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IL SUPERMERCATO LA SA LUNGA
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Carrelli della spesa
Segnali di resa
Transumanze su tratturi artificiali
Bottino in mano
All’oplita spartano
In sosta fra le offerte speciali
Carrozze in fila fuori ad aspettare
Il ritorno degli eroi reduci dal razziare
Castellani, sentinelle e doganieri alle casse
Pronti come mercenari a reggere l’assalto delle masse
Il sabato del villaggio
È un altro imballaggio
Stipato nel treno dei desideri
Che all’incontrario va
Nel gioco società
Di riempire in fretta e furia forzieri
Guardale quelle formiche bipedi così attratte dalle briciole
Cadute dalle tavole dei signori come manna dalle nuvole
Mostrano le loro credenziali fra bancali di cose
Per portarli alle loro regine come fossero rose
Da brave operaie
Seguono invisibili rotaie
Dell’ordine naturale della vita
C’è una pistola che aspetta
Ma nessuna ha fretta
Di farla veramente finita
Ciò che compri è urna cineraria promessa di morte futura
Frutta finta acerba che marcisce già nella spazzatura
Le confezioni sono bare in cerca di nuovi cimiteri
Dove dormire il giusto riposo dei guerrieri
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Due per tre
Chi fa da sé fa per tre
Ma qui i conti non tornano mai
Prendi l’ascensore
E ti prende un malore
La nausea è già Padrona di ciò che ora hai
Bottiglie, tovaglie, paccottiglie, cianfrusaglie e frattaglie
Solo l’un per cento ti servirà il resto son memorabilie
Che rimarranno lì a ricordarti l’epica spedizione
In quella facile colonia di conquista a tua disposizione
Cani e gatti
Moderni monatti
Portano via la peste nei bidoni
Lebbrosi coi campanelli
Non fanno i caroselli
Dei nemici dei nemici dell’igiene
E volano giù con le tasche vuote proletarie dai balconi
Nuotando come salmoni
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IL SUPERMERCATO LA SA LUNGA – 2026 – Daria Vanoglio Fratus
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Oggi mi son tolta la voglia di fare la prima visita alla (omissis – il supermercato che la sa lunga.
Entro nel punto vendita di Nembro.
Niente di che alla fine.
Venti corridoi ma le cose son quelle di un banale supermercato.
Certo in confronto al “discount” lì a fianco non c’è paragone, ma quello è un posto tristissimo.
Alla fine spesi dodici euro tra i due posti.
Devo dire però che i supermercati hanno stufato e la mia collezione di lattine di birra è quasi completa.
Tutto gira in quei luoghi lì.
Tutto meccanico, banale, volgare.
Penso che comprerò ancora pochissimo.
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Soldi a parte è insensato.
Diventa tutto imballaggio, ingombro, scarto e rifiuto a seconda dei casi.
Hai appena consumato denaro per comprare che ne devi spendere altro per smaltire.
E se cerchi qualche alternativa più ecologica e sostenibile dei bidoni vari ti arrivano i servizi sociali, specie se ti attenzionano già, a dirti che no, che non va bene, che devi partecipare alla giostra della spazzatura.
Io non ho voglia di partecipare, di buttare via tempo a gestire bidoni.
Per cui smetterò, o quasi, di comprare.
Formiche bipedi che fanno percorsi obbligati come le cavie di laboratorio.
Orribile il consumismo.
A nessuno che venga in mente che è semplicemente folle tutto ciò?
Sono un fattore di produzione e profitto come il salmone che galleggia negli allevamenti in alto mare nella sua merda e fra le frattaglie di pesci morti piene di medicine e agenti chimici.
Compagni di cella anche se lontani.
Depressione totale.
Come prospettiva serale cena con minestra in busta di un supermercato a caso e programmino nostalgico sugli anni ottanta e novanta con sigle di cartoni animati nella pausa fra una battuta di caccia e l’altra nella grande distribuzione.
Una persona saggia e coraggiosa dovrebbe farla finita all’istante.
Tranquilli, ci sarò anche domani.
Non sono abbastanza saggia e coraggiosa.
E poi prima di farla finita mi voglio degradare fumando la mia prima sigaretta.
Tentazione esotica e lontana come un giro al supermercato che la sa lunga.
Non fosse un periodo per me del cazzo avrei già trovato i versi per una poesia a tono, ma mi è restata solo la prosa.
Con i Clash in sottofondo.
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