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Bergamo in Comune | Novembre 29, 2022

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VIETATO BIVACCARE – COMUNICATO STAMPA

VIETATO BIVACCARE – COMUNICATO STAMPA

VIETATO BIVACCARE

 

Questa scritta è comparsa su alcuni cartelli affissi nella nostra città che raffigurano una persona sdraiata su un una panchina, con accanto uno zaino, che legge un libro.

Non riusciamo a comprendere il senso di tale cartellonistica, i casi sono due:

– o si vuole impedire ai giovani di leggere e studiare all’aperto, il che sarebbe bizzarro perché avverrebbe in prossimità del 2023, quando Bergamo diverrà capitale della cultura.

Forse si vogliono le persone ignoranti per poterle influenzare a proprio piacimento?

 – Oppure si vuole impedire ai senza tetto di riposare sulle panchine? Il che sarebbe inumano e persecutorio nei confronti di soggetti fragili e indigenti, un accanimento che neppure la giunta di centro destra, quando amministrava Bergamo, ha praticato.

Entrambi i casi hanno un significato incivile e oscurantista che i cittadini di Bergamo non meritano.

Per questo motivo chiediamo all’amministrazione comunale di rimuovere immediatamente tale cartellonistica.

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Gigi Zinesi – Segretario circolo Bergamo Città di Rifondazione Comunista

Francesco Macario e Marco Brusa – BergamoinComune

Claudio Carrara – NaturalMente

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Postfazione al comunicato stampa “Vietato bivaccare”, a proposito di certi indecorosi cartelli:

Questo giovedì 23 dicembre i “socials” bergamaschi sono andati in fibrillazione alla notizia che in città sono comparsi indecorosi cartelli dell’Amministrazione Comunale che proibiscono di sdraiarsi su una panchina.

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La prima considerazione che viene in mente dopo anche questo episodio è che la “Certezza della Legge” in questo clima di pseudo-autonomie neo-liberiste è andata a farsi friggere.

Vuoi perché ormai qualsiasi funzionario, o assessore, o altro può comportarsi come il peggior impiegatuccio di un regno borbonico/papalino ed inventarsi a proprio arbitrio nuove normative e regolamenti obbligatori.

Vuoi perché un tempo i segnali, di pericolo, di divieto o di semplice informazione erano definiti da un qualche codice legalmente valido, mentre ora sembra che ogni ente locale possa inventarsi a piacimento i propri; con obbligo di impararli e di rispettarli da parte di tutti, anche di coloro che abitano a centinaia di kilometri.

Non esiste più la “Certezza della Legge”, esiste la “Certezza degli Arbìtri”.

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La seconda considerazione è relativa al significato della parola “decoro”. Le definizioni canoniche sono due:

1. La risultante di tutti gli elementi che conferiscono all’aspetto o al comportamento l’impronta atta a garantire il rispetto altrui.

2. Il sentimento della propria dignità, la coscienza di quanto si addice al proprio grado, alla propria funzione o condizione.

Quindi, se si considerano la prima definizione e la generale reazione contraria che questa estemporanea iniziativa ha originato, non si può proprio dire che il Comune di Bergamo si sia garantito molto rispetto e ne consegue che tale iniziativa è indecorosa.

Se si considera invece la seconda definizione ne deriva che il Comune di Bergamo ha un sentimento della propria dignità e della propria funzione e condizione a dir poco piuttosto scadente e questo non è indecoroso, è indegno.

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La terza considerazione deriva dall’essere stata data la responsabilità di questa indecorosa ed indegna iniziativa a non meglio identificati “impiegati che sbagliano”.

Per certi versi questa è ancora peggio perché può significare due sole cose:

O l’amministrazione comunale non c’è, se c’è dorme e se dorme chissà quali brutti incubi sogna.

O questa iniziativa è davvero dell’amministrazione comunale e allora, quando le reazioni sono giustamente irate, il Sindaco o qualche assessore devono avere il buon gusto di dire “ho sbagliato”, invece di dire “hanno sbagliato”, senza specificare nemmeno chi.

È davvero una questione non solo di decoro, ma soprattutto di dignità.

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Gigi Zinesi – Segretario circolo Bergamo Città di Rifondazione Comunista

Francesco Macario e Marco Brusa – BergamoinComune

Claudio Carrara – NaturalMente

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