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Bergamo in Comune | Aprile 22, 2024

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REQUIÈSCAT IN PACE

REQUIÈSCAT IN PACE

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Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei.

Requiéscat in pace.

Amen

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E infine ci ha lasciati.

L’esponente più carismatico della piccola borghesia italiana che passava dai fasti del “boom economico” [delle automobili cambiate a raffica, della villetta a schiera in luogo della casa GESCAL, dei cessi con i sanitari costosissimi e delle serate passate a rincoglionirsi davanti ad una televisione e ad adsorbire acriticamente lo stile di vita delle “famiglie da Carosello”] alla stagnazione dell’Unione Europea controllata e dominata dalla finanza neo-liberista e caratterizzata dall’impoverimento che colpisce soprattutto i lavoratori disgregati e sfruttati delle zone industriali (quale l’Italia è).

“Salvaci, Silvio!” e “Meno male che Silvio c’è” erano i pensieri dominanti dei suoi seguaci; pensieri non derivanti da ragionamento, ma da quella forma di ipnosi collettiva che va sotto il nome di “induzione mediatica”.

Quando era “sceso in campo” (solo per ragioni finanziarie: il suo “impero” era stato privato del mecenate, Bettino Craxi, e si trovava in cattive acque), metà degli Italiani ha pensato: questo ora mette insieme tutti i più scarsi e scadenti, quelli che credono di essere dei “figoni blu”, allo stesso modo di come il “Gran Baluba” (indovinate chi è) ha già messo insieme i più ignoranti e micragnosi dei Settentrionali.

L’altra metà era costituita dai citati “figoni blu” e dai Settentrionali ignoranti e micragnosi…

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Non siamo comunque tra coloro che gioiscono per la sua dipartita.

La sua anima riposi in pace.

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Non ci dimentichiamo che, anche se per un lungo periodo è stato l’organizzatore politico degli Italiani più eterodiretti, non si è mai macchiato degli atti neo-liberisti di lotta di classe contro i ceti popolari che hanno caratterizzato il cosiddetto Centro-Sinistra dai tempi di quel vero e proprio colpo di stato (non ancora adeguatamente studiato, ma identico a quello che in Brasile ha in seguito cercato di liquidare Lula e Roussef) che va sotto il nome di “Tangentopoli”.

Quando le sue aziende erano sul punto di fallire (pare che fossero stati portati troppi soldi nei paradisi fiscali inglesi e olandesi e che, di conseguenza, le casse soffrissero) ha fatto una legge che depenalizzava il falso di bilancio; i suoi amici seguaci del “Gran Baluba” si erano messi a bruciare le leggi con il lanciafiamme (ma con i Vigili del Fuoco presenti, roba davvero da sottosviluppati ad alta tecnologia) e, dato che provengono dall’Analfabetistan, manco si erano accorti che ne avevano bruciato pure alcune indispensabili, come quella che risaliva ai Visconti del XIV secolo e che assegnava le cave del marmo di Candoglia in esclusiva al Duomo di Milano; con le donne e del suo rapporto con loro è meglio non dire nulla; eccetera.

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Però…

Però non ha mai fatto una privatizzazione di una azienda statale, non si è mai permesso di toccare una legge del lavoro e bisogna riconoscergli che, fino all’ultimo, ha cercato di mediare tra i gruppi capitalistici rivali che dominano la scena politica attuale e che stanno scatenando guerre spaventose.

E, anche se nel 2011 è stato uno degli aggressori contro la Libia, dobbiamo riconoscergli che oggi è stato uno dei pochissimi in Europa che sia stato capace di assumere una posizione razionale di pace nei confronti della guerra in Ucraina: lui, il Papa, il Primo Ministro ungherese, il Presidente serbo, tre (tre!) Parlamentari europee (tutte donne: una Tedesca, una Francese e una Irlandese), i Capitani Reggenti di San Marino e (speriamo di sbagliarci, ma non è così) nessun altro.

Tutti gli altri, incensati oltre ogni limite di decenza dal sistema mediatico MinCulPop, si sono rivelati essere aspiranti Salandra o general Cadorna.

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D’altronde la sua nascita politica non avrebbe dovuto avvenire e pochi avevano previsto l’enorme capacità di ipnosi collettiva (induzione mediatica) che trenta anni fa poteva derivare dal possesso di cinque televisioni.

È stato un “outsider” casuale, non previsto e, se vogliamo, un pioniere della manipolazione mediatica di massa, ma non ha saputo far fare alcun salto di qualità alle sue televisioni.

Televisioni erano e televisioni sono rimaste in un settore caratterizzato da una continua evoluzione a dir poco frenetica: su internet e sui cosiddetti “social” il Berlusca non è entrato e non ha mai avuto praticamente niente.

