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Bergamo in Comune | 24 Gennaio 2026

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Gli dèi sanguinari

Gli dèi sanguinari

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Una novella per la fine estate del ’39… Oops!… del ’25.

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Notate che questa volta abbiamo scritto in minuscolo tutto il titolo, non ci va di usare nemmeno per un attimo la maiuscola per scrivere il nome di questi sanguinari dei pagani.

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Una recente intervista (già da noi pubblicata su “Notizie da Oltrecortina” e parzialmente riportata nuovamente qui di seguito) alla portavoce del Movimento Israeliano per gli Insediamenti “Nahala” ci ha lasciato semplicemente orripilati.

Secondo il loro pensiero un dio pagano, nelle azioni pratiche molto simile alla dea Kalì, ha deciso che la “Grande Israele” è roba loro, purché sappiano diventare Thugs e cacciare/sterminare i sub-umani che attualmente occupano quel territorio.

https://t.me/myLordBebo/71926

“Questa è la promessa di Dio ai patriarchi della nazione ebraica” dice Daniella Weiss, responsabile del Movimento Israeliano per gli Insediamenti “Nