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Bergamo in Comune | Novembre 29, 2022

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(24.04.20) Covid. I dubbi sull’epidemia

(24.04.20) Covid. I dubbi sull’epidemia

di Marco Brusa (“Bergamo in comune”)

NON SIAMO MINISTRI, NON SIAMO IMPORTANTI, NON SIAMO VIROLOGI, NON SIAMO NEMMENO ECONOMISTI…

PERO’ TUTTA UNA SERIE DI DUBBI SULLA EPIDEMIA CE LI STIAMO PONENDO

L’epidemia attuale con tutte le conseguenze annesse sta cambiando, in alcuni casi purtroppo terminando, le esistenze di tutti noi, è al centro di tutto le attività del sistema mediatico e stiamo assistendo ad un turbinio di informazioni sulla cui attendibilità è lecito porsi parecchi dubbi.

Il primo di questi dubbi è se per caso non si stia parallelamente assistendo ad una campagna forte, anche se quasi sub-liminale, di diffusione di volute ”fake news” e di etichettatura come “teorie complottiste” di notizie vere che riescono a superare le maglie del sistema di informazione ufficiale, sistema che, non dimentichiamolo, ha comunque dei padroni.

Una certezza comunque esiste: l’epidemia sta diventando anche un fenomeno di controllo sociale impensabile fino a due/tre mesi fa. Formalmente questo è a fin di bene, ma è ovvio che tutti gli attori principali sullo scenario mondiale, fondi di investimento e aziende farmacologiche in primo luogo, cercheranno di trarne vantaggio. Stiamo vivendo un’epoca in cui, con una probabilità semplicemente molto elevata, tutti cercano di infiltrare ed influenzare tutto e le “fake news”, o “bufale” come si deve dire usando il neologismo della lingua italiana, si sprecano. Così come si sprecano le notizie vere, o per lo meno degne di essere verificate, che vengono fatte passare per teorie complottiste, le bufale complottiste fatte passare per controinformazione, etc.

Portiamo, a solo titolo di esempio, tre notizie che sono state fatte girare dal sistema mediatico e che costituiscono, oltre ogni ragionevole dubbio, esempi da manuale di “bufale”.

Una prima è l’affermazione, continuativamente ribadita, che per ricordare una situazione simile bisogna tornare agli anni della Seconda Guerra Mondiale. Il paragone è indubbiamente sostenibile e ha la caratteristica che solo i non molti novantenni ancora arzilli ne abbiano un ricordo diretto. Certo, certo… E Chernobyl dove la mettiamo? Come mai non viene ricordata? Sono passati solo trentaquattro anni da quando anche in quella occasione per alcune settimane si “consigliò vivamente” di restare il più possibile chiusi in casa, di non andare nei prati, di non consumare verdura fresca o funghi, etc. Tutti i cinquantenni attivi ne conservano buona memoria, però il sistema mediatico non ne parla e ha preferito evocare qualcosa di indubbiamente tremendo, ma anche molto remoto. Forse perché l’evento di Chernobyl ha provocato l’uscita dell’Italia dal nucleare con i referendum del novembre 1987 e la definitiva parola “fine” a quella industria direttamente derivata dagli impieghi militari. Parola “fine” talmente definitiva che il Centro Studi Nucleari Enrico Fermi del Politecnico di Milano non si occupa più di ingegneria nucleare e della relativa impiantistica, ma solo di ingegneria dei materiali.

Una seconda è la leggenda, veicolata fino a poco tempo fa (ora è un po’ che non si sente, da quando erano cominciate a circolare battute popolaresche sull’argomento) che le polveri sottili PM10 aggreghino gli aerosol degli starnuti e veicolino il contagio. Bufala enunciata da qualcuno che ha una scarsa competenza sulla fisica dell’atmosfera, della nebbia e dello smog in particolare. Smog deriva da “smoke + fog”, fumo e nebbia, ed è vero che le polveri in sospensione atmosferica in certe condizioni di pressione e di temperatura, quelle autunnali/invernali, favoriscono la condensazione del vapore acqueo e la formazione di una insalubre cappa di smog. Ma il contagio non è un vapore e come, più competentemente dei creatori di bufale, sosteneva il manzoniano don Ferrante “non può essere spirituale, ma neppure materiale, in quanto, se fosse semplice, non sarebbe sostanza aerea (volerebbe alla sfera celeste), né acquea (bagnerebbe), né ignea (brucerebbe), né tanto meno terrea (sarebbe visibile agli occhi)”. Il contagio si diffonde all’interno dei micro-aerosol del respiro o dello starnuto su cui la presenza o meno di polveri sottili, nei fenomeni di trasporto in sospensione atmosferica, non ha alcun effetto, né a favore né contro. Viene il dubbio che questa bufala sia la continuazione per riflesso pavloviano delle campagne a favore della cosiddetta “salute” (Sì! Con l’epidemia si è visto di quale “salute” si stesse cialtroneggiando allora) della popolazione e contro i motori diesel che si sono sprecate fino a tre mesi fa per la gioia delle case automobilistiche dal mercato ormai saturo e fautrici del consumismo obbligatorio anche se politicamente corretto. Questa bufala è stata introdotta ma è stata velocemente e discretamente fatta sparire quando è risultato evidente che, con una epidemia letale in corso, non è molto conveniente ricordare troppo le ora tragicamente ridicole crociate “per la salute pubblica” di qualche mese fa.

