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Bergamo in Comune | Novembre 29, 2022

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L’ECCIDIO DI LEKEMT

L’ECCIDIO DI LEKEMT

Dopo la manifestazione del XXV aprile ci è venuta la voglia di cercare tra i pacchi di riviste conservate in garage ed abbiamo ritrovato una copia del febbraio 1997 di Rivista Italiana Difesa (RID) in cui è stato pubblicato un interessante articolo relativo al cosiddetto “Eccidio di Lekemt” in cui Antonio Locatelli ha dato non si sa quanto eroicamente la vita per la Patria.

Tale articolo è scritto dal generale dell’Aeronautica Militare Giuseppe Pesce che, essendo stato il comandante di una squadriglia della cobelligerante “Balkan Air Force” in operazioni di supporto ai partigiani jugoslavi, sicuramente in vita sua ha avuto più simpatie per la verità storica che non per la retorica dell’”eroe”.

Per la cronaca: è stato pure il fondatore del Museo dell’Aeronautica di Vigna di Valle, una non contestabile autorità in questo campo, insomma.

Riproduciamo integralmente qui in fondo copia di questo articolo, ne riportiamo alcuni passi e raccontiamo un episodio di qualche anno fa che ha come protagonista la partigiana Angelica Casile “Cocca”.

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Quando si discuteva del nome da dare all’aeroporto di Orio e le destre volevano intitolarlo ad Antonio Locatelli, chi scrive ha avuto l’onore di consegnare alcune fotocopie di questo articolo direttamente alla “Cocca” con la richiesta di farne l’uso che avrebbe ritenuto migliore e la signora, la cui casa era decorata anche con ricordi dell’Abissinia (niente di strano in questo, molti partigiani sono stati i fratelli minori o i figli di Italiani che avevano fatto la Guerra d’Africa, Giorgio Paglia ad esempio), lo aveva letto con interesse e aveva congedato il sottoscritto dicendo che ci avrebbe pensato lei.

Come sia, come non sia, dopo poco tempo l’aeroporto è stato dedicato al per nulla polemizzabile sig. Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, e le destre che avevano promesso fuoco e fiamme se ne sono state sorprendentemente zitte e buone.

Evidentemente la signora si era data da fare e questo articolo del generale Giuseppe Pesce che riporta gli avvenimenti dell’eccidio di Lekemti è già noto a Bergamo, vediamo di diffonderlo ulteriormente.

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Ricordiamo che le decorazioni militari distribuite durante la Guerra d’Africa e la successiva Guerra di Spagna fino alla prima parte della Seconda Guerra Mondiale ad aviatori, a “camicie nere” o semplicemente ad aderenti al PNF si sono semplicemente sprecate.

Se qualcuno ha perplessità vada a verificare le motivazioni sul sito internet del Quirinale alla voce “Medaglie d’Oro al Valor Militare” e si fa una cultura.

Non è che siano scarse le motivazioni tipo: “dopo aver partecipato alla campagna come camicia nera”, “riaffermando con l’ultimo anelito, la sua incrollabile fede di fascista”, “Avanti, camice (sic) nere, per il Duce”, “volontario in missione di guerra per l’affermazione degli ideali fascisti”, “volontario di guerra come milite di una divisione CC.NN.”, “capomanipolo”, etc.

Non parliamo poi di chi, tipo Farinacci “rais” di Cremona ben noto in quel di Seriate, ha ricevuto una medaglia d’argento V.M. per essere “rimasto ferito nel corso di un’esercitazione nell’uso delle bombe a mano”, vale a dire per un incidente occorsogli mentre pescava con le bombe a mano in un laghetto presso Dessiè…

O tipo Galeazzo Ciano, anche lui triplice medaglia d’argento V.M. per la squadriglia da bombardamento “Disperata” sul fronte dell’Eritrea e per avere effettuato sulla città di Salonicco un “bombardamento con i fiocchi” [sic – come scrisse nel diario, poi gentilmente consegnato dalla moglie Edda Mussolini (pure lei medaglia di bronzo VM, medaglia meritata nel suo caso per essere stata affondata con la nave ospedale Po a Valona nel 1941 e avere rischiato davvero la vita a mollo nel Mare Nostrum) al fondatore della CIA Allen Dulles in Svizzera nel ’45, non si è mai capito bene in cambio di cosa]. Nella motivazione si legge: “portava per primo l’ala italiana su una lontana e munitissima base della Grecia”.

