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Bergamo in Comune | Novembre 29, 2022

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DOLLARO, NATO, CINA-RUSSIA, EUROPA ED UCRAINA

DOLLARO, NATO, CINA-RUSSIA, EUROPA ED UCRAINA

Ottava parte – L’opinione dei neutrali

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Andiamo avanti.

Siamo andati a leggere l’opinione di un economista molto ben considerato dalle parti dell’India e del Sud-Est asiatico più in generale, noto per le sue analisi assolutamente non conformi al neo-liberismo dominante di cui, laureato alla London School of Economics ed operatore a Wall Street, ha comunque fatto parte a pieno titolo fin da prima dei tempi di Ronald Reagan.

L’esperto non ha dubbi…

David Paul Goldman (solo omonimo con Goldman & Sachs) è un economista americano che da decenni collabora sotto pseudonimo con giornali dell’Asia meridionale e con nome e cognome su giornali finanziari come Wall Street Journal e Bloomberg Businessweek.

Dopo il suo ritiro per raggiunti limiti di età ha preso a firmarsi dappertutto con nome e cognome (“codardo sì, ma mica scemo” si è giustificato e concordiamo pienamente con lui) e, anche se le sue previsioni a volte sono azzeccate e a volte no, è molto ben considerato presso i “neutrali” che una volta sarebbero stati definiti con il termine di “Non-allineati”.

Ovviamente, dopo che si è pubblicamente palesato le sue collaborazioni con gli “autorevoli” giornali neo-liberisti di Wall Street sono state drasticamente ridimensionate e non per volontà sua…

Il 13 aprile ha pubblicato su Asia Times (giornale “On Line” in lingua inglese con sede ad Hong Kong) un articolo dal significativo titolo: “Si farà a meno del dollaro”, in cui sottolinea come anche Goldman & Sachs avverta che US Dollar sta avendo un andamento analogo a quello della Sterlina britannica in seguito al “Suicidio d’Europa” del 1914.

Ve ne forniamo una sintesi e rimarchiamo come nel 2011 il “near bankruptcy – quasi fallimento” dell’Italia stesse per causare una crisi globale analoga a quella del 2008 e ai primi eventi finanziari di quella attuale.

Come oggi non ci racconta bene gli eventi bellici, il nostro sistema mediatico anche le dimensioni effettive di quell’evento non ce le ha mica poi raccontate tanto bene: i soliti Italiani che non hanno voglia di lavorare…

Ma lasciamo la parola al nostro permettendoci una piccola battuta: quando la futura inflazione colpirà sul serio le economie NATO, saremo davvero obbligati a ragionare non più in “trlioni” (milioni di milioni o migliaia di miliardi) come già fanno i cosiddetti “economisti”, ma davvero nei “fantastiliardi” di Paperon de’ Paperoni.

Con la piccola differenza che lui è davvero ricco sfondato, noi saremo sempre più poveri anche se pieni di “fantastiliardi” (tipo Dinari jugoslavi ad inizio anni ’90 o Marchi della Repubblica di Weimar ai tempi della crisi del ’29)…

…Si può, infatti, stampare tutto il denaro che si vuole, ma non il gasolio da riscaldamento o il grano per alimentazione.

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La cifra sbalorditiva di 18 trilioni di US Dollar è l’importo che gli USA hanno ricevuto da investitori esteri dalla crisi finanziaria del 2008 e, in conseguenza di questo ora si leggono previsioni sulla fine dell’era di US Dollar nei rapporti interni di Goldman & Sachs e di Credit Suisse.

Il “congelamento sanzionatorio”, un sequestro sotto ogni punto di vista da parte di Washington, delle riserve valutarie russe sembra essere una misura controproducente data l’enorme e crescente dipendenza degli USA dagli investimenti esteri o, più propriamente, dai prestiti.

Paradossalmente, la forza dell’America sta nella sua attuale debolezza: una fine improvvisa al ruolo di primo piano di US Dollar nella finanza mondiale avrebbe conseguenze devastanti sia per l’economia statunitense che per le economie dei suoi partner commerciali. “Too big to fail – troppo grande per cadere”, insomma.

In totale gli investimenti stranieri negli USA ammontano a 34 trilioni di US Dollars senza considerare le proprietà in azioni o immobiliari.

Nessuno, meno di tutti la Cina con i suoi tre trilioni di dollari di riserve, vuole una conflittualità contro lo US Dollar, ma le banche centrali mondiali stanno riducendo la loro esposizione a questa valuta, con cautela ma costantemente.

Questa fino ad ora ridotta diversificazione potrebbe trasformarsi in poco tempo in un fenomeno massiccio.

In particolare, la banca centrale russa (evidentemente prevedendo la situazione sanzionatoria) ha ridotto la quota di US Dollar nelle sue riserve dal 21% di un anno fa a solo l’11% a gennaio, aumentando la quota di Yuan al 17% dal 13% di un anno fa. La banca centrale russa ha anche acquistato più oro di qualsiasi altra istituzione negli ultimi anni.

