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Bergamo in Comune | 24 Gennaio 2026

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PERCHÉ NATALE È IL 25 DICEMBRE?

PERCHÉ NATALE È IL 25 DICEMBRE?

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Una favola razionale per il Natale.

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Per festeggiare questo Natale in cui le luminarie di Betlemme sono state riaccese dopo oltre due anni di genocidio a Gaza (e di arrampicate sugli specchi da parte dell’orrendo MinCulPop mediatico nostrano per raccontare che non si è trattato di genocidio, ma di “diritto di Israele all’autodifesa”, e che chi non è d’accordo è uno schifoso antisemita…) vi proponiamo un articolo del quotidiano israeliano Haaretz che investiga, dal punto di vista di un razionale seguace della religione ebraica, quali possono essere le origini del 25 dicembre come data della Natività.

La prima parte la abbiamo trovata molto interessante e ricca di considerazioni che, nella nostra mentalità cristiana anche se per molti versi pure anticlericale, non abbiamo alcun problema a confessare che non ci erano mai passate nemmeno per l’anticamera del cervello.

L’ipotesi del Natale come cristianizzazione della festa pagana del “Sol invictus” viene semplicemente demolita da uno studioso che affronta l’argomento dal punto di vista neutro della religione ebraica.

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La seconda parte, quella relativa al Natale ortodosso, invece la abbiamo trovata completamente cannellata.

Sbaglieremo, ma a noi risulta che la data del 7 gennaio altro non è che esattamente quella del 25 dicembre, solo che la prima è secondo il calendario giuliano, datato 45 prima di Cristo, la seconda secondo il calendario gregoriano, datato 1582.

Per lo stesso motivo avviene il paradosso che la Rivoluzione d’Ottobre in realtà è avvenuta in novembre: la Russia zarista e reazionaria ha continuato ad usare il calendario giuliano che l’Unione Sovietica nel 1940 ha sostituito con il più razionale e preciso calendario gregoriano (dopo una ventina di anni con un non più molto ricordato “calendario rivoluzionario”, comunque gregoriano).

La differenza tra i due calendari era di dieci giorni nel 1582, quando a giovedì 4 ottobre era seguito venerdì 15, oggi è di tredici giorni perché gli anni 1700, 1800 e 1900 non sono stati bisestili per il calendario gregoriano e lo sono stati per quello giuliano.

I Cristiani d’Oriente, parecchio conservatori basti pensare a Cirillo a Mosca, continuano ad usare il calendario giuliano per gli scopi liturgici e la differenza tra il 25 dicembre ed il 7 gennaio deriva da questo.

In ogni modo non si può pretendere che uno studioso ebraico sappia più di tanto delle diatribe tra il Papa di Roma ed i Patriarchi di Costantinopoli e di Mosca, per non parlare di quelle con il Papa copto di Alessandria d’Egitto.

Provate a pensare voi cosa sapete del Talmud o di perché il Papa copto viene considerato essere Papa dal Vaticano, mentre i Patriarchi di Costantinopoli e di Mosca sono, appunto, considerati essere semplici patriarchi, vale a dire uno (o forse due) gradi sotto.

Del Talmud anche chi scrive non è che ne sappia molto, quindi stiamo zitti.

Mentre, invece, la spiegazione del perché il Papa copto è riconosciuto è semplicissima e ve ne illuminiamo: Alessandria e Roma sono state sedi apostoliche/evangeliche, di Marco e di Pietro, Costantinopoli e Mosca invece no.

Là i Patriarchi possono esser patriarchi, o al massimo cappellani (o chierichetti) di un qualche imperatore, non i successori di un Apostolo o di un Evangelista.

Certo che la Chiesa cattolica, quando ci si mette, è veramente tremenda…

In ogni modo ecco a Voi la traduzione dell’articolo israeliano.

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Bergamo, 24.XII.2025

Marco Brusa

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https://www.haaretz.com/archaeology/2025-12-21/ty-article/why-is-christmas-on-december-25/0000019b-320c-dc39-abbb-fffe38e10000?utm_source=App_Share&utm_medium=iOS_Native

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Le strane e contraddittorie origini del compleanno di Gesù, emerse solo secoli dopo l’evento.

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Se si apre il Nuovo Testamento per cercare la data di nascita di Gesù, non non si trova nulla.

Il Vangelo di Luca racconta di un censimento sotto Cesare Augusto e di pastori che sorvegliavano i loro greggi di notte.

Matteo racconta di una stella, dei Magi dall’Oriente e di una fuga in Egitto.

