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Bergamo in Comune | Novembre 27, 2022

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CRISI POLITICA – ALCUNE CONSIDERAZIONI

CRISI POLITICA – ALCUNE CONSIDERAZIONI

Con questo scritto non si vuole fare un discorso organico, ma solo presentare una serie di considerazioni che sicuramente non hanno spazio nel sistema mediatico nostrano.

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Su un noto giornale nazionale odierno leggiamo un articolo di fondo che termina con queste testuali parole: “La questione centrale non è più nemmeno se, come e quanto durerà il governo Draghi, ma quale futuro attende il Paese. Con le istituzioni fragili e la politica debole non si può fronteggiare una crisi come quella che sta arrivando senza pagare gravi conseguenze. Per l’Italia ciò significa il rischio di un commissariamento da parte delle istituzioni europee e dei mercati finanziari data l’incapacità dei partiti di adempiere alle promesse fatte sul fronte interno e su quello estero”.

A parte il semianalfabeta uso di “ciò” in luogo di “questo”, si tratta di una ennesima sequenza di minacce al popolo italiano da parte di un servo delle finanziarie atlantiche che, tra l’altro, si guarda bene dal comunicare che nei mercati oggi prevale l’incertezza, eufemismo per dire “crisi”.

Minacce ormai decisamente fuori tempo massimo, stante la situazione politica-economica internazionale: un nuovo commissariamento, in stile governo Monti di undici anni fa, non sarebbe oggi più possibile senza l’utilizzo di un non indifferente livello di imposizione dall’esterno e di violenza.

È finito il tempo in cui qualcuno, molto interessato e sicuramente non neutrale, poteva minacciare di “punizioni da parte dei mercati” e di “commissariamento da parte della troika FMI, UE e BCE” (che rappresenta, secondo quanto affermato dal Parlamento europeo: “l’insieme dei creditori ufficiali durante le negoziazioni con i paesi”). Non sono più eventi facili da effettuare come ai tempi di herr Schäuble e della Grecia.

La possibilità di un “golpe” in stile De Lorenzo, Borghese, Sogno, etc. non è da escludere a priori, ma probabilmente aprirebbe più problemi agli organizzatori, tipo una eccessiva instabilità nelle retrovie della guerra ucràina (che solo gli eterodiretti filo-NATO pronunciano ucraìna), di quanti ne risolverebbe.

Era stato pronosticato che ora i “geni” della finanza e del “ce lo chiede l’Europa” si sarebbero messi a dire che i “mercati” ci massacreranno, così come era stato pronosticato che non avrebbero mai ricordato che condizione necessaria per risolvere la “crisi del debito” è lo smettere di vendere i Titoli di Stato al prezzo deciso dalla speculazione finanziaria…

Inoltre la cosiddetta Unione Europea, dopo la politica suicida di appoggio alla guerra e di sanzioni che hanno fatto molto più danno a chi le ha emesse che a chi le ha ricevute e data la spaventosa perdita di credibilità che ha guadagnato tra i popoli, farebbe pure bene ad imparare a starsene zitta.

È ormai evidente che la UE non riesce a risolvere la corrente situazione di disastrosa crisi energetica e di inflazione causata dalla geniale decisione di mettere sotto sanzioni le proprie forniture di metano (che ci dava una mano) dalla Russia.

È questa la vera ragione delle attuali crisi di governo, esistenti e prossime, nei paesi UE che maggiormente sono subalterni alle finanziarie atlantiche e, di conseguenza, guerrafondai.

Anche perché la tenuta nel tempo della stessa UE come emanazione delle finanziarie atlantiche e della da queste dipendente Banca Centrale Europea non è per niente sicura ed i timori addirittura di una sua implosione sono reali; come tra l’altro dimostra la recente partecipazione di associazioni industriali al Forum Economico di Pietroburgo, nonostante siano state “sconsigliate” con decisione sia da Confindustria, che dal governo e dalla UE.

Certamente ai popoli tutto questo le oligarchie cercherebbero di farlo pagare molto caro.

Cercherebbero, ma siamo già in una situazione in cui ce lo stanno facendo pagare molto caro…

Non c’è nulla di cui gioire.

Non dimentichiamoci che al governo della Buonanima non è succeduto un governo popolare e democratico, ma il governo Badoglio, considerato dagli storici il più disastroso ed il peggiore governo dall’Unità nazionale in poi.

https://youtu.be/5mkNSddoIpE

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Sullo stesso giornale (un colpo al cerchio ed uno alla botte, molto significativo dell’incertezza oggi predominante) leggiamo una intervista al compagno Fausto Bertinotti che parla esplicitamente di “naviganti senza rotta”, di “governo tecnico-oligarchico” e che conclude: “Non è un governo sconfitto, battuto, che non ha più i numeri in Parlamento, ma frana, si frantuma ugualmente; con il risultato che, crisi o non crisi, è un governo destinato ad arrancare e il suo arrancare indica che c’è un oggettivo dissolvimento della politica”.

