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Bergamo in Comune | Novembre 29, 2022

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UNA STORIA POCO SIMPATICA: IL BATTAGLIONE “AZOV”

UNA STORIA POCO SIMPATICA: IL BATTAGLIONE “AZOV”

Traduzione in italiano di un articolo pubblicato su Russia Today, del 22 giugno 2022.

Russia Today è un giornale russo “on line” in lingua inglese la cui lettura è stata arbitrariamente ed illegalmente proibita dalla Unione Europea, ma noi (discendenti da ascoltatori di Radio Londra e di Radio Mosca) quando vi troviamo qualcosa di interessante lo pubblichiamo lo stesso.

https://www.rt.com/russia/557589-azov-battalion-documented-crimes/

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È molto interessante come le origini di questa milizia ricalchino quelle delle cosiddette “Tigri di Arkan” nel corso del conflitto jugoslavo di trenta anni fa.

https://www.eastjournal.net/archives/11249

https://it.wikipedia.org/wiki/%C5%BDeljko_Ra%C5%BEnatovi%C4%87

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22 giugno 2022 19:43 – HomeRussia & FSU

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Una storia poco simpatica: la storia del battaglione ucraino neonazista Azov.

Vengono presentati come “eroici difensori”, ma lo sono molto poco; mentre i numerosi crimini di questo reggimento estremista sono ben documentati.

Di Evgeny Norin, uno storico russo incentrato sui conflitti e sulla politica internazionale

La propaganda ucraina ha descritto con lirismi eroici la lunga, ma alla fine senza speranze, resistenza finale del battaglione Azov a Mariupol.

Ad aggiungere ulteriore pathos a questa storia sentimentale sono state le disperate richieste di aiuto da parte dei comandanti delle unità intrappolate nelle viscere della fabbrica Azovstal e le fotogeniche giovani mogli degli assediati che supplicavano Papa Francesco in Vaticano.

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Tuttavia, un osservatore attento dovrebbe anche interrogarsi sull’abbondanza di tatuaggi nazisti che adornano i prigionieri di guerra del battaglione.

I combattenti della milizia di Donetsk si sono persino inventati una gara su chi ha catturato il “maggior numero di pirati e di elettricisti”, facendo riferimento ai numerosi individui marcati sulla loro pelle con teschio e tibie incrociate o i “dardi” della sigla SS – i simboli ampiamente riconoscibili dei Totenkopf e delle SchutzStaffel.

I media occidentali hanno fatto di tutto per affermare che le persone coperte da tatuaggi nazisti non sono neonazisti.

Tuttavia, si è visto come l’utilizzo di simboli “sportivi” legati all’odioso Terzo Reich di Adolf Hitler non sia nemmeno vicino all’essere il peggiore dei crimini commessi da Azov.

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La storia di questo battaglione è anteriore all’attuale conflitto in Ucraina.

Tra il 2005 e il 2010 il governatore della regione di Kharkov, il principale polo industriale dell’Ucraina nord-orientale, è stato Arsen Avakov.

Durante il mandato di Avakov in carica, il nazionalista Andrey Biletsky, noto come “White Ruler”, è diventato molto attivo nell’area.

I due erano stati stretti conoscenti durante gli anni dell’università.

Nel 2005 Biletsky ha fondato un’organizzazione ultranazionalista, The Patriot of Ukraine, composta principalmente da aggressivi tifosi ultrà di calcio e da criminali di basso livello del tipo “Hooligans”.

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Secondo i media, il movimento non si è preoccupato di fare molto di patriottico, ma ha preferito impegnarsi in varie attività semilegali e oscure.

Biletsky è anche finito in prigione, non per ragioni politiche ma piuttosto per puro e semplice teppismo.

Dopo il colpo di stato a Kiev sostenuto dall’Occidente di Maidan del 2014, Biletsky è stato liberato in quanto prigioniero “politico” del governo decaduto di Viktor Yanukovich.

Ha usato il suo legame con Avakov, che era diventato il nuovo Ministro degli Interni dell’Ucraina, per istituire un battaglione di difesa territoriale per combattere nell’est del paese.

Quest’ultimo è diventato noto come “Battaglione Azov”.

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Nell’Ucraina orientale, le proteste della popolazione nelle regioni di Donetsk e Lugansk contro il “golpe” Maidan si sono intensificate fino a una ribellione armata aperta e il battaglione di Biletsky, appena formato, è stato incaricato di reprimerla.

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A differenza di molte altre unità volontarie della difesa territoriale, Azov ha avuto una impostazione ideologica molto chiara fin dall’inizio.

