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COSA DICONO IRANIANI E RUSSI
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Da quando i “Black Blocs” [con cui abbiamo personalmente giocato a nascondino a Genova nel luglio 2001 e che abbiamo -sempre personalmente- contribuito a menare a Firenze nel novembre 2003 (Genova 2: la vendetta!), quindi sia chiaro che ci stanno non cordialmente davvero molto antipatici] si sono trasferiti, letteralmente, armi e bagagli e, aggiungiamo noi, organizzatori in Iran, non è più possibile andare a leggere direttamente la stampa iraniana.
Gli Iraniani non sono scemi, si sono accorti che Internet è uno dei sistemi con cui costoro ricevono istruzioni e ci hanno messo un niente a bloccarlo in tutto il Paese.
Per cui: addio alle regolari letture di Tehran Times che il sottoscritto praticava dagli anni ’90.
Sul sistema mediatico nostrano ricevere informazioni, non opportunamente “rielaborate”, di quanto avviene tra i Persiani è praticamente impossibile: la propaganda di preparazione della Terza Guerra Mondiale esclude che si possa rendere noto quanto dicono i figli degli Ayatollah.
Ma niente paura! Ci pensano i Russi a riportare sul loro sistema mediatico quanto si dice a Tehran.
Però i notiziari russi sono censurati sul territorio della UE, così “non possono più diffondere la loro disinformazione”, motivazione ufficiale…
Per cui con una buona VPN ci si collega ad un server di Singapore (ma bisogna farlo con un browser italico, quelli del Nord Europa sono più sgamati e abbiamo visto che non accettano comunque il collegamento) che, a sua volta, si collega con Mosca e da lì a Tehran.
Quindi al giorno d’oggi da dove ci troviamo, per riuscire a sapere cosa si dice a Tehran, il giro su internet è questo:
Belgio –> Italia –> Singapore (ma potrebbe anche essere Istanbul, Calcutta, Hong Kong, Brasilia, etc.) –> Mosca –> Tehran.
Come garbuglio non c’è male, ma funziona.
Che tempi…!
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In sintesi quanto sta avvenendo è che:
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L’assassinio dell’ayatollah Khamenei da parte dei sionisti, non degli USA, trasforma questa guerra in guerra totale.
L’illusione che una “botta” avrebbe portato ad un “cambiamento democratico” in Iran si è rivelata essere pura cialtroneria e come tali devono essere considerati tutti/e quelli/e che hanno, a qualsiasi titolo, fatto discorsi del genere.
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La gerarchia iraniana sta dimostrando di sapere sostituire immediatamente i caduti e, infatti, il posto di Khamenei è già stato preso da un altro Ayatollah, il semisconosciuto Alì Reza Arati.
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La strategia di Tehran è chiara: liquidare le basi USA nel Golfo e continuare a tirare “colpetti” a Tel Aviv, tanto per tenerli in tensione.
Sono capaci di riuscirci.
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La strategia di Don Aldo è già fallita e il “quello là che sta a Gerusalemme Ovest” alza il livello dello scontro: a lui una guerra totale di sterminio sta bene.
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La Unione Europea a guida bancaria sta, come al solito, facendo la parte dello scemo di turno.
Questa è la situazione, piaccia o no sentirsela raccontare.
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Dato il “clima” parecchio caldo, non Vi proponiamo la traduzione di un articolo intero, ma ci limitiamo a fornirvi la sintesi ed il link ad alcuni articoli apparsi oggi su Russia Today.
Per andarveli a leggere direttamente fatevi la VPN, magari ve la cavate con meno passaggi del sottoscritto…
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https://www.rt.com/news/633217-iran-strikes-hundreds-american-soldiers/
L’esercito statunitense ha subito duecento perdite negli attacchi di rappresaglia.
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“Gli Stati Uniti hanno subìto duecento perdite negli attacchi di rappresaglia iraniani sulle loro basi in tutto il Medio Oriente” ha affermato il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC).
Commentando la rappresaglia iraniana, il generale Ebrahim Jabbari ha sostenuto che la Repubblica Islamica possiede “capacità avanzate” e che è pronta per un conflitto prolungato.
“All’inizio della guerra colpiremo con tutto quanto abbiamo di scorta,” ha detto Jabbari, promettendo di lanciare “i missili più potenti più avanti”. Comportamento parecchio logico quando ci si prepara ad una “escalation”.
“Quanto non abbiamo mostrato fino ad ora, e che, come diciamo noi iraniani, ‘abbiamo messo a riposo in salamoia’, lo faremo vedere nei prossimi giorni”.
