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PROPAGANDA BELLICA UFFICIALE
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La sentenza C-67/25 della Corte di Giustizia UE ha stabilito che la condivisione da parte di cittadini europei di qualsiasi contenuto di media russi sanzionati costituisce un reato.
Questo significa il divieto alla pubblicazione nel territorio della UE delle notizie riportate dai giornali “On Line” Russia Today e Sputnik News.
Questa sentenza stabilisce che il divieto alla diffusione di notizie provenienti dalla Russia si applica anche a siti gratuiti e a soggetti non professionali quale, appunto, BergamoinComune è.
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https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:62025CJ0067&qid=1783837888647
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https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:32022R0350
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Testuale:
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Da tempo la Federazione russa attua una sistematica campagna internazionale di manipolazione dei media e di distorsione dei fatti, nell’intento di rafforzare la sua strategia di destabilizzazione dei paesi limitrofi e dell’Unione e dei suoi Stati membri.
Nell’intento di giustificare e sostenere l’aggressione nei confronti dell’Ucraina, la Federazione russa porta avanti da tempo la pratica di lanciare iniziative continue e concertate di propaganda prendendo di mira la società civile dell’Unione e dei paesi limitrofi, distorcendo gravemente i fatti e manipolando la realtà.
Vista la gravità della situazione, e in risposta alle azioni della [Federazione russa] che destabilizzano la situazione in Ucraina, è necessario, coerentemente con i diritti e le libertà fondamentali riconosciuti nella Carta dei diritti fondamentali [dell’Unione europea], in particolare con il diritto alla libertà di espressione e informazioni come riconosciuto all’articolo 11 dello stesso, di introdurre ulteriori misure restrittive per sospendere urgentemente le attività di radiodiffusione di tali organi di informazione nell’Unione, o dirette all’Unione.
Tali misure dovrebbero essere mantenute fino a quando l’aggressione nei confronti dell’Ucraina non sarà cessata e fino a quando la Federazione russa e gli organi di informazione ad essa associati non avranno cessato di condurre azioni di propaganda contro l’Unione e i suoi Stati membri.
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Per questi motivi, la Corte (Quarta Sezione) dichiara:
L’articolo 2 septies, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 833/2014 del Consiglio, del 31 luglio 2014, concernente misure restrittive in considerazione delle azioni della Russia che destabilizzano la situazione in Ucraina, come modificato dal regolamento (UE) 2022/350 del Consiglio, del 1º marzo 2022, dev’essere interpretato nel senso che:
una persona fisica, che gestisce un sito Internet nel quale effettua la radiodiffusione di contenuti delle persone giuridiche, delle entità o degli organismi elencati nell’allegato XV del regolamento n. 833/2014, come modificato, e trae dallo sfruttamento di tale sito Internet solo introiti derivanti da contributi volontari di terzi, sotto forma di offerte o donazioni, rientra nella nozione di «operatore», ai sensi di detta disposizione.
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Articolo 2 septies del regolamento (UE) 2022/350 del 1º marzo 2022 recita:
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È vietata agli operatori la radiodiffusione, ovvero il conferimento della capacità di diffondere, l’agevolazione della radiodiffusione o altro concorso a tal fine, dei contenuti delle persone giuridiche, delle entità o degli organismi elencati nell’allegato XV (RT — Russia Today & Sputnik – NdR), anche sotto forma di trasmissione o distribuzione tramite mezzi quali cavo, satellite, IP-TV, fornitori di servizi internet, piattaforma o applicazione di condivisione di video su internet, siano essi nuovi o preinstallati.
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Padre Maximilian Kolbe si offre volontario per essere condannato a morte ad Auschwitz.
Vetrata nella chiesa di San Francesco ad Ascoli Piceno.
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Tradotto dal “giuridichese”, considerando che il Regolamento UE n. 833/2014 stabilisce misure restrittive nei confronti della Russia, questo significa che viene stabilito un limite alla libertà di stampa e di manifestazione del pensiero, sia esso “On Line” o meno.