È un’organizzazione di estrema destra che accoglie tutti le varianti neonaziste, da quelle in doppiopetto a quelle più radicali.

I militanti Azov sono stati da subito noti per la loro ossessione verso i rituali pagani ed erano considerati essere dei mostri dalle unità militari regolari.

Questo, tuttavia, era quanto rendeva più il battaglione adatto al compito di repressione.

Essendo fanatici, queste persone non hanno esitato a uccidere.

Prima che fosse istituita la milizia del Donbass, Azov ha ucciso numerosi attivisti filo-russi.

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Questi atti di terrorismo individuale avevano una filosofia alle spalle: “Basta uccidere una cinquantina di ‘vatnik’ {un termine peggiorativo usato per coloro che hanno simpatie filo-russe} in ogni città per porre fine alla ribellione”, come ha detto uno dei militi del battaglione.

Il 13 giugno 2014, Azov ha messo in pratica questo motto sconfiggendo, facendo parte di un gruppo di combattimento più ampio, una piccola unità della milizia popolare del Donbass a Mariupol.

Il battaglione Azov è stato in grado di schierare alcuni reparti pronti al combattimento e diversi cannoni autocarrati, mentre la milizia a Mariupol era debole e scarsamente armata.

Cinque ribelli sono stati uccisi.

I servizi di sicurezza Azov e ucraini non hanno esitato ad aprire il fuoco sui civili nella situazione di stallo di Mariupol.

Esiste un video che mostra gli ucraini che feriscono e uccidono diverse persone disarmate a colpi di arma da fuoco: una delle vittime è “armata” con una sedia di plastica.

Tuttavia, poiché non faceva parte dell’esercito (almeno formalmente) il Battaglione Azov raramente si è impegnato in operazioni di combattimento vere e proprie.

Nell’estate del 2014, un piccolo gruppo di suoi militi ha attaccato la città di Ilovaisk e, nell’inverno del 2015, Shirokino un villaggio situato sulla costa del Mar d’Azov, dove hanno agito insieme ad ufficiali dell’esercito ucraino che, in seguito, hanno raccontato che il battaglione aveva dato l’impressione di essere un’unità indisciplinata, difficile da gestire.

Quindi, fino al 2022, Azov non aveva una seria esperienza di combattimento di cui potesse vantarsi.

Tuttavia, essendo fedeli seguaci dell’ideologia nazionalista ucraina, i militi di Azov – che a quel punto è stato trasformato in reggimento – hanno giocato in seguito un ruolo significativo nel conflitto con la Russia.

Nel frattempo, intorno ad Azov è sorto un movimento nazionalista a tutti gli effetti, caratterizzato da una serie di diversi gruppi autonomi.

Alla fine Biletsky ha finito per dimettersi da comandante e ha cominciato a cercare di integrare il reggimento nella Guardia nazionale ucraina, pur mantenendo l’impostazione ideologica dell’unità.

Questo viene ad essere confermato dal gran numero di simboli ed emblemi nazisti trovati sui militi catturati e nelle caserme del reggimento conquistate durante i l combattimenti.

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La prova della vera natura dell’Azov, tuttavia, è molto più visibile nei rapporti dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, per non parlare dei resoconti di cronaca nera.

Fin dall’inizio, Azov è stato spesso trovato dentro alcuni degli eventi e delle storiacce più oscure e cupe di Ucraina, a causa del suo stato speciale non ufficiale e dello stato dei “vatnik” che erano di fatto fuorilegge in Ucraina e privi di protezione legale.

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Inizialmente, questa unità ha attirato persone dal dubbio passato.

Ad esempio è stato in questo battaglione che hanno prestato servizio gli assassini degli attivisti filo-russi Aleksey Sharov e Artyom Zhudov.

https://www.theguardian.com/world/2014/mar/20/ukraine-nationalist-attacks-russia-supporters-kremlin-deaths

I due uomini sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco in scontri di strada a Kharkov il 14 marzo 2014, prima che scoppiasse il conflitto armato nel Donbass.

I loro assassini non sono mai stati identificati, non conosciamo i loro nomi ma sappiamo che gli attivisti sono stati uccisi da colpi sparati dall’ufficio di “The Patriot of Ukraine”, mentre passavano proprio di fronte ad esso.

https://en.wikipedia.org/wiki/Patriot_of_Ukraine

I rapporti delle Nazioni Unite affermano che nel maggio 2014, dopo una breve scaramuccia, un civile di nome Vladimir Lobach è stato assassinato vicino alla città di Poltava dai combattenti del battaglione Azov.

