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Bergamo in Comune | Novembre 29, 2022

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LA SANTA MUERTE

LA SANTA MUERTE

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Un racconto per il 2 novembre, Commemorazione dei defunti.

In questi tempi di guerre, dall’Ucraina allo Yemen, dalla Palestina al Tigrè, etc. etc., in cui ogni giorno centinaia o migliaia di giovani muoiono lasciando il mondo orfano della loro intelligenza e della loro forza, purtroppo un racconto di questo genere non ci sta bene, ci sta benissimo…

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La Commemorazione dei defunti in Europa è una tradizione molto antica, anteriore al Cristianesimo e da esso assorbita, che si celebra oggi quasi in coincidenza con l’inizio dell’anno celtico, vale a dire il giorno che oggi è noto come Ognissanti.

Considerando solo le fonti archeologiche certe abbiamo il cosiddetto “Calendario di Coligny” del II secolo, conservato presso il “Musée gallo-romain de Fourvière” a Lione, in cui l’unica festa chiaramente indicata è proprio in corrispondenza del primo giorno di novembre: il cosiddetto “Trinuxtion Samoni” in latino, o Samonios in gallo-insubre, Samhain in irlandese e con nomi simili in tutte le altre aree della cultura celtica.

Si trattava della festa della fine del ciclo agricolo, quando gli alberi perdono le foglie e la vita va in letargo (muore) fino al successivo risveglio di primavera.

Antichi testi gaelici irlandesi parlano di sacrifici di animali in tali giorni ed è probabile che venissero eseguiti anche sacrifici umani che, non dimentichiamolo, in Europa sono terminati ufficialmente solo alla fine dell’XI secolo con la distruzione del tempio pagano di Uppsala nel nord dell’odierna Svezia ad opera del re cristiano Ingold I (e, ovviamente, con lo sterminio degli ultimi pagani norreni che rifiutavano il Battesimo…).

I Romani hanno identificato questa festa celtica sia con la Lemuria, festa primaverile latina dei morti, sia con le funzioni religiose presso il “Mundus Cereris”, voragine circolare sigillata posta nel santuario di Cerere sull’Aventino che all’inizio di novembre ed in altre due occasioni veniva scoperchiata per mettere in comunicazione il mondo dei morti con quello dei vivi.

Nel 609 la Lemuria è stata canonizzata come giorno di Tutti i Santi da Papa Bonifacio IV e veniva festeggiato il 13 maggio fino a quando, oltre un secolo più tardi, la celebrazione è stata definitivamente portata al 1º novembre.

Quasi quattro secoli dopo nel 928 Oddone di Cluny (originario da una area che fu celtica e fondatore di un monastero proprio sull’Aventino in corrispondenza dell’antico “Mundus Cereris”) istituisce il 2 novembre come Commemorazione di tutti i defunti.

Risulta pertanto evidente la cristianizzazione di pratiche religiose pagane che non vengono abrogate ed eliminate, ma vengono “santificate” e conservate sotto altro nome.

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Piccolo aneddoto, con buona pace di quel simpaticone di Vincenzo De Luca, Presidente della Regione Campania, e dei suoi fortunatamente solo metaforici (al contrario di altri odierni drammaticamente reali e pure termobarici) lanciafiamme che nell’ottobre del 2020 si è (giustamente, date le circostanze) scatenato contro Halloween: questa festa non è una “americanata” come lui ha sostenuto, ma è a pieno titolo una festa europea “di ritorno”, come lo sono pure i discendenti di emigranti che dopo quattro o cinque generazioni conservano ancora la cittadinanza italiana o irlandese.

Nel senso che essa è la deformazione avvenuta in Nord America della pagana Samhain, o della cristiana Ognissanti, e che è stata nuovamente esportata, insieme a prodotti tipicamente USA come la Coca Cola ed il Rock ‘n Roll, nel luogo della sua origine.

È da tempo che gli studiosi di folklore popolare hanno scoperto che era tradizione in molte regioni europee (in certe zone della Romagna, ad esempio) lasciare come unico lume della casa durante la notte che precede Ognissanti una candela dentro una zucca vuota (naturalmente senza il ghigno delle zucche di plastica odierne).

https://www.youtube.com/watch?v=CLwahD_XxM4

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Queste sono state le premesse e quanto vi vogliamo raccontare è una storia che rappresenta un incredibile intreccio di tradizioni indigene e di contaminazioni coloniali che avviene in quel paese in cui, pur essendo governato da una elìte di ascendenza castigliana, hanno vinto i Pellerossa: il Messico.