Il risultato, per ora teorico ma vedremo presto quanto diventerà reale, è che ogni cittadino che trova interessante una analisi politica/economica di un qualche professore russo e la diffonde rischia di finire sotto processo e di essere pure condannato (la pena non è chiaramente definita e quindi è arbitraria) non per i contenuti che diffonde, ma solo per la fonte da cui ha tratto l’informazione.
Si tratta di una censura alle idee in piena regola.
Il blocco sul sistema internet europeo dei siti russi, in vigore da quattro anni, non è servito a molto: una semplice VPN connessa ad un server extra-europeo, si legge tutto che è una meraviglia e i cittadini europei lo hanno ormai imparato.
Ne consegue che il gioco deve farsi più duro e andare ad intaccare la libertà dell’individuo.
Da questa considerazione all’inserimento di sanzioni penali arbitrarie non esiste soluzione di continuità.
La validità giuridica di questa sentenza è, come minimo, assai opinabile e tutta da dimostrare dal momento che in tutti i Paesi della UE la libertà di parola e di scrittura è tutelata dalle singole Costituzioni e le leggi penali sono affidate ai Parlamenti e non ad organi UE.
Però, nel clima di Terza Guerra Mondiale non si sa quanto a pezzetti che stiamo vivendo, la Giustizia non viene effettuata tramite il Diritto, ma tramite l’arbitrio e le armi…
Quindi non c’è da dare molta retta a chi dirà che questa norma non sarà mai applicata: in Germania è già in corso un processo a tre cittadini accusati di avere pubblicato su un sito alcuni video tratti da RT Germany.
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Si tratta di una operazione di propaganda bellica in perfetto stile MinCulPop del “Ventennio” quando l’ascoltare Radio Londra o Radio Mosca era diventato un reato molto grave, anche se tutti, ovviamente, abbassavano il volume e ascoltavano.
La pena era totalmente arbitraria: si andava da un semplice rinvio a giudizio (quasi sempre mai processato) alla fucilazione sommaria sul posto.
Chi scrive si ricorda che, quando da ragazzo negli anni ’70 con una radio ad onde medie aveva trovato e stava ascoltando Radio Mosca in italiano, suo padre si era precipitato, piuttosto agitato, nella sua stanza dicendo: “Ma questa è una sigla che ascoltavo durante la guerra”!… Dando così dimostrazione che questi ascolti erano frequenti e regolari.
Nel nome della libertà di informazione e di parola, per difendere le quali nostri antenati hanno combattuto in montagna e altrove, riteniamo che risulti indispensabile una azione di disubbidienza civile e quindi comunichiamo a tutti che su questo sito, come già avvenuto, saranno regolarmente riprese notizie pubblicate da Russia Today o da Sputnik News.
E non solo da loro.
Ovviamente cercheremo di dare poco, o nessuno, spazio agli articoli chiaramente di “propaganda” pura e semplice e di darne molto di più alle analisi economico/politiche che rappresentano comunque una opinione da ascoltare, anche se non necessariamente da condividere.
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La regola della persona libera è sempre la stessa: “Ascoltali tutti, non dare retta a nessuno e fai di testa tua”.
Nell’Europa del Sistema Mediatico, che ha dei padroni, che domina tutto e che ci bombarda di “bufale” ripetute non più solo dalla triade giornali/radio/televisioni ma da una infinità di “trolls” prezzolati che agiscono su quasi tutta la rete WEB, il tentativo di perseguire penalmente coloro che diffondono informazione diversa da quella del MinCulPop dominante costituisce una sopraffazione ed un atto di guerra a pieno titolo contro i popoli del Continente.
Lo scopo è di impedire che la differenziazione dell’informazione permetta di costruirsi opinioni diverse dalla propaganda bellica ufficiale.
Quindi: Ora e sempre, Resistenza!
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Se qualcuno ci denuncerà sarà divertente: fino all’ultimo grado di giudizio (anche se nel caso particolare non si capisce quale potrà essere, se la Corte di Cassazione, la Corte di Giustizia UE, la Corte Internazionale di Giustizia ONU, etc.).
