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DICIANNOVE SENZATETTO MORTI A BERGAMO
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Diciannove senzatetto morti a Bergamo sono una vergogna nazionale.
Ne risponda l’amministrazione comunale.
Basta parole vuote, servono i fatti.
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Apprendiamo dalla stampa che Bergamo nel 2025 sono morti 19 senzatetto.
“Un dato preoccupante e anomalo, perché non se ne erano mai contati così tanti.
Dodici sono morti in ospedale, sette in strada” ammette la Caritas diocesana bergamasca.
Solo nelle province di Roma (48) e Milano (27) si sono registrati più decessi, Torino è quarta con 18.
“A Bergamo nel 2025 abbiamo avuto più morti di senzatetto rispetto a Torino, un capoluogo con oltre 800 mila residenti”.
Bisogna subito rimarcare che queste morti finora non hanno avuto praticamente alcuna visibilità sulla stampa locale.
Il dato impressionante è che l’opulenta Bergamo supera in questa triste graduatoria la problematica Torino e si avvicina a Milano.
Ma la domanda che ormai molti si fanno è quanti sono i senzacasa che vivono in strada a Bergamo.
Si parla ormai di centinaia di persone.
Eppure se ne parla solo perché danno fastidio.
E come mai è esploso questo fenomeno che fino a pochi decenni fa era praticamente marginale?
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Questo fenomeno è una delle eredità dolorose delle politiche iper-liberiste delle passate amministrazioni comunali del sindaco Gori.
Politiche che hanno creato grandi opportunità di investimento per pochi ma hanno abbandonato a sé stessi i soggetti deboli, malati, anziani e anche le giovani coppie.
Bergamo è ormai una città per ricchi, in cui le differenze sociali sono esplose.
A Bergamo il 5% dei più ricchi detiene beni come il 75% dei meno ricchi.
E i deboli vengono abbandonati.
L’amministrazione Gori non ha praticato nessuna politica di mantenimento e crescita dell’Edilizia Residenziale Pubblica.
Alla fine del suo mandato, a causa dei mancati investimenti, il 25% degli alloggi comunali era vuoto, non assegnato per mancanza di manutenzione.
E questo perché i due assessori, Valesini e Marchesi che si sono succeduti alle politiche della casa, poco o nulla hanno fatto.
Una scelta scontata per l’iperliberista Valesini, ma sconcertante per la cosiddetta “sinistra” Marchesi. La povertà, quindi, non è una fatalità.
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