Una terza bufala è relativa ai test sierologici rapidi. Quando un campione di sangue contenente anticorpi contro le proteine virali viene in contatto con un tornasole contenente queste proteine, anche se sintetiche, molecolarmente legate a particelle di un colore ben riconoscibile, quest’ultimo colore viene evidenziato. Si tratta del cosiddetto “Screen test” di basso costo ed immediatamente effettuabile, anche se i vari tornasole attualmente in commercio hanno gradi di precisione notevolmente variabili. Questa variabilità è diventato l’appiglio per sostenere che non servano a nulla, o addirittura che siano robaccia inaffidabile. “Coronavirus, i test sugli anticorpi non funzionano. L’allarme degli scienziati” titola proprio in questi giorni un noto e cosiddetto autorevole quotidiano italiano, poi nel testo si scopre che si sta parlando unicamente dei primi test acquistati da enti americani. Ma intanto la bufala è stata lanciata e viaggia più veloce del contagio. Anche nell’ipotesi che questi esami abbiano una precisione media del 90%, molto bassa in termini statistici, qualora fossero normalmente utilizzati, ad esempio dalle aziende al momento del richiamare i dipendenti, si conoscerebbe con una precisione appunto del 90% l’estensione del contagio. Si tratterrebbe di un miglioramento di almeno un ordine di grandezza rispetto alla precisione con cui è conosciuta ora come ora; basta vedere i dati anagrafici dei comuni della Val Seriana dove i morti a marzo sono stati dieci volte quelli degli anni precedenti mentre quelli attribuiti al virus sono “solo” il doppio. Non ci vuole molto ad accorgersi che la reale estensione dell’epidemia è un dato alquanto misterioso e che i dati ufficiali sono come minimo opinabili. Qualora la popolazione venisse sottoposta, nel tempo che ci vuole, in massa a questi esami si otterrebbe l’estensione del contagio con una precisione, appunto, del 90% o superiore e magari si scoprirebbero fenomeni interessanti, ad esempio che questo virus non è tanto letale quanto contagioso, o fenomeni simili. Ma non andiamo oltre, in questa sede non interessa arrivare a delle conclusioni, ma solo evidenziare i nostri dubbi (e le loro bufale).

Un altro fenomeno interessante è l’utilizzo che viene fatto ora del concetto di “teoria complottista”. La definizione primeva era stata attribuita senza troppi complimenti all’intera Commissione Warren che aveva indagato talmente “bene” sull’assassinio del presidente Kennedy da vedersi attribuire dalla “vox populi” USAmericana l’attributo di componente del complotto che organizzò l’assassinio. Sarà vero? Chissà? Però il termine era nato e non aveva il termine volutamente dispregiativo che assume oggi.

Sarà vero? Non sarà vero? Resta che ormai è oggettivo che qualunque ragionamento venga ad essere fuori dalle “verità” raccontate dalla libera informazione (?) del sistema mediatico viene messo sotto attacco da orde di “Trolls” prezzolati che cercano di ridicolizzarlo come teoria complottista.

E veniamo all’argomento preferito che viene trattato ora a proposito di questa epidemia: il virus è un prodotto dell’evoluzione “naturale” o è stato ottenuto tramite bio-ingegneria?

Buona domanda. Diciamo da subito che non ne abbiamo la più pallida idea e che non siamo minimamente competenti per esprimere anche un semplice parere, non pensiamo manco lontanamente ad una conclusione, su questo argomento.

Però una serie di dubbi noi che non siamo importanti li abbiamo e li enunciamo, certi che prima o poi qualcuno competente saprà darci dimostrazioni, razionali e documentate nella migliore tradizione occidentale, che ci permetteranno di smettere di macerare in essi.