Abbiamo già nominato e preavvisato il nostro avvocato.
Se invece dovessero sbattermi dentro senza troppi complimenti, avvisatelo.
Grazie.
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Bergamo, 12/07/2026
Marco Brusa
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Ed ora, permetteteci di violare, in piena coscienza, la sentenza C-67/25 della Corte di Giustizia UE.
Dopotutto, se venticinque anni fa chi scrive aveva “bucato la pula” a Genova e si era piazzato nei giardini di piazza della Vittoria, dove era ubicata la Questura, a guardarsi i gruppi di Black Blocs che rientravano alla base, questa violazione tutto sommato è robetta.
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https://www.rt.com/news/642779-devastating-cuba-us-empire/
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DEVASTARE CUBA: L’IMPERO AMERICANO STA DECLINANDO E CERCA DI TRASCINARE TUTTI A FONDO
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A mano a mano che Washington si indebolisce, stringe sempre più su L’Avana; usando blocchi navali, blackout e sofferenze di massa per punire chi la sfida.
8 luglio 2026
Di Tarik Cyril Amar
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Nonostante i tentativi statunitensi di sabotare e manipolare l’evento, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha accettato la richiesta della delegazione cubana di discutere la “Necessità di porre fine all’embargo economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba.”
Sebbene questo dibattito sia un evento annuale dal 1992, quest’anno il suo contesto è particolarmente cupo, poiché Washington ha fortemente intensificato la sua lunga campagna di guerra economica contro L’Avana.
Allo stesso tempo, gli Stati Uniti hanno anche minacciato un attacco militare, che potrebbe essere stato o meno ritardato dalla sconfitta americana nella guerra contro l’Iran.
Ma il dibattito su Cuba all’ONU deve anche essere inserito in un contesto molto più ampio: un quarto di millennio dopo la sua fondazione e circa quattro decenni dopo la fine della Guerra Fredda del secolo scorso alla fine degli anni ’80, l’impero americano è in declino.
Due recenti guerre fallite degli Stati Uniti lo hanno chiarito.
Sotto la presidenza di Donald Trump, gli Stati Uniti hanno ridotto – anche se non del tutto abbandonato – il loro impegno nella guerra per procura occidentale contro la Russia tramite l’Ucraina, lasciando il costoso e crudele tritacarne agli europei NATO-UE troppo miopi per sapere quando rinunciare e troppo cinici per preoccuparsi di cosa fanno agli Ucraini.
Le ragioni di questo relativo ma significativo disimpegno americano hanno poco a che fare con l’atteggiamento personale – e volatile – di Trump verso la Russia, o peraltro verso l’Ucraina.
L’establishment statunitense ha semplicemente riconosciuto che gli obiettivi iniziali della guerra per procura occidentale non possono essere raggiunti: Mosca non è stata sconfitta né degradata geopoliticamente; Il cambio di regime non è avvenuto.
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Nella sua guerra fallita contro l’Iran e a favore di Israele – anche mentre sta andando avanti e potrebbe facilmente esplodere di nuovo in una vera e propria conflagrazione – gli Stati Uniti hanno messo in luce i propri limiti, se possibile, in modo ancora più evidente.
Il momento unipolare dell’America, ammesso che sia mai stato reale, è ormai finito da tempo, come ha recentemente spiegato John Mearsheimer – una rara voce della ragione negli Stati Uniti – al Parlamento Europeo.
Nel frattempo, un mondo multipolare è già emerso, anche se continuerà a evolversi a lungo e difficilmente corrisponderà mai alla fantasia utopica di perfetta uguaglianza internazionale che alcuni potrebbero sognare.
La multipolarità nel mondo reale è di gran lunga preferibile all’unipolarità americana, ma sarà un equilibrio globale tra grandi potenze, o al massimo, un concerto di tali potenze.