Nessuno dei due menziona un mese, un giorno o nemmeno una stagione.

Marco e Giovanni non ne parlano.

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Durante i primi due secoli del cristianesimo, questo silenzio non sembra aver turbato nessuno.

Gli scrittori cristiani più antichi non festeggiavano i compleanni e spesso li guardavano con sospetto.

Scrivendo intorno al 245 d.C., Origene di Alessandria aveva osservato che nelle Scritture solo i peccatori (il Faraone ed Erode) festeggiavano i loro compleanni.

Per i primi cristiani, la data centrale non era la nascita ma la morte (sic, non si può pretendere che un seguace della religione ebraica comprenda la Resurrezione – NdR): Pasqua, crocifissione e resurrezione.

Eppure, nel giro di pochi secoli, i cristiani di gran parte del mondo romano hanno celebrato la nascita di Gesù il 25 dicembre.

Quando e perché è avvenuto questo?

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LA PRIMA DATA

La prima prova concreta del Natale arriva improvvisamente nel IV secolo.

Non appare in un sermone o in un commento evangelico, ma in un calendario.

La Cronografia del 354, un almanacco illustrato preparato per un ricco cristiano romano di nome Valentino, contiene un elenco delle festività dei martiri usate dalla chiesa romana.

In cima alla lista, otto giorni prima delle Calende di gennaio, c’è una breve voce: “Natus Christus in Betleem Judeae”.

Cristo è nato a Betlemme in Giudea.

La data è il 25 dicembre.

Questo calendario è generalmente considerato essere un testimone credibile della pratica romana abituale del 336 d.C.

In quel tempo la chiesa di Roma aveva già deciso di fissare il compleanno di Gesù.

Ma Roma non era il mondo cristiano.

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DUE COMPLEANNI, UN PROBLEMA

Altrove, le cose sono andate diversamente.

In gran parte dell’Oriente di lingua greca (Alessandria, Antiochia e Gerusalemme) la nascita di Gesù è stata celebrata il 6 gennaio, una festa poi conosciuta come Epifania.

Questa data segnava non solo la Natività, ma anche il battesimo di Gesù.

La nascita è stata inglobata in una rivelazione più ampia di Cristo al mondo.

La coesistenza di due date di nascita ha creato tensione.

Alla fine del IV secolo, i leader della chiesa hanno iniziato a spingere per unificare le date.

Ad Antiochia, la transizione può essere osservata quasi in tempo reale.

In un sermone pronunciato nel 386 d.C., Giovanni Crisostomo ha esortato la sua congregazione ad adottare il 25 dicembre, sottolineando che la festa era un’importazione recente dall’Occidente e osservando che era stata sconosciuta in città solo un decennio prima.

Questo sermone esemplifica un momento di transizione, quando la data romana era ancora nuova, contestata e bisognosa di spiegazioni, ma l’esortazione ha funzionato.

All’inizio del V secolo, il 25 dicembre si era diffuso nella maggior parte del mondo cristiano.

Gerusalemme ha resistito più a lungo e la chiesa autocefala armena non ha cambiato mai nulla, preservando il 6 gennaio fino ad oggi.

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Tutto questo non fa che dare origine ad una domanda: perché qualcuno ha deciso che Gesù è nato in una di queste due date?

LA SPIEGAZIONE PAGANA

La risposta più immediata è che il Natale è stato deliberatamente collocato nello stesso giorno di una festa pagana: il Dies natalis solis invicti, la “Nascita del Sole Invitto”.

Secondo questa teoria, la chiesa ha cooptato una celebrazione popolare del solstizio e la ha rinominata.

Questa idea è emersa in epoca recente, quando gli studiosi protestanti hanno iniziato a mettere in discussione la legittimità delle tradizioni ecclesiastiche prive di una chiara base biblica.

Alla fine del XVII e al XVIII secolo, specialmente nei circoli calvinisti, studiosi teorici hanno sostenuto che il 25 dicembre fosse una importazione pagana, assorbita dalla chiesa con la diffusione del cristianesimo nel mondo romano.

Nel XIX secolo, questa affermazione polemica è stata elevata a teoria accademica.

Figure come il filologo tedesco Hermann Usener la hanno incorporata all’interno dell’emergente studio della “storia delle religioni”, trasformando quella che era inizia solo come critica protestante alla pratica cattolica in quella che è ora la spiegazione moderna comunemente accettata.

Ma si tratta di un qualcosa troppo lineare, a dire poco cinico e, soprattutto, sempre più difficile da sostenere.

