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Bergamo in Comune | Novembre 29, 2022

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MONUMENTI ANTIMILITARISTI

MONUMENTI ANTIMILITARISTI

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Quarta parte

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In questa quarta parte ci occuperemo di quattro monumenti antimilitaristi:

  • ECCO LA GUERRA: il monumento alle piccole vittime di Gorla a Milano;

  • ALLA MAMMA CIOCIARA: Il monumento alle “marocchinate” di Ciociaria;

  • il soldato fantasma di Luco dei Marsi (L’Aquila);

  • Il monumento ai caduti di Cugnoli (PE).

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ECCO LA GUERRA – E VI AVEVO DETTO DI AMARVI COME FRATELLI

Il monumento ai piccoli martiri di Gorla è forse il più importante e il più sofferto monumento antimilitarista esistente in Italia, anche se non crediamo abbia molto senso fare classifiche del genere.

La distruzione della scuola elementare Francesco Crispi di Gorla è stata opera di 15th US Air Force Wing di base a Foggia e che era comandato dal generale Nathan F. Twining.

Costui tra le tante azioni belliche aveva organizzato, pochi mesi prima, il bombardamento per distruggere la Abbazia di Montecassino e, pochi mesi dopo, avrebbe comandato quelli per sganciare le atomiche su Hiroshima e Nagasaki.

È una constatazione amara, molto amara, ma i “Piccoli Martiri” di Gorla sono estremamente rappresentativi di tutte le vittime civili delle guerre.

Due squadriglie da bombardamento quel giorno avrebbero dovuto colpire le officine della Breda tra viale Sarca e la ferrovia ed il primo gruppo era passato con precisione sul bersaglio, ma aveva sganciato prima per cui quasi tutte le bombe erano cadute in quella che all’epoca era ancora campagna, tranne alcune che hanno centrato il contiguo stabilimento Pirelli provocando decine di morti.

Il secondo gruppo sbaglia la rotta e supera la Breda senza sganciare le bombe già innescate.

Senza avere ricevuto un ordine (almeno così racconta la versione ufficiale) i piloti decidono di sganciare comunque le bombe, uno dopo l’altro, non appena si accorgono dell’errore e realizzano così il bombardamento a tappeto degli abitati di Gorla e di Precotto.

In totale i morti accertati sono stati oltre seicento e due scuole elementari vengono centrate in pieno.

In una di queste scuole, a Precotto, l’allarme viene dato per tempo e tutti gli alunni ed il personale hanno il tempo di scendere nel ricovero e, miracolosamente ed incredibilmente, tra loro si registrano solo pochi contusi, mentre l’edificio viene completamente distrutto.

Nella scuola di Gorla invece l’evacuazione è ancora in corso, una bomba scoppia nella tromba delle scale, provoca il crollo dell’intero edificio, rifugio incluso, e anche molti genitori che dopo l’allarme erano accorsi rimangono sotto il crollo.

Gli scolari morti sono centonovantaquattro, più tutte le maestre, la direttrice e il personale ausiliario e si salvano solo coloro che erano scappati subito al momento del primo allarme.

Per la cronaca: i piloti dei bombardieri una volta atterrati a Foggia hanno ricevuto una signora lavata di capo per avere sbagliato il bersaglio (sic), non per avere bombardato a tappeto una città e il Consolato USA di Milano si è sentito in dovere di inviare una lettera al Sindaco di Milano con le condoglianze alle famiglie delle vittime della strage di Gorla nel 2019, solo settantacinque anni dopo gli eventi…

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Il monumento ai “Piccoli Martiri” di Gorla non è stato realizzato con soldi pubblici, ma con una sottoscrizione organizzata subito dopo la guerra da un comitato spontaneo formato dai parenti dei bambini uccisi e da abitanti del quartiere di Gorla.

L’amministrazione del Comune di Milano nemmeno voleva rendere disponibile l’area dove sorgeva la scuola bombardata perché aveva già deciso di venderla a privati per fare cassa ed era stato necessario l’intervento diretto dell’allora Sindaco, il socialista Antonio Greppi, per potere riuscire ad ottenere il terreno di proprietà comunale su cui costruire questa opera.

