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UNA CONFESSIONE TARDIVA!
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Forniamo la traduzione di un articolo apparso su Yeni Şafak quotidiano turco filo-Erdogan.
Si tratta di un giornale, di cui ci siamo già occupati, che rappresenta appieno la Turchia odierna e le sue contraddizioni non solo in termini di Paese a metà strada tra Oriente ed Occidente, ma anche, e soprattutto, di Paese sempre in bilico tra comportamenti colti e civili e fascismo vero e proprio.
“Non è il solo”, direte voi, e ci troviamo perfettamente d’accordo…
È la vecchia storia delle due perle di saggezza popolari: “Mamma! Li Turchi!”, per il tempo di guerra, e ”In mezzo ai Turchi si vive tranquilli”, per il tempo di pace.
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Ne risulta che, sul medesimo quotidiano, troviamo articoli che inneggiano alla “riconquista” delle isole dell’Egeo e della dorsale balcanica, o alla realizzazione di un “corridoio” attraverso l’Armenia per congiungere l’Anatolia al turcofono Azerbaigian in vista di una espansione in Asia Centrale, accanto ad articoli di analisi economica internazionale crudi quanto si vuole, ma sostanzialmente corretti e condivisibili.
Notare come la eventuale “riconquista” delle isole egee comporti implicitamente una nuova deportazione della popolazione greca, per non parlare delle ataviche paure che la possibilità di un “corridoio” di terra verso Baku suscita nella popolazione armena (e tra i vertici della Repubblica Islamica Iraniana, storico alleato e protettore degli Armeni).
Nel frattempo, per essere sicuri di non sbagliare nel “Grande Gioco Internazionale” in stile Kipling, il buon Erdogan ed il Presidente dell’Azerbaigian, Aliyev, fanno gioco di squadra e, per confondere e sconfiggere gli altri giocatori, stanno attentissimi a dire sempre l’opposto di quello che dice l’altro.
Per cui uno insulta il Netanyahu un giorno sì e il giorno dopo pure, mentre l’altro lo considera il suo migliore “amico” (sarebbe meglio dire “compare”), gli ha messo a disposizione gli aeroporti per potere attaccare anche da nord gli odiati Persiani, gli vende tanto petrolio, etc.
Non si capisce chi dei due stia giocando meglio e, se dovessimo dare un consiglio al buon Erdogan, gli diremmo: “stai attento che Aliyev non giochi meglio di te e finisca con il farti le scarpe”.
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Ma lasciamo da parte questo “Grande Gioco” e Vi presentiamo l’autore dell’articolo di cui vi offriamo la traduzione.
Si tratta di una persona indubbiamente colta a cui capita, in altri articoli per rendere l’idea della situazione attuale, di citare Tucidide ed il massacro degli abitanti di Melo, come fa pure, nel medesimo contesto e molto più spesso, il nostro prof. Luciano Canfora.
Abdullah Muradoğlu si è laureato presso l’Università di Marmara a Istanbul in “pubblica amministrazione e scienze politiche” e lavora come giornalista.
Dal 1997, ha scritto moltissimi articoli, interviste, ricerche storiche ed articoli di fondo per Yeni Şafak.
L’Associazione dei giornalisti della Turchia nel 2004 gli ha assegnato il “Turkey Journalism Achievement Award”.
Ha pubblicato quattro biografie di personaggi storici e ha ricoperto vari incarichi in organizzazioni non governative.
È noto per avere posto, nel dicembre 2022, la fondamentale domanda: “Chi resisterà più a lungo nel conflitto tra Ucraina e Russia?”.
Dopo oltre tre anni siamo in grado di dare una prima risposta certa, anche se parziale: “Di sicuro non l’Unione Europea”.
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Confine tra Brabante e Limburgo (Belgio), 03.II.2026
Marco Brusa
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https://en.yenisafak.com/columns/abdullah-muradoglu/a-belated-confession-3713709
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UNA CONFESSIONE TARDIVA!
Di Abdullah Muradoğlu – Domenica 25/01/2026 – Yeni Şafak News Center
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Il discorso del primo ministro canadese Mark Carney al World Economic Forum di Davos, la principale piattaforma di dibattito del sistema globale, ha lasciato un forte segno.
