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Bergamo in Comune | Novembre 27, 2022

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I FICHISSIMI, ovverossia LA NUOVA PIAZZA DANTE

I FICHISSIMI, ovverossia LA NUOVA PIAZZA DANTE

Una buona impostazione per descrivere quanto la nuova piazza Dante di Bergamo suscita in coloro che la hanno vista, e che dopo hanno deciso che in futuro difficilmente riusciranno a viverla, può essere il fare riferimento ad un antico film-cult dell’accoppiata Calà-Abatantuono per la regia di Carlo Vanzina, “I Fichissimi” per l’appunto.

Chi se lo ricorda sa che si tratta di una storia più o meno demenziale basata su personaggi “fichissimi” con lussuose Ferrari, su bar da “fighetti” e su “figoni blu” dalla incomprensibile parlata dialettale e cabarettistica.

Tutto questo calza a pennello per la nuova piazza Dante in cui, in più, può pure venirci fuori un eliporto.

Ma andiamo con ordine e lasciamo la parola al progettista comunicando il “link” della sua recente intervista ad un organo di stampa “on line” e, solo dopo averlo riverentemente ascoltato, comunicheremo le nostre opinioni.

https://www.bergamonews.it/2022/07/27/sotto-piazza-dante-alla-scoperta-dellex-diurno-ecco-come-sara-tra-luci-e-volte/535184/

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Saremo anche i soliti bastian contrari, ma ci permettiamo di esprimere l’opinione (solo soggettiva, sia chiaro) che come presentazione faccia semplicemente piet… Oops!…. abbia ampio spazio per miglioramenti che ci permettiamo di suggerire.

Non è per nulla chiaro come sarà il locale privato destinato ad un “pubblico scelto” per realizzare il quale piazza Dante è stata distrutta, si parla solo per argomenti generici quali: “eventi”, “manifestazioni culturali”, “si legherà ad altri edifici”, etc.

Molto interessante l’affermazione che il nuovo locale privato “potrebbe essere una sorta di estensione della piazza che confluisce all’interno di uno spazio protetto e coperto”, la quale evidenzia come al progettista non sia molto chiara la differenza tra il concetto di piazza, bene comune pubblico, e quello di spazio privato aperto al pubblico.

Niente paura! Andiamo noi a chiarire entrambi i concetti.

Piazza è definita come “area libera in un tessuto urbano che ha la funzione urbanistica di servire da luogo di ritrovo e di riunione dei cittadini e dove è possibile inscenare pubbliche manifestazioni, dimostrazioni collettive (dette appunto manifestazioni, dimostrazioni di piazza)”. È pertanto un luogo pubblico in cui tutti possono accedere liberamente ed è di proprietà della collettività.

Un luogo aperto al pubblico è, invece, quello in cui l’accesso è possibile solo dopo l’espletamento di particolari azioni decise dal privato (pagamento di un biglietto, esibizione di un invito, etc.), anche la possibilità di “accesso libero” dipende dalla sola decisione del privato e non si ha il diritto di accedervi o di permanervi liberamente.

In tutta la vicenda di piazza Dante questa differenza sostanziale tra pubblico e privato non è mai stata adeguatamente rimarcata né dal Comune, né dal sistema mediatico locale, né ora dal progettista.

https://www.treccani.it/vocabolario/piazza/

https://www.laleggepertutti.it/551187_differenza-tra-luoghi-pubblici-e-luoghi-aperti-al-pubblico

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Altrettanto interessante è la definizione di “edificio storico”, più volte ribadita, per il rifugio antiaereo insieme alla forte preoccupazione “che il suo carattere (sviluppi, dimensioni e forme) non venga perso nella sua lettura generale” e la totale rimozione, non solo freudiana, della piazza esistente in precedenza che, evidentemente, non è stata ritenuta degna di essere considerata “piazza storica”.

Si è “cercato di portare luce naturale all’interno dell’edificio, oltre all’uscita/entrata principale che generosamente porta luce e sole durante tutto il giorno abbiamo anche creato dei lucernari che di giorno portano luce dentro la piazza centrale del Diurno e di notte riflettono la luce del Diurno in una costellazione sulla piazza Dante creando una sorta di legame, di rapporto non solo fisico ma anche luminoso tra il sopra e il di sotto” (sic).

Come dire: i poveracci che non potranno pagare il biglietto resteranno fuori, ma potranno comunque gioire a vedere dai lucernari i giochi di luce che si faranno durante le feste all’interno: una versione stile XXI Secolo della parabola di Lazzaro e del ricco Epulone…

Sulle dimensioni dell’ingresso alla nuova struttura ritorneremo in seguito, per il momento ci limitiamo a rimarcare che quanto il progettista manco si è accorto di avere implicitamente ammesso è che la distruzione della pubblica piazza Dante è stata fatta al solo scopo di realizzare il nuovo locale privato.