Per reperire i fondi necessari i genitori delle piccole vittime hanno demolito, letteralmente a mani nude, le rovine della scuola per recuperare e vendere i mattoni riutilizzabili nella ricostruzione dell’intera città allora in corso.

Alla sottoscrizione hanno partecipato anche imprese private quali le Acciaierie e Ferriere Lombarde di Sesto San Giovanni (dove lavoravano parecchi genitori), la Rinascente (i marmi della cripta/ossario sono gli stessi della sua sede in piazza del Duomo) e La Scala ha messo a disposizione il teatro per una serata di raccolta fondi.

Il Comitato dei genitori ha scelto il bozzetto dello scultore Remo Brioschi, di cui questa opera rappresenta il capolavoro, che accetta di lavorare “al costo” e per raccogliere i fondi si decide di stampare alcune cartoline raffiguranti il bozzetto e di venderle nelle scuole; il Provveditore agli Studi del tempo appoggia questa iniziativa, il che permette di superare le resistenze interne al Provveditorato.

Il Parroco di Gorla non è molto contento di questa iniziativa, voleva fare una raccolta fondi unicamente per un nuovo asilo parrocchiale e cambia idea solo in seguito a pressioni della Curia Ambrosiana (il cardinale/monaco benedettino Ildefonso Schuster era accorso a Gorla subito dopo il bombardamento) ed alla promessa del Comitato che i fondi sarebbero stati destinati ad entrambe le opere.

È una costante nella storia di questa opera l’opposizione ad essa degli apparati che viene superata solo per intervento diretto (crisi di coscienza) del “decisore supremo” del medesimo apparato che si sta opponendo.

L’opera è stata costruita a tempo di record ed era terminata il 20 ottobre del 1947, anche se l’inaugurazione ufficiale è avvenuta solo cinque anni più tardi nel 1952.

E qui sulla brutta storia del massacro di bambini si inserisce una storiaccia di cui probabilmente non si verranno mai a conoscere i dettagli con sicurezza e che è nota solo per una lettera della madre di due dei bambini caduti Aldo e Gabriella R.: “I responsabili dell’eccidio offrirono una forte somma al Comitato e al Comune perché il monumento venisse demolito”…

Se questo sia vero o meno non possiamo saperlo, sta di fatto che:

 – dopo la realizzazione di questa opera, allo scultore Remo Brioschi non sono state in seguito più assegnate commesse significative (con poche eccezioni, quale “Per la Libertà”: il monumento alla Resistenza di Reggio Emilia);

 – questo monumento non è segnalato sulle mappe di internet e solo di sfuggita nelle guide turistiche [è invece segnalato in “Milano segreta” e nel cosiddetto “Ghost Tour” di Milano: leggende terrificanti e delitti spaventosi (sic)];

 – L’orario di apertura al pubblico è previsto essere, sì e no, una quindicina di mattinate all’anno;

 – alle commemorazioni presenziano di solito solo assessori e vicesindaci, rara la presenza del Sindaco di Milano e un solo Presidente della Repubblica vi ha partecipato: Sandro Pertini.

Il monumento è composto da un basamento e da una grande statua in bronzo di una madre velata, di cui si può vedere il volto solo arrivandoci proprio sotto, che reca sulle braccia il cadavere supino del figlio appena estratto dalle macerie della scuola.

Dietro la madre sono eretti due pilastri su cui si trovano bassorilievi che rappresentano il bombardamento sulla scuola di Gorla: a sinistra un bimotore che sgancia una bomba e la scuola ancora intatta, a destra il bimotore si allontana e la scuola è in macerie.

Due lampade votive perennemente accese sono ubicate nella parte superiore di ciascun pilastro su cui è riportata anche la data 20.X.1944 e una architrave in pietra chiude in alto il monumento, su di essa è scritto a caratteri maiuscoli cubitali:

ECCO LA GUERRA.

Dietro i pilastri due scalinate portano alla cripta/ossario dove si trovano i loculi in cui negli anni ’50 sono stati traslati i resti dei quasi duecento “Piccoli Martiri” e davanti all’altare è posto un pannello con le loro foto.

