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Bergamo in Comune | Febbraio 1, 2023

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UNA FAVOLA DI DOPO NATALE

UNA FAVOLA DI DOPO NATALE

Ovvero:

La “Strage degli Innocenti” di Cornelio Van Haarlem conservata al Rijksmuseum di Amsterdam.

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Anche quest’anno non possiamo fare a meno di raccontarvi una favola di Natale, anzi di dopo Natale, auspicando che vi edulcori e vi faccia diventare più buoni.

Ce ne è veramente bisogno di gente buona oggigiorno, non nel senso di “Arrivano i Buoni” di Edoardo Bennato, quelli che dopo preparano “la lista di tutti i cattivi da eliminare (ma chi l’avrebbe mai detto che sono tanti tutti i cattivi da eliminare!…)”.

Quello lo stanno già facendo i vertici NATO e UE che, guidati dal “Fool on the hill”, dal “Matto sulla collina” (traduzione per nulla maccheronica di “Stoltenberg”, nomen omen) e dalla indefinibile Presidentessa della Commissione Europea, “yeswoman” totalmente ligia agli ordini di scuderia dei suoi padroni, la Banca Centrale Europea e le finanziarie atlantiche, farà carriera…

Costoro hanno preparato la lista di tutti i “cattivi da eliminare”: i cosiddetti oligarchi russi, fonte di ogni male, ed i loro maledetti fiancheggiatori, ad esempio i pacifisti, brutta gente da rendere inoffensiva.

[Non criticateci perché parliamo solo dei cattivon… Oops! Pardon… dei “Buoni” di casa nostra. Non dubitiamo minimamente che molti altri “Buoni” tipo l’accoppiata Zelensky-Putin in Ucraina, quella Sauditi-Houthi nello Yemen, quella Birmano-Rohinga in Birmania, etc. abbiano tanti “cattivi da eliminare” e siano molto più efficienti e letali dei nostri. Però un antico proverbio orientale sostiene: “se vuoi che il mondo sia migliore comincia con il tenere pulita la strada davanti alla porta di casa tua”; quindi noi ci occupiamo dei nostri cattivon… Oops!… dei nostri “Buoni”].

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Dalle nostre parti è un vero peccato che tra i “cattivi da eliminare” siano stati inseriti personaggi della cultura e delle (furono) “magnifiche sorti e progressive”, di cui eravamo certi fino a non molto tempo fa, colpevoli solo di essere nati Russi.

Le anime (un “omissis” sull’aggettivo a cui stiamo pensando) di Telesio Interlandi, direttore della rivista “La difesa della Razza”, e di Giorgio Almirante, segretario di redazione della medesima, entrambi fautori delle leggi razziali sono là che gongolano per le azioni di questi “Buoni”…

Alcuni esempi per capire quali sono i “cattivi da eliminare”:

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Il direttore di orchestra Valery Gergiev (che è pure dell’Ossezia, “Russo ed Osseta”, peggio di “comunista ed ebreo” come cantavano gli Stormy Six a proposito di Gianfranco Mattei), e per questo cacciato da: Filarmonica di Monaco di Baviera, Teatro alla Scala di Milano, Festival Musicale di Edimburgo, Orchestra Filarmonica di Rotterdam, Berliner Philarmoniker, Wiener Philarmoniker, London Symphony Orchestra, Decca Music Group (per la quale aveva curato la discografia di musica classica),… Puff! Puff! Puff!… solo per citarne alcuni.

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La soprano Anna Netrebko già primadonna alla Prima della Scala il 7 dicembre 2021, colpevole di non avere assunto una presa di posizione “politicamente corretta” ed allineata con le pretese occidentali contro il Putin.

Si era infatti limitata a scrivere sulla sua pagina FB:

“Sono contraria a questa guerra. Sono Russa e amo il mio paese ma ho molti amici in Ucraina e ho il cuore rotto dal dolore e dalla sofferenza. Voglio che questa guerra finisca e che i popoli vivano in pace. Questo è quello che spero e per cui prego.

Ma voglio aggiungere una cosa: obbligare gli artisti, o ogni altra figura pubblica, a fare dichiarazioni in cui condannano la loro Madrepatria non è giusto. Questo dovrebbe essere lasciato al libero arbitrio. Io sono un’artista ed il mio obiettivo è unire i popoli, superando le divisioni politiche”.

Buttata fuori, senza se e senza ma…

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Valentina Tereshkova (che è pure Bielorussa, un po’ meno peggio di essere Osseta), figlia di un caduto nella Grande Guerra Patriottica e prima donna nello spazio con la capsula Vostock nel 1963.