La storia è quella di Santa Muerte, entità sacra il cui culto sta fiorendo (o forse è il caso di dire rifiorendo) nel moderno Messico e di cui vi forniamo la traduzione delle pagine principali del fondamentale testo “Il libro della Santa Muerte – rituali, orazioni e offerte” da noi acquistato nel malfamatissimo mercato coperto di Monterrey (per esperienza possiamo testimoniare che i posti più malfamati di solito sono quelli dove ci si può muovere con maggiore tranquillità, sono i posti dove per prima cosa ti affiancano per la tua sicurezza una guardia armata quelli da dove è meglio cavarsi velocemente dai piedi).

All’inizio gli indigeni, anzi i Pellerossa, guardavano un po’ (parecchio) storto, ma è bastato dire al primo negoziante da cui si è comprato qualcosa “yo no soy Gringo, yo soy Italico”, per vedere una reazione del tipo: “Ah! Tutto regolare allora”.

E poi ci si è dovuti allontanare davvero alla svelta perché si era letteralmente aggrediti dai “Señor! Señor mira!” degli altri venditori che volevano piazzare un teschio di bue decorato, un ritratto di Pancho Villa, teschi di zucchero, una serie di tisane contro la prostatite, etc.

Nessun sombrero, comunque.

Ma lasciamo parlare il libro, la fonte originale:

Andiamo a descrivere le caratteristiche di una delle entità più poderose di cui si è mai avuta notizia.

L’immagine della morte, sinistra, dolorosa, crudele e fredda, si è evoluta insieme alla nostra stessa mentalità, fino a farci scoprire che questa personificazione ha lo scopo di prepararci perché l’ultimo momento della nostra esistenza terrena raggiunga un livello in cui la nostra coscienza, il pensiero e la premonizione, siano nella pace del trascendere in un altro dominio superiore di carattere supremo.

La Santa Muerte può essere rappresentata come una figura maschile o femminile.

In modo maschile viene vestita in modo cupo, con falce e rosario

A volte, invece, la Santa Muerte è una donna, vestita con una lunga veste di raso bianco e una corona d’oro.

Si dice che quando la Santa Muerte concede un favore, questo venga fatto pagare caro ad un nostro parente. Questa diceria è totalmente falsa, perché al contrario lei protegge da qualsiasi malattia causata da qualche opera di magia nera, da stregoneria o da malattia naturale.

È completamente falso anche che punisca quando non le rivolgiamo abbondanti orazioni perché lei non lavora così, viene ad aiutarci, non a punire i suoi devoti.

Sebbene la Chiesa non la abbia mai visto di buon occhio il suo culto (E te credo! – NdR), ogni giorno che passa la Santissima Muerte ha più devoti e seguaci.

Rivolgiamole devozioni usando candele, balsami, incensi, erbe e offerte perché essa faccia entrare salute, amore, lavoro, denaro e armonia nella nostra vita in modo naturale e condiviso.

Il culto di Santa Muerte è antichissimo.

Le radici di questo credo risalgono all’epoca preispanica, quando erano venerati Mictlantecutli e Mictlacìhuatl rispettivamente come dio e dea della morte e delle tenebre che regnavano nel Mictlan, “la regione dei morti”.

Uomini e donne morti per cause naturali andavano in questo luogo e il viaggio non era facile.

Prima di riuscire a presentarsi al Signore e alla Signora della morte si dovevano superare numerosi ostacoli: pietre scagliate contro, deserti e montagne, un coccodrillo “mangiaanime” di nome Xochitonal, tempeste di sabbia di ossidiana e un torrente impetuoso che il morto poteva attraversare solo con l’aiuto del cane che era stato sacrificato al suo funerale…

Secondo la tradizione si recavano offerte alla coppia di dei dell’Oltretomba e questo dettaglio è molto importante perché con il trascorrere del tempo queste offerte vengono ora presentate agli altari di Santa Muerte.

Mictlantecutli e Mictlacìhuatl, il cui tempio era uno dei principali di Tenochtitlan, erano ritenuti essere le divinità a cui si dovevano raccomandare le anime dei morti, però erano pure invocati per tutto quanto riguardava il potere della morte.

Tutte queste credenze preispaniche sono vive nella cultura popolare messicana e la Commemorazione dei defunti viene considerata essere festeggiata insieme agli antenati defunti che intercedono e portano prosperità ai discendenti.

Per questo tale giorno non è considerato essere un giorno triste, ma deve essere vissuto con la stessa allegria con cui gli antenati hanno vissuto ed è molto popolare commemorarlo suonando musica da ballo nei cimiteri.

Coltelli di ossidiana per l’estrazione del cuore nei sacrifici umani.