La parete dell’altare è ricoperta da un mosaico che rappresenta: il volto di Cristo, le sue mani levate con le stimmate, un bambino (la cui posa riprende quella del cadavere tra le braccia della madre) sdraiato su un altare come se fosse una vittima sacrificale offerta ad una diabolica divinità pagana e due figure velate molto simili alla madre del monumento in bronzo.

Il tutto è sovrastato dalla scritta in oro e sempre a caratteri maiuscoli cubitali:

E VI AVEVO DETTO DI AMARVI COME FRATELLI.

Ogni 20 ottobre viene esposta la cosiddetta “Bandiera dei Piccoli Martiri” costituita da un drappo bianco (e questo è semplicemente molto significativo) su cui le madri hanno ricamato tante stelle rosse quanti sono stati i bambini e tante stelle verdi quante sono state le maestre e le bidelle a perdere la vita.

Questa bandiera, nonostante sia decorata con Medaglia d’Oro al Valore Civile dal Comune di Milano e nonostante vari tentativi di promuoverla, non ha avuto alcun riscontro al di fuori di Gorla.

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Non c’è da essere sorpresi che questo monumento non sia molto pubblicizzato, come d’altronde avviene ad esempio per l’analogo, anche se meno crudo, monumento del cimitero di Ortona.

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https://ecomuseum.infiniteofficinedeveloper.it/materiale/cultura-materiale/luoghi-quotidianita/monumento-ai-piccoli-martiri-di-gorla/

https://www.pietredellamemoria.it/pietre/monumento-ai-piccoli-martiri-di-gorla-milano/

http://www.gorladomani.it/html/piccoli-martiri.html

http://www.piccolimartiri.it/01-PAGINE-IN-ITALIANO/I-p07.htm

http://mi4345.it/monumento-ai-piccoli-martiri-di-gorla/

https://artsandculture.google.com/asset/inaugurazione-di-un-monumento-che-ricorda-il-bombardamento-di-gorla/CwHHbDmwcY1ZIQ

https://www.feltrinellieditore.it/news/2004/10/21/vivian-lamarque-la-strage-dei-bimbi-di-gorla–il-ricordo-tra-pieta-e-orrore-3932/

https://www.combattentiereduci.it/notizie/strage-di-gorla1

https://youtu.be/0VDeojNXDbA

https://15thaf.org/BIOs/Twining.htm

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IL MONUMENTO ALLE “MAROCCHINATE” DI CIOCIARIA – ALLA MAMMA CIOCIARA

A nord di Cassino l’occupazione tedesca non era stata particolarmente “pesante”, la zona era troppo importante come retrovia della Linea Gustav ed il generale comandante, Fridolin von Senger und Etterlin, non era per nulla un nazista.

Era noto, oltre che per essere sempre capace di sfruttare gli errori dei molto più potenti avversari, per avere messo a disposizione dell’Abate di Montecassino alcuni camion della Wermacht per l’evacuazione in luoghi decisi dal Vaticano delle opere d’arte ivi custodite e per averli rimandati per salvare il medesimo Abate, tutti gli altri monaci ed un numero imprecisato di profughi rimasti sepolti, ma miracolosamente vivi, nella cripta dopo il bombardamento del 15 febbraio 1944.

Era pure noto per essere andato a Messa nell’Abbazia di Montecassino la notte di Natale del 1943, per avere mandato una scorta armata al medesimo Abate durante il suo viaggio verso il Vaticano al solo scopo di evitare che le SS di Kappler lo catturassero per utilizzarlo a scopi propagandistici e per essere stato uno dei riorganizzatori della Bundeswehr negli anni ‘50. In questo suo ultimo ruolo il compito principale, a cui si è dedicato con uno zelo a dir poco liberatorio, è stato lo scartare i vari candidati troppo compromessi con il nazismo.

Non si sono quasi registrati crimini di guerra a nord di Cassino durante l’occupazione ed i comandanti delle guarnigioni dei singoli paesi erano anziani ufficiali di complemento preoccupati più di “aggiustare” le cose quando se ne presentava la necessità che di organizzare rappresaglie, che comunque non sono state assenti.

Diverso il discorso a Roma, ma lì c’erano via Tasso e le SS di Kappler e di Priebke che comunque si guardavano bene dall’avvicinarsi al fronte.