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https://www.rt.com/news/633215-desperation-or-calculated-move-iran-us/
La disperazione – non la strategia – sta guidando gli attacchi di USA e Israele contro l’Iran.
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La stampa statunitense ha visto alcune fughe di notizie allusive il giorno prima degli attacchi.
Due alti funzionari militari avevano detto al New York Times che il Pentagono mancava di forze e munizioni sufficienti per una campagna aerea sostenuta.
Un funzionario ha stimato che le forze statunitensi nella regione possano colpire solo per circa sette-dieci giorni prima che le risorse si esauriscano.
In sostanza, queste valutazioni mettono in dubbio la sostenibilità di un’operazione, evidenziandone la probabile portata e durata limitate.
In particolare, NBC News ha riportato che Israele aveva preso misure specificamente volte a minare il quasi completo progresso dei colloqui USA-Iran la scorsa settimana.
“Ancora una volta, quando i negoziati si avvicinano al successo, Israele interviene” ha detto una fonte a NBC News, suggerendo che le azioni israeliane abbiano influenzato significativamente la politica estera statunitense in un momento in cui accordi erano a portata di mano.
L’Iran è una grande potenza regionale con una rete di influenze complessa, una vasta rete di alleati e una geografia complessa.
La sua posizione all’incrocio tra Medio Oriente e Asia Occidentale significa che qualsiasi escalation su larga scala inevitabilmente colpirà quasi tutti i paesi vicini e interromperà rotte critiche di trasporto ed energetiche.
L’Iran è già stato spinto a risposte asimmetriche, espandendo il conflitto oltre il teatro iniziale.
Gli attacchi statunitensi e israeliani appaiono, sotto molti aspetti, come atti di disperazione dopo aver esaurito strumenti di pressione alternativi.
Negli ultimi mesi, Washington e i suoi alleati hanno applicato un ampio spettro di misure: sanzioni, isolamento diplomatico, tentativi di destabilizzazione interna e operazioni informativo-psicologiche.
All’inizio di gennaio, l’attenzione era rivolta alla destabilizzazione interna tramite una “rivoluzione colorata”.
Ma le autorità iraniane hanno risposto con decisione, limitando le comunicazioni, controllando l’attività pubblica, consolidando il potere e mantenendo con successo la governabilità nonostante le perdite economiche.
I tentativi di rilanciare un centro alternativo di legittimità, come il cosiddetto “principe ereditario” in esilio, sono completamente falliti.
Una forte “escalation” è così diventata l’unica possibilità rimasta.
In questo contesto gli attacchi all’Iran possono essere visti come una scommessa ad alto rischio: un tentativo di aumentare la posta in gioco e ridurre il confronto solo alla dimensione militare.
La cosiddetta “rivoluzione colorata” che si è tentato di attuare tramite i “Black Blocs” non ha funzionato e anche questo attacco militare porterà a un esito diverso.
Al contrario rafforzerà il fronte interno e prolungare il conflitto in modi imprevedibili.
Questo attacco influenzerà l’intero ordine economico mondiale attuale e ci si deve aspettare un conflitto lungo e duro: le guerre si sa come iniziano, ma non come finiranno.
Con le elezioni di metà mandato che si avvicinano, Trump non si limita a correre un rischio: se non riuscisse a ottenere un “cambio di regime” (non solo eliminando i leader di vertice, ma smantellando il sistema islamico stesso, un’impresa quasi impossibile) la sua posizione potrebbe diventare molto peggiore di quanto si immagina ora.
L’Iran non è l’Iraq: Bush figlio ha fallito in Iraq e, come sembra, Trump sta andando, dritto dritto, verso una conclusione simile.
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https://www.rt.com/news/633223-they-didnt-catch-iran-off-guard/
‘Questo potrebbe scatenare la più grande guerra regionale di sempre’: analisti russi sugli attacchi iraniani.
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Diversi e sempre molto razionali i commenti dei Russi.
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Nel caso dell’Iraq, il Congresso aveva concesso l’autorizzazione all’uso della forza.
Oggi non è successo nulla del genere, si tratta di una scommessa su un esito rapido e definitivo.
Ma se così non dovesse succedere?
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Nessuna fazione all’interno dell’establishment americano odierno possiede le capacità necessarie per cavalcare e canalizzare il caos che seguirebbe in caso di vittoria statunitense, di un successo inequivocabile dell’operazione militare contro l’Iran e questo successo è tutt’altro che garantito.
La conclusione è semplice: stiamo assistendo a un classico caso di priorità ai guadagni tattici e politici interni a breve termine a scapito della stabilità strategica a lungo termine.
