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Bergamo in Comune | 15 Luglio 2026

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ESPORTAZIONI MILITARI ED ENERGETICHE PER ISRAELE

ESPORTAZIONI MILITARI ED ENERGETICHE PER ISRAELE

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Sabato 20 giugno a Bergamo presentazione del dossier “Made in Italy per l’industria del genocidio”.

Ore 17:30 – via Santa Elisabetta, 11.

Giovani Palestinesi Italia

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https://www.instagram.com/p/DZSb4Xxsnov/

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https://www.embargoforpalestine.com/italia

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https://www.instagram.com/giovanipalestinesi.it/

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Segnaliamo l’esistenza di questo sito e della campagna di controinformazione da loro iniziata relativa ai legami “nascosti” tra Italia e sionisti.

Da questa controinformazione si capisce bene il motivo per il quale Israele è un “intoccabile”: nella coscienza dei popoli del mondo, e quindi anche del popolo italiano, per i crimini di guerra (definizione molto eufemistica) che commette; nelle azioni dei governi perché costituisce uno degli elementi principali del sistema politico del cosiddetto “mondo delle finanziarie occidentali”.

Quest’ultimo un tempo veniva chiamato “Occidente”, ora questa definizione scricchiola, scricchiola, ma è ben lontana dal frantumarsi.

Anche se ora, dopo la chiara sconfitta USA nella Quarta Guerra del Golfo e dopo le crisi isteriche dei sionisti (ognuna seguita da bombardamenti su donne, bambini e vecchi), …

Vedremo.

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Nel frattempo vi forniamo la sintesi del dossier sulle esportazioni militari ed energetiche per Israele.

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https://static1.squarespace.com/static/68f39f06eb2e2f1e3c961bee/t/69fd81cf581d5f401fd5460a/1778221519325/Made+in+Italy+per+l%E2%80%99Industria+del+Genocidio.pdf

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Dall’inizio del genocidio in corso a Gaza nell’ottobre 2023, l’Italia ha mantenuto un flusso strategico e continuativo di equipaggiamenti militari e risorse energetiche verso Israele, favorendo direttamente l’infrastruttura tecnica dell’aggressione.

Nonostante le ripetute rassicurazioni pubbliche del Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani e della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, secondo cui l’Italia avrebbe limitato le esportazioni di armamenti verso Israele, questa ricerca rivela una realtà sostanzialmente diversa.

Una fitta rete di aziende italiane, enti collegati allo Stato e infrastrutture logistiche ha consegnato a Israele almeno 416 spedizioni di carattere militare e oltre 224 chilotonnellate di carburante provenienti dall’Italia – quantitativi confermati attraverso registri di spedizione che rappresentano probabilmente solo una frazione della reale portata dei trasferimenti.

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In qualità di firmataria delle Convenzioni di Ginevra, del Trattato sul Commercio di Armi (ATT) e della Convenzione sul Genocidio, l’Italia è vincolata legalmente e moralmente a garantire che le proprie esportazioni industriali e statali non favoriscano gravi violazioni del diritto internazionale.

Le prove presentate in questa ricerca indicano che tali obblighi sono stati pesantemente violati, attraverso catene di approvvigionamento che hanno eluso il controllo pubblico e contribuito a sostenere l’industria del genocidio; da questo derivano implicazioni a cascata, che suggeriscono anche un ruolo italiano nell’attuale guerra contro l’Iran.

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Oltre ai produttori e fornitori, le spedizioni analizzate coinvolgono i principali aeroporti e porti marittimi italiani, inclusi Roma Fiumicino, Milano Malpensa, Genova e Ravenna.

Sono inoltre coinvolti i terminal carburanti di Taranto e della Baia di Santa Panagia, vettori marittimi quali Mediterranean Shipping Company (MSC) e ZIM, e compagnie aeree tra cui EL AL, ITA Airways e Challenge Air Cargo.

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Punti Chiave:

  1. Almeno 416 spedizioni legate a materiale militare e oltre 224 chilotonnellate di carburante originati in Italia sono stati consegnati a Israele dall’ottobre 2023.

  2. Questi trasferimenti sono proseguiti nonostante le ripetute dichiarazioni pubbliche del Governo Italiano secondo cui le esportazioni di armi verso Israele sarebbero state sospese o limitate.