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Lo sfondamento del fronte di Cassino viene comunemente attribuito ai cosiddetti “intrepidi Polacchi”, militari scampati ai Gulag sovietici in seguito ad accordi con gli angloamericani dopo l’invasione tedesca.

Il loro comandante, generale Anders, era stato prelevato direttamente dalla Lubianka di Mosca dove stava attendendo una pallottola nella nuca ed è rimasto per tutta la vita un fanatico anticomunista (e te credo!) al punto che si è vociferato che avesse fornito le armi al bandito Giuliano per la strage di Portella delle Ginestre, ma questa è un’altra storia.

In realtà sono state le truppe coloniali del Nord Africa allora francese, i cosiddetti “Goumiers”, ad effettuare lo sfondamento sui monti Ausoni, tra Cassino e Gaeta e gli “intrepidi Polacchi” hanno occupato Monte Cassino quando i Tedeschi lo stavano già evacuando per non restare circondati.

Questi “Goumiers” erano Berberi marocchini arruolati dai Francesi per gruppi tribali che avevano preso parte quindici anni prima, sia da una parte che dall’altra, alla cosiddetta “Guerra del Rif” in cui gli Spagnoli si sono presi, in una località di nome Annual, una sconfitta totale (tredicimila caduti) al cui confronto Adua è stata un semplice scontro di pattuglie.

Inutile dire che la Guerra del Rif è stata una guerra di efferatezze spaventose reciproche ed i mortali gas “mostarda” sono stati abbondantemente usati contro la popolazione civile berbera.

Le truppe nordafricane algerine e tunisine non risulta abbiano avuto comportamenti verso la popolazione civile analoghi a quelli dei “Goumiers” dei reparti d’assalto marocchini, o meglio, dei superstiti di questi reparti dopo avere sopraffatto i Tedeschi.

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Non si è trattata della prima volta in cui truppe originarie del Nord Africa sono state impiegate da potenze coloniali dopo la Grande Guerra.

La prima volta è stato da parte dei franchisti durante la Guerra Civile Spagnola in cui i cosiddetti “Regulares” marocchini, trasportati dal Marocco in Andalusia dalla Regia Aeronautica, hanno avuto un ruolo fondamentale e, quando i fascisti davano loro libertà di azione, erano caratterizzati da una ferocia vendicativa nei confronti della popolazione spagnola.

La seconda volta è stato da parte del governo fascista italiano durante le operazioni di polizia coloniale in Abissinia, ad esempio nel massacro dei monaci copti di Debra Libanos i cui esecutori materiali sono stati gli Ascari libici, i “Dubat” somali ed una banda collaborazionista della tribù dei Galla; gli Ascari eritrei erano stati tenuti alla larga, non si poteva essere sicuri che non si sarebbero messi a difendere i monaci con le armi.

La terza volta è stato l’impiego dei “Goumiers” nordafricani per lo sfondamento della linea Gustav.

Queste truppe, le cui perdite sono state semplicemente molto elevate essendo usate come carne da macello, si sono macchiate di crimini non solo ai danni della popolazione inerme, ma anche dei prigionieri tedeschi.

La loro tecnica preferita era l’assalto notturno ed il combattimento corpo a corpo in cui utilizzavano un coltello, denominato “koumia”. I nemici venivano sgozzati e spesso, se presi prigionieri, mutilati con efferatezza (collezione di orecchie e non solo…) prima di essere scannati.

Durante la guerra in Italia questi episodi non sono avvenuti solo sui Monti Ausoni ed è noto che poche settimane dopo in Casentino gli “intrepidi Polacchi” hanno fatto communella con i Gurkhas nepalesi consegnando loro i Tedeschi che si erano arresi ed assistendo alla loro successiva decapitazione con la tipica sciabola nepalese, il “khukuri”, che non può essere rinfoderata, pena una maledizione, se non è sporca di sangue (le tre punte vicino all’elsa servono appunto a graffiare le dita perché qualche goccia di sangue la bagni sempre mentre la si rinfodera).

Le truppe nordafricane sono state ritirate, su precisa richiesta del governo cobelligerante Bonomi (l’unica occasione in cui questo governo ha fatto capire agli Alleati che la richiesta non poteva essere rifiutata), poco prima della liberazione di Firenze ed hanno fatto danni anche all’isola d’Elba.

