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Bergamo in Comune | 24 Gennaio 2026

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SOMALILAND, BASE MILITARE AVANZATA

SOMALILAND, BASE MILITARE AVANZATA

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Lo stretto di Bab al-Mandab sta diventando decisamente molto affollato, non solo per essere la connessione principale tra est ed ovest, per le rotte marittime e per i cavi Internet che vi passano: nel limitrofo Yemen abbiamo gli Houthi, le milizie saudite e le milizie degli Emirati che si sparacchiano addosso a vicenda; a Gibuti le basi militari francesi e cinesi (bel connubio!); a Socotra un’altra base degli Emirati e non si sa bene di chi altro; alle britanniche isole Chagos la grande base USA dell’Oceano Indiano, a Bandar Abbas il grande porto, anche militare e costruito da imprese italiane, della Repubblica Islamica; bombe atomiche pakistane ed indiane non molto distanti (di quelle britanniche a Cipro e di quelle USA alle Chagos per il momento preferiamo non parlare); etc.

Aggiungiamo che molto spesso pure le marine militari USA, iraniane, indiane, cinesi, etc. si fanno vedere da quelle parti; quelle russe no, hanno altre gatte da pelare altrove; quella italiana l’anno scorso ha fatto un paio di crociere da quelle parti, la prima per tirare giù un drone agli Houthi e la seconda per mandare la portaerei Cavour a fare proiezione di potenza in Estremo Oriente fino all’isola di Guam in mezzo al Pacifico (questo mentre nel Mediterraneo Orientale la situazione si era fatta nera: meglio, molto meglio, fare proiezione di potenza nella più remota ex-colonia del re di Spagna, si fa bella figura e non si rischia un cavolo…).

Ora è arrivata la notizia, strombazzata con risalto a tutto il mondo dai sionisti, che Israele ha riconosciuto il Somaliland, o Somalia ex-britannica, come Stato indipendente.

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https://t.me/ILTVnews/6474

Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu e il Ministro degli Esteri Gideon Sa’ar hanno firmato una dichiarazione che riconosce il Somaliland come uno Stato indipendente e sovrano, facendo di Israele la prima nazione membro delle Nazioni Unite a farlo dal momento in cui il Somaliland ha dichiarato l’indipendenza dalla Somalia più di tre decenni fa.

Netanyahu ha descritto la mossa come storica durante una telefonata con il presidente del Somaliland e ha annunciato piani per stabilire relazioni diplomatiche complete, inclusa l’apertura di ambasciate.

Il riconoscimento riflette una crescente cooperazione strategica, con il Somaliland che cerca di aderire agli Accordi di Abramo.

Situata lungo il Mar Rosso, il Somaliland è visto da Israele come un partner chiave per la sicurezza regionale, le rotte commerciali e il contrasto a minacce comuni, nonostante l’opposizione dei paesi vicini.

https://t.me/GeoPWatch/25023

Manca solo che la Giorgia decida che è il caso di rinsaldare i rapporti politico-militari con la Colonia Eritrea…

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Interessante l’avere evidenziato come Israele sia il primo Stato aderente all’ONU ad avere riconosciuto l’indipendenza del Somaliland, prima un altro Stato, non aderente all’ONU, lo aveva già fatto: il riconoscimento reciproco tra Somaliland e Formosa-Taiwan risale al 2020, con tanto di accordi collaterali per la gestione del WEB e per il controllo della navigazione nelle rispettive acque di pertinenza.

Quest’ultimo è chiaramente un accordo a senso unico dal momento che è difficile pensare che al Somaliland importi qualcosa del Mar della Cina, mentre invece, soprattutto se è per conto terzi, a Formosa è credibile che dello stretto di Bab al-Mandab importi parecchio.

https://t.me/GeoPWatch/25081

Secondo alcune indiscrezioni, l’aeroporto attualmente abbandonato di Barbera sarà gestito da Israele nel Somaliland.

Piuttosto ovvia come mossa.

Una forza aerea israeliana basata nel Somaliland e protetta in mare dalle flotte USA potrà fare proiezione di potenza non solo su tutto il Medio Oriente, ma anche su tutto l’Oceano Indiano settentrionale.