I suoi assassini hanno minacciato gli agenti di polizia arrivati ​​sulla scena del crimine e poi sono fuggiti indisturbati.

Nel giugno di quell’anno, i militi Azov a Mariupol hanno rapito un giornalista locale di nome Sergey Dolgov, che simpatizzava per l’idea di trasformare l’Ucraina in uno stato federale.

A tutt’oggi non si sa nulla di che fine abbia fatto quest’uomo.

https://en.wikipedia.org/wiki/Sergei_Dolgov

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Probabilmente il crimine più contorto di Azov, come riportato dal Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, è stato lo stupro di gruppo di un malato di mente da parte di circa dieci membri del battaglione nel 2014.

La vittima è stata ricoverata in ospedale con gravi traumi fisici e psicologici

L’incidente non è mai stato investigato e gli autori non sono mai stati assicurati alla giustizia.

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Il battaglione Azov ha una lunga storia di crimini e di reati di ogni tipo, dalle molestie agli omosessuali, ai saccheggi in zona di guerra, alla tortura e all’omicidio.

Secondo le testimonianze delle vittime, lo scenario più comune di solito prevede il rapimento di una persona a caso e il trasferimento in un luogo sotto il controllo del reggimento.

In questo luogo la vittima viene torturata e costretta a confessare di essere un membro di un gruppo di ribelli.

Successivamente, la persona viene consegnata alla SBU, il servizio di sicurezza ucraino.

Inoltre, secondo i resoconti di alcune vittime sopravvissute, gli ufficiali della SBU sono spesso presenti alle torture.

Ad esempio, nel maggio 2017 a Mariupol, i militi Azov hanno usato torture e minacce per costringere una donna a firmare un verbale di interrogatorio in cui era scritto il suo coinvolgimento in un gruppo ribelle.

La confessione è stata filmata con la telecamera e la donna è stata spogliata a forza per essere successivamente ceduta alla SBU.

In un altro caso, un uomo ha riferito di essere stato sottoposto a tortura con scosse elettriche, con fili attaccati ai suoi genitali.

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Nella regione di Zaporozhye, i combattenti dell’Azov hanno rapito una donna, le hanno legato mani e piedi con fascette da elettricista, l’hanno presa a calci, l’hanno colpita con i calci dei fucili, le hanno infilato aghi sotto le unghie e hanno minacciato di violentarla.

Un uomo detenuto alla fine di gennaio 2015 ha riferito di essere stato torturato con privazione di ossigeno e scosse elettriche.

Dopo un’intera settimana di questa prova, è stato consegnato alla SBU e “formalmente” arrestato.

L’ONU ha pubblicato registrazioni di numerosi incidenti simili, ma è certo che queste registrazioni rappresentano solo una parte di quanto è realmente accaduto.

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Questa particolare connessione tra i neonazisti e la SBU è tutt’altro che una coincidenza.

Grazie al battaglione Azov, i servizi di sicurezza ucraini hanno trovato un modo perfetto per dimostrare al loro governo di aver saputo annientare le “cellule terroristiche” filo-russe a Mariupol e nell’Ucraina orientale, anche se tali gruppi non erano realmente presenti.

La maggior parte dei veri ribelli e dei loro simpatizzanti erano fuggiti nei territori controllati dai ribelli, o almeno avevano saputo tenere la bocca chiusa a proposito della loro fedeltà al regime.

Eppure, in qualche modo, il reggimento nazionalista è sempre stato in grado di catturare un giusto numero di “traditori”, così che la loro attività, almeno sulla carta, sembrasse idonea.

Anche se il grosso delle forze del battaglione Azov è stato sconfitto e si è arreso a Mariupol, un gruppo significativo di nazionalisti rimane latitante.

Ad esempio, la “Unità Kraken”, che agisce a Kharkov ed opera come una unità speciale del battaglione Azov.

Negli ultimi mesi i combattenti di questo nuovo reparto nazionalista si sono già coperti di infamia per aver sparato alle gambe di prigionieri di guerra russi e filmando questa azione.

In breve, il Battaglione Azov è, nonostante tutti gli sforzi occidentali e ucraini per descriverli come eroici difensori della libertà, il gruppo più odioso che abbia operato nel Paese dal 2014.

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Evgeniy Norin

Storico russo che ha approfondito le guerre e la politica internazionale della Russia

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Dello stesso autore:

http://www.bergamoincomune.it/le-radici-storiche-della-crisi-del-donbass/

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Le dichiarazioni, le opinioni e le opinioni espresse in questa colonna sono esclusivamente quelle dell’autore e non rappresentano necessariamente quelle di RT.