  3. Le spedizioni includono armi, componenti per caccia, avionica, attrezzature legate ai droni e altri beni militari essenziali per l’offensiva israeliana su Gaza e nella regione.

  4. Le forniture di carburante dall’Italia sono state effettuate in modo occulto, con navi che utilizzano manovre di spegnimento dell’AIS e cambi di destinazione per nascondere le consegne verso Israele.

  5. Invitiamo lavoratori, tutte e tutti, e le istituzioni in tutta Italia ad adottare tutte le misure necessarie affinché nessuna arma, componente militare o carburante lasci il territorio italiano verso Israele.

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Tra i principali risultati emersi dal dossier figurano:

  1. Esportazioni militari nonostante le dichiarazioni del Governo: Mentre il Governo italiano ha dichiarato pubblicamente una politica di restrizioni sulle esportazioni di armamenti verso Israele dopo il 7 ottobre 2023, questa ricerca individua un totale di 416 spedizioni a carattere militare dall’Italia a Israele consegnate da quella data.

Le spedizioni provengono e transitano dalle regioni di Liguria, Abruzzo, Puglia, Campania, Lazio, Lombardia, Piemonte, Toscana, Veneto, Umbria ed Emilia-Romagna.

Sono compresi oltre 150 carichi di componenti aerospaziali e avionici da Leonardo S.p.A., incluse spedizioni alle linee di produzione di componenti per F-15 di Elbit Systems, a supporto di una delle principali piattaforme d’attacco utilizzata nei bombardamenti di Gaza.

  1. Coinvolgimento diretto dello Stato: Nei registri di spedizione figurano un trasferimento a novembre 2024 da parte del 17º Stormo Incursori (Forze Speciali) esplicitamente descritto come “armamenti”, molteplici spedizioni di parti di aeromobili dalla Base Aerea di Amendola alla Base Aerea Israeliana di Nevatim, e l’esportazione di 44 giubbotti antiproiettile dalla Polizia di Stato alla Source Vagabond Systems in Israele.

  2. Filiera aerospaziale, droni e guerra elettronica: Le spedizioni individuate includono Air Data Test Set di D. Marchiori per la divisione Unmanned Aircraft Systems (UAS) di Elbit, fondamentali per la calibrazione dei sistemi di volo e la precisione di navigazione delle flotte di droni Hermes e Skylark, utilizzati per sorveglianza e attacchi mirati, nonché hardware per cabine di pilotaggio, sistemi di trasmissione, parti radar, cavi, componenti strutturali per aeromobili, materiali elettronici, attrezzature relative a sistemi di disturbo elettronico (jamming) e altra avionica recapitate da strutture italiane a Elbit Systems, Rafael e Israel Aerospace Industries (IAI).

  3. Trasferimenti energetici clandestini: Il dossier rivela spedizioni “occulte” di petrolio greggio partite dal Porto di Taranto. Imbarcazioni quali SEASALVIA e MINERVA JOY hanno effettuato manovre con la localizzazione AIS disattivata e cambiamenti di destinazione per nascondere la consegna di oltre 85 chilotonnellate di petrolio greggio alle raffinerie di Ashkelon e Haifa, dal luglio 2024.

I registri di navigazione indicano inoltre che oltre 138 chilotonnellate di diesel/gasolio partite dalla Baia di Santa Panagia sono state consegnate ad Ashdod e Ashkelon nel 2024 e nel 2025, fornendo carburante essenziale per la mobilità terrestre e le operazioni logistiche dei veicoli israeliani.

  1. Nodi e infrastrutture critiche: L’analisi identifica Roma Fiumicino (FCO) e Milano Malpensa (MXP) come punti di convergenza centrali per il carico militare, dove componenti di guerra elettronica ad alto valore, parti di ricambio per aeromobili, assemblaggi radar, polveri metalliche pericolose e altri carichi a militari sono trasportati regolarmente su voli commerciali di linea (EL AL, ITA Airways, Lufthansa) e vettori cargo dedicati (Poste Air Cargo, Challenge Air Cargo).

La maggior parte delle spedizioni a carattere militare analizzate passano per gli aeroporti; tuttavia anche i porti marittimi italiani svolgono un ruolo significativo: i carichi militari via mare di origine italiana sono partiti principalmente, ma non esclusivamente, da Ravenna e Genova, mentre petrolio greggio e gasolio sono partiti rispettivamente da Taranto e dalla Baia di Santa Panagia.

