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Bergamo in Comune | Novembre 29, 2022

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NATO, EU, COSA PUBBLICA SPARITA E INCREMENTI BOLLETTE

NATO, EU, COSA PUBBLICA SPARITA E INCREMENTI BOLLETTE

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Nelle ultime settimane buona parte degli Europei e tutti gli Italiani hanno avuto la sorpresa di vedersi più che raddoppiare il costo del gas naturale e di trovarsi aumenti anche superiori nelle bollette dei servizi di prima necessità.

Contestualmente si assiste alle associazioni padronali che sbraitano di aumentare ancora quella da loro definita “insufficiente flessibilità nei contratti di lavoro” e che non vanno fatte operazioni “fuori dalle regole del mercato”, mentre l’amministratore delegato di Stellantis (ex-Fiat + Peugeot) dichiara, pacifico pacifico, in una recente intervista che gli stipendi italiani sono i più bassi d’Europa.

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In queste note non abbiamo intenzione di fare un discorso sul mondo del lavoro, anche se questo argomento è al giorno d’oggi spaventosamente importante, ma desideriamo effettuare una breve analisi del perché di colpo nel nostro mondo si sta realizzando che i rischi di una carestia, non solo energetica, stanno diventando consistenti.

Effettuiamo una ricostruzione di quanto è avvenuto nell’ultimo anno.

Fino a poco tempo fa il mercato dell’energia funzionava in base ai cosiddetti “contratti a lungo termine”, vale a dire secondo le norme della buona prassi di acquisto: gli acquisti ed i relativi prezzi di vendita vengono decisi in anticipo e le consegne scaglionate in un tempo piuttosto lungo; il venditore programma le proprie attività per rispettare gli obblighi verso il compratore.

Nel 2020, in seguito alla recessione e all’abbassamento dei prezzi indotti dalla pandemia, il cosiddetto “Mercato neo-liberista” (concetto pessimo, analogo e speculare, per chi se lo ricorda, al “Popolo sovietico” di brezneviana memoria) per tutta una serie di motivi di cui, comunque, il principale è stato la “furbizia” (nel senso proprio di: “Come siamo furbi noi!”), ha deciso di abbandonare le buone pratiche di acquisto e di passare ai cosiddetti “contratti a spot”.

Questi contratti prevedono di effettuare acquisti con pagamento quasi immediato solo all’ultimo momento, nelle intenzioni dei loro ideatori per sfruttare gli abbassamenti di prezzo che si verificano quando, verso la fine del tempo di contrattazione, i venditori hanno merce invenduta di cui sbarazzarsi.

Nel 2020 con la crisi dovuta alla pandemia questa furbata… (Oooops! Pardon. Si dice “strategia di mercato”) ha funzionato. Nel 2021 con la ripresa in atto proprio per niente.

Sono così avvenuti due fenomeni negativi per i consumatori europei:

  • Nel corso della primavera-estate 2021 non sono stati riempiti i depositi sotterranei nell’Unione Europea.

  • Le navi di Gas Naturale Liquefatto (LNG) in partenza dai paesi produttori sono state acquistate in massa da acquirenti asiatici che hanno fatto offerte più alte.

https://it.sputniknews.com/20211223/putin-russia-ha-avvertito-leuropa-dei-rischi-della-rinuncia-ai-contratti-a-lungo-termine-sul-gas-14305790.html

Da notare che in Asia la cosiddetta transizione alle “emissioni energetiche zero” viene effettuata molto più seriamente e proficuamente che nel cosiddetto Occidente. Non vengono stabilite demagogiche scadenze fisse, obbligatorie, assai poco credibili e quasi sempre rimangiate, come invece fa a raffica l’Unione Europea, ma viene stabilito un percorso con una serie di passi da effettuare in sequenza nel tempo che ci vuole.

Ad esempio, in Cina è in atto la transizione da carbone e petrolio a gas naturale e, solo in seguito, ad energia elettrica da fonti più o meno “pulite”, ma questo percorso passa attraverso un lungo periodo in cui il gas naturale è inevitabile che sia il combustibile più utilizzato.

http://www.news.cn/english/2021-12/03/c_1310350312.htm

https://merics.org/en/report/greening-china-analysis-beijings-sustainable-development-strategies

Quanto sopra si verifica anche se le industrie cinesi sono all’avanguardia mondiale nella produzione dei cosiddetti “New Energy Vehicles”, vale a dire nelle automobili elettriche o ad idrogeno. Anche Tesla sta aprendo stabilimenti a Shangai.

Questo è pochissimo noto da noi visto che il nostro sistema mediatico è totalmente schierato con la propaganda dell’attuale “nuova guerra fredda” e cerca di rappresentare “quelli di là” come dei sottosviluppati dominati da una dittatura, nascondendo gli eventi reali che vedono una nazione quindici volte più popolosa del Giappone avere da tempo iniziato le stesse trasformazioni industriali di questo ultimo negli anni ’60.