Per non parlare di Ettore Muti, “il più decorato di tutti gli Italiani” (posizione che, pochi lo sanno, gli contende Francesco Cossiga, però solo per le decorazioni di Stato estere), che durante la Guerra di Spagna riceve la medaglia d’oro V.M. “per l’affermazione dei più alti ideali fascisti (…) eseguiva nel periodo di un anno oltre 160 azioni di bombardamento”, vale a dire i bombardamenti sulla popolazione civile di Valencia, di Alicante e di Barcellona.

Si parla tanto solo di Guernica, ma anche l’“Aviazione Legionaria” in Spagna si è distinta per i bombardamenti sulla popolazione civile.

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Ma torniamo al nostro che era andato come semplice “capo equipaggio” di un trimotore Caproni a seguire il generale Vincenzo Magliocco in una azione sulla cui scelta “ebbe molta influenza il cappellano, Monsignor Borrello della Consolata” e che tra i partecipanti aveva anche “l’ingegner Adolfo Prasso (Direttore della Società Mineraria per l’Estrazione del Platino), il quale era pratico dell’ambiente e suggeriva di atterrare con gli aeroplani in una località prossima alle sue miniere, i cui giacimenti erano ubicati lungo il fiume Bir-Bir, dalle parti di Jubdo”.

“Il cappellano Monsignor Borrello, invece propendeva per un atterraggio prossimo alla località di Lekemt (…) pare che Borrello avesse interessi in quella regione in quanto proprietario di una miniera, forse di diamanti”…

“La posizione della signora Deregie (passeggera sull’aereo pilotato dal generale) è ancora avvolta nel mistero (…) probabilmente aveva rapporti amichevoli con qualche personaggio della spedizione”.

“Il Vicerè Graziani, fortemente preoccupato perché sapeva che la missione era un azzardo, fece partire alcuni ricognitori i cui equipaggi poterono solo osservare, con angoscioso sgomento i resti carbonizzati dei tre velivoli della spedizione”.

“Si erano salvate solo tre persone: Padre Borello, che al momento della sparizione non era sul posto, l’interprete indigeno e la signora Lidy Deregie, che nelle cronache dell’epoca è indicata solo come secondo interprete; il suo nome fu cancellato da tutti i documenti ufficiali”.

“La Medaglia d’Oro al V.M. fu concessa a tutti i caduti, compreso l’ingegner Prasso; Padre Borrello (lui pure decorato con Medaglia d’Oro al V.M. – «Unico superstite, prodigiosamente scampato all’eccidio, di un manipolo di prodi eroi caduti» – NdR) non rilasciò alcuna dichiarazione scritta e fu messo da parte dall’Ordinariato Militare”.

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Interessante anche come nell’articolo si scriva dell’intenzione del Governo di Addis Abeba di realizzare il Museo della Resistenza contro gli Italiani.

Un buon posto per trasferirVi la fontana del Locatelli.

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Bergamo, 26.IV.2022

Marco Brusa

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https://www.quirinale.it/onorificenze/ricerca/insegna/20

https://cremonamisteriosa.blogspot.com/2017/04/la-nuova-divisa-di-farinacci.html

https://www.itagnol.com/2017/02/80-anni-dai-bombardamenti-italiani-valencia-lambasciatore-sannino-partecipa-alla-commemorazione/

https://journals.openedition.org/diacronie/3237

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