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SOTTOCOSTO!
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Alcune considerazioni “di pelle” sull’evento di Firenze.
A caldo e senza alcuna pretesa di esaustività.
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Tanto per incominciare: questa NON è una perizia, non si fanno perizie basandosi su foto e su filmati diffusi dai mezzi di informazione.
Però si è avuta la forte impressione (si ripete: impressione, non parere professionale) di avere visto del cemento armato con ferri di armatura non sufficienti che non hanno resistito alla sollecitazione composita esterna.
In quanto è stato diffuso dai mezzi di informazione e dal “Tam Tam” su internet, i ferri visibili dell’armatura della trave incriminata sono lucidi o “neri” e questo significa che sono nuovi e non deteriorati e non se ne sono visti di chiaramente tranciati per sollecitazione superiore al limite di snervamento.
Però molti hanno delle estremità “strane”: non ritorte per aggrapparsi meglio al conglomerato cementizio (come è buona tecnica), ma tagliate rettilinee con taglio evidente da cesoia, vale a dire volutamente realizzato in fase di fabbricazione.
Viene comunque da ipotizzare (si ripete: ipotizzare, non affermare) che il collasso sia dovuto a “difetti” nella costruzione della trave o delle mensole di appoggio più che ad errori di montaggio e non è possibile ipotizzare se questi possibili “difetti” derivino dalla progettazione o dalla fabbricazione.
Le ipotesi ora enunciate sopra, insieme a tutte le altre che saranno presentate, sono argomenti di inchiesta su cui chi ne riceverà l’onere dovrà investigare e, dopo perizia completa, arrivare a delle conclusioni.

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Tuttavia, se non è possibile fare a distanza considerazioni professionali, è possibilissimo, lecito e a dir poco doveroso farne di “politiche”.
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A proposito di questo cantiere di Firenze e dei padroni che massimizzano i profitti risparmiando sui materiali, sui tempi di installazione e sulla sicurezza (quella vera, non quella dei C&C, Cialtroni & Ciarlatani, che blaterano di paura per le strade la sera, di telecamere, di polizia, di esercito nelle strade, etc.), leggiamo su un quotidiano di importanza nazionale che: “Intanto gli inquirenti devono accertare se i lavoratori potevano stare sotto mentre veniva montata la trave”.
Si tratta di un esempio da manuale di manipolazione mediatica e di disinformazione voluta.
Lo sa persino l’ultimo degli apprendisti extra-comunitari senza permesso di soggiorno ed assunto in nero che nessuno deve stare sotto i carichi sospesi, nei cantieri e in ogni altro luogo di lavoro.
È pure obbligatorio mettere un cartello con riportato questa proibizione e, se necessario e in tutti i casi se il carico sospeso aggetta su luogo di pubblico passaggio, recintare l’area.
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La sola cosa di cui si deve avere veramente paura è l’ignoranza.
Soprattutto se è padronale, oltre che dei corrotti lacchè.
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Non si hanno informazioni dirette, ma tre eventi sono talmente probabili in quel cantiere da potere essere considerati come assodati all’atto pratico:
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Le norme di sicurezza erano applicate in un modo che, eufemisticamente parlando, si può solo definire come “allegrotto”.
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Il “Presto! Presto! Presto!” era la regola principale che veniva applicata.
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Il “sottocosto”, o “taglio dei costi” che dir si voglia, era il postulato alla base di tutto.
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Dopo quaranta anni di attività come ingegnere e come capo-commessa il sottoscritto può testimoniare, che l’ignorantissimo e deleterio “Presto! Presto! Presto!” è tipico dei padroni imbecilli, dei contabili imbecilli e dei dirigenti imbecilli.
Insomma è tipico di tutti i caporali che non lavorano e che pretendono di comandare.
(Vedansi anche gli attuali progetti ferroviari bergamaschi in cui atti dovuti sono stati soprasseduti andando un po’ tanto sull’allegrotto, o sull’energumeno che dir si voglia).
Per essere realizzate bene tutte le attività di fabbricazione/costruzione devono essere svolte “nel tempo che ci vuole” e “a ritmo diesel” (e vadano a farsi friggere i pseudo-ambientalisti che ne parlano male), vale a dire senza perdere tempo e senza pretendere accelerazioni impossibili.
Gli ignoranti, oggi predominanti, sono ossessionati dai “tempi di investimento”, dal “ridurre i costi” e dal “portare ai Caraibi o alle Antille” l’extra-utile che così si ottiene nel breve periodo.
I risultati nel lungo periodo sono quelli di Firenze, dove ormai l’investimento è andato per rane e quel supermercato sarà sempre considerato “maledetto” dalla potenziale clientela.
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Chi più spende (nei costi diretti), meno spende (considerando anche i costi indiretti).
Questa è la regola che ogni capo-commessa serio conosce.
E che vadano a ranare (e in questo caso anche in galera) i caporali del “Presto! presto! Presto!”.
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