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A questo punto è lecito parlare di “sindrome Merkel”.

Frau Merkel l’anno scorso ha spiazzato tutti quando ha comunicato che non era sua intenzione ripresentarsi alle elezioni nonostante la probabilità molto alta di essere ancora eletta, non c’è stato verso di smuoverla da questa decisione e ha lasciato il panorama politico tedesco in mano a mezze figure, piuttosto inette come la crisi ucraina sta dimostrando.

E tutti a chiedersi come mai era così decisa a volersi ritirare.

Domanda poco intelligente: molto semplicemente aveva visto la crisi internazionale che stava arrivando e se ne è chiamata fuori prima di esserne coinvolta.

In questo consiste la “sindrome Merkel”: nel cavarsi dai piedi prima che una inevitabile crisi vera arrivi, nell’abbandonare la nave quando si è capito prima degli altri che sta per affondare.

Il dott. Draghi è in crisi proprio per questo.

Non dimentichiamo che il buon Mario Draghi ha costruito tutta la sua carriera sull’essere quello che in gergo si chiama un “piacione”, vale a dire una persona capace di indurre simpatia in coloro che decidono gli avanzamenti di carriera.

Sorride, sorride sempre. Anche quando viene contestato…

Fino a quando si trattava di fare carriera al Ministero del Tesoro, in Goldman & Sachs e nella Banca d’Italia, di liquidare e di privatizzare l’IRI (trattative sullo yacht “Britannia” della regina Elisabetta), di legare la BCE alle finanziarie atlantiche (avete visto chi lo ha sostituito?), di mantenere la “crisi del debito” italiana ad un idoneo punto di “equilibrio” tra possibilità di prelevare i soldi delle tasse e la loro consegna come interesse ai “cravattari” internazionali, etc. questo era il suo mestiere e lo sa indubbiamente fare.

Quando invece si tratta di gestire una guerra, una Unione Europea a rischio di implosione, di spiegare agli Italiani perché i servizi essenziali saranno razionati (sperando che non si arrivi alle tessere annonarie), etc. allora… allora questo non è più il suo mestiere.

Non si può essere il funzionario delle finanziarie atlantiche, fare funzionare a mille la “crisi del debito” verso i paradisi fiscali dei Caraibi, suicidare l’Europa con le sanzioni alla Russia, alimentare la guerra in Ucraina, etc. e pretendere di restare a galla grazie al solo appoggio (anche se totale) del MinCulPop mediatico di G7/NATO/UE/BCE.

Anche lui sta cercando una via di uscita personale, solo che non lo fa “prima” come la Merkel, cerca di farlo “durante”.

Tutto qui.

https://youtu.be/sxchJaAWk30

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Aggiungiamo che nessuno di coloro che fino ad ora hanno appoggiato l’uomo di Goldman & Sachs può permettersi di arrivare, tra meno di un anno o prima, alle elezioni nelle condizioni attuali: significherebbe solo sostenere nei fatti di essere inutili e che gli Italiani possono solo votare per il progetto PD-Letta di patto sociale concordato con l’associazione degli industriali e benedetto dalla UE (che non si era ancora ben capito in quali condizioni oggettive si trova).

Devono differenziarsi prima, magari facendolo cadere, o meglio: facendo finta di non volerlo fare cadere. Il più classico dei: “vai avanti tu che a noi ci scappa da ridere”.

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Sembra proprio che i giochi di gennaio, quando Mattarella era stato rieletto, siano stati fatti proprio saltare da quel cattivone di Vladimiro.

Manca solo che qualcuno dei “geni” venga a dirci che è evidente che gli scopi ultimi di tutto quanto sta avvenendo in Ucraina siano:

– Impedire che, quando Mattarella tra un paio d’anni proprio non ce la farà più, venga eletto il dott. Draghi alla Presidenza della Repubblica.

– Impedire che al governo Draghi succeda un governo guidato da colui che ormai è diventato il (omissis) per antonomasia, quello che si è fatto fotografare a fine febbraio con l’elmetto, la mimetica ed il giubbotto antiproiettile.

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Concludiamo con almeno una piccola faccenda in “positivo”: una nota di merito al Presidente Sergio Mattarella però gliela dobbiamo comunque dare.

Per la sua storia politica sarà anche un uomo molto legato alla NATO, sarà anche, come sostengono i suoi detrattori, il figlio adottivo di Cossiga, uno degli uomini della guerra nel Cossovo e tante altre faccende del genere, però…

Però, da bravo gentiluomo palermitano, la “sindrome Merkel” manco la concepisce.

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Rimini, 15.VII.2022

Marco Brusa

 

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