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Bergamo in Comune | Aprile 22, 2024

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SOTTOCOSTO!

SOTTOCOSTO!

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Alcune considerazioni “di pelle” sull’evento di Firenze.

A caldo e senza alcuna pretesa di esaustività.

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Tanto per incominciare: questa NON è una perizia, non si fanno perizie basandosi su foto e su filmati diffusi dai mezzi di informazione.

Però si è avuta la forte impressione (si ripete: impressione, non parere professionale) di avere visto del cemento armato con ferri di armatura non sufficienti che non hanno resistito alla sollecitazione composita esterna.

In quanto è stato diffuso dai mezzi di informazione e dal “Tam Tam” su internet, i ferri visibili dell’armatura della trave incriminata sono lucidi o “neri” e questo significa che sono nuovi e non deteriorati e non se ne sono visti di chiaramente tranciati per sollecitazione superiore al limite di snervamento.

Però molti hanno delle estremità “strane”: non ritorte per aggrapparsi meglio al conglomerato cementizio (come è buona tecnica), ma tagliate rettilinee con taglio evidente da cesoia, vale a dire volutamente realizzato in fase di fabbricazione.

Viene comunque da ipotizzare (si ripete: ipotizzare, non affermare) che il collasso sia dovuto a “difetti” nella costruzione della trave o delle mensole di appoggio più che ad errori di montaggio e non è possibile ipotizzare se questi possibili “difetti” derivino dalla progettazione o dalla fabbricazione.

Le ipotesi ora enunciate sopra, insieme a tutte le altre che saranno presentate, sono argomenti di inchiesta su cui chi ne riceverà l’onere dovrà investigare e, dopo perizia completa, arrivare a delle conclusioni.

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Tuttavia, se non è possibile fare a distanza considerazioni professionali, è possibilissimo, lecito e a dir poco doveroso farne di “politiche”.

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A proposito di questo cantiere di Firenze e dei padroni che massimizzano i profitti risparmiando sui materiali, sui tempi di installazione e sulla sicurezza (quella vera, non quella dei C&C, Cialtroni & Ciarlatani, che blaterano di paura per le strade la sera, di telecamere, di polizia, di esercito nelle strade, etc.), leggiamo su un quotidiano di importanza nazionale che: “Intanto gli inquirenti devono accertare se i lavoratori potevano stare sotto mentre veniva montata la trave”.

Si tratta di un esempio da manuale di manipolazione mediatica e di disinformazione voluta.

Lo sa persino l’ultimo degli apprendisti extra-comunitari senza permesso di soggiorno ed assunto in nero che nessuno deve stare sotto i carichi sospesi, nei cantieri e in ogni altro luogo di lavoro.

È pure obbligatorio mettere un cartello con riportato questa proibizione e, se necessario e in tutti i casi se il carico sospeso aggetta su luogo di pubblico passaggio, recintare l’area.

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La sola cosa di cui si deve avere veramente paura è l’ignoranza.

Soprattutto se è padronale, oltre che dei corrotti lacchè.

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Non si hanno informazioni dirette, ma tre eventi sono talmente probabili in quel cantiere da potere essere considerati come assodati all’atto pratico:

  1. Le norme di sicurezza erano applicate in un modo che, eufemisticamente parlando, si può solo definire come “allegrotto”.

  2. ⁠Il “Presto! Presto! Presto!” era la regola principale che veniva applicata.

  3. Il “sottocosto”, o “taglio dei costi” che dir si voglia, era il postulato alla base di tutto.

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Dopo quaranta anni di attività come ingegnere e come capo-commessa il sottoscritto può testimoniare, che l’ignorantissimo e deleterio “Presto! Presto! Presto!” è tipico dei padroni imbecilli, dei contabili imbecilli e dei dirigenti imbecilli.

Insomma è tipico di tutti i caporali che non lavorano e che pretendono di comandare.

(Vedansi anche gli attuali progetti ferroviari bergamaschi in cui atti dovuti sono stati soprasseduti andando un po’ tanto sull’allegrotto, o sull’energumeno che dir si voglia).

Per essere realizzate bene tutte le attività di fabbricazione/costruzione devono essere svolte “nel tempo che ci vuole” e “a ritmo diesel” (e vadano a farsi friggere i pseudo-ambientalisti che ne parlano male), vale a dire senza perdere tempo e senza pretendere accelerazioni impossibili.

Gli ignoranti, oggi predominanti, sono ossessionati dai “tempi di investimento”, dal “ridurre i costi” e dal “portare ai Caraibi o alle Antille” l’extra-utile che così si ottiene nel breve periodo.

