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Bergamo in Comune | Novembre 29, 2022

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(26.11.19) Bergamo. Dell’addizionale all’Irpef e di altre disgrazie

(26.11.19) Bergamo. Dell’addizionale all’Irpef e di altre disgrazie

La legge stabilisce che i Comuni possono istituire, ai sensi dell’art. 1 del D.Lgs. n. 360 del 1998, un’addizionale all’Irpef, fissandone l’aliquota in misura non eccedente lo 0,8%. I comuni hanno la facoltà di stabilire contradditoriamente sia una pluralità di aliquote differenziate tra loro, rispettando il dettato di progressività dei tributi previsto dalla costituzione, oppure un’aliquota unica uguale per tutti. Questa legge oggi è diventata centrale nel tentativo degli enti locali di far fronte ai sempre minori trasferimenti statali (a Bergamo negli ultimi 5 anni sono calati del 54%) voluti tanto dai governi di centrosinistra che di centrodestra.

Sino all’altra settimana Bergamo applicava comunque già un’addizionale Irpef con un’aliquota unica allo 0,6% che ora viene portata all’aliquota massima consentita dello 0,8%: un aumento secco della tassazione. E’ evidente che la scelta di applicare un’aliquota unica, come ha deciso di fare Bergamo, a cittadini con situazioni economiche differenti, presenta elementi di grave iniquità. Pagare quasi 26 euro in più all’anno per famiglie con redditi tra i 12 e i 15.000 euro non ha la stessa incidenza dei 60 euro in più che pagheranno le famiglie con reddito dai 29 ai 35 mila euro e più. Eppure solo i sindacati hanno obiettato che “un incremento percentuale indistinto, non permettendo nemmeno quei meccanismi di progressività dell’imposta che garantirebbero le fasce di reddito più deboli, ricadrà prevalentemente su chi paga l’Irpef, lavoratori e pensionati, in primo luogo”.

Quindi si sta facendo una precisa scelta di classe. Una scelta tanto più stupefacente se consideriamo che viene fatta da un’amministrazione che si vorrebbe definire di sinistra. Una maggioranza dove stanno sedute forze che spesso hanno denunciato come antipopolari e iniqui proprio i progetti di tassazione piatta (Flat Tax) ad aliquota unica al centro di tutte le riforme fiscali proposte dalla destra sull’onda delle teorie economiche neoliberiste dominanti. Insomma siamo alle solite: si predica bene e poi si razzola male. Vedremo poi cosa oseranno fare su questa questione i più sinistri aggregati all’attuale maggioranza goriana.

Insomma l’aliquota dell’addizionale Irpef aumenta, ed è la prima volta da quando è sindaco Giorgio Gori (cioè dal 2014). Va però ricordato che per l’anno 2016 e per l’anno 2017, il governo non aveva previsto per i comuni la possibilità di stabilire aumenti dell’addizionale all’Irpef rispetto alle aliquote già previste per l’anno 2015. Appaiono quindi grottesche le dichiarazioni del vicesindaco, e assessore al bilancio, Sergio Gandi che ha affermato: “L’Amministrazione Tentorio aveva previsto di alzare l’Irpef già nel 2015, ma grazie a un lavoro incessante e di alto profilo degli uffici (sic!) siamo riusciti a scongiurare l’adeguamento dell’aliquota per quasi 5 anni” per poi aggiungere “l’anno scorso, alla vigilia delle elezioni, l’amministrazione aveva scelto di lasciare invariate tutte le aliquote. E di ritoccare l’Irpef nel primo anno del mandato Gori bis”. Che è come affermare che vale il detto “fatta la festa gabbato il santo”. In questo caso il povero cittadino a cui è meglio non fare sapere in fase elettorale quello che gli sarebbe capitato in quanto contribuente dopo le elezioni. Un chiaro esempio di mancata trasparenza e correttezza amministativa che farà arrabbiare non pochi e che confermerà nella testa di molti la vulgata salviniana sulla sinistra “partito delle tasse”. E infatti il deputato e capogruppo della Lega in consiglio comunale Alberto Ribolla, in passato già caloroso sostenitore della Flat Tax leghista, ha già tuonato contro “una imposizione fiscale che va a colpire tutti i cittadini in maniera indistinta”.

