovabili, il mancato acquisto di metano nell’ultimo anno ed il blocco di gasdotti importantissimi per ragioni di schieramento bellico.

Il nervosismo nei mercati finanziari globali è ai massimi livelli negli ultimi giorni, con una litania di indici azionari internazionali in forte calo e di prezzi dei prodotti energetici (ed anche alimentari. È proprio il caso di dire: Cavoli!) in aumento incontrollato visto che l’accaparramento indotto dalla guerra nelle forniture energetiche globali crea quanto eufemisticamente si chiama “instabilità”, con i paesi europei a sopportarne il peso maggiore.

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Si prevede che una più ampia gamma di sanzioni contro la Russia causerà un drastico incremento delle relazioni commerciali in valuta diversa da US Dollar tra Russia e Cina dal momento che (non è cinismo, è realtà) questa guerra viene a costituire una ghiotta occasione per contrastare le pressioni strategiche degli USA e per potenziare i legami politici ed economici tra queste due grandi economie.

Ad esempio: la “dichiarazione congiunta” rilasciata dopo che Xi Jinping e il suo “migliore amico”, Vladimiro Putin, si sono incontrati di persona durante le Olimpiadi invernali di Pechino, è una manifestazione della forte unione e collaborazione tra Cina e Russia che i comunicati ufficiali cinesi definiscono come “più che alleati”.

Nonostante questo, i commenti cinesi alla “escalation” del conflitto sono stati sempre estremamente moderati, ad esempio: “la Cina invita tutte le parti a continuare il dialogo e le consultazioni e a cercare soluzioni ragionevoli”, “l’Ucraina dovrebbe essere un ponte che collega l’Occidente e l’Oriente invece che un terreno di scontro tra grandi potenze” e simili.

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Il deprezzamento del rublo russo a causa delle sanzioni occidentali non può costituire preoccupazione per il commercio Cina-Russia che utilizza sempre più lo Yuan cinese in una strategia di de-dollarizzazione e l’importanza sempre più crescente dello Yuan negli accordi commerciali bilaterali costituisce anche un antidoto contro le sanzioni finanziarie, necessariamente basate su US Dollar.

Da segnalare che queste sanzioni, se anche sono diventate obbligatorie in Nord-America e in Europa, non trovano molto seguito nei cosiddetti “Paesi emergenti” dell’America Latina, dell’Africa e del sud dell’Asia.

Ad esempio: India, Pakistan e SudAfrica non hanno nemmeno aderito alla condanna alla Russia, mentre Turchia, Messico e tutta l’America Latina che avevano sì condannato, non hanno aderito alle sanzioni.

Ne consegue che queste sanzioni potranno anche funzionare da catalizzatore per una de-dollarizzazione anche in Occidente ed in Europa, dal momento che molte aziende, spinte dalla necessità, saranno costrette a cercare nuovi metodi alternativi per transazioni che aggirino il sistema SWIFT, anche cambiando il sistema ora dominato da US Dollar ed accettando di ricevere i pagamenti esteri in Yuan.

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In conclusione (per ora) possiamo solo constatare come la principale conseguenza degli eventi ucraini sia il ritorno ad un mondo bipolare: USA e UK da un lato con l’Unione Europea in condizione di totale subalternità (ti saluto velleità dell’Euro come alternativa a US Dollar) e Cina, Russia ed Iran dall’altro con massima disponibilità verso i “Paesi emergenti”.

Il “Multipolarismo” di cui si parlava fino all’altro giorno è semplicemente scomparso come neve al sole al primo vero “tintinnar di sciabole”.

Questo non comporta la prevalenza della “politica” sopra l’ “economia” come qualche analisi molto superficiale potrebbe erroneamente concludere.

Comporta invece ed indubbiamente la prevalenza della “politica” (oltre che dell’ “economia”) sopra gli “economisti”, intesi come coloro che negli ultimi decenni hanno cialtroneggiato di prevalenza del cosiddetto “mercato”, della “finanza in borsa”, di “Spread”, della “contabilità di impresa”, della “riduzione del costo del lavoro” e di altre idiozie del genere che sono state alla base delle attività e del declino dell’Unione Europea.

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Già! L’Unione Europea…

Ma esiste ancora una Unione Europea?

Questa domanda oggi è lecita, anzi ovvia.

Di sicuro abbiamo appena assistito al tracollo del terzo tentativo di egemonia della Germania sull’Europa, quello basato su Maastricht, sul Marco-Euro, sulla “claque” dei cosiddetti “Stati virtuosi” e sugli ultimi decenni di stagnazione, dopo quello del Kaiser e quello delle Blitzkrieg.

Una parte decisamente scadente in questa crisi è stata svolta dal governo tedesco, si è capito perché la Merkel si sia ritirata con decisione o, più probabilmente, appena in tempo.

Manca solo che, oltre che a rompere contratti da loro stessi voluti, si mettano a proporre un “Piano Morgenthau” per l’intera Europa…

Brutti tempi si preparano per i popoli dell’Unione Europea.

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Il seguito (forse) alla prossima puntata.

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https://www.globaltimes.cn/page/202202/1253221.shtml

https://www.globaltimes.cn/page/202202/1253140.shtml

https://www.globaltimes.cn/page/202202/1253297.shtml

https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/invasione-russa-dellucraina-le-reazioni-del-mondo-5-mappe-33913

https://it.wikipedia.org/wiki/Piano_Morgenthau

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Bergamo, 04.III.2022

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Marco Brusa

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