Colpevole di essere stata eletta alla Duma russa e di aderire allo stesso partito del Putin, per cui tutti i suoi beni in Occidente sono stati posti sotto sequestro in quanto definita essere una “oligarca”.

Peccato che questi beni in Occidente semplicemente non esistano dal momento che la signora Tereshkova campa con la pensione di ex-operaia e di ex-funzionaria statale e con la diaria di deputatessa alla Duma.

Peccato anche che la signora Tereshkova sia considerata una icona vivente in Russia e sia osannata letteralmente dal Tibet al Perù, essendo onorata come “Membro di Prima Classe dell’Ordine dei Tre Poteri Divini” dal Nepal e come “Dama di Gran Croce dell’Ordine del Sole” dal Perù (tutto vero), insieme ad una infinità di altre onorificenze internazionali, principalmente da Paesi cosiddetti “Non allineati” (“Ordine Nazionale della Baia dei Porci” di Cuba compreso… Ci sta! Vacca boia, se ci sta!).

Si possano anche vedere alcune similitudini tra il suo ruolo di icona nazionale vivente in Russia e quello di note, presenti e passate, Senatrici a vita in Italia.

Provate a pensare cosa potrebbe succedere da noi se un qualche stato straniero decidesse di porre sotto sequestro i beni di una Senatrice a vita…

Succederebbe esattamente quello che sta ora avvenendo in Russia: sarebbe considerato essere una ennesima dimostrazione di come “i cattivi sono quelli là”, vale a dire per i Russi i cosiddetti “Buoni” dell’Occidente.

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Ma veniamo alla favola di dopo Natale vera e propria.

Stante la situazione internazionale attuale non può che essere relativa ad un qualcosa perpetrato dai cosiddetti “Buoni”, vale a dire ad un qualcosa di veramente orribile, e la “Strage degli Innocenti” decretata da re Erode, passato alla Storia come il Grande in quanto fedele alleato della NATO occidentale dell’epoca, l’Impero Romano, sembra essere adeguatamente appropriata.

Affresco della Basilica di sant’Abbondio a Como

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Non la prendiamo in considerazione come la tramanda la tradizione nostrana, incentrata su un “Buono”, cioè un “catti-cattivissimo”, ridotto a caricatura assisa in trono con corona, scettro e magari un diavolaccio che gli bisbiglia in un orecchio mentre i suoi armigeri piantano senza sentimento una spada nella pancia di un infante e calpestano gli altri cadaverini con le madri addolorate e indifese che non fanno altro che piangere e disperarsi.

No.

Noi prendiamo in considerazione un’opera di realizzazione manieristico-calvinista, attualmente conservata al Rijksmuseum di Amsterdam, che sprizza violenza da tutti i dettagli: La “Strage degli Innocenti” di Cornelio Van Haarlem.

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Questo quadro è stato dipinto quando le Fiandre si trovavano in piena “Rivolta delle Province Unite”, o “Guerra degli Ottanta Anni”, iniziata nel 1568 e terminata con il riconoscimento dell’indipendenza dei Paesi Bassi nelle clausole del Trattato di Vestfalia che ha posto fine alla più vasta Guerra dei Trenta Anni.

Il Van Haarlem si è trovato a partecipare a questa guerra aperta senza fine praticamente fin dal primo scontro.

Quando i suoi genitori sono riusciti a fuggire dalla natia Haarlem durante il brutale assedio senza prigionieri durato sette mesi da parte dell’esercito spagnolo nel 1573, il giovanissimo Cornelio era rimasto separato dai suoi ed è stato raccolto dalla famiglia del pittore Pietersz il Vecchio, portato in salvo ed educato a dipingere.

In seguito è ritornato ad Haarlem, dove vi è rimasto per il resto della sua vita come membro rispettato della comunità, stimato al punto di sposare la figlia del Sindaco e di acquisire una notevole fortuna personale.

Nel frattempo, caso raro ma non unico tra i Calvinisti dei Paesi Bassi, il Consiglio di Haarlem aveva deciso di promuovere le arti, mostrando contemporaneamente tolleranza tra le varie credenze religiose, attirando così un notevole afflusso di migranti fiamminghi e francesi, sia cattolici che ugonotti, che stavano fuggendo dall’occupazione spagnola delle proprie città.

Negli anni ’80 del 1500 la Repubblica olandese ha bandito la religione cattolica con conseguente soppressione delle sedi vescovili e per la Santa Sede i Paesi Bassi a nord del fiume Waal sono diventati “Territorio di Missione” sotto l’autorità canonica dell’istituto di Propaganda Fide.

Tuttavia i Cattolici già presenti non sono stati personalmente perseguitati se non all’inizio e, formalmente, sono diventati “cripto-cattolici”, mentre i missionari mandati da Roma, se scoperti, facevano una brutta fine.