Con solo l’8% del volume delle esportazioni mondiali contro il 15% della Cina, il ruolo di riserva “di sicurezza” di US Dollar non riflette più una forza economica americana reale, ma deriva, perversamente, dal desiderio del resto del mondo di avere sicurezze.

Negli ultimi quindici anni i consumatori USAmericani hanno speso in beni ogni anno circa un trilione di dollari in più rispetto a quanto esportato dagli USA.

Il boom del consumo guidato dalle importazioni e la disponibilità di elettronica a basso costo fabbricata in Cina e da altri esportatori asiatici ha alimentato un boom dell’”intrattenimento digitale” che ha gonfiato i prezzi delle azioni di Apple, Microsoft, Google, Meta e altre società di software statunitensi.

Gli investitori esteri hanno quindi investito i loro guadagni dalle importazioni USA in titoli tecnologici statunitensi, oltre a titoli di stato, immobili e così via. Il boom tecnologico ha danneggiato l’economia statunitense molto più di quanto l’abbia aiutata, trasformando gli adolescenti americani a reclusi dipendenti da “smartphone” e da “social media” e gonfiando il mercato azionario a livelli (bolle) mai immaginati fino ad ora.

Il risultato è la più grande bolla nella storia finanziaria mondiale.

Quando la pandemia di Covid-19 ha minacciato di far crollare la bolla, il governo degli Stati Uniti ha aggiunto sei trilioni di dollari di stimoli all’economia. Questo ha riavviato la bolla tecnologica, il che spiega perché la posizione patrimoniale netta di debito estero USA è diminuita di altri sei trilioni di US Dollars in soli tre anni tra il 2019 e il 2022, al livello negativo di 18  trilioni di oggi.

La bolla è così enorme che il mondo intero ne è coinvolto, e nessuna delle maggiori economie mondiali può estrarne se stessa senza danni a dir poco “significativi”.

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Il mondo può fare benissimo senza lo US Dollar per finanziare il proprio commercio.

India e Russia possono affidare i loro scambi a pagamenti nelle proprie valute, con le rispettive banche centrali che forniscono Rupie e Rubli secondo necessità e  accordi diretti per lo scambio di valute.

Ad esempio, secondo le ultime informazioni ricevute, il surplus commerciale della Russia con l’India sarà reinvestito nello stesso mercato indiano e l’India si sta preparando ad aumentare le esportazioni verso la Russia di due miliardi di dollari all’anno, un aumento del 50% rispetto ai livelli attuali.

La Cina nel frattempo sta pagando le importazioni di petrolio sia dalla Russia che dall’Arabia Saudita nella propria valuta.

Lo Yuan si è apprezzato rispetto al dollaro USA di oltre il 12% dal settembre 2019 e continua a offrire rendimenti reali più elevati rispetto al dollaro, oltre a una serie di opportunità di investimento.

Nulla impedisce al 76% della popolazione mondiale i cui governi si sono rifiutati di aderire alle sanzioni contro la Russia di finanziare il commercio tramite le loro valute locali ed i soli paesi asiatici hanno attualmente quasi 400 miliardi di US Dollars di linee di scambio in funzione, molto più che sufficienti per l’intero commercio asiatico.

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Inoltre, qualora emergano squilibri a lungo termine nel valore effettivo delle valute utilizzate per i commerci, le banche centrali possono compensare trasferendo oro.

Diversi resoconti fuorvianti dei media hanno affermato che gli USA possono impedire alla Russia di utilizzare le sue riserve auree, ma questo non è esatto: gli USA possono tenere la Russia fuori dal mercato dell’oro da loro controllato, ma non possono impedire alla Russia di scambiare oro con le banche centrali dell’India o della Cina.

Non a caso, sono le stesse banche centrali che stanno aggirando il sistema di finanziamento di US Dollar hanno acquistato più oro negli ultimi 20 anni, secondo i dati del World Gold Council gli acquisti in tonnellate dal 2002 sono stati i seguenti:

Russia :              1876

Cina :                  1448

Turchia :               562

India :                   400

Kazakistan :         323

Arabia Saudita :   180

Cina e Russia sono stati i maggiori acquirenti di oro, seguiti da Turchia, India e Kazakistan ed il valore dell’oro si avvia ad un record di tutti i tempi.

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In tempi normali, gli investitori ottengono lo stesso tipo di protezione dai titoli di stato statunitensi indicizzati all’inflazione – i Treasury Inflation-Protected Securities (TIPS) – come dall’oro. In caso di un calo improvviso del valore dello US Dollar e di un corrispondente aumento del livello dei prezzi negli USA, il Tesoro pagherà un bonus agli investitori in proporzione all’aumento dell’indice dei prezzi al consumo statunitense (praticamente una scala mobile non per i lavoratori, ma per gli investitori – NdR).