Con tutto quanto ne conseguirà…

http://www.xinhuanet.com/english/2020-11/02/c_139485545.htm

http://www.xinhuanet.com/english/2021-07/17/c_1310067131.htm

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Per cui gli Asiatici hanno saputo essere molto più “furbi” degli omologhi Europei, hanno fatto man bassa dei “contratti a spot” prima della chiusura dei mercati e facendo anche offerte più alte di quelle cosiddette “di mercato”. Potenza delle economie ad intervento statale…

Oltre a questo i gasdotti tra Asia Centrale (di nuovo saldamente in mano alla Russia nonostante più o meno goffi tentativi di entrare in gioco da parte di Istanbul) verso la Cina stanno pompando a pieno regime e non esistono le “problematiche politiche” (volgarmente: “grane”) che l’Unione Europea e la Germania in particolare stanno piantando al fornitore russo “per ubbidire agli USA e alla NATO”.

https://it.sputniknews.com/20220124/record-giornaliero-di-gazprom-per-le-forniture-di-gas-in-cina-14754209.html

https://www.swissinfo.ch/ita/tutte-le-notizie-in-breve/ucraina–borrell–da-ue-pieno-sostegno-a-kiev/47240456

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La “nuova Cortina di Ferro” che taglia l’Europa ad oriente di quella storica ha la caratteristica principale l’essere stata costituita dagli Occidentali e non da “quelli di là” come ai tempi del Piccolo Padre, del Grande Timoniere e di Nikita.

I muri oggi li costruiscono gli Europei, in parte in funzione anti-migranti ed in parte perché glielo hanno ordinato da OltreAtlantico.

Ovviamente per il nostro sistema mediatico la colpa è sempre di “quelli di là”…

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A questo punto alcune considerazioni geo-politiche ed economiche si impongono ed in particolare quelle relative alla situazione in Ucraina.

Tralasciando di parlare dei mai pacificati Balcani, dell’America Latina e dell’Africa (dove “Premi Nobel per la Pace” stanno facendo genocidi…) dopo la sconfitta USAmericana in Asia Continentale (Afganistan) sono tre le principali situazioni di crisi tra i due blocchi economici: la continua spinta del capitale europeo verso accordi con la Russia, l’espansione cinese verso Singapore e l’Oceano Indiano nel Mar della Cina Meridionale ed il “cronico” Medio Oriente.

Tutte e tre queste condizioni di crisi comportano interventi di minaccia militare massiccia da parte degli USA dal momento che il capitale neo-liberista occidentale non può permettersi ulteriori perdite di mercato dovute, ad esempio, ad accordi commerciali diretti tra le borghesie europee e la Russia o ad un accordo di qualunque genere tra Cina e Formosa o con altri Stati della regione. Un po’ diversa la situazione in Medio Oriente dal momento che lì è presente la “premiata ditta Israele”, molto abile a muoversi in autonomia a tutti, ma proprio a tutti, i livelli.

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La crisi economica di oggi trova le sue origini nella persistenza di squilibri macroeconomici a livello mondiale e nella cosiddetta “innovazione finanziaria”, totalmente incontrollata, in un clima “ideologico” che ha deregolamentato i mercati.

È così avvenuto che i due gruppi di Stati ai due lati della “nuova cortina di ferro” abbiano realizzato situazioni opposte.

Nel primo, il cosiddetto Occidente, si è imposta la strategia di spendere a debito ben più del reddito reale prodotto ed il risultato è stata una troppo forte trasformazione del Capitale da reale a Capitale finanziario/contabile (Finanza Creativa).

Invece il secondo gruppo, tra cui Cina e Russia, si è caratterizzato per un’elevata capacità di esportazione e per la costituzione di capitali reali e non solo contabili.

Quando la cosiddetta Finanza Creativa perde contatto con la realtà economico/lavorativa e diviene fine a se stessa si origina inevitabilmente una crisi che distrugge non solo i profitti di carta, ma anche molta ricchezza reale.

Inoltre la differenza tra i due sistemi economici, di cui uno è ancora forte ma in declino e l’altro è conscio di stare per diventare più forte del primo, comporta un incremento della separazione e l’acuirsi delle tensioni concorrenziali: ecco come si origina la “nuova cortina di ferro”.

I “decisori supremi” dei due gruppi rivali sono in genere caratterizzati dall’avere molto senso pratico quelli del gruppo in crescita e dall’essere “difensori di privilegi” (a volte pure parecchio isterici) quelli del gruppo in declino.