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Il Somaliland è situato sul Corno d’Africa, confinante con il Golfo di Aden e lo strategico Stretto di Bab el-Mandeb, che gli Ansar Allah (Houthi) dello Yemen hanno effettivamente chiuso al traffico navale israeliano per gran parte della guerra a Gaza, umiliando le Forze di Difesa Israeliane, il Regno Unito e gli Stati Uniti, i cui attacchi si sono dimostrati impotenti a fermarli.

Il nord-ovest della regione separatista si trova a 400 km da Hodeidah, il porto strategico controllato dagli Houthi, e a circa 450 km da Sanaa, la capitale.

Una base in Somaliland rafforzerebbe quindi in modo significativo le capacità di Israele contro lo Yemen, sia nel colpire gli Houthi sia nel sostenere varie fazioni yemenite contro di loro, oltre a tutte le conseguenze che può avere in tutto l’Oceano Indiano nord-occidentale.

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Qui bisogna cominciare a dirlo: il cosiddetto “Fronte della Resistenza”, quando ha dato il via all’operazione “Al-Aqsa Flood” il 7 ottobre 2023, ha spaventosamente e drammaticamente sbagliato tutti i calcoli.

Innanzi tutto Israele non è uno Stato come gli altri, suo compito è solo il tenere forte la proiezione di potenza per conto di altri nel Medio Oriente, e ad esso non è assolutamente applicabile la “bilancia dei pagamenti”.

Se anche tutte le sue risorse dovessero essere destinate ad azioni militari (come è effettivamente successo negli ultimi due anni) e le produzioni agricola ed industriale dovessero tracollare (come anche questo è successo negli ultimi due anni), molto semplicemente “qualcuno” si metterà a pompare risorse finanziarie, militari e quanto altro dovesse servire dentro lo Stato di Israele che non potrà mai fare bancarotta o trovarsi costretto a trattare.

Della “bilancia dei pagamenti” in rosso porpora ad Israele non importa nulla, sa che esiste “qualcun altro” che pagherà il conto.

Anche solo per questo il “Fronte della Resistenza” ha, oggettivamente, sbagliato i suoi calcoli, con tutte le conseguenze, drammatiche ed orribili, del caso.

Non avevano preparato alcun “piano B” di riserva da applicare qualora il “piano A” (Al-Aqsa Flood) non avesse funzionato come previsto.

A posteriori bisogna proprio dirlo: si è trattato di un errore madornale ed il rischio di genocidio non è per nulla scongiurato.

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Aggiungiamo che i sionisti regolarmente “alzano il livello dello scontro” e, contrariamente ad esempio agli (omissis) del cosiddetto “partito armato” italico di quasi cinquanta anni fa, lo sanno fare.

E lo sanno fare proprio bene.

Per cui Assad, con la complicità del sultano di Costantinopoli, è saltato, Hezbollah si è trovata ad essere irriducibile, ma completamente circondata.

E deve ringraziare il Papa di Roma che è venuto a casa sua a proclamare, tra l’entusiasmo popolare: “Due popoli! Due Stati!” (tra Cattolici e Sciti questi complimenti si possono fare, anche se con grande incavolatura sia dei Wahabiti sunniti che degli eretici neo-evangelici USA…).

Ed ora il colpo da maestro del riconoscimento della Somalia ex-britannica come Stato indipendente con i conseguenti accordi sulla assistenza economica in cambio di basi militari, soprattutto per l’aviazione.

Tanto di cappello a chi ha organizzato questa operazione, si direbbe perfettamente riuscita, di proiezione di potenza verso l’Oceano Indiano settentrionale.

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La guerra dei dodici giorni contro l’Iran è stata tutta un’altra faccenda: gli Iraniani sono i Persiani e ci mettono meno di una settimana a rifare l’Anabasi di Senofonte, a sostituire i vertici di comando e a contrattaccare di brutto in stile contro Crasso a Carre, o contro Valeriano a Edessa.

Qui i calcoli sono stati i sionisti ad averli clamorosamente sbagliati e sono stati costretti a chiedere a Don Aldo di intervenire per salvarli da una sconfitta vera.

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https://t.me/Middle_East_Spectator/26609

https://t.me/Middle_East_Spectator/26610

https://t.me/RezistanceTrench1/34527

I primi a reagire al riconoscimento israeliano del Somaliland sono stati, ovviamente, gli Ansarallah (Houthi) dello Yemen il cui comandante militare,  Sayyed Abdul Malik Badr Al-Din Al-Houthi, ha annunciato che tutti i beni e la presenza israeliana nella cosiddetta regione del ‘Somaliland’ saranno considerati obiettivi validi per le Forze Armate yemenite.