Alcuni hanno maliziosamente ricollegato questa generosità alla chiusura del contezioso sugli extracosti tra la ditta Collini realizzatrice del parcheggio della Fara e la società promotrice del ParkingFara, in proget financing, la Bergamo Parcheggi che risulta partecipata da ATB per il 32%. Cosa che assumerebbe una certa gravità a fronte delle dichiarazioni dell’amministrazione che la impegnano a non mettere un centesimo pubblico in più nel disastro combinato alla Fara.

Ma tant’è, ora vicesindaco Gandi scopre, un po’ tardivamente, che è invece necessario sostenere le famiglie di Bergamo. Infatti il resto dei nuovi introiti verrà dedicato al sociale: quasi mezzo milione di euro verrà impegnato per azzerare le liste d’attesa dei nidi comunali; 200 mila euro sono previsti per nuovi servizi agli anziani; 50mila euro per un nuovo servizio di baby sitter calmierato e poi altri 500 mila euro sono previsti a non meglio precisati contributi per salvaguardare le fasce più deboli. A questo punto uno si domanda perchè, visto che la legge lo consente, queste fasce più deboli non le si è semplicemente esentate dal pagare questo balzello. Ma, si sa, si è più riconoscenti quando si riceve qualche cosa (anche se di fatto è ciò che esattamente ti hanno tolto cinque minuti prima!).

Alla fine resta quindi poco, ma Gandi insiste: “Con questo piccolo sacrificio siamo certi di poter rendere Bergamo più competitiva, mettendo nuova linfa in un organismo che cresce e si sviluppa in modo più armonico e deciso rispetto a molti altri contesti del nostro paese”. E infatti contestualmente si presenta il solito faraonico Piano delle Opere Pubbliche (POP) con la previsione di spesa è di centosessantanove milioni di euro complessivi su tre anni, di cui a carico dell’Amministrazione Comunale oltre 38 nel primo anno, 50 nel secondo.

Spulciandolo si trovano opere in sospeso da decenni (da Sant Agata a San Michele all’Arco), ma soprattutto opere di intervento a supporto del commercio, come il secondo lotto della riqualificazione del centro, o del turismo come la realizzazione della nuova GAMeC al posto dell’attuale PalaAgnelli, un lavoro di quasi 11 milioni di euro, sostenuto per 6 milioni dalla Fondazione UBI Banca Popolare di Bergamo.

Ma certo sbigottisce trovarci un non meglio precisato contributo comunale per la sistemazione della ex casa della Marchesa alla Rocca di Bergamo Alta (un immobile inserito dall’amministrazione Gori nel piano delle alienzioni) o il comparto della caserma Montelungo (dove il sindaco in difficoltà in campagna elettorale si è impegato a spendere 6 milioni di euro comunali per realizzare un centro sportivo universitario interrato dopo che per – varie vicende – si sono persi inspiegabilmente i contributi europei sull’opera). Opere tutte che poco hanno a che vedere con i bisogni dei cittadini e che molto hanno a che fare con interessi specifici o col modello di città smart che vuole attrarre come soggetto privilegiato i city-user e che Gori (e soprattutto gli imprenditori e gli investitori che lo sostengono) hanno di fatto sposato completamente.

La nuova ruota natalizia voluta dal sindaco Gori gira sinistramente ingombrando Piazza Matteotti e molti si chiedono quanto ci costa e a cosa serve. Ma ancora più inquietanti sono i vari figuri che recitano  la farsa amministrativa attuale.

E noi paghiamo…

(Francesco Macario, Bergamo, 26.11.19)

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