Non sono reperti archeologici ma trofei dei Conquistadores tramandati di generazione in generazione fino a quando un discendente messicano non ha deciso di farne dono ad un museo.

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Il culto di Santa Muerte è considerato essere strettamente legato alla vita stessa, una legge naturale che si deve accettare.

Essa viene concepita come un essere sofferente che si fa carico di un lavoro penoso che le ha dato un grande potere, ma anche una gran fatica.

Riceve il suo potere direttamente da Dio, a cui obbedisce, ed è una componente indispensabile alla vita.

A causa di questo Santa Muerte è considerata essere un angelo più di qualsiasi altra entità.

La morte è giusta ed uguale per tutti perché moriremo tutti, per cui a lei non si può chiedere nulla di cattivo per nessuno.

A lei si devono chiedere grazie come il rappacificarsi con un familiare, riuscire a cambiare brutte abitudini, o qualunque altra cosa sia profonda nei sentimenti dell’orante.

La devozione che viene rivolta alle immagini di Santa Muerte è una devozione di sincerità e di familiarità molto diversa da quella rivolta alle altre immagini religiose: si deve trattarla come un membro della famiglia, senza timore e con rispetto.

La Santissima svolge un lavoro molto triste e penoso per cui desidera essere trattata con allegria e gentilezza, caratteristica comune alla personalità di tutti i Messicani, in cambio si rivelerà essere bonaria e generosa.

Non dobbiamo temerla perché in lei non esiste malvagità: esiste negli esseri umani, non negli esseri celesti.

Ne consegue che tu, e solo tu, decidi quale è il tuo cammino e che l’importante è il farlo di cuore, con molta fede e stando attenti a non fare danno a nessuno.

Ricordati che se decidi di rivolgerti al lato oscuro, prima o poi, tutte le maledizioni che cercherai di tirare ti torneranno indietro.

Rispetto, fede e devozione di cuore si devono rivolgere alla Santissima Muerte.

Per quanto brutto sia il problema che abbiamo ella ci aiuterà senza chiederci nulla in cambio, però tutto quanto le offriremo dobbiamo farlo venire dal profondo del cuore.

Immagine che ben sintetizza la religiosità popolare messicana: Santa Muerte, Gesù Cristo e la Madonna di Guadalupe tutti insieme; in secondo piano Emiliano Zapata.

Trattati con estrema familiarità, come si vede dalla spazzatura lasciata abbandonata davanti ad ognuno…

Tratto da:

El libro de la Santa Muerte

Impreso en México – 2007

Editorial Època, S.A. de C.V.

Emperadores 185

Col. Portales

C.P. 03300 México, D.F.

Teschi di zucchero da dare in dono ai bambini per il 2 novembre.

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Come conclusione non entriamo minimamente nel merito di questo culto sincretico tra precolombiano e cristianesimo cattolico di cui, come hanno raccontato alcuni Messicani, l’esercito ha avuto ordine di demolirne le cappelle che vengono spontaneamente costruite nel Nord-Ovest.

Però nei luoghi cosiddetti “malfamati” dove la “pula” difficilmente entra, come il mercato coperto di Monterrey o il quartiere Tepito di Città del Messico, gli oggetti di culto di Santa Muerte semplicemente si sprecano.

Qui interessa solo fare notare come le modalità di commemorare i defunti possano essere completamente diverse da luogo a luogo: allegria e presenza là, tristezza e anche una buona dose di rimozione qui.

In ogni modo, al di là delle consuetudini, la finalità rimane la stessa e di questo, come racconta Erodoto, se ne era già ben accorto duemilacinquecento anni fa il Re dei Re, il persiano Dario:

“Dario durante il suo regno, chiamati i Greci che erano presso di lui, chiese loro a quale prezzo avrebbero acconsentito di cibarsi dei propri padri morti: e quelli gli dichiararono che a nessun prezzo avrebbero fatto tale azione. Dario allora, chiamati quegli Indiani detti Callati i quali divorano i genitori, chiese, mentre i Greci erano presenti e seguivano i discorsi per mezzo di un interprete, a quale prezzo avrebbero accettato di bruciare nel fuoco i loro genitori defunti: e quelli con alte grida lo invitarono a non dire simili empietà. Tale è in questi casi la forza della tradizione, e a me sembra che Pindaro abbia fatto affermazioni giuste nei suoi poemi, dicendo che la consuetudine è la regina di tutte le cose”.

Erodoto – Storie III, 38, 3-4

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Bergamo, 02.XI.2022, Commemorazione dei defunti.

Marco Brusa

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