Senza accorgersene ha “candidamente” e “liricamente” comunicato che la parte pubblica è totalmente sottomessa al privato sia nel faraonico scalone di accesso che nelle altre strutture (uscite di sicurezza, lucernari, etc.) installate al servizio del solo privato ed ha semplicemente omesso di dire una mezza parola su come è stata ridotta la piazza vera e propria…

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Vedremo nei tempi a venire se questa iniziativa privata avrà successo commerciale e quale “fighissima nuova fauna” porterà da quelle parti.

Terminati, per ora, i nostri commenti ai “lirismi” del progettista (speriamo ce ne siano altri in futuro), vediamo di enunciare le nostre opinioni sulla nuova condizione di piazza Dante.

Il “Meteor Crater” di piazza Dante. Notare anche come il passaggio verso il Donizetti sia stato “privatizzato per quattro quinti”, l’altro quinto è comunque ingombro di sedie che i “fichissimi” avventori non riposizionano educatamente, è evidente che la mamma e le nonne non glielo hanno insegnato… Si hanno difficoltà a passare di lì.

Cominciamo con lo scalone “dell’uscita/entrata principale che generosamente porta luce e sole”.

In effetti una descrizione astronomica per recensire questa componente architettonica risulta appropriata, dal momento che sembra essere stata ispirata dal Meteor Crater dell’Arizona o dal Kamil Crater d’Egitto…

Si direbbe che lo scopo voluto di questo scalone sia solo l’essere il più invasivo possibile e le due altre motivazioni addotte semplicemente non reggono.

Come via di fuga in caso di emergenza è una ipotesi poco credibile per giustificare questa forma: si è realizzata una scala che parte da una uscita di dimensioni fisse, si allarga secondo la geometria circolare e si restringe in corrispondenza dello sbocco sulla piazza.

I due settori circolari ai lati sono come minimo ridondanti, più probabilmente sono pure dannosi perché porterebbero prima ad un allargarsi e dopo ad un restringersi del flusso delle persone in eventuale fuga con un incremento del rischio di calca.

Piazza Dante come è ora (sic & sob!)…

Anche la motivazione secondo la quale con questa voragine si migliora l’illuminazione del nuovo locale privato trogloditico suscita perplessità. Vuoi perché in fondo allo scalone si trova una entrata/uscita di dimensioni ridotte rispetto allo stesso, vuoi perché l’orientamento è a sud-est e le “manifestazioni culturali” nei “locali aperti al pubblico” di solito si tengono di pomeriggio quando il sole è a sud-ovest.

Se qualcuno è in grado di darci una spiegazione (razionale però, non “lirica”) sulle motivazioni di questa voragine, oltre a quelle dell’essere ispirata ad un cratere meteorico e di essere volutamente la più invasiva possibile, gliene saremo grati.

Altrimenti continueremo a macerarci nel dubbio, tanto è lo stesso.

Il Meteor Crater dell’Arizona.

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Il Kamil Crater nel deserto egiziano al confine con il Sudan.

E veniamo alla piazza propriamente detta, al nostro luogo pubblico.

Sarà perché siamo andati a darle un’occhiata il 40 luglio e faceva molto caldo, però ci è sembrato che l’ombra fosse veramente scarsina: alcuni “poveri lazzari” se ne stavano addossati al muro di sud-ovest della piazza dove c’era un poco d’ombra e nessuno di loro si azzardava ad andare, come si faceva quando la piazza era alberata, nelle vicinanze della fontana e gli alberelli freschi di piantumazione (a luglio? Una indubbia buona conoscenza professionale dei cicli della vegetazione) sembravano avere ancora tutte le foglie di quando erano ben accuditi nel vivaio di origine.

Però ombra nella piazza proprio non ce n’è.

Ombra nella nuova piazza Dante…

C’è una stupenda pavimentazione in sanpietrini di granito con (per ora essendo appena stata messa) erba verde negli interstizi, un ottimo sistema di irrigazione a pioggia (in funzione alle 15:00 del pomeriggio, altrimenti si secca tutto), ma ombra proprio poca poca, insufficiente e rachiticosa.

Le nuove panchine in pietra sono solitarie e solatie, non invitano né al riposo, né alla meditazione. Speriamo nel fresco serale.