Questa situazione è perdurata fino alla metà del XIX Secolo quando la libertà di religione è stata definitivamente sancita nel Regno dei Paesi Bassi.

Ironia della sorte: oggi i Cattolici sono il gruppo religioso di maggioranza relativa in Olanda e con il loro quasi 25% sono vicini ad essere il doppio di tutte le confessioni protestanti, ma questo solo perché nei secoli si è verificata la per noi stranissima e non ancora studiata a fondo trasformazione dei Calvinisti in atei ed in agnostici: oltre il 50% della popolazione olandese si dichiara tale.

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Ma torniamo alla “Strage degli Innocenti”.

Si nota subito che al centro della scena non sono dei volti, come in tutta la pittura manieristica del resto d’Europa, ma dei deretani.

Questa è una caratteristica propria del Manierismo di Haarlem, raggruppamento di artisti definito come “molto informale” dalla critica successiva, ed è presente in altre opere dello stesso autore di contenuto molto meno violento, quali “Il Battesimo di Cristo”, “La Famiglia di Noè”, il “Matrimonio di Peleo e Teti”.

È noto che, per ottenere quella che all’epoca era considerata essere la “bellezza ideale” dei corpi umani, il Manierismo esagera sia la proporzione che l’equilibrio, spesso dando luogo a composizioni che ai nostri occhi risultano esasperate ed innaturali.

Non ci vuole molto a ipotizzare un intento dissacratorio nei confronti delle rappresentazioni canoniche tradizionali da parte di Cornelio Van Haarlem.

Qualora poi si consideri la sua opera “Suora e Monaco”, in cui nessuno dei due è dedito a pratiche dello Spirito ma entrambi a quelle della carne, questa ipotesi diventa certezza.

Suora e Monaco di Cornelius Van Haarlem

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In ogni modo il pittore ha ritratto il “Massacro degli Innocenti” come un raccapricciante incubo in cui non è presente solo il pianto e la disperazione da parte delle orbate madri, ma anche una resistenza tanto feroce quanto lo è il crimine iniziale.

L’orrore segue l’orrore: in basso a sinistra il soldato il cui deretano costituisce il centro della scena taglia la gola a un bambino, mentre subito sopra questa scena una donna cava gli occhi a un soldato tenuto fermo da altre madri divenute furie scatenate dopo l’assassinio dei loro figli.

Si tratta di una chiara allegoria dell’inizio della “Rivolta delle Province Unite” contro gli Asburgo-Spagnoli-Cattolici.

La soldataglia ha fattezze sia latine che germaniche, mentre le donne hanno tratti solo fiamminghi.

Sullo sfondo si trova una città fortificata che non appare essere in mano ai soldati di Erode, ma dai cui spalti spettatori assistono attoniti agli eventi: le porte di questa città sono estremamente simili a quelle delle città delle Fiandre dell’epoca e a quelle di Haarlem in particolare.

“La strage degli Innocenti”, dipinto nel 1590, può benissimo essere inteso come una allegoria della situazione politica e sociale dei Paesi Bassi che si trovavano nel bel mezzo della “Guerra degli Ottanta Anni”: da un lato la constatazione e l’esaltazione di una resistenza disperata e determinata e contemporaneamente la visione degli orrori della guerra ed il disprezzo nei confronti degli eserciti invasori, rappresentati appunto come dei deretani.

Si tratta di un’opera ambivalente e dicotoma.

Da un lato è contro la guerra di cui illustra l’orrore e dall’altro constata sia la resistenza che si origina da coloro che ne hanno già subito l’orrore, sia lo stupore attonito che prende quelli che assistono alla tragedia da lontano, che realizzano che ne saranno coinvolti e che devono decidere da che parte stare: se accogliere tremebondi la soldataglia o se chiuderle in faccia le porte delle città.

Non è in nulla una opera d’arte “pacifista”, secondo il significato che ora diamo a questa parola.

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È un’opera che descrive pienamente sia la situazione dei Fiamminghi dell’epoca sia quella in cui ci troviamo tutti noi oggi.

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Bergamo, 28.XII.2022

Marco Brusa

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P.S: una prossima favola edulcorante sarà relativa alla fuga in Egitto della Sacra Famiglia e alle cosiddette croci celtiche, che celtiche non sono perché sono egiziane ed i fasci ignorantoni che le esaltano non solo non lo sanno, ma manco lo sospettano.

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http://www.bergamoincomune.it/lagnello-mistico-di-gand-e-gli-iconoclasti-racconto-di-natale/

http://www.bergamoincomune.it/la-santa-muerte/

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