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L’imperatore Aureliano, del IV secolo, ha  promosso un culto di Sol Invictus nel 274 d.C., ma ci sono poche prove che il 25 dicembre fosse già una grande festa pagana prima del suo tempo.

I calendari romani più antichi riportano le effemeridi solari, ma non in questa data.

In effetti, lo stesso documento che fornisce le nostre prime notizie chiare sul Natale, fornisce anche la principale prova per una festa pagana il 25 dicembre.

La Cronografia del 354 che, come abbiamo visto, conserva un elenco romano dei giorni festivi che riflettono pratiche già in uso nel 336 d.C., registra sia la nascita di Cristo sia la nascita del Sole Invitto in quello stesso giorno.

Ma anche qui, però, la festa pagana appare strana.

Si nota una celebrazione della “Nascita dell’Invitto” accompagnata da trenta corse di carri.

I giochi romani si svolgevano normalmente in multipli di dodici, permettendo una rotazione equa tra le fazioni in gara.

Trenta non corrisponde a questo schema.

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Come ha sostenuto lo storico Steven Hijmans, questa irregolarità fa sembrare che la festa pagana non sia una tradizione antica e consolidata, ma una aggiunta tardiva o improvvisata al calendario, forse come reazione ad una festa cristiana già esistente piuttosto che un qualcosa già esistente in precedenza.

Questo non significa che la data fosse simbolicamente priva di significato.

I cristiani antichi erano pienamente consapevoli del significato cosmico del solstizio.

Ma allineare Cristo al ritorno della luce non era la stessa cosa che adottare un culto o una festa pagana.

Quando Giovanni Crisostomo ha predicato il Natale ad Antiochia nel 386 d.C., non ha invocato gli dèi del sole o riti romani.

Ha parlato invece di Betlemme che sostituisce i cieli stessi, e di Cristo come il “Sole della giustizia”, nato quando la luce naturale del mondo inizia ad incrementare.

In altre parole, la festa pagana del Sole Invitto potrebbe non essere l’origine del Natale, ma potrebbe essere una sua conseguenza.

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CALCOLO ARITMETICO, NON APPROPRIAZIONE DI FESTA PAGANA

Una spiegazione alternativa non  si origina dalle festività romane, ma dalla cronografia tardoantica.

I primi cristiani erano profondamente preoccupati di datare la crocifissione, che consideravano (come i Cristiani attuali – NdR) l’evento centrale della storia della salvezza.

Nel II e III secolo, molti cristiani latini (specialmente a Roma e Nord Africa) avevano stabilito essere il 25 marzo la data storica della morte di Gesù, basandosi su proprie ricostruzioni della Passione.

Da questo è entrata in gioco un’assunzione teologica con chiari parallelismi nel pensiero ebraico.

Fonti rabbiniche come il Seder Olam Rabbah del II secolo, un’opera cronologica che data eventi biblici, e successivamente il Talmud, preservano l’idea che grandi figure vivano vite “integrali”: muoiono nella stessa data in cui sono nate o sono state concepite.

Mosè, secondo il Kiddushin 38a, è nato ed è morto il 7 di Adar.

Applicata a Gesù, questa logica è stata molto semplice.

Se si credeva che la sua morte fosse avvenuta a Pasqua (e se quella Pasqua era fissata, tramite ricostruzione cronologica, al 25 marzo), allora si doveva presumere che la sua concezione fosse avvenuta nella stessa data: una gestazione simbolica di nove mesi ha portato al 25 dicembre.

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Non è del tutto chiaro come questo passaggio dalla nascita e morte nella stessa data, a nascita e concepimento nella stessa data, abbia avuto origine.

I primi cristiani hanno attribuito un vero peso teologico al concepimento come momento in cui il divino è entrato nel mondo e l’Annunciazione ha un’importanza enorme negli stessi Vangeli.

Trattare il concepimento come un evento sacro decisivo non è stata quindi una forzatura.

Inoltre questa identità di date è stata anche matematicamente conveniente.

Identificare il 25 marzo come data della concezione, piuttosto che di nascita, ha permesso alla cronologia di risolversi perfettamente con una Natività il 25 dicembre.

Entrambi queste necessità sembrano essere state in azione contemporaneamente: un genuino interesse teologico per la concezione e il desiderio di un calendario coerente e simmetrico.

Questa linea di ragionamento appare nelle fonti cristiane ben prima che il Natale entri nel calendario liturgico.