Questa scelta porta, inevitabilmente, a una sconfitta strategica.
Una sconfitta di cui non solo Donald Trump e la sua amministrazione si pagheranno le conseguenze, ma che potrebbe infliggere danni duraturi all’intero predominio economico occidentale.
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L’attacco israeliano e statunitense contro l’Iran non ha sorpreso Teheran.
La sorpresa è una variabile decisiva in qualsiasi guerra, ma questa volta né gli Israeliani né gli Americani sono riusciti a cogliere di sorpresa gli Iraniani.
L’Iran, di fronte a quella che considera una guerra esistenziale per la propria sopravvivenza, impiegherà ogni strumento ed arma a sua disposizione.
Esiste un’alta probabilità che il Medio Oriente possa scivolare in una guerra regionale su una scala mai vista prima, con conseguenze imprevedibili ed una massiccia crisi umanitaria ed economica.
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La risposta dell’Iran è stata straordinariamente rapida.
I lanci di missili sono avvenuti nel giro di poche ore e l’Iran ha ampliato il confronto oltre Israele con attacchi su obiettivi in Bahrain, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Giordania e Arabia Saudita.
Tehran sta mantenendo la promessa di colpire tutte le basi statunitensi nella regione e sembra che abbia preso in mano l’iniziativa.
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Le autorità iraniane si erano preparate in anticipo a questo scenario.
Tehran ha acquistato sistemi di difesa aerea a lungo raggio, missili e caccia da Cina e Russia ed ha istituito procedure per sostituire rapidamente i comandanti militari di alto livello nel caso in cui vengano eliminati.
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Israele è da tempo descritta come una portaerei statunitense inaffondabile ancorata in Medio Oriente.
Questa volta, chiaramente affidandosi a una solida presenza di intelligence all’interno dell’Iran, Israele si è fatto avanti come promotore perché crede che la vittoria sia a portata di mano; a differenza della guerra dei dodici giorni della scorsa estate, quando la cosiddetta vittoria israeliana è stata, per usare un eufemismo, tutt’altro che evidente.
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l’Iran è uno stato nucleare di soglia con sistemi di lancio missilistico, un programma spaziale interno e armi ipersoniche e questa aggressione solleva una domanda terribile: questa operazione non è che costituisce anche una prova per verificare come si può condurre una guerra contro uno stato dotato di armi nucleari?
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Tutto questo può giocare a vantaggio della Russia nel conflitto in Ucraina.
Se gli scambi di colpi con l’Iran si protrarranno per giorni o addirittura per settimane, gli Stati Uniti saranno costretti a dare priorità alla fornitura di missili intercettori per la difesa delle proprie basi nel Golfo, a scapito delle forniture all’Ucraina.
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Coloro che immaginano l’Iran come una struttura sostenuta da un solo uomo sottovalutano il modo in cui la Repubblica Islamica è stata costruita per decenni sotto assedio.
Nel corso di decenni e decenni di sanzioni, azioni coperte e minacce esterne, l’Iran ha sviluppato ridondanze istituzionali e meccanismi di continuità proprio per sopravvivere agli shock e alla minaccia permanente: la pianificazione della successione è un meccanismo di sopravvivenza.
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E ci sembra che per oggi ve ne abbiamo raccontate abbastanza.
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Anversa, Fiandre Fiamminghe, Belgio – 01.III.2026.
Marco Brusa
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Succede anche questo…
https://t.me/channelredline/287004
Cittadini del Bahrein festeggiano il bombardamento delle basi americane a Manama.
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https://t.me/channelredline/287021
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https://t.me/GeoPWatch/27440
Questa sera, l’Iran ha colpito il quartier generale della Central Intelligence Agency statunitense a Dubai.
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L’annuncio alla TV iraniana dell’assassinio dell’ayatollah Khamenei.
https://t.me/channelredline/287054
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Le reazioni in Iran (il sito è russo):
https://t.me/channelredline/287068
https://t.me/channelredline/287069
https://t.me/channelredline/287070
https://t.me/channelredline/287071
https://t.me/channelredline/287076
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https://t.me/channelredline/287080
La Resistenza irachena inizia i suoi attacchi alle basi statunitensi nel Kurdistan iracheno; Erbil è presa di mira.
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I Russi sono sempre molto razionali: non insolenti, oggettivi.
https://t.me/channelredline/287099
Una folla in lutto per l’Imam Khamenei.
P.S. I sionisti, con i loro omicidi, hanno fatto del decrepito Khamenei un martire e un simbolo…
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