Eppure esiste un paradosso nel declino americano: mentre la stragrande maggioranza dell’umanità che condivide un pianeta con il suo più grande stato canaglia ha urgentemente bisogno che gli Stati Uniti perdano il loro potere straordinario e catastroficamente maligno, il processo non sarà affatto piacevole.
Al contrario, gli Stati Uniti in declino sono e saranno per un bel po’ ancora più aggressivi, imprevedibili e pericolosi di prima.
A differenza dell’ex Unione Sovietica, che è caduta con una forma di autocontrollo storicamente insolita, l’impero americano probabilmente scatenerà sempre più danni mentre cade nel cumulo di rifiuti della storia.
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Accanto a, per esempio, Gaza e Venezuela, un luogo dove si può vedere questa escalation degli Stati Uniti in azione è Cuba.
In effetti, Cuba è un esempio particolarmente evidente: sotto un embargo americano spietato e criminale per quasi due terzi di secolo, la nazione insulare caraibica di circa dieci milioni di abitanti è stata recentemente sottoposta a un regime di sanzioni e blocco ancora più feroce e costantemente escalation, basato su un assurdo ordine esecutivo emesso da Trump alla fine di gennaio.
Tagliando in particolare le sue forniture di petrolio – una strategia ferocemente disumana facilitata dall’assalto statunitense al Venezuela sei mesi fa – Washington è stata chiara che il suo obiettivo è una coercizione brutale: o Cuba si sottomette e diventa, in sostanza, un protettorato statunitense come il Venezuela post-Maduro, oppure il suo popolo continuerà a soffrire sotto un blocco letale.
Ormai, Cuba è stata colpita dal suo terzo blackout nazionale totale dall’inizio dell’anno, mentre gravi interruzioni di corrente sono già una costante parte della vita quotidiana.
E i blackout sono solo gli effetti più evidenti di quello che il ministro degli esteri cubano, Bruno Rodriguez, ha giustamente denunciato come punizione collettiva attraverso “una guerra multidimensionale e non convenzionale che dura già da quasi sette decenni e che negli ultimi sette mesi è diventata sempre più crudele e spietata.”
I Cubani soffrono anche di un crollo dei loro sistemi agricoli e di distribuzione alimentare, entrambi fortemente colpiti dal blocco energetico: niente benzina o diesel significa niente macchinari agricoli e niente trasporti; nessuna corrente significa niente catene di raffreddamento, per esempio.
I raccolti marciscono nei campi; gli agricoltori sono costretti a lasciare le loro fattorie.
Nel frattempo, il settore sanitario è impoverito e paralizzato.
Circa centomila cubani non possono ricevere le cure necessarie; undicimila bambini non possono sottoporsi agli interventi chirurgici di cui hanno bisogno.
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Sebbene sia impossibile ottenere cifre precise, non c’è dubbio che la guerra economica spietata di Washington contro Cuba stia causando vittime di massa.
Dopotutto, è proprio questo che le sanzioni e i blocchi degli Stati Uniti hanno sempre fatto.
Uno studio recente su The Lancet ha concluso che queste misure statunitensi sono associate a circa 564.000 decessi in eccesso all’anno.
In media, questo è paragonabile al bilancio annuale delle vittime causate da conflitti armati diretti.
Bisogna tenere presente che la cifra del Lancet è bassa, poiché lo studio include solo gli effetti delle sanzioni unilaterali degli Stati Uniti.
A Cuba, è già chiaro che la mortalità infantile è raddoppiata.
Le scale sono ancora diverse, ma come nel genocidio di Gaza, che gli Stati Uniti hanno di fatto co-perpetrato con Israele, i bambini sono una categoria speciale di vittime.
E tutto questo mentre Cuba non ha nemmeno le risorse naturali che hanno reso il Venezuela un bersaglio dell’avidità americana.
E nonostante la coraggiosa solidarietà dell’Avana con la Palestina, a differenza dell’Iran, Cuba non è in grado di ostacolare l’alleato infernale dell’America, Israele.
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