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Testo originale in inglese:

22 Jun, 2022 19:43 – HomeRussia & FSU

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Not worth your sympathy: The story of Ukraine’s neo-Nazi Azov battalion

Much less than the heroic defenders they are made out to be, the extremist regiment’s many crimes are well documented

By Evgeny Norin, a Russian historian focused on conflicts and international politics

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Not worth your sympathy: The story of Ukraine’s neo-Nazi Azov battalion

Ukrainian propaganda has elevated the Azov Battalion’s protracted but ultimately doomed final stand, in Mariupol, to heroic proportions. Adding further pathos to this sentimental story were the desperate calls for help from the commanders of the units entrapped in the bowels of the Azovstal factory and the photogenic young wives of the besieged fighters pleading with Pope Francis at the Vatican.

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Yet, an observant eye could also wonder about the abundance of Nazi tattoos adorning the battalion’s POWs. The fighters of the Donetsk militia even came up with a joke about capturing “large numbers of pirates and electricians” in reference to the numerous individuals with the skull and crossbones and SS bolts – the widely recognizable Totenkopf and Schutzstaffel symbols – emblazoned on their skin.

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Western media has been bending over backwards trying to explain how people covered in Nazi tattoos are not neo-Nazis. However, it turns out that sporting symbols related to Adolf Hitler’s odious Third Reich is not even close to being the worst of the crimes committed by the Azov.

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The battalion’s history pre-dates the current conflict in Ukraine. Between 2005 and 2010, the governor of the Kharkov Region, the major industrial hub of northeastern Ukraine, was Arsen Avakov. During Avakov’s tenure in office, nationalist Andrey Biletsky, known as the White Ruler, became very active in the area. The two were close acquaintances during Biletsky’s university years. In 2005, he founded an ultranationalist organization, The Patriot of Ukraine, which mostly consisted of aggressive football fans and low-level criminals of the street fighter variety.

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According to media reports, the movement didn’t bother doing much that was patriotic but preferred involving itself in various semi-legal and shadowy activities. Biletsky ended up doing some jail time, though not for political reasons, but rather for plain and simple hooliganism.

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After the 2014 Western-backed Maidan coup in Kiev, Biletsky was set free as a ‘political’ prisoner of the fallen Viktor Yanukovich government. He used his connection to Avakov, who by then had become Ukraine’s new minister of the interior, to set up a territorial defense battalion to fight in the east of the country. This became known as the Azov.

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In Eastern Ukraine, the protests of locals in the Donetsk and Lugansk regions against the Maidan movement escalated to an armed rebellion, and Biletsky’s newly formed battalion was tasked with suppressing it.

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Unlike many other territorial defense volunteer units, the Azov had a very distinct ideological flavor from the very start. It was a far-right organization that welcomed all sorts of neo-Nazis ranging from mild to radical ones. The Azov fighters were known for their obsession with pagan rituals and were considered freaks by regular military units.

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That, however, was what made the battalion a good fit for the task. Being fanatics, these people did not shy away from killing. Before the Donbass militia was established, the Azov carried out killings of a number of pro-Russian activists.

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These acts of individual terror had a philosophy behind them. “It will suffice to kill about fifty ‘vatniks’ {a pejorative term used for those with pro-Russian sympathies} in every town to put a stop to all this,” as one of the fighters with the battalion put it. On June 13, 2014, Azov put this motto into practice by defeating, as part of a larger combat group, a small unit of the Donbass people’s militia in Mariupol. The Azov Battalion was able to put forward quite a few combat-ready soldiers and several gun trucks, while the militia in Mariupol was weak and poorly armed. Five insurgents were killed. The Azov and Ukrainian security services did not hesitate to open fire on local civilians in the Mariupol standoff. There is a video showing the Ukrainians wounding and killing several unarmed people by gunfire. One of the victims is ‘armed’ with a plastic chair.

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However, because it was not part of the army – at least formally – the Azov Battalion rarely engaged in actual combat operations. In the summer of 2014, a small group of its fighters attacked the town of Ilovaisk, and in the winter of 2015 they launched an assault on Shirokino, a village located on the Azov Sea coast, where they interacted with officers from the Ukrainian Army who later recounted that the battalion had left the impression of an undisciplined unit, one that was hard to deal with.