Il primo dubbio è relativo alla teoria della medicina evolutiva, teoria formatasi circa quaranta anni fa ed oggi normalmente accettata che prevede che i microbi, siano essi batteri o virus, evolvano in continuazione e che la medicina moderna non debba riposarsi sugli allori dell’estirpazione del vaiolo e della poliomelite, ma debba essere anch’essa in continua evoluzione per saper contrastare il corrispondente evolversi dei morbi. Interessante che uno dei fautori di tale teoria alcuni anni fa avesse pubblicato su Scientific American un articolo in cui prevedeva che una nuova epidemia, allora solo teorica, non si sarebbe originata là dove il servizio sanitario è carente, perché non appena avesse raggiunto un paese dove la sanità è appena sufficiente là sarebbe stata circoscritta ed isolata. Costui enunciava il timore che una nuova epidemia si sarebbe sviluppata là dove il servizio sanitario è davvero efficiente, ma dove la densità di popolazione è tale che sarebbe comunque più veloce il contagio di ogni possibile prevenzione. L’autore indicava pure le possibili candidate per l’origine di questa nuova, e allora solo teorica, epidemia: le megalopoli asiatiche.

Il secondo dubbio è relativo al “Wuhan Institute of Virology of the Chinese Academy of Sciences” (non chiedeteci come si scriva in ideogrammi, siamo ignoranti), collegato alla francese Università Montpellier 2 e alla olandese Università di Wageningen, ed il cui sito internet declama: “il duro lavoro di questo istituto è stato globalmente riconosciuto e gli ha dato una notevole fama soprattutto nel campo della ricerca sui coronavirus (o baculovirus), origine eziologica del virus della SARS, ed in quello della scoperta di numerosi suoi regolatori chiave che attivano la risposta immunitaria naturale”. La domanda è: non è che da qui è scappato qualcosa?

Anche perché tale laboratorio si trova non lontano dai cosiddetti focolai, identificati dal sistema mediatico, del contagio, sia dal “Wuhan South China Seafood Wholesale Market” che dal “Wuhan Changqing Wild Animals Transaction Market”, sull’altra riva del Fiume Azzurro a poco più di cinque l’uno e di quindici kilometri l’altro in linea d’aria, con l’intera popolosa città in mezzo (e imparate ad usarlo internet, Google Map in questo caso).

Noi non siamo minimamente competenti ad esprimere un qualsivoglia parere e lo ribadiamo, ma quando si legge quanto scrivono riviste scientifiche non-profit indiane [bioRxiv (pronounced “bio-archive”) The pre-print server for biology] accanto ad articoli su “Efficient high throughput SARS-CoV-2 testing to detect asymptomatic carriers” (a proposito di quel che si diceva prima) anche articoli relativi alla notevole somiglianza tra le glicoproteine del virus 2019-nCoV, non presenti in altri coronavirus della stessa famiglia, che sono identiche o simili a quelle del virus HIV; non c’è niente da fare: qualche dubbio viene.

Esistono un paio di eventi storici, uno ormai datato e l’altro di questi giorni che non eliminano questi dubbi, ma li rafforzano.

Il primo è il precedente della Caulerpa Taxifolia, alga invasiva nel Mediterraneo che è biologicamente aggressiva, cresce rapidamente, soffoca le forme bentoniche delle zone costiere quali le praterie di Posidonia ed impedisce la riproduzione della fauna marina. Questa alga risulta tossica per la maggior parte degli animali marini e quindi non può fare parte dei circuiti alimentari, in pratica è un’alga che nei nostri mari non ha predatori e prolifera incontrollata. Fino a poco tempo fa la Caulerpa Taxifolia cresceva solo nelle acque tropicali della Nuova Guinea e dell’Australia. Poi è stata importata negli acquari di Stoccarda in Germania, ha avuto successo tra gli appassionati e si è trovata impiantata in diversi acquari di tutto il mondo, fino alle vasche del Museo Oceanografico di Monaco da dove, per errore, è stata riversata insieme alle acque reflue nel Mar Ligure trovando subito un ambiente adatto alla proliferazione, attaccando piante ed alghe endemiche, facendole regredire e rimpiazzandole. Oggi ha invaso l’intero bacino del Mediterraneo dove soffoca la flora acquatica endemica. Per anni l’acquario di Monaco ha negato ogni responsabilità, anche quando questa alga era possibile trovarla prosperare solo in corrispondenza dei suoi scarichi fognari; poi, dopo una decina di anni si è deciso a presentare pubblicamente al mondo le proprie scuse. Questa alga invasiva non è un virus, però sta invadendo il Mediterraneo dopo essere fuoriuscita “per errore” da uno dei più avanzati istituti di ricerca la cui nobile missione è lo sviluppo e la diffusione della conoscenza dell’Oceanografia e che però, in questo caso e anche se involontariamente, ha combinato l’esatto contrario.