Sono state rimpiazzate dal Corpo Italiano di Liberazione, dai reggimenti “Buffalo” di Afro-Americani e “Nisei” di Nippo-Americani e dalla Força Expeditionaira Brasileira che hanno avuto comportamenti affatto differenti nei confronti della popolazione civile.

Basti dire che i militari brasiliani sono stati in assoluto il reparto che si è portato in patria il numero più alto di “spose di guerra” e dopo la guerra si è verificata una ondata migratoria verso l’America dall’Appennino pistoiese-modenese.

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Tutto questo lo abbiamo raccontato perché sia chiaro che in guerra non esistono i “buoni” che combattono contro i “cattivi”, come tutte le propagande belliche cercano di fare credere, ma esiste solo il massacro in cui le efferatezze ed i crimini non sono monopolio di una sola delle parti in conflitto.

In Ciociaria i crimini di guerra non sono stati commessi dai Tedeschi, o nazifascisti che dir si voglia, sono stati commessi dagli Alleati, o “liberatori” come sono usualmente denominati.

Il monumento alla “Mamma Ciociara” è stato eretto sulla rocca di Castro dei Volsci nel giugno 1964 ed è opera dello scultore Felice Andreani di Carrara.

La dedica è a dire poco eufemistica, ma è comprensibile che non si potesse usare il più crudo termine “marocchinata”.

Questo monumento può essere descritto con poche parole tanto forte è la carica emotiva che esso ispira e rappresenta una splendida donna nel fulgore della sua migliore età, coperta solo da un vestito estivo leggero che tenta di proteggere la figlia nella prima adolescenza.

Per tentare di salvare la figlia, la “Mamma Ciociara” sacrifica invece se stessa ed è rappresentata nel momento in cui sta per subire la violenza dello stupro.

In ogni uomo che guarda il monumento possono solo originarsi sentimenti estremamente positivi, se non di vero e proprio innamoramento, nei confronti di questa madre.

Sul basamento si trovano tre iscrizioni:

  • una frase edulcorante che inneggia “alla fratellanza dei popoli”;

  • in latino dal Vangelo di Giovanni, XIII, 34: “Mandatum novum do vobis, ut diligatis invicem – Vi do un nuovo comandamento, che vi amiate gli uni gli altri”, la stessa frase riportata nella cripta dei “Piccoli Martiri” di Gorla;

  • sul retro a caratteri maiuscoli cubitali: ALLA MAMMA CIOCIARA.

È interessante che la dedica si trovi sul retro del monumento, ma è lì che si trova la figlia che la madre cerca di proteggere e preferiamo pensare che questa sia la motivazione.

In alternativa si può anche pensare che questa frase sembrasse troppo “forte” all’epoca della inaugurazione da poterla rendere immediatamente evidente a coloro che si avvicinano.

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Un altro monumento, molto militarista, alle vittime di guerra era stato edificato nel cimitero di Castro dei Volsci con tanto di cannone residuato bellico (tipo quello piazzato accanto al vomitevole mausoleo al criminale di guerra Rodolfo Graziani, 60 km più a nord) e proiettili che si credeva fossero stati completamente disinnescati.

E invece non lo erano: le spolette erano state asportate, ma l’esplosivo era rimasto all’interno e nessuno per decenni aveva mai pensato di controllare…

Il 1 novembre 1968, probabilmente innescato dalle fiammelle dei lumini accesi, un proiettile di cannone esplode e ammazza cinque persone ferendone altre.

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A distanza di quasi ottanta anni il ricordo degli eventi del maggio 1944 non è ancora spento nella zona dei Monti Ausoni: nel 2018 il monumento dedicato alla memoria delle truppe marocchine a Pontecorvo è stato distrutto a martellate di notte e nel novembre 2021 l’”Associazione Vittime Marocchinate” ha protestato perché il Papa sarebbe andato a dire Messa al cimitero militare francese di Venafro (Isernia).

Questo cimitero, orientato verso La Mecca ed in cui si trova la prima moschea edificata in Italia dai tempi della cacciata degli Arabi dalla Sicilia e dei Turchi da Otranto, è stato intenzionalmente edificato lontano dalla Ciociaria perché non sarebbe stato possibile accettarlo da parte della sua popolazione.