Altri hanno fatto più e meglio di lui, basti pensare a chi si è inventato un partito-azienda presentato come “movimento” mettendo sotto contratto un attore comico sul viale del tramonto e garantendogli dieci anni di ulteriore successi da prima donna; oppure al Presidente di uno Stato europeo in guerra…

È proprio il caso di dire che le prime due volte sono state farsa e la terza tragedia.

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All’inizio eravamo “antiberlusconiani” pure noi, proprio perché costui è stato davvero l’organizzatore politico dei ceti socio-politici più gretti, scarsi e furbastri.

Ma poi, dopo la raffica dei “ce lo chiede l’Europa” con cui venivano motivate sia le privatizzazioni delle aziende municipali e pubbliche, sia le abolizioni delle leggi di tutela del lavoro, sia la crisi del debito, sia la riduzione delle strutture pubbliche a delle morti di fame, etc., sono nati tutta una serie di dubbi sull’uso politico effettivo dell’ “antiberlusconesimo”.

E le risposte che ci siamo dati a questi dubbi non ci sono piaciute per niente.

Molte volte si creano nemici proprio perché non se ne hanno e allora è necessario costruirne uno da additare come la fonte di ogni male.

Un tempo erano l’Unione Sovietica e la Jugoslavia, poi i Viet Cong, poi il terrorismo islamico, poi i Talebani, poi…

In una strategia neo-liberista un neo-liberista “outsider” che, sicuramente senza manco accorgersene, aveva comunque scompaginato e rallentato i piani del grande capitale circa la sottomissione (ora totalmente avvenuta) del “sistema industriale Italia”, non poteva che essere il “nemico” ideale per distogliere l’attenzione dalle operazioni vere.

E così è stato.

Per venti anni abbiamo avuto i “meno male che Silvio c’è”, fanatici “berlusconiani”, e i “ce lo chiede l’Europa”, altrettanto fanatici “antiberlusconiani”, a dominare la scena politica nazionale.

Sarebbe stato meglio non accettare questo schema mediatico che ci ha portati dove siamo ora e che, con il senno di poi, è ben difficile attribuire ad una sola persona, anche se possedeva cinque televisioni.

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Caro Silvio, di colpe ne hai avute molte e la principale è stata il dare una enorme visibilità e potere a “figoni blu” che sarebbe stato meglio sbeffeggiare invece di “gasare”; ma sei stato un altrettanto “buon colpevole” per colpe che non hai avuto e che ti sono state attribuite per facilitare brutte azioni, queste sì veramente nefande, verso il popolo italiano.

Non ci sei mai stato simpatico, ma molti dei cosiddetti “antiberlusconiani” ci stanno ancor meno simpatici e ora, con una guerra in corso, ci fanno veramente paura, cosa che tu non ci hai mai fatto, nemmeno quando a Genova nel luglio 2001 ci hai scatenato contro tutto l’apparato poliziesco dello Stato.

Siamo finiti con il pensarti come uno dei protagonisti della novella comica “Il Reduce” di Cochi Ponzoni.

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Riposa in pace, PierSilvio.

La storia emetterà un giudizio sul tuo operato, ma prima dovrai aspettare che esprima i suoi giudizi su Bettino Craxi e su Aldo Moro, tuttora sospesi e fin troppo attuali.

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Bergamo, 12.VI.2023

Marco Brusa

Comments

  1. Enrico Masseroli

    Mi pare un coccodrillo un po’ cattolico (visto che è morto perdoniamolo). Si può giustamente valutare se politicamente abbia avuto più gravi colpe e fatto più danni lui o la cosiddetta “sinistra” quando ha governato, però senza mettere tutti i politici nello stesso calderone “sono tutti uguali, anzi gli altri sono pure peggio”. In realtà è l’indegnità morale di questo caimano il danno più grande arrecato alla nazione: il compimento mediatico della reazionaria rivoluzione progettata dalla P2, l’istupidimento degli italioti partito con le sue TV. Da qui la consacrazione della volgarità e del malaffare, il furbettismo eletto a virtù… E così il “mafioso di Arcore” si era scelto i compari: quel che conta è essere anti-comunisti, quindi arruoliamo anche i camerati. Non a caso si era ritrovato culo e camicia con Putin: criminali e boss si fiutano e si riconoscono. Fra qualche anno resterà nella memoria più per le barzellette da oratorio e le nipoti di Mubarak che per le scelte politiche, i patti con gli italiani, i cartigli del suo populismo mediatico. Sarà stato un simpaticone e pure generoso con gli amici, ma sicuramente non lo rimpiangono la classe lavoratrice, i proletari e i borghesi che credono e lottano per un mondo più giusto e solidale, illuminato dalla bellezza delle arti e non dal velo di Maya dell’edonismo liberista.

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