Il secondo evento è costituito dalla presenza di un laboratorio NBC dell’ex-Armata Rossa all’interno della caserma Antonio Locatelli del 3° Reggimento “Aquila” dell’Aviazione dell’Esercito presso l’aeroporto di Orio al Serio. L’esercito russo è arrivato con tre nuclei: medicale, disinfestazione e laboratorio NBC. I medici stanno facendo il loro mestiere nel semi-vuoto ospedale da campo della Fiera di Bergamo e non vi è alcun dubbio che sappiano fare bene il loro mestiere e, dopo quasi ottanta anni, tra le altre attività stanno pure realizzando la riconciliazione tra Alpini ed Armata Russa. I disinfestatori arrivano in un ospizio la mattina presto accompagnati da un gruppo analogo dell’Esercito Italiano, da Carabinieri in perfetta uniforme e dalle auto di servizio tirate a lucido; buttano fuori tutti con le direttrici ed il personale molto collaborativi, non vogliono essere fotografati, entrano e disinfettano tutto non si sa con quali prodotti,. Prodotti forse certificati EAC (Comunità EurAsiatica), non crediamo proprio anche CE (Comunità Europea) e quindi di utilizzo non conforme alle norme in vigore in Italia e alle Direttive dell’Unione Europea. Comunque sembra proprio che questi più o meno misteriosi e non correttamente qualificati prodotti funzionino, quindi non è certo il caso di fare troppo gli schizzinosi. Dopodichè l’alto ufficiale comandante dell’operazione si fa filmare mentre riceve i ringraziamenti delle varie direttrici; tutti e tutte rigorosamente con mascherine mentre la truppa russa porta respiratori e tute, giustamente idonee ad un viaggio su una capsula Soyuz visto che la popolarità della ex-Armata Rossa è letteralmente alle stelle: “Strabello! Sono arrivati i Russi con i tutoni” è il messaggio di una ragazza che fa volontariato in uno di questi istituti fatto girare su WhatsApp nella Bergamasca. Quando poi la direttrice, o la sindachessa del paese, è una belloccia, giovane e commossa signora dall’aspetto mediterraneo si può stare sicuri che il filmato dei ringraziamenti quella sera sarà trasmesso con evidenza in prima serata su tutte le reti televisive esistenti da Kaliningrad a Vladivostock: la Grande Madre Russia e la (ex-)Armata Rossa sono le liberatrici dei popoli oppressi…

Nel frattempo abbiamo qualche dubbio su che cosa stia facendo il laboratorio di guerra Nucleare, Batteriologica e Chimica russo acquartierato nell’aeroporto di Orio al Serio. Cosa stanno facendo? Buona domanda, anche se i dubbi su quello che stiano davvero facendo in realtà sono pochi: stanno analizzando i campioni di virus che si trovano nella Bergamasca. Senza troppi giri di parole: i Russi vogliono vederci chiaro e non gli passa minimamente per l’anticamera del cervello di basarsi sulle informazioni zeppe di bufale del sistema mediatico occidentale. Hanno preso quanto di meglio, dai punti di vista razionale, logico e scientifico (ma non saranno mica loro gli ultimi eredi del razionalismo illuminista occidentale? Anche questo dubbio viene) avessero a disposizione e sono venuti a vedere direttamente. E lo hanno pure detto esplicitamente in chiaro: il motto di tutta l’operazione “Dalla Russia con amore” non è solo una battuta spiritosa, è un nome in codice che ne definisce esattamente gli scopi. Siamo venuti a raccogliere informazioni di prima mano ed abbiamo mobilitato i nostri migliori agenti che, ovviamente, non sono dei ridicoli James Bond, ma degli scienziati professionisti, serissimi e competenti. I medici ed i disinfestatori sono ausiliari al contorno, per distogliere l’attenzione dalla missione principale; infatti compaiono sempre sul vostro sistema mediatico mentre del laboratorio NBC non se ne parla. Però gli Ilyushin che atterrano e decollano dall’aeroporto di Orio non sono né una “fake news” né una teoria complottista, sono la realtà.