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Per ottenere un assetto futuro più solido e meno instabile del tasso di indebitamento (soprattutto quello interno al settore finanziario) le teorie economiche occidentali (quelle vere, non quelle degli attuali economisti dominanti) insegnano che il debito deve necessariamente essere ridotto, il credito deve essere direttamente collegato alla situazione economica effettiva e, condizione assolutamente necessaria, deve esserci un equilibrio stabile fra le varie economie.

Proprio quanto la crisi dello “US Dollar” come moneta di scambio internazionale ed i parametri di Maastricht stanno cercando di realizzare…

In breve: la politica attuale delle oligarchie occidentali non si differenzia in nulla da quella della nobiltà francese della fine del XVIII secolo e l’unica preoccupazione è quella di conservare i propri privilegi, ad ogni costo, non di rendere stabile la situazione economica.

Nei confronti dei popoli si può proprio dire che l’economia oligarchica attuale dell’energia in Unione Europea stia nuovamente realizzando il vecchio detto di Maria Antonietta: “Non hanno pane? Ma che mangino croissants!”.

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Limitiamoci per ora a considerare la situazione derivata dalla “necessità di difendere l’ Ucraina”.

Questo strano Stato dai confini incerti tra Polonia e Russia, la cui storia è rivendicata come parte fondamentale e fondante della propria da quest’ultima e che ha avuto una all’epoca vincente “rivoluzione arancione”, ha subìto un “golpe” in stile Pinochet nel 2014, è diventato una specie di riserva privilegiata per i nazifascisti d’Europa ed è luogo di passaggio per i gasdotti di origine sovietica tra Russia ed Europa.

Bei tempi quelli della Distensione e degli Accordi di Helsinki per la sicurezza in Europa…

È in atto un chiaro tentativo di inventarsi una situazione di tensione ai confini di questo Stato, dopo che almeno un paio di altri due tentativi (Nagorno-Karabakh e Kazakistan) non hanno dato gli esiti programmati, e di obbligare le borghesie europee a scegliere tra una condizione di effettivo “libero mercato” (vale a dire la possibilità di fare affari con chi si vuole) ed una condizione di “difesa dell’Impero” (o di quanto ne rimane).

Dal momento che questo “Impero” ha saturato l’Europa di armamenti, può contare sul totale allineamento degli Stati dell’ex-Patto di Varsavia, o addirittura dell’ex-Unione Sovietica (anti-russi a priori) e detiene il controllo della finanza (perlomeno di quella occidentale: sistema bancario, controllo delle Borse, Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, etc.) non ci vuole molto a capire come questa politica non possa fare altro che ottenere, almeno per ora, la sottomissione dell’Unione Europea.

Ovviamente il sistema mediatico presenta il tutto alla Giorgio Gaber: i buoni siamo “noi” ed i cattivissimi “quelli di là” ed inoltre stiamo assistendo a dichiarazioni a dir poco grottesche come le ultime del socialista “Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza” (sic) e della ministra degli esteri tedesca, che pure dovrebbe essere una pacifista.

Costoro chiedono “un più forte impegno comune europeo per la politica di difesa” e dichiarano che “l’Europa deve prendere più sul serio il suo ruolo di pace nel mondo” contro gli Stati “autoritari”.

I voti a favore dei crediti di guerra hanno una lunga tradizione nella socialdemocrazia europea…

https://www.borsaitaliana.it/borsa/notizie/radiocor/prima-pagina/dettaglio/ucraina-baerbock-abbandono-nord-stream-2-una-delle-opzioni-sul-tavolo-nRC_27012022_1743_572896296.html

Tornando agli approvvigionamenti energetici in Europa possiamo dire che stiamo assistendo sia all’introduzione di scadenze molto opinabili sulla transizione alla cosiddetta “Energia Verde”, sia alla rottura di contratti perché “quelli di là” sono troppo “cattivi”.

In realtà in Europa il processo di transizione energetica è un obiettivo a dir poco lontanissimo dall’essere raggiunto e l’avere fissato scadenze arbitrarie invece di avere definito un programma peggiora questa situazione.

La scadenza della “decarbonizzazione” entro il 2050 appare essere completamente non fattibile in assenza di un programma credibile per ottenere questo risultato e l’Unione Europea non potrà fare a meno delle importazioni di gas ancora per molti decenni.

Il miscuglio di neo-liberismo e di velleità ambientaliste che caratterizza Bruxelles ha portato anche a scenette divertenti, tipo l’ultimo scambio di battute tra la Von der Leyen ed il presidente russo Putin:

“Abbiamo avvertito i partner europei del pericolo di eliminare il sistema dei contratti a lungo termine sul gas.

No. Ha risposto la Commissione europea, dobbiamo passare alle dinamiche di mercato, il mercato si autoregolamenterà.

Ed il mercato si è regolamentato: oltre duemila dollari per mille metri cubi”…

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Di fatto la questione del gasdotto “North Stream 2” sta diventando una vera e propria rottura di contratto tra Germania e Russia.

