No Comments
UNA BURLA BERGAMASCA
.
Ovvero: un sorriso ironico, ogni tanto fa bene.
.
È noto come la Bergamasca sia la patria di adozione di quel migrante della Commedia dell’Arte che al giorno d’oggi è noto con il nome di Arlecchino.
Costui, in precedenza conosciuto Oltralpe come Hellequin, non era un personaggio simpatico e tantomeno divertente visto che di mestiere faceva l’Uomo Selvatico e, ricoperto di foglie (al giorno d’oggi si direbbe “in mimetica”), un tempo si limitava ad insidiare le belle pastorelle ed in seguito, divenuto più civilizzato, taglieggiava pure i viandanti per poveri che fossero.
Non era insomma un Robin Hood o un Vincenzo Pacchiana…
In ogni modo la Commedia dell’Arte se ne è impadronita e lo ha trasformato nel personaggio che tutti conosciamo la cui attività principale sono le burle: scherzi senza cattive intenzioni o inganni amichevoli, che dir si voglia.
Quando la burla viene accettata da chi la subisce la faccenda si conclude con una risata e rimane salvo al burlato il diritto di restituirla con gli interessi in seguito.
Altrimenti, se il burlato non sta al gioco, la burla si trasforma in beffa, azione diretta a schernire qualcuno in seno a una comunità, indipendentemente dal volere di chi la aveva in origine tirata.
In questo ultimo caso il burlato/beffato si copre di ridicolo agli occhi di tutti e la colpa di questo è solo sua.
La burla può estendersi non solo al burlato, ma anche ai vari astanti quando costoro dimostrano di essersela “bevuta”, cioè di averci almeno all’inizio creduto.
.
Nella tradizione popolare italiana le burle sono profondamente radicate e non crediamo proprio che esista qualcuno di noi che non ne abbia mai fatte o subite.
Esempio celeberrimo, almeno tra i reduci del Movimento del ’77 come il sottoscritto, di burla ben riuscita è stata la falsa copia di Trybuna Ludu (Tribuna del Popolo), organo del Partito Operaio Unificato Polacco diffusa clandestinamente al di là della Cortina di Ferro da quel matto (Grande!) di Vincenzo Sparagna, direttore della rivista satirica “Il Male”, durante la prima visita in Polonia di Papa Giovanni Paolo II nel 1979.
Il titolo era: “Sciolto il POUP – Karol Wojtyla sul trono di Polonia”.
Un anno dopo, durante i giochi olimpici di Mosca, la burla ha preso l’aspetto di un numero della Pravda (Verità), il quotidiano del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, che annunciava lo scioglimento dell’URSS…
Come racconta lo stesso Sparagna: ”A ripensarci oggi, c’era un intreccio strano: la Pravda pubblicava abitualmente notizie false, in quanto giornale di regime; in quel caso, la parodia conteneva una notizia falsa che nel giro di un decennio si rivelò vera”.
Ugualmente profetico è stato “Basta con la guerra! Tutti a casa!”, titolo apparso nel novembre 1983 in una falsa copia di Krasnaja Svezda (Stella Rossa), organo ufficiale dell’esercito sovietico in piena occupazione dell’Afghanistan, la cui copertina rappresenta un soldato dell’Armata Rossa che distrugge il suo kalashnikov…
Comunque in questi casi i burlati sono stati al gioco (o perlomeno non hanno reagito in modo scomposto).
All’epoca un perfido giornalista italiano aveva telefonato alla ambasciata polacca a Roma per sentire quali fossero le reazioni alla falsa copia di Trybuna Ludu ed era rimasto molto deluso nel sentirsi più o meno rispondere: “Sì. Bello scherzo… Ci stiamo ridendo sopra anche noi come a Varsavia. Qualche copia di quella rivista la siamo andati a comperare e sta girando in ambasciata”.
https://www.indiscreto.org/frigidaire-storia-vera-delle-notizie-false/
.
Veniamo alla burla bergamasca di ieri e facciamone un po’ di cronistoria.
Alle ore 08:54 una e-mail viene inviata con alcune foto allegate a 54 (cinquantaquattro!) indirizzi, tra cui anche quello privato del sottoscritto; questi indirizzi sono quelli di tutti i mezzi di informazione locali e di tutti, ma proprio tutti, i cosiddetti ambientalisti bergamaschi.
Il testo è riprodotto qui sotto in Allegato A.
Da subito sia il testo stesso, sia il fatto che l’indirizzario fosse così completo hanno fatto capire che non poteva essere una iniziativa di un tizio qualsiasi…
Inoltre chiunque abbia una minima conoscenza di come funzionano le imprese sa che queste non agiscono in questo modo per comunicare: le imprese emettono comunicati formali (evento poi effettivamente accaduto) o indicono conferenze stampa.
Era evidente che si trattava di un falso e inoltre l’alberello appena trapiantato a cui era stato fissato il “comunicato” è un abete rosso: nessun agronomo professionista sotto contratto avrebbe mai piantumato quella specie in un prato polifita di pianura. Sembra molto di più essere un albero di Natale “biologico” dimenticato in balcone da qualche anno e diventato sempre più ingombrante, roba di cui sbarazzarsi…
Una chiara bufala, una burla insomma.
Qualcuno ha poi fatto comunque notare che il Comune di Bergamo al parco della Trucca ha piantato le “nostranissime” betulle dell’ Himalaya in memoria dei morti per CoViD19, quindi per i profani poteva essere credibile anche l’abete rosso.
Però, siccome tutto quanto fa spettacolo ed il Parco Ovest 2 è un argomento molto sensibile nella Bergamo odierna, abbiamo deciso di dare lenza e di diffondere comunque la notizia, rimarcando i seri dubbi ad essa associati, per fare comunque continuare a parlare del Parco Ovest 2 in quanto tale.
Abbiamo pertanto provveduto a far girare un paio delle foto ricevute su gruppi WhatsApp accompagnate dalla nota: “Ma non sono già passati carnevale e 1° aprile?”.
Ottenendo risposte come le due qui di seguito:


Submit a Comment