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Bergamo in Comune | 1 Novembre 2026

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LA CRISI ENERGETICA È UN BUON AFFARE

LA CRISI ENERGETICA È UN BUON AFFARE

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Una opinione dalla Russia (con poco amore).

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Ci assumiamo la piena responsabilità di pubblicare questa opinione russa, anche se, come è ben noto, la sentenza C-67/25 della Corte di Giustizia UE ha stabilito che la condivisione da parte di cittadini europei di qualsiasi contenuto di media russi sanzionati costituisce un reato.

Questo significa il divieto alla pubblicazione nel territorio della UE delle notizie riportate dai giornali “On Line” Russia Today e Sputnik News.

Questa sentenza stabilisce che il divieto alla diffusione di notizie provenienti dalla Russia si applica anche a siti gratuiti e a soggetti non professionali quale, appunto, BergamoinComune è.

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https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:62025CJ0067&qid=1783837888647

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https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:32022R0350

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Da Avvenire, mercoledì 28 ottobre 2026.

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La validità giuridica di questa sentenza è, come minimo, assai opinabile e tutta da dimostrare dal momento che in tutti i Paesi della UE la libertà di parola e di scrittura è tutelata dalle singole Costituzioni e le leggi penali sono affidate ai Parlamenti e non ad organi UE.

Però, nel clima di Terza Guerra Mondiale non si sa quanto a pezzetti che stiamo vivendo, la Giustizia non viene effettuata tramite il Diritto, ma tramite l’arbitrio e le armi…

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https://www.bergamoincomune.it/propaganda-bellica-ufficiale/

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Ed ora a Voi una opinione dalla Russia (con poco amore), per leggerla in originale fatevi la VPN e collegatevi ad un server di Singapore, di Istanbul, di Nuova York, etc.:

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LE GRANDI AZIENDE EUROPEE DELL’ENERGIA STANNO DICHIARANDO PROFITTI RECORD.

Per i consumatori, invece, i costi di riscaldamento ed elettricità sono aumentati a causa della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran.

Russia Today, 29 ottobre 2026 .

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https://rt-english.com/business/648101-iran-war-oil-profits/

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Mentre le famiglie europee faticano a pagare le bollette energetiche, le compagnie petrolifere del continente hanno più che raddoppiato i loro profitti nell’ultimo trimestre, beneficiando della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran.

Otto mesi esatti dopo che le forze americane e israeliane hanno iniziato a bombardare l’Iran, il prezzo del greggio Brent giovedì si è attestato a 115 dollari, rispetto ai 72 precedenti alla guerra.

Il Brent cosiddetto “datato”, prezzo effettivo attuale per gli acquirenti di quanto già caricato nel Mare del Nord, è ancora più alto: 120 dollari.

Questo aumento dei prezzi ha portato i prezzi di benzina, diesel e olio da riscaldamento a massimi record in tutta Europa ed è stato un vantaggio inaspettato per le maggiori aziende petrolifere europee, secondo i bilanci trimestrali degli utili compilati giovedì scorso dalla rivista tedesca Der Spiegel.

Il colosso petrolifero e del gas britannico Shell ha registrato un profitto di 12,1 miliardi di dollari tra luglio e settembre, un aumento di oltre il doppio rispetto al trimestre precedente e allo stesso trimestre dell’anno scorso.

Tra luglio e settembre 2025, Shell ha realizzato un profitto di 5,43 miliardi di dollari.

La francese Total Energies ha aumentato i profitti del 127% fino a 9,1 miliardi di dollari nello stesso periodo, mentre la spagnola Repsol ha registrato un aumento quasi cinque di volte, da 640,7 milioni a 3,1 miliardi di dollari.

Nel frattempo, l’OMV austriaca ha aumentato i profitti del 68% a 2,36 miliardi di dollari.

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E dove sono finiti questi profitti?

Reinvestiti nell’economia reale come ai tempi delle Partecipazioni Statali?

No!

Sono finiti nei paradisi fiscali dei Caraibi, nella cosiddetta economia finanziaria che non ha bisogno del lavoro dei popoli per prosperare, ma solo di spremere soldi buoni dai medesimi popoli.

NdR

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Il ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil e i suoi omologhi in Austria, Italia, Polonia, Portogallo e Spagna hanno chiesto una tassa sui profitti straordinari a livello UE per i giganti del petrolio, simile alla “tassa di solidarietà” imposta da Bruxelles dopo l’escalation del conflitto Russia/Ucraina nel 2022.

“La Commissione è stata molto riservata su questa questione, anche se diversi Stati membri chiedono da tempo la presentazione di piani per questa tassazione” ha detto Klingbeil dopo un incontro dei ministri delle finanze dell’UE in Irlanda il mese scorso.

“Questo deve avvenire entro la prossima riunione [dei ministri delle finanze] a ottobre al più tardi”, ha aggiunto.

La Commissione Europea ha respinto la proposta di Klingbeil e ottobre è passato senza alcuna azione da parte di Bruxelles. (Ovvio, no? – NdR).

Il Commissario Economico dell’UE, Valdis Dombrovskis, ha detto ai giornalisti: “è una decisione che spetta ai singoli Stati membri a cui spetta prendere decisioni sulla tassazione dei profitti eccessivi”.

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Nessun governo in Europa è in grado di prendere autonomamente una decisione di questo tipo.

Finirebbe immediatamente in “black list” presso le banche e le finanziarie azioniste (proprietarie) delle aziende energetiche e guadagnerebbe notevoli probabilità di cadere presto.

E sarebbe sostituito dalla “opposizione” che diventerebbe, con la velocità della luce, ancora più prona ai voleri di chi detiene il potere finanziario effettivo.

NdR

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Nonostante le esportazioni del Golfo si siano presumibilmente riprese all’80% dei livelli prebellici, gli attacchi Houthi contro gli impianti energetici e le navi saudite, la minaccia di droni navali nello stretto di Hormuz e le indiscrezioni circa una nuova e “intensa” campagna militare statunitense contro l’Iran hanno tutti contribuito a mantenere i prezzi del petrolio quasi il doppio rispetto all’inizio di febbraio.

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