Costui ha anche dichiarato, dimostrando di avere ben capito l’evento: ‘Non accetteremo che alcuna parte della Somalia diventi un punto d’appoggio per il nemico israeliano a spese dell’indipendenza e della sovranità della Somalia, della sicurezza del popolo somalo o della sicurezza della regione del Mar Rosso’.

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La faccenda però non finisce qui, evidentemente in Siria il sultano di Costantinopoli sta tirando troppo la corda.

Per cui affiorano notizie di un’altra fino ad ora incredibile alleanza nel Mediterraneo Orientale, vale a dire su una delle porte di casa della Repubblica Italiana, e, se del Somaliland uno può anche dire che è lontano, questa ci riguarda direttamente.

Una eventuale guerra contro la Turchia, soprattutto se a guida dei sionisti e dei loro padroni, ci sembra un qualcosa da evitare ad ogni costo.

https://t.me/GeoPWatch/25087

I media israeliani riportano che è stata formata un’alleanza militare tripartita contro la Turchia, gli eserciti di Israele, Grecia e Cipro hanno firmato un “Piano d’Azione Tripartito” per il 2026.

Una delegazione israeliana si è recata a Cipro e ha firmato piani che includono esercitazioni e addestramenti congiunti, gruppi di lavoro in vari settori e un “dialogo strategico su questioni di interesse comune”.

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Bergamo, 29.XII.2025

Marco Brusa

Comments

  1. Da Tehran Times:
    https://www.tehrantimes.com/news/522259/Yemen-and-mirage-of-Somaliland-Sovereignty-deterrence-and

    Yemen e Somaliland: sovranità, deterrenza e battaglia per il Mar Rosso
    Di Sondoss Al Asaad – 29 dicembre 2025
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    “Somaliland” rappresenta un modello classico di frammentazione imposta: uno Stato promosso tramite riconoscimento esterno, distaccato dalla legittimità storica e progettato per servire interessi di sicurezza esteri.
    La sua costa strategica, che domina corridoi marittimi vitali, la rende una piattaforma attraente per potenze ostili in cerca di leva sul Corno d’Africa e sul Mar Rosso.
    Per lo Yemen, qualsiasi tale presenza ridurrebbe la distanza tra minaccia e Patria, trasformando le coste vicine in rampe di lancio dirette contro la sicurezza yemenita.
    La leadership yemenita ha trattato questo sviluppo non come una diplomazia lontana, ma come una minaccia strategica diretta.
    Al centro di questa risposta si trova la posizione chiara e inflessibile espressa dal leader di Ansarallah, Sayyed Abdul-Malik al-Houthi, le cui recenti dichiarazioni segnano un cambiamento decisivo dalla denuncia alla deterrenza.
    Sayyed Abdul-Malik al-Houthi è stato esplicito: qualsiasi presenza del nemico israeliano in Somaliland sarebbe stata trattata come un obiettivo militare legittimo.
    “Non accetteremo che nessuna parte della Somalia diventi un punto d’appoggio per il nemico israeliano a scapito dell’indipendenza e della sovranità della Somalia, della sicurezza del popolo somalo o della sicurezza della regione e del Mar Rosso.”
    Questa dichiarazione riflette una valutazione sobria delle intenzioni nel Corno d’Africa e una comprensione che la vicinanza si traduce in vantaggio operativo.
    Il messaggio di Sana’a è inequivocabile: la Somaliland non è una iniziativa qualsiasi per il nemico israeliano, ma una iniziativa di guerra.
    Quello che caratterizza questa posizione non è la sua retorica ma la sua posizione.
    Assumendosi la responsabilità di ostacolare questo progetto, Sana’a segna una transizione dall’opposizione verbale alla deterrenza attiva.
    La recente dichiarazione di Sayyed al-Houthi a riguardo non è solo un avvertimento: è una ridefinizione delle regole di ingaggio.
    Così facendo, lo Yemen si è posizionato oltre il modello prevalente tra i regimi arabi e islamici che limitano le loro risposte a dichiarazioni e vertici.
    La frammentazione causata dall’esterno non è estranea allo Yemen.
    Il paese affronta turbolenze interne orchestrate dai sionisti, con gli Stati Uniti e il nemico israeliano che sostengono un progetto separatista nel sud con l’etichetta “Arabia del Sud”.
    Gli Emirati Arabi Uniti sono emersi come uno dei principali sponsor di questo falso stato, mentre il rapporto dell’Arabia Saudita con Abu Dhabi in Yemen si è fatto sempre più teso.
    I resoconti di attacchi sauditi contro fazioni sostenute dagli Emirati Arabi Uniti rivelano un campo frammentato, privo di unità o di uno scopo coerente, proprio come descrive il Corano: “Supponete che siano uniti, ma i loro cuori sono divisi” (59:14).
    Questa divergenza tra Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti ha aperto spazio per una ricalibrazione regionale.
    L’Iran, leggendo le fratture, sembra impegnarsi diplomaticamente per prevenire uno scenario in stile Jolani in Yemen, che getterebbe il paese in un caos infinito e lo frammenterebbe in deboli enclave più o meno indipendenti.
    Recenti contatti iraniani-sauditi avrebbero esplorato modi per contrastare le fazioni sostenute dagli Emirati Arabi Uniti e preservare l’integrità territoriale dello Yemen, sottolineando che la battaglia per i piccoli stati è tanto diplomatica quanto militare.
    Quando Sayyed Abdul-Malik al-Houthi ha affermato che Sana’a “considera qualsiasi presenza israeliana in Somaliland un obiettivo militare per le nostre forze”, ha articolato una visione strategica globale.
    Era una dichiarazione fondata su geografia, storia e logica di deterrenza.
    Il messaggio al nemico israeliano è chiaro: l’espansione tramite entità prefabbricate sarà affrontata, non accolta.
    Ancora una volta, Sana’a si afferma come attore regionale decisivo, che modella le situazioni invece di reagire ad esse, e che difende la sovranità non solo all’interno dei suoi confini, ma anche attraverso lo spazio di sicurezza condiviso della regione.
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    Dal Quotidiano del Popolo di Pechino:
    https://www.globaltimes.cn/page/202512/1351783.shtml