Innanzi tutto rimarchiamo come il “North Stream 1” dal tracciato identico e, tramite la società mista “Nord Stream AG”, di proprietà oltre che della russa Gazprom, di multinazionali tedesche, olandesi e francesi stia funzionando ed era stato inaugurato dalla Cancelliera tedesca Angela Merkel, dal Presidente russo Dmitrij Medvedev e dal Primo ministro francese François Fillon nel novembre 2011.

https://www.nord-stream.com/

https://www.bundesnetzagentur.de/EN/Home/home_node.html

Tuttavia la “Bundesnetzagentur” (Agenzia Federale Tedesca per le reti) in autunno ha bloccato la omologazione del raddoppio di questo gasdotto con motivazioni di tipo burocratico che non si capisce (o meglio, si capisce benissimo) perché non siano state applicate anche al “North Stream 1” visto che il gestore è esattamente lo stesso.

https://www.bundesnetzagentur.de/SharedDocs/Pressemitteilungen/EN/2021/20211116_NOS2.html

Quando il “Nord Stream 2” entrerà in funzione l’Ucraina perderà buona parte del suo ruolo geopolitico di paese transito del gas e questo non è che sia molto gradito OltreAtlantico ed in sede NATO.

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Le autorità europee non stanno gestendo il fabbisogno energetico dei popoli europei, ma hanno totalmente abdicato tale ruolo ad aziende private il cui scopo è il fare utili ed è noto che quando esiste carenza di merce da vendere il prezzo sale.

Quindi in Europa, dal momento che la “Cosa Pubblica” è sparita in nome del neo-liberismo, non esiste nessuno che abbia un obbligo legale di fare scorte dei prodotti indispensabili (non solo di gas naturale): non lo hanno le società private dell’energia, non lo hanno i governi, non lo ha l’Unione Europea.

Gli interventi dei governi che, per calmierare le bollette, pagano direttamente le società private dell’energia costituiscono solo una misura demagogica dal momento che questo pagamento avviene con i soldi delle tasse (quindi sono sempre i cittadini a pagare), inoltre non viene assolutamente effettuato l’unico intervento che avrebbe validità: vale a dire l’obbligare le società private a non speculare e a ridurre i profitti realizzati sui beni di prima necessità.

Ne consegue che nel 2021 non sono state fatte scorte e nel 2022 la situazione geopolitica ordina di non comperare gas naturale dall’unico produttore che è disposto a fornirlo a tempi brevi e a prezzi ragionevoli.

Siamo nella situazione assurda in cui i gasdotti del Mare del Nord stanno funzionando a basso regime a causa dell’esaurimento di quei giacimenti, in Olanda non aspirano più gas da sotto terra perché hanno scoperto che si provocano terremoti come quello dell’Emilia nel 2012, il gasdotto “TransMediterraneo” dall’Algeria a Marsala sta funzionando come pure il “South Stream” dall’Azerbaigian, mentre dalla Russia su quattro gasdotti due funzionano (North Stream 1 ed Ucraina), uno è bloccato per motivazioni geopolitiche mascherate da problemi burocratici ed il quarto (Bielorusso-Polacco) è fermo perché nessuno sta comperando il gas che può trasportare.

https://it.sputniknews.com/20220117/gazprom-non-prenota-per-febbraio-quote-di-transito-in-polonia-nessun-extra-in-ucraina-14652103.html

Le navi metaniere da oltre oceano prima o poi arriveranno (forse) ai prezzi imposti dai venditori.

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Quindi la carenza di gas naturale è dovuta sia ad ignavia dell’Unione Europea, sia a ricatti geopolitici.

Per le compagnie private di distribuzione non cambia quasi nulla: se il mercato è grasso e si è in presenza di tanta merce da vendere, l’utile viene fatto con prezzi “buoni”; se il mercato è magro e la merce da vendere non è molta, l’utile viene fatto mandando i prezzi alle stelle.

Ed è esattamente quello che sta accadendo.

Inoltre l’alto prezzo del gas naturale trascina con sé anche il prezzo di altri beni, primo tra tutti quello dell’energia elettrica. Poco importa se in Lombardia la maggior parte è di origine idroelettrica, le società di distribuzione mica si fanno sfuggire questa occasione di realizzare utili stratosferici.

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In tutti questi giochi i popoli non contano.

Possono solo pagare e ascoltare le isterie di esponenti di compagnie finanziario/commerciali messi a capo di associazioni che si definiscono industriali e che in realtà ormai sono solo padronali e oligarchiche: “insufficiente flessibilità nei contratti di lavoro”, “riduzione del costo del lavoro”, “i pensionati rubano il futuro ai giovani” e via sparando scempiaggini parossisticamente reiterate dal sistema mediatico.

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Bergamo, 29.I.2022

ing. Marco Brusa

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