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Bergamo in Comune | Novembre 29, 2022

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COME COPRIRSI DI RIDICOLO: DOPO DOSTOEVSKIJ, SAN NICOLA!

COME COPRIRSI DI RIDICOLO: DOPO DOSTOEVSKIJ, SAN NICOLA!

Cerchiamo di ridere per non piangere, “mala tempora currunt”, e le conseguenze le vedremo sempre di più nei prossimi tempi nonostante la sicumera del sistema mediatico che ormai racconta regolarmente e arrogantemente solo Roma per Poma.

Anni fa la battuta scontata per indicare un “videota di buona famiglia” (questa espressione è di Enzo Tortora, di cui tutti ricordiamo quali brutte storie gli sono state tirate…) era che costui avrebbe sempre detto, con una fede degna di “TeleMandella” o di “meno male che Silvio c’è”: “L’ha detto la televisione! Allora è vero!”.

Al giorno d’oggi invece esiste internet ed esistono le connessioni VPN per cui la faccenda diventa notevolmente più complessa e le informazioni si vanno a prendere in tutto il mondo, basta trovare siti in inglese, francese, castigliano, portoghese o altra lingua facilmente comprensibile ad un Italiano con un minimo di studi.

Più si effettua questa attività e sempre meno si guarda la televisione, si leggono giornali cartacei e simili. Non abbiamo nessuna remora ad ammettere che sono anni che non guardiamo un telegiornale e che negli ultimi tempi saltiamo regolarmente le prime 20÷25 pagine del maggiore quotidiano nazionale perché ci fanno la stessa impressione di un manifesto di Boccasile del ‘43÷’45.

Confessiamo serenamente di essere arrivati all’assurdo di leggere con interesse le sole pagine letterarie [grande il pezzo di Luciano Canfora sulle origini della guerra del Peloponneso pubblicato subito dopo l’inizio del conflitto ucraino, evidentemente i redattori sono troppo ignoranti da accorgersi che stava dicendo l’esatto contrario delle prime venticinque pagine], economiche e financo sportive di un quotidiano.

Per cui delle quattro figure statistiche introdotte negli anni ’50 per descrivere i consumatori nostrani solo la “casalinga di Voghera” si beve tutto quello che le propinano, l’ “impiegato romano” qualche perplessità ce l’ha, mentre il “bracciante pugliese” e l’“operaio di Sesto San Giovanni” viaggiano regolarmente su internet, hanno mollato i “social”, si sono fatti la VPN e le informazioni le ricavano da lì.

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Per cui stiamo assistendo alla disconnessione non solo dei “democraticamente eletti con il maggioritario e senza preferenze” e dei governi dal popolo e dal paese reale, ma anche ad una ancor più interessante scissura tra il sistema mediatico e la induzione emotiva che questo vorrebbe originare all’interno della popolazione.

Non è solo la antica differenziazione tra i morti di “razza bianca” e quelli di “colore” (quando non addirittura “sottosviluppati”) per cui gli eventi di Ucraina sono raccontatissimi anche se distorti, quelli di Siria/Irak/Libia di tanto in tanto, quelli dello Yemen solo quando gli Houthi distruggono una grande raffineria e quelli del Tigrè o dei Rohinga manco per il (omissis).

Il risultato è che spesso un po’ di funzionari del sistema mediatico si coprono di ridicolo e se ne accorgono solo dopo che questa informazione ha ormai circolato…

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Citiamo la figura di guano fatta dall’università di Milano Bicocca quando ha bloccato un ciclo di lezioni su Dostoevskij perché è Russo (e che? Siamo di nuovo alle leggi razziali?), salvo poi rendersi conto dell’errore e dire che si voleva dare l’opportunità al professore di parlare anche di autori ucraini. Evidentemente il bonzo (in quota partito di maggioranza relativa) che stava aggiustando il tiro manco aveva realizzato che la guerra è una cosa diversa dagli eventi “politicamente corretti” come le “quote rosa” o simili…

Bene ha fatto il professore a mandarli a ranare tutti quanti, è l’unica cosa che si sono meritati.