    La Cina si oppone fermamente al riconoscimento israeliano della Somaliland e sollecita la cessazione delle ingerenze.
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    La Cina esprime grave preoccupazione e ferma opposizione al riconoscimento israeliano del Somaliland e ha notato che un gran numero di paesi della regione ha anche espresso forte insoddisfazione e condanna, ha dichiarato Lin Jian, portavoce del Ministero degli Esteri cinese lunedì.
    Lin ha fatto queste dichiarazioni in risposta al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che il 26 dicembre ha annunciato che Israele “riconosce ufficialmente” il Somaliland come uno “Stato indipendente e sovrano” e il ministro degli Esteri israeliano Israel Katz ha dichiarato che Israele e Somaliland hanno firmato un accordo sul reciproco “riconoscimento” e sull’istituzione di piene “relazioni diplomatiche”.
    La Cina fa osservare che il Governo federale della Somalia ha rilasciato immediatamente una dichiarazione per respingere fermamente questo atto.
    Organizzazioni regionali tra cui l’Unione Africana (UA), la Lega degli Stati Arabi (LAS), il Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), l’Organizzazione per la Cooperazione Islamica (OCI) e l’Autorità Intergovernativa per lo Sviluppo (IGAD), così come un vasto numero di paesi della regione, hanno anch’esse espresso forte malcontento e condanna.
    In conformità con gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale, il Somaliland è una parte inalienabile del territorio somalo.
    La Cina sostiene fermamente la sovranità, l’unità e l’integrità territoriale della Somalia e si oppone a qualsiasi atto che mini l’integrità territoriale della Somalia, ha detto Lin.
    La questione della Somaliland è puramente una questione interna della Somalia, che dovrebbe essere risolta dal popolo somalo in modo coerente con le loro condizioni nazionali e la loro costituzione.
    I paesi stranieri dovrebbero fermare le loro ingerenze improprie.
    Nessun paese dovrebbe incitare o sostenere forze separatiste in altri paesi per propri interessi egoistici, secondo Lin.
    “Esortiamo le autorità del Somaliland a riconoscere la situazione attuale e a cessare immediatamente le attività separatiste e la loro collusione con forze esterne,” ha osservato Lin.
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    Global Times – Quotidiano del Popolo di Pechino, 29 dic 2025

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