Pure la fontana appare essere solitaria, solatia e anche molto infelice, ad essere sinceri, nella sua nuova sistemazione, circondata come è da alberelli rachiticosi, da sanpietrini e da lucernari per l’illuminazione del locale aperto al pubblico sottostante (lucernari che, tra parentesi, assomigliano tanto ai pozzetti da mina che gli Svizzeri mettono vicino al confine in tutte le loro strade principali).

La solitaria, solatia ed infelice Fontana della Fiera.

Dire che la nuova sistemazione della Fontana della Fiera, rispetto a come era prima, è infelice costituisce la sintesi più idonea.

Un pozzetto da mina svizzero, dichiarato essere un lucernario. L’erba intorno appena posata da un vivaio comincia già ad ingiallire.

In precedenza era ombreggiata e circondata da panchine che invitavano alla sosta e alla riflessione, ora non è in nulla diversa dalla Anima Mundi di Porta Nuova: bella magari (per coloro che trovano che lo sia), ma isolata e basta, ignorata da tutti quelli che si trovano a passare. Non invita alla riflessione.

D’altronde anche in Porta Nuova una dozzina di anni fa c’erano lecci e panchine che invitavano alla sosta, ma sono stati eliminati per realizzare un “non luogo” dove si preferisce evitare di andare.

Un’astronave aliena, dichiarata essere un’uscita di sicurezza. Notare come non si ambienta per nulla con gli edifici (e purtroppo benissimo con quel che la piazza è diventata), le uscite in periferia della Metropolitana Milanese sono meno pretenziose e quindi molto più belle.

Da ultimo diciamo due parole sulle nuove uscite di sicurezza e sull’eliporto realizzato tra le vie Adamello e Monte Sabotino (di cui Badoglio era il marchese e questo non è che porti proprio buona sorte).

Si può tranquillamente osservare che le due nuove uscite di sicurezza piazzate ai lati della piazza con l’unicum piacentiniano della medesima c’entrano come i cavoli a merenda.

Troppo diverso il loro stile, i loro materiali, la loro architettura, il loro aspetto (e chi più ne ha più ne metta) rispetto agli edifici che aggettano su piazza Dante.

È roba progettata con il CAD 3D senza avere fatto alcuno schizzo preliminare, senza avere programmato sul software “voglio che tu faccia questo”. È roba da funzioni automatiche annidate richiamate senza sentimento.

Sono davvero il tipico esempio di programmazione da computer, quando il computer ed il software prendono il sopravvento: bellissime nei rendering 3D (che sono pubblicità degna di Boccasile, non progettazione), astronavi aliene quando vengono realizzate…

In ogni modo, qualora si consideri la nuova piazza così come realizzata, allora sono semplicemente perfette. Sono persino meno invasive del Meteor Crater… dello scalone di ingresso al nuovo locale scantinato aperto al pubblico e, in quanto astronavi aliene, ci stanno bene.

Il nuovo eliporto davanti al vecchio Palazzo di Giustizia.

Lo spazio tra le vie Adamello e Monte Sabotino sembra essere un eliporto.

È un “non luogo” da manuale, ogni tanto ci passa un’automobile, pedoni pochissimi.

Però potrebbe avere un futuro se venisse usato per fare una sana progettazione di una area alberata al posto del lastricato in tasselli prefabbricati (e non veniteci a dire che non si può perché avete appena speso tanto, non si è trattato di un utile impiego del pubblico denaro).

Si trova a nord-ovest e quindi non è in posizione adatta per ombreggiare la piazza, ma sicuramente se questa area venisse alberata si verificherebbe comunque un indubbio progresso dell’insieme che attualmente fa davvero piet… Oops! ha notevole spazio per miglioramenti.

Magari piantumando pure dei cespugli o un graticciato di rampicanti intorno alle astronavi aliene delle uscite di sicurezza per mimetizzarle un po’.

Il pavone, solo soletto, sintetizza perfettamente l’essenza vanesia della odierna piazza Dante “di sopra e di sotto” e delle motivazioni che hanno portato a distruggere quella precedente.

Da ultimo abbiamo notato che il pavone è rimasto.

Ci sta veramente bene.

Rappresenta molto più che degnamente i futuri ”fichissimi” utilizzatori, soprattutto della parte trogloditica e un po’ meno quelli della parte assolata.

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Bergamo, 28.VII.2022

ing. Marco Brusa

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P.S.: Parlando seriamente, questa è la seconda “opera mista pubblico-privato” per cui l’attuale Giunta Comunale di Bergamo sarà ricordata negli anni a venire; l’altra è il Parcheggio della Rocca…

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