Purtroppo e contemporaneamente il Direttore Musicale del Teatro La Scala, Valery Gergiev, è stato silurato dal Sindaco di Milano dichiaratamente a causa dei suoi legami personali con Putin e la cosa è stata messa sotto silenzio. Ma a Milano stanno massicciamente operando nell’edilizia fondi di investimento USA insieme al Fondo Sovrano del Qatar, quindi meglio non menarla troppo…

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Ed adesso veniamo a sapere da un sito di “propaganda russa” censurato dalla Unione Europea che a Bari è stata lanciata una petizione “online” per chiedere la rimozione della targa con la firma di Putin dalla statua di San Nicola da lui donata alla città di Bari nel lontano 2003, quasi venti anni fa.

Qualcuno sta pure richiedendo lo spostamento della statua colpevole di essere stata regalata dalla Russia.

A costoro possiamo solo dire che stanno dimostrando di non avere capito nulla del culto di questo santo, dal momento che si tratta del santo che in assoluto più incarna la vocazione ecumenica, la cui venerazione è diffusa sia in Occidente che in Oriente al punto che viene definito il “santo senza frontiere” ed è riconosciuto come tale anche da alcune comunità islamiche di Cipro, Turchia e Albania.

Oggi la basilica di Bari costituisce l’unico santuario cattolico ad ospitare nella cripta, in corrispondenza della tomba, un altare russo ortodosso consacrato con tutti i sacri crismi (gli ortodossi ne hanno veramente fin troppi…) e nei giorni delle festività del santo, calcolati secondo il calendario giuliano che si discosta dal nostro gregoriano, l’intera basilica viene consegnata alla chiesa ortodossa russa per la propria liturgia.

Notare che la basilica è gestita dall’Ordine Domenicano, quindi non proprio da un qualche accanito cultore del progressismo all’interno della Chiesa Cattolica Romana.

Alcuni anni fa alcune reliquie di san Nicola hanno compiuto un pellegrinaggio in tutte le Russie e sono state poi regolarmente riportate a Bari dai delegati della Chiesa Ortodossa a cui non è minimamente passato per l’anticamera del cervello che potevano rompere i patti e conservarsele dalle parti di Kazan o simili.

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Da notare che la statua era stata donata dal Presidente russo in anni in cui, molto idealisticamente, si parlava di una possibile entrata anche della Russia all’interno della unione Europea.

Altri tempi…

Andare a proporre di eliminare la targa di donazione, o addirittura di spostare la statua stessa, costituisce pertanto una ennesima operazione di “cancel culture” che ha la pretesa di sottomettere tutto alla ideologia attualmente dominante e di cancellare senza possibilità di appello quanto non ad essa riconducibile, bollato come “non politicamente corretto”.

In una parola: è il “pensiero unico” occidentale, bellezza!

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Per fortuna esistono internet e le VPN e (ignorando i cosiddetti social che sono uno strumento di controllo sociale peggiore delle televisioni del Berlusca) qualora bene utilizzati permettono di ignorare anche in un clima politicamente surriscaldato come l’attuale lo strombazzare dei vari funzionari del sistema mediatico e, magari anche di provare a rispondere al fuoco.

Come stiamo cercando di fare con queste poche righe.

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E da ultimo un paio di semplici e sentite domande ai lavoratori del sistema mediatico:

Ce la fate ad evitare di fare la parte del “Krampus”, il folletto demoniaco e sottomesso che accompagna san Nicola allo stesso modo di come il porcello accompagna sant’Antonio?

Ce la fate ad evitare di coprirvi di ridicolo?

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Bergamo, 13.IV.2022.

Marco Brusa

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https://it.sputniknews.com/20220412/san-nicola-e-lemblema-dellamore-15895948.html

https://bari.ilquotidianoitaliano.com/attualita/2022/03/news/ucraina-da-bari-petizione-online-via-la-targa-di-putin-dalla-basilica-di-san-nicola-348639.html/

https://www.lanuovasardegna.it/italia-mondo/2022/04/01/news/ucraina-bandiera-pace-su-statua-s-nicola-donata-a-bari-da-putin-1.41344027

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