TIPS e oro si sono discostati nel loro rispettivo valore in tre occasioni: il primo è stato il fallimento di Lehman del 2008, che ha innescato la crisi finanziaria globale; il secondo è stato il quasi fallimento dell’Italia nel 2011; mentre il terzo, e il più estremo, si sta verificando ora con la guerra in Ucraina.

In circostanze “normali” il forte aumento dei rendimenti statunitensi negli ultimi due mesi avrebbe fatto crollare il prezzo dell’oro, ma le sanzioni sono tutt’altro che “normali” e l’oro adesso è scambiato intorno al suo massimo storico nonostante l’aumento dei tassi di interesse.

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Il più convenzionale di tutti i commentatori, il dipartimento di ricerca di Goldman & Sachs (Cristina Tessari e Zach Pandl), avverte che il dollaro è probabilmente destinato ad un andamento simile a quello della Sterlina britannica dopo il 1914 come la sterlina britannica.

US Dollar oggi deve affrontare molte delle stesse sfide della sterlina britannica all’inizio del XX Secolo: una piccola quota dei volumi del commercio globale rispetto al dominio della valuta nei pagamenti internazionali, un deterioramento della posizione patrimoniale netta sull’estero e sviluppi geopolitici potenzialmente avversi.

Allo stesso tempo, ci sono differenze importanti, in particolare le condizioni economiche interne meno gravi negli USA oggi rispetto al Regno Unito all’indomani della Seconda guerra mondiale. Se gli investitori stranieri dovessero diventare più riluttanti a detenere passività statunitensi – ad esempio a causa dei cambiamenti strutturali nel commercio mondiale di materie prime – il risultato potrebbe essere un deprezzamento dello US Dollar e/o tassi di interesse reali più elevati al fine di prevenirlo o rallentarlo.

Se US Dollar manterrà o meno il suo status di valuta “rifugio” dominante dipende, in primo luogo, dalle politiche degli stessi USA. Eventuali politiche che consentano il persistere di disavanzi correnti insostenibili, che portino all’accumulo di ingenti debiti con l’estero e/o che determinino un’elevata inflazione statunitense potrebbero contribuire alla sostituzione dello US Dollar con altre valute “rifugio”.

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L’analista di Credit Suisse Zoltan Posznar ha scritto:

“Stiamo assistendo alla nascita di Bretton Woods III, un nuovo ordine mondiale (monetario) incentrato su valute orientali basate su materie prime che probabilmente indebolirà il sistema di US Dollar e dell’Euro con conseguenti forti spinte inflazionistiche in Occidente.

Si sta manifestando una crisi, una crisi delle merci: le merci sono garanzie e le garanzie sono denaro. Questa crisi riguarda il crescente “fascino” del denaro “merce” rispetto al denaro contabile, Bretton Woods II è stato costruito su denaro contabile e le sue fondamenta sono crollate poche settimane fa quando il G7 ha congelato/sequestrato la riserva monetaria della Russia”.

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Cosa dovrebbero fare gli investitori in questa situazione?

Si ricorda la vecchia battuta dell’era Breznev sulla procedura raccomandata in caso di guerra nucleare: “Mettiti un lenzuolo bianco e cammina fino al cimitero più vicino, lentamente, per non causare panico”.

Il denaro contabile (Smart money – finanza creativa) sta camminando piano verso l’uscita, per non creare panico.

Ad un certo punto però la camminata potrebbe trasformarsi in una corsa.

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David Paul Goldman

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Si direbbe che il nostro ne abbia raccontate abbastanza per capire perché l’Ucraina sia diventata un “failed state” sotto protettorato degli USA, della NATO e dei loro corrotti lacchè che stanno alimentando la guerra con tutti gli armamenti disponibili (fondi di magazzino e di nuova produzione) e con una campagna di stampa di propaganda bellica sempre più… Lasciamo perdere, la colpa e la cattiveria sono sempre “dell’altro”, ovviamente (basti dire che qualcuno arriva a sostenere che nazisti veri siano analoghi ai nostri genitori e nonni partigiani nella Resistenza – se ne dicono di (omissis) nella propaganda bellica).

Molto semplicemente: si stanno buttando avanti per non cadere indietro.

Fatte le debite differenze non si è poi in una situazione molto diversa da quella dell’URSS di Breznev quando nel ’79 ha fatto diventare l’Afganistan un posto molto alla moda per i successivi quaranta anni.

Anche in quel caso l’invasione e la guerra avevano rappresentato la “soluzione” perché altrimenti sarebbe crollato il “sistema socialista”, cosa che poi comunque avvenne una ventina di anni dopo… molto più catastroficamente.

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Ed anche per oggi finiamola qui.

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Bergamo, 07.V.2022

Marco Brusa

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https://asiatimes.com/2022/04/doing-without-the-dollar/

https://www.ft.com/content/9ce54a9e-be11-4b61-bf49-f2cfe5b22628

https://plus2.credit-suisse.com/shorturlpdf.html?v=51io-WTBd-V

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