Sesto Giulio Africano, un viaggiatore cristiano primevo che scriveva intorno al 221 d.C., collega la concezione di Gesù al 25 marzo come parte di un più ampio schema cronologico.

Una cronaca attribuita a Ippolito di Roma va oltre: colloca la creazione del mondo nella stessa data e calcola la nascita di Gesù come avvenuta 5.502 anni e nove mesi dopo, sempre il 25 dicembre.

Questi non sono appropriazioni di feste pagane, sono esercizi di aritmetica sacra.

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UN SECONDO CALCOLO… E UN ERRORE

Si è verificato anche un altro tentativo, più concreto, di ancorare l’anno cristiano al tempo sacro ebraico.

Gli scrittori cristiani primevi che leggevano Luca hanno presunto, erroneamente, che Zaccaria, padre di Giovanni Battista, stesse servendo come sommo sacerdote nel Tempio durante lo Yom Kippur quando ha incontrato l’angelo.

Da questa presunzione, hanno costruito una linea temporale.

Se la visione di Zaccaria è avvenuta a fine settembre, quando Giovanni sarebbe stato concepito, allora la sua nascita doveva avvenire nove mesi dopo, intorno al 24 giugno.

Luca afferma che Gesù è stato concepito sei mesi dopo Giovanni, collocando l’Annunciazione intorno al 25 marzo – e la nascita nove mesi dopo, il 25 dicembre.

La premessa è sbagliata, ma il calcolo è esatto.

Questi scrittori non consideravano i culti pagani romani.

Cercavano, seppur goffamente, di sincronizzare la storia di Gesù con il calendario liturgico ebraico.

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PERCHÉ IL 6 GENNAIO AD EST?

(Spiegazione questa secondo il nostro bestial parere completamente cannellata, ma la riportiamo comunque – NdR)

La stessa logica aiuta a spiegare perché le chiese orientali sono arrivate a fissare una data diversa.

In alcune parti del mondo di lingua greca, la morte di Gesù non è stata calcolata essere il 25 marzo ma il 6 aprile.

Applicando la stessa simmetria, collegando morte e concepimento, si è ottenuta una data di concezione del 6 aprile e, nove mesi dopo, una data di nascita del 6 gennaio.

Ma la sequenza potrebbe anche essere andata nella direzione opposta.

Il 6 gennaio potrebbe essere emerso per la prima volta come data rituale nella Palestina del IV secolo non per calcolo, ma per pratica.

Con l’espansione del pellegrinaggio in Terra Santa, i cristiani hanno cercato giorni fissi in cui commemorare eventi legati a luoghi specifici della vita di Gesù.

Betlemme e il fiume Giordano erano punti focali evidenti, e una singola festa che segnasse sia la nascita di Gesù sia il suo battesimo sarebbe stata adatta ai ritmi del pellegrinaggio e della devozione locale.

Non si sa perché il 6 gennaio, in particolare, sia stato associato a queste commemorazioni.

Le fonti non offrono alcuna spiegazione e la scelta potrebbe riflettere un’usanza locale o una circostanza che da allora si è persa.

Potrebbero quindi essere state in seguito sviluppate motivazioni cronologiche per giustificare una data già stabilita.

Successivamente, in Occidente, questi calcoli sono stati modificati per collocare la nascita di Gesù non il 6 gennaio ma il 25 dicembre, una data con un peso simbolico molto maggiore data la vicinanza con il solstizio d’inverno.

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UNO STUDIO SENZA SOLUZIONE

Nessuno di queste analisi dà una risposta unica e definitiva.

Il 25 dicembre non è stato preso semplicisticamente in prestito da una festa pagana, ma non conserva nemmeno alcun ricordo vero della nascita di Gesù.

È emerso da una convergenza: assunzioni cronografiche ebraiche, sforzi cristiani per datare la Passione, significati simbolici legati al solstizio, pratiche liturgiche locali e la lenta e disomogenea standardizzazione del calendario ecclesiastico.

Quello che si può dire con sicurezza è questo: il Natale non è stato fissato perché qualcuno sapeva quando è nato Gesù.

È stato fissato perché i cristiani della tarda antichità erano convinti che la storia sacra possedesse un ordine intrinseco che poteva essere allineato, giustificato e talvolta retrodatato attraverso calcoli aritmetici e simbolismi.

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21 dicembre 2025

Elon Gilad

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Elon Gilad è un giornalista israeliano “freelance” ed ha pubblicato studi sulle origini delle festività ebraiche, arrivando molto spesso a scoprire che le vere storie sono completamente diverse da quelle comunemente raccontate.

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