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Bergamo in Comune | 15 Agosto 2026

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I QANAT PERSIANI

I QANAT PERSIANI

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Mentre autorevoli giornali stranieri paragonano senza alcuna esitazione l’impresa USA-israeliana contro l’Iran alla disastrosa analoga operazione franco-britannica a Suez di settanta anni fa.

https://asiatimes.com/2026/03/ghost-of-suez-haunts-trumps-iran-war/

Mentre il MinCulPop mediatico nostrano continua a pubblicare solo le veline dei suoi padroni (le finanziarie atlantiche), anche se comincia ad affiorare qualcuno che timidissimamente prevede sia necessario andare presto da Vladimiro con il cappello in mano…

Mentre il Netanyahu gioca a fare il “Veglio della montagna”, raccontato da Marco Polo, con la sua setta di “assassini” (dall’arabo “ḥashīshiyyà”, colui che si fa di hashish) e manda le sue pilotesse (ma sarebbe meglio dire “pitonesse”) di cacciabombardieri di ultima generazione a compiere omicidi mafiosi spianando i quartieri residenziali di Tehran, di Beirut, etc,

Mentre i Persiani se ne sbattono della perdita dei loro capi perché hanno letto l’Anabasi di Senofonte, cosa che Don Aldo non crediamo abbia mai fatto, e ne nominano sempre di nuovi secondo procedure modulari in base alle quali i vecchi diventano pure “martiri da ricordare nei secoli” (per un ottantasettenne è il modo migliore di terminare l’esistenza).

Mentre non si capisce bene cosa sia successo alla portaerei Ford, ritirata in fretta e furia dal Mar Rosso ed ora, dopo una sosta alla fortezza NATO-Veneziana di Suda a Candia, in riparazione a Spalato (la Lincoln se ne sta al largo delle coste dell’Oman, in pieno Oceano Indiano, a quasi mille miglia nautiche dalle coste dell’Iran. Chissà perché?…).

Mentre da Israele giungono appelli di questo tenore (abbiamo fatto bene a votare “NO” all’ultimo referendum, sono rientrato in Italia apposta): “Israele è in guerra, ma la lotta per il suo futuro si decide non solo sul campo di battaglia, ma anche sul fronte interno. Approfittando della guerra, il governo Netanyahu ha ripreso con rinnovato vigore ciò che aveva iniziato prima del 7 ottobre: ​​indebolire le istituzioni che ancora possono limitare il potere esecutivo. I tribunali sono sotto pressione. Il procuratore generale è sotto attacco. I media indipendenti sono nel mirino. La polizia è stata piegata a fini politici. E con l’avvicinarsi di nuove elezioni, cresce la preoccupazione non solo per chi vincerà, ma anche per le condizioni in cui si terranno. Questa repressione della democrazia si sta svolgendo tra sirene, regolamenti di emergenza e stanchezza pubblica. È così che le democrazie si svuotano: non sempre con un singolo atto drammatico, ma logorando i custodi del potere, normalizzando gli abusi di potere e insegnando al pubblico a voltare lo sguardo dall’altra parte. I Palestinesi vengono spinti sempre più ai margini della società man mano che il conflitto si allarga, continuando ad affrontare quotidianamente violenze, espropriazioni e la crescente espansione degli insediamenti in Cisgiordania. (…)” da Aluf Benn sysadmin@mc.haaretz.com.

Etc.

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Mentre, dicevamo, notizie di questo genere diventano sempre più abbondanti, il mondo si stupisce perché gli Iraniani (ma sarebbe meglio chiamarli i Persiani, così si risvegliano in noi ricordi atavici) sono pieni di tanti, ma tanti, missili di ultimissima generazione difficilmente intercettabili da quelli di “ultima”, quali i Patriot USA (ormai più che ventenni).

Missili bene intanati nelle profondità delle montagne, in basi a prova di qualsiasi bomba “Bunker buster” oggi esistente al mondo, da cui escono solo per essere lanciati a guida satellitare (i Persiani ne hanno alcuni in orbita, lanciati alla chetichella negli ultimi anni) per “liquidare” il comando del Mossad, gli impianti di arricchimento dell’uranio israeliani, la villa del Netanyahu in riva al mare, l’abitazione privata di un qualche altro ministro parecchio antipatico in una colonia di CisGiordania, gli aerei cisterna e gli aerei radar USA, etc.

Chiunque abbia visitato la Persia non se ne stupisce per nulla.

E ora vi raccontiamo il perché.

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Un po’ di anni fa il sottoscritto si è trovato ad avere un venerdì libero (equivalente alla nostra domenica) a Tehran e ne ha approfittato per andare a farsi un giro al Museo Nazionale, avendo solo in mente il bassorilievo di “Io, Dario, l’Achemenide!” di liceale ed erodotiana memoria.