Da notare che “fake news” sul laboratorio NBC dell’aeroporto di Orio sono girate sul sistema informativo nazionale: un noto quotidiano si è messo a fare una campagna all’insegna della teoria complottista relativa alle presunte concessioni che il governo italiano avrebbe dato a quello russo in cambio di un aiuto miserevole. Campagna piuttosto offensiva e dalle visioni ristrette, terminata dopo alcune schermaglie quando l’organo ufficioso del governo russo in Italia ha pubblicato queste poche righe che riportiamo integralmente: “In effetti, a ben pensarci, i Russi potrebbero essere molto curiosi di sapere qualche cosa sul virus (anzi sui virus) lombardi. E potrebbero ricavare qualche informazione (utile anche ai Russi per difendersi) circa la provenienza di quei virus, e magari su chi li ha messi in giro, visto che alcuni di quei ceppi — tra l’altro i più potenti — non vengono affatto dalla Cina (come ormai sappiamo). Ma la domanda che non è stata fatta è questa: come mai alla NATO non è venuta in mente la stessa curiosità? C’è un paese alleato, in cui dilaga un virus mortifero. Potrebbero esserci problemi di sicurezza, anche militare. E invece l’Alleanza non si preoccupa neanche di raccogliere le informazioni in merito? Neanche pensa di inviare un reparto come quello dai molti nomi dell’ex comandante dai molti nomi? O, forse, l’Alleanza ha già tutte le informazioni necessarie? In tal caso avrebbe potuto fornirle al governo italiano alleato. Ma di questo non abbiamo sentito parlare neanche una volta nei talk-show. Lì abbiamo sentito parlare solo di pipistrelli”.

Più chiaro e pieno di messaggi per chi ha orecchie per intendere di così…

No further comment, but many, very many doubts.

E a questo punto parliamo dei dubbi che ci vengono ascoltando il nostro sistema informativo ed i vari virologi iperbolicamente presentati come “super-esperti” (ma che razza di neologismi sono tutti i sostantivi a cui si premette la parola che in latino significa solo “sopra”? Altro dubbio) e che si sono dimostrati essere personaggi totalmente inaffidabili legati alle industrie farmacologiche e “Sì-Vax” fanatici che due/tre anni fa avevano inneggiato all’espulsione dall’Ordine dei Medici di coloro che non erano favorevoli alle vaccinazioni massicce della Lorenzin e dei governi Renzi/Gentiloni in quanto esseri “non-scientifici” (ma chi decide questa appartenenza? Altro dubbio) e quindi indegni di appartenere ad una organizzazione “scientifica”. Bene! Costoro non ne hanno azzeccata una che sia una. Probabilmente perché si tratta di esseri mediatici e quindi, nella migliore delle ipotesi, totalmente a-scientifici, per non dire anti-scientifici. Anche loro però ci hanno instillato massicci dubbi, del tipo: ma che razza di “Scienza” è quella che viene divulgata da tali personaggi? E’ “Scienza”? O è “teoria complottista”? O è cialtroneria, che dir si voglia? In bocca a certa gente anche la Scienza diventa una “fake news”, dittatoriale però. E questo non è un dubbio.

Non parliamo dei dubbi che la Sanità lombarda fa nascere… Cliniche private ed ospedali diventati agenti attivi del contagio… Medici ed infermieri obbligati a presentarsi al lavoro senza protezioni dopo telefonate di minaccia di sanzioni amministrative… Malati contagiosi spediti negli ospizi per anziani, notoriamente molto più che resistenti alle malattie… Basta dire che oggi un’intera serie di parole magiche si è aggiunta a quella ormai tradizionale usata per smontare l’arroganza degli amministratori della Regione Lombardia (amministratori e basta, anche se a loro piace farsi chiamare “governatori”, manco avessero diritto di grazia sui condannati a morte come lo aveva Schwarzenegger nella Cosa, la California…). Poco tempo fa la parola magica era: TreNord! Adesso a questa si sono aggiunte: Coronavirus! Epidemia! Sanità! Etc. Etc.

Concludiamo qui. Per il momento, visto che abbiamo il dubbio che questa serie di eventi sia destinata a durare a lungo. Esprimiamo il desiderio non tanto di avere subito risposte, più o meno definitive, che ci risolvano tutti i nostri dubbi, ma esprimiamo il desiderio che sul contagio siano svolti studi seri, razionali, competenti e, in una parola, degni di quanto di meglio è presente nella cultura cosiddetta “occidentale”, e che i risultati siano divulgati sempre nella migliore tradizione democratica “occidentale”.

Non vogliamo cialtronerie mediatiche che inducono emozioni irrazionali, non vogliamo “super-qualche cosa” totalmente incompetenti, non vogliamo “governatori” (in stile Schwarzenegger, con tutto il rispetto). Desideriamo avere studi seri e razionali, informazione altrettanto seria e razionale avulsa da bufale e da teorie complottiste, studiosi modesti, seri e competenti…

Desideriamo, insomma, gente capace a cui sia data la possibilità di darsi da fare.

Bergamo, 23 aprile 2020.

Ing. Marco Brusa

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