Gli altri porti, come Trieste e Gioia Tauro, rimangono tuttavia nodi critici per il trasbordo.

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I dati di questo dossier dimostrano in modo inconfutabile che il complesso militare-industriale italiano è parte integrante del genocidio in corso a Gaza.

Gli enti italiani non sono meramente spettatori ma complici attivi del genocidio, forniscono infatti la tecnologia fondamentale per aerei da caccia, droni, sistemi di guerra elettronica, componenti correlati ad armamenti e il carburante necessario per le divisioni corazzate e il sostentamento

logistico, mentre con commercio militare bilaterale contribuiscono a sostenere ed espandere l’economia di guerra israeliana.

Di fronte al rischio plausibile di genocidio, riconosciuto dalla Corte Internazionale di Giustizia,

e ai mandati di arresto in vigore emessi dalla Corte Penale Internazionale, il Governo italiano deve immediatamente:

  1. Imporre un Embargo Bilaterale Totale sulle Armi nei confronti di Israele.

  2. Annullare tutti i permessi di esportazione e gli accordi di assistenza tecnica in vigore.

  3. Sospendere la fornitura di petrolio greggio e gasolio utilizzati dall’apparato militare israeliano.

  4. Monitorare e fornire dati trasparenti per tutti i trasbordi e le esportazioni dual-use in transito dai porti e aeroporti italiani.

  5. Rescindere il memorandum militare Italia-Israele.

L’Italia deve assumersi la responsabilità diretta della catena logistica degli armamenti

operante sul proprio territorio. Proseguire questi trasferimenti significa rimanere complici nell’eliminazione sistematica del popolo palestinese.

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Ed ora alcune notizie da Oltre-Cortina:

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Da un messaggio in una chat WhatsApp di “Hilltop Youth” (coloni integralisti sionisti in Cisgiordania) che recita: “Scegli, cosa preferisci?”, con una foto di coloni israeliani impegnati in una spedizione squadristica a sinistra e una di Hamas il 7 ottobre 2023 a destra.

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Una offerta commerciale iraniana.

L’Iran ottiene:

  1. Ventiquattro miliardi di dollari che erano stati congelati.

  2. Trecento miliardi di dollari per la ricostruzione.

  3. Controllo sul 20% del traffico perrolifero globale (+ i diritti di passaggio).

  4. Eliminazione delle sanzioni su petrolio, gas e sistema bancario.

Gli USA ottengono:

  1. Lo Stretto parzialmente aperto (sotto gestione altrui).

  2. Il ritiro delle loro forze armate (spiacenti).

  3. Una atomica su Tel Aviv non sarà tirata.

  4. Una stretta di mano ed un sorriso.

  5. Un amichevole incontro con il signor Qalibaf (Presidente del Parlamento iraniano).

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https://t.me/GeoPWatch/34325

https://t.me/GeoPWatch/34326

Durante una conferenza presso l’Accademia di Leadership Ein Prat in Israele, il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato che la sua decisione è di aumentare l’occupazione di Gaza fino al 70% del suo territorio, dall’attuale 60%.

Netanyahu ha espresso la volontà di aumentare gradualmente l’occupazione fino al 100% di Gaza: “Quindi, possiamo esercitare il nostro potere in diverse direzioni. Se ci sarà bisogno di schiacciare Hezbollah. Attualmente stiamo colpendo Hamas. Ora siamo al 60% del territorio della Striscia. Eravamo al 50%. Siamo passati al 60%. La mia decisione è di passare a…”

Il pubblico grida: “100! 100!”

Lui ridacchia e risponde: “Procediamo per ordine. Prima di tutto, il 70%. Iniziamo da quello.

Li stiamo attaccando da tutte le direzioni e ci occuperemo del resto”.

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L’isola di Saseno/Sazan davanti a Valona in Albania (ad 85 km da Lecce) era una base della Regia Marina; se la hanno ceduta ad una cordata israelo-saudita si può stare sicuri che lo scopo vero sarà una installazione militare con il “resort” come copertura.

Proiezioni di Potenza israeliane verso occidente sono già in atto: si vedano le varie intercettazioni della Sumud Flotilla nel Mar Ionio e le storie strane sul lago Maggiore e sul Mottarone, con tanto di barche affondate, di 007 israeliani affogati e di mercenari israeliani venuti a Pavia a rapire i bimbi…

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