Arrivo in taxi con l’autista, simpatico come tutti i Persiani quando sei un ospite, che mi fa: “I’ll be back in three hours. You’ll pay me later”.

Bene. Almeno so che tornerà davvero a riprendermi.

E si entra a comperare il biglietto, come si usa in tutti i musei seri di questo mondo.

Il bigliettaio mi fa un sorriso da orecchia a orecchia, pago “cash” (sempre “cash” in Iran, le sanzioni lo hanno messo fuori dai circuiti tipo Visa o Maestro, non parliamo di BankAmericard…) e lui esce dal suo gabbiotto per farmi da guida.

Era in mimetica e con un mitra a tracolla sulla pancia.

In Persia è decisamente molto più igienico andare da ospite e da amico che in un altro modo…

Piccolo inciso: un’altra volta, non lontano dall’Afghanistan, mi hanno offerto il gelato più buono che abbia mai assaggiato in vita mia ed i pasticcini da parte di una bella signora il cui marito stava a tre passi di distanza dietro di lei… Nelle relazioni sociali verso l’ospite è la donna che comanda. Punto.

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In ogni modo, dopo avere reso omaggio al re dei re Dario, di cui Erodoto parla solo benissimo, il sottoscritto se ne è andato a visitare il resto del museo e si è imbattuto in tante lapidi in greco (Alessandro Magno e i Seleucidi lì se li ricordano ancora) ed in una in cui si vedevano dei personaggi riccioluti che costruivano un ponte.

Erano i prigionieri di guerra romani catturati a Carre che costruivano il tuttora esistente ponte di Isfahan, una specie di anticipazione del famoso film “Il Ponte sul fiume Kwai”…

All’epoca ero riccioluto anche io.

Rimango a meditare su questo bassorilievo e, a un certo punto, sento un bisbiglio dietro di me.

Mi giro e vedo la più classica delle famigliole di Tehran, padre con il figlio maggiore per mano e madre con un altro paio di marmocchi/marmocchie per mano, che stavano guardando il bassorilievo e poi guardavano me, riguardavano il bassorilievo e riguardavano me…

“Italiyia”.

Dico al capofamiglia (qui lo avrei detto, per cortesia, alla signora; là assolutamente no).

Si illumina di immenso, mi sorride, saluta e si allontana dicendo qualcosa alla consorte e alla discendenza.

Non ci vuole molto ad avere capito che ha loro detto: “È proprio uguale”, o un qualcosa di simile.

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Perché vi racconto questo?

Per un molto semplice motivo: per ragioni climatiche noi siamo costruttori di ponti ed i Persiani di acquedotti.

Acquedotti sotterranei, non di superficie come quelli romani che prevedono sempre ponti, tipo quello di Bard in Provenza (o Gallia Narbonense che dir si voglia, datasi volontariamente a Roma un secolo o due prima di Cesare e difesa eroicamente dal democratico Mario – i “cugini” del nord li conoscevano fin troppo bene, come i Coreani del Sud conoscono i “cugini” del nord).

È il momento di introdurvi ai “Qanat” persiani.

Persiani per modo di dire, visto che ce ne sono anche in Sicilia, il più famoso dei quali è il “Qanat gesuitico” (sic) di Palermo.

https://turismo.comune.palermo.it/palermo-welcome-luogo-dettaglio.php?tp=68&det=25&id=204

Però la conoscenza di questi “Qanat” permette di capire molto bene come mai i Persiani stiano rispondendo colpo su colpo (e anche meglio) all’aggressione USA-israeliano.

Questi “dominatori del mondo”, con molta sicumera, hanno pensato che bastasse un colpo “Ashe and hammer” (ascia e martello) con assassinio mafioso dei capi per disgregare la Persia.

Poveri illusi.

Erano almeno venti anni che i Persiani si preparavano a questo scenario e, zitti zitti, hanno sviluppato armi di ultimissima generazione, a basso costo, da intanare dentro le montagne.

In perfetto accordo con la loro tradizione di costruttori di acquedotti…

….sotterranei.

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Anversa, Fiandre Fiamminghe, Belgio – 29.III.2026.

Marco Brusa

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P.S.:

Se volete saperne di più, leggete gli allegati, il sovrascritto non è abituato a copiare.

A fare copiare, sì (anche ad attuali Consiglieri comunali di Milano); ma non gliene ha mai portato niente.

Giovani generazioni, sappiatelo e comportatevi di conseguenza: chi copia non merita rispetto.

[Non è una ammissione amara, è una constatazione di chi non riesce ad andare in pensione perché lo richiamano in continuazione (l’ultima richiamata me la ha fatta una signora cinquantenne… Come si fa a non accettarla?)].

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https://whc.unesco.org/en/list/1506/

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https://www.archcalc.cnr.it/indice/PDF33.2/09_Boccuti_et_al.pdf

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https://www.scintilena.com/i-qanat-il-sistema-idraulico-millenario-delliran/12/08/

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