I risultati nel lungo periodo sono quelli di Firenze, dove ormai l’investimento è andato per rane e quel supermercato sarà sempre considerato “maledetto” dalla potenziale clientela.

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Chi più spende (nei costi diretti), meno spende (considerando anche i costi indiretti).

Questa è la regola che ogni capo-commessa serio conosce.

E che vadano a ranare (e in questo caso anche in galera) i caporali del “Presto! presto! Presto!”.

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Da rimarcare anche come la popolazione residente avesse richiesto che l’area dell’attuale cantiere (ex-caserma dismessa e probabilmente anche ex-cantiere ormai) venisse destinata al servizio della popolazione stessa e, se possibile, a parco.

Orecchie da mercante da parte del Comune di Firenze, sempre affamato di oneri di urbanizzazione e che aveva già destinato l’area alla costruzione di un grattacielo: progetto abortito per il fallimento del “privato che ci doveva mettere i soldi”.

La comparsa degli attuali nuovi committenti ha permesso al Comune di Firenze il salvataggio degli oneri di urbanizzazione…

La questione degli Enti Pubblici che sono stati ridotti ad essere dei morti di fame, senza entrate sufficienti per svolgere i loro compiti nei confronti della popolazione, è una brutta questione che è ora di affrontare senza continuare a negarne l’esistenza.

In Italia tutti i Comuni, tranne quelli delle località turistiche che incassano l’IMU sulle seconde case, hanno problemi seri di bilancio, sono “obbligati” ad inseguire le speculazioni degli investitori privati per ricavarne almeno i conseguenti oneri di urbanizzazione e la popolazione residente, anche se regolarmente tartassata dallo Stato, viene ad essere di fatto esclusa e a perdere la possibilità di essere ascoltata per decidere gli sviluppi dell’urbanistica.

Tanto per parlare di casa nostra, questo fenomeno a Bergamo è particolarmente evidente.

Basta pensare al Parco Ovest II e alle edificazioni (supermercato incluso) che l’amministrazione comunale vuole a tutti i costi farvi realizzare, nonostante l’opposizione dei residenti: situazione molto simile a quella della ex-caserma di Firenze (con la differenza che colà si tratta di un’area dismessa, qui di un’area di rilevante importanza ambientale. Sempre i più bravi i fautori della “Bergamaschicità”…).

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Da ultime due considerazioni sul giro di sub-appalti e sui lavoratori in nero e senza nemmeno il permesso di soggiorno.

Il giro dei sub-appalti porta con sé anche la responsabilità della sicurezza, vale a dire che ogni sub-appaltato deve avere un “Preposto” e (in conformità a: Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81; Decreto legislativo 4 maggio 2023, n. 48; Legge 3 luglio 2023, n. 85 e Decreto Presidente Repubblica 14 settembre 2011, n. 177) personale addestrato con attestati dei corsi di formazione prescritti.

Sarà anche solo una impressione ma, vista la presenza di lavoratori in nero e secondo le parole dello stesso Procuratore della Repubblica di Firenze di “persone prive di permesso di soggiorno”, non si crede molto probabile che le normative obbligatorie sopra citate siano state, per dirla con un eufemismo, rispettate alla lettera.

In una parola, siamo in presenza di uno di quegli eventi in cui le responsabilità penali che la Magistratura sta investigando non devono essere ricercate solo nel ginepraio, più o meno inestricabile, delle scatole cinesi dei sub-appalti e della conseguente difficilmente ricostruibile responsabilità teorica relativa alla sicurezza.

In casi come questo i committenti fanno sempre finta di non c’entrare nulla e il disco rotto che viene ripetuto è: “Abbiamo appaltato tutto. Che responsabilità abbiamo noi?”.

I committenti hanno la responsabilità di avere messo in azione un appalto, con conseguente giro di sub-appalti, in cui la sicurezza si è persa per strada e non si capirà più bene di chi avrebbe dovuto essere a carico (in questi casi è sempre presente la possibilità che persino a qualcuno dei morti siano attribuite colpe, non volendole attribuire a chi le porta per davvero).

E, soprattutto, è evidente che i committenti hanno la responsabilità di essere sempre stati presenti ad attivare il “Presto! Presto! Presto!” (e quindi ad ingerire direttamente nelle attività di cantiere, altro che appalto esternalizzato) e non a fare in modo che i lavori venissero svolti “secondo la buona tecnica e nel tempo che ci vuole”.

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È anche tra i committenti che si devono cercare le responsabilità dell’oggettiva mancanza di sicurezza nel cantiere di Firenze.

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Bergamo, 21.II.2024

ing. Marco Brusa

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