A suo proposito abbiamo ricordi personali quando, oltre trenta anni fa durante un cantiere da quelle parti, vi abbiamo accompagnato un tecnico francese che ne è rimasto molto commosso e che aveva l’abitudine di intercalare in continuazione “je suis Français” e “Cassinò. Grande bataille” perché suo padre e suo zio vi avevano partecipato.

Ovviamente non sapeva nulla delle “marocchinate” e abbiamo dovuto dirgli di stare attento a come parlava e con chi parlava.

Si chiamava Abd El Kader, tipico cognome di origine algerina…

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https://www.area-c.it/alla-mamma-ciociara-monumento-in-memoria-delle-vittime-delle-marocchinate/

https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/18_marzo_25/frosinone-distrutto-monumento-truppe-marocchinate-1ca671e8-300a-11e8-95a5-089b7e9581a1.shtml

https://bussola.s3.eu-west-1.amazonaws.com/1759162/CASTRO-DEI-VOLSCI-E-IL-MONUMENTO-ALLA-MAMMA-CIOCIARA.PDF

https://fondoambiente.it/luoghi/monumento-madonna-ciociara?ldc

https://www.tantestorie.it/storie-vere/la-strage-dimenticata-di-castro-dei-volsci.html

https://www.adnkronos.com/presidente-associazione-vittime-marocchinate-messa-papa-in-cimitero-militare-francese-noi-offesi-e-traditi_3aBwZII7QQbbJMjAQoLWSM

https://www.marocchinate.org/

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IL SOLDATO FANTASMA DI LUCO DEI MARSI (L’AQUILA)

Questa opera è stata realizzata nel 1996 ed è l’ultima opera significativa e sicuramente la meglio riuscita di Pasquale Di Fabio, artista della Marsica.

Un alto basamento quadrato con pareti laterali in marmo nero lucido porta un gruppo scultoreo in bronzo costituito da due donne, di spalle l’una all’altra e con il figlio orfano attaccato alla gonna, nell’atto di far volare due colombe della Pace.

Tra di esse si trova una fiamma votiva pure in bronzo.

Entrambe le due figure femminili rappresentano una vedova di guerra.

Sulla base è riportata la scritta:

LUCO DEI MARSI/ ALLE VITTIME DI TUTTE LE GUERRE/ Agosto 1996

A guardare con attenzione nello spazio vuoto tra le due donne si riesce a vedere la sagoma di una terza persona.

Si tratta del fantasma del soldato caduto, del suo ricordo.

Come ha scritto un critico d’arte: si tratta di una presenza/assenza, di uno spazio che sembra solo all’apparenza fatto di niente, ma che è pieno di significato, di ricordo e di ammonimento per il futuro.

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1300282782#lg=1&slide=0

https://www.terremarsicane.it/il-soldato-nascosto-nel-monumento-ai-caduti-di-tutte-le-guerre-di-luco-dei-marsi-opera-dellartista-pasquale-di-fabio/

http://epigrafinascoste.blogspot.com/2018/01/luco-dei-marsi-vittime-di-tutte-le.html

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IL MONUMENTO AI CADUTI DI CUGNOLI (PE)

Di questo monumento siamo riusciti a trovare poche informazioni ed è costituito da un blocco in pietra scura scolpito in cui, nella parte anteriore, è presente la figura di un uomo piegato dal peso di un macigno, mentre nella parte posteriore si trova la statua in posizione eretta di un uomo che sembra voler uscire dal monumento.

L’uomo piegato dal peso di un macigno, rappresenta il peso della guerra, mentre l’uomo in posizione eretta sull’altro lato vuole simboleggiare la fine della guerra ed il ritorno dei reduci sopravvissuti alle attività della Pace.

https://www.pietredellamemoria.it/pietre/monumento-ai-caduti-di-cugnoli/

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Bergamo, 09-VI-2022

Marco Brusa

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http://www.bergamoincomune.it/monumenti-antimilitaristi-3/

http://www.bergamoincomune.it/monumenti-antimilitaristi-2/

http://www.bergamoincomune.it/monumenti-antimilitaristi/

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