So, until 2022, Azov had no serious combat record of which it could boast. However, being stalwart followers of Ukrainian nationalist ideology, fighters of the Azov – which was by then transformed into a regiment – later played a significant role in the conflict with Russia. Meanwhile, a full-fledged nationalist movement featuring an array of diverse groups of nationalists had sprung up around Azov. Biletsky ended up eventually stepping down as commander and worked to integrate the regiment into Ukraine’s National Guard, while keeping the ideological slant of the unit. This ended up being confirmed by the large number of Nazi symbols and paraphernalia found on the captured fighters and in the regiment’s barracks seized during combat.

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The evidence of the Azov’s true nature, however, is much more visible in the reports by the UN High Commissioner for Human Rights, not to mention the crime news. Right from the start, Azov was often found in the midst of some of the darkest and grimmest events and news stories in Ukraine, because of its unofficial special status and the status of ‘vatniks’ who were de facto outlawed in Ukraine.

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Initially, the unit attracted people of vague and dubious backgrounds. For example, it was in this battalion that the killers of pro-Russian activists Aleksey Sharov and Artyom Zhudov served. The two men were shot dead in street clashes in Kharkov on March 14, 2014 – even before the armed conflict broke out in the Donbass. Their killers were never identified – we don’t know their names, but we know that the activists were shot from the office of The Patriot of Ukraine, while they were standing right in front of it.

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The UN reports said that in May 2014, after a short skirmish, a civilian named Vladimir Lobach was murdered near the city of Poltava by Azov Battalion fighters. His killers threatened the police officers who arrived at the crime scene and then simply fled. In June of that year, Azov soldiers in Mariupol abducted a local newspaper editor and journalist named Sergey Dolgov, who sympathized with the idea of federalizing Ukraine. Nothing is known about this man’s whereabouts up to this day.

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Arguably Azov’s most twisted crime, as reported by the UN Commissioner for Human Rights, was the gang rape of a mentally ill man by about 10 members of the battalion in 2014. The victim was hospitalized with severe physical and psychological trauma. The incident wasn’t investigated, and the perpetrators were never brought to justice.

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The Azov Battalion has a long record of crimes and offenses of all kinds, from harassment of homosexuals and cases of looting in a war zone, to torture and murder. According to the testimonies of victims, the most common scenario usually involved a random person being kidnapped and taken to a location belonging to the regiment. There, the victim would be tortured and forced to confess to being a member of an insurgent group. After that, the person would be handed over to the SBU, Ukraine’s security service. Moreover, according to victims’ reports, SBU officers were often present at the torture sessions.

For example, in May 2017 in Mariupol, Azov fighters used torture and threats to force a woman to sign an interrogation protocol they had written about her alleged involvement in an insurgent cell. The confession was filmed on camera, and the woman was forcibly stripped naked. Later, she was handed over to the SBU. In another case, a man reported having been subjected to electric shock torture, with wires attached to his genitals.

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In the Zaporozhye Region, Azov fighters abducted a woman, had her hands and feet bound with cable ties, kicked her, hit her with rifle stocks, shoved needles under her fingernails and threatened to rape her. A man detained in late January 2015 reported being tortured by oxygen deprivation and electric shocks. After an entire week of this ordeal, he was handed over to the SBU and ‘formally’ arrested. The UN has published records of numerous similar incidents, but it’s safe to say these records amount to only a portion of what actually took place.

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This peculiar connection between the neo-Nazis and the SBU is far from a coincidence. Thanks to the Azov Battalion, the Ukrainian security services found the perfect way of proving to their government that they had been successful in dealing with the pro-Russian ‘insurgent cells’ in Mariupol and Eastern Ukraine – even if such organizations were not actually there.

Most of the real insurgents and their sympathizers had fled to the territories held by the rebels, or at least kept their mouths shut about their allegiances. Yet, somehow, the nationalist regiment was always able to capture the proper number of ‘traitors’, so that their performance, on paper, looked good.

Even as the bulk of the Azov Battalion’s forces have been defeated and have surrendered in Mariupol, a significant group of nationalists remains at large. For example, the Kraken unit, which was formed in Kharkov, serves as a special forces unit under the Azov Battalion. In recent months, the fighters of this newly formed regiment have already gained infamy for shooting Russian prisoners of war in their legs and filming it on camera.

In short, the Azov Battalion is, despite all the Western and Ukrainian efforts to portray them as heroic defenders of freedom, the most odious group to have operated in the country since 2014.

The statements, views and opinions expressed in this column are solely those of the author and do not necessarily represent those of RT.

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By Evgeniy Norin, a Russian historian focused on Russia’s wars and international politics

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