Carney ha detto che l’ordine internazionale liberale, centrato sull’Occidente, basato sulle regole, è crollato a causa dell’”effetto Trump”.
Ho aggiunto io l’espressione “effetto Trump” perché Carney non ha menzionato Trump per nome nel suo discorso.
Eppure le argomentazioni di Carney erano chiaramente legate allo shock causato dalle iniziative di Trump riguardanti il Canada e la Groenlandia.
Il genocidio sostenuto dall’Occidente di Israele a Gaza aveva già messo a nudo l’illusione di un ordine basato sulle regole
Naturalmente, Carney non ha menzionato nemmeno Gaza o il Venezuela.
Né ha parlato delle altre scosse di assestamento che dovrebbero seguire.
Carney non è un politico comune: in qualità di principale rappresentante del sistema finanziario globale con un’identità “liberal internazionalista”, Carney ha trascorso 13 anni in posizioni senior presso Goldman Sachs e ha anche servito come governatore della Banca d’Inghilterra e della Banca del Canada.
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Carney si riferiva al saggio di Václav Havel The Power of the Powerless, che circolava di mano in mano come pubblicazione clandestina negli anni ’70.
Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, Havel era stato eletto primo Presidente della Cecoslovacchia e successivamente della Repubblica Ceca.
Come intellettuale dissidente, Havel ha descritto l’impotenza della società all’interno del sistema sovietico.
Sosteneva che gli individui pretendevano che tutto andasse bene e descriveva questa impotenza come “vivere all’interno di una menzogna”.
Anche Carney descrive l’ordine che rappresenta come “vivere all’interno di una menzogna”.
Carney ha invitato i leader occidentali, come beneficiari primari di questo ordine, ad ammettere che il sistema di cui fanno parte è un “sistema di bugie”
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Però sono stati soprattutto i Palestinesi a essere le vittime di questo ordine
I Palestinesi hanno sperimentato dolorosamente la falsità dell’ordine giuridico internazionale liberale basato sulle regole non solo negli ultimi anni, ma per molto più tempo.
Molti dei principali paesi occidentali, tra cui il Canada, hanno pienamente sostenuto il genocidio di Israele.
Quando Trump ha aggredito il Canada, la Groenlandia, o più in generale l’Europa occidentale, la verità è improvvisamente esplosa allo scoperto.
Gli Occidentali liberali sono stati improvvisamente illuminati, come conigli paralizzati dai fari di un’auto.
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Nel suo discorso, Carney ha detto di sapere già che le regole liberali sono state applicate a favore dei potenti e che il diritto internazionale è stato interpretato a seconda dell’identità della vittima e del carnefice.
Ha osservato che i leader occidentali hanno partecipato a questo spettacolo falso e ai suoi rituali, dicendo che “abbiamo in gran parte ignorato il divario tra retorica e realtà”
In altre parole, Carney stava ammettendo che l’ordine internazionale è un teatro messo in scena davanti alle nazioni del mondo.
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Trump si è comportato come una maschera delle vecchie sale cinematografiche, guidando il pubblico ai propri posti con una torcia.
Trump non è il distruttore dell’ordine internazionale liberale, basato sulle regole, ma il rozzo narratore del suo crollo che raschia via la vernice con una spatola.
Trump ha rivelato quello che si trovava sotto un sistema che era stato a lungo avvolto in una retorica lusinghiera, anche se aveva sempre lavorato contro i paesi più deboli e non occidentali.
Gettando in faccia ai partecipanti di Davos le verità che tutti conoscevano ma che non avevano mai palesato, Trump sta dicendo: “Questo è un impero, e io sono il vostro imperatore”.
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L’ordine internazionale era un cadavere che appariva vivo ma in realtà era imbalsamato con paglia.
I sacerdoti di questo ordine internazionale avevano fatto credere alla gente che il cadavere era vivo e che i suoi organi funzionavano correttamente
I sacerdoti del gioco hanno condizionato l’ottenimento di benefici per i partecipanti al comportarsi in conformità alle regole del gioco stesso.
E la prima regola era non ammettere mai che di un gioco si trattava.
“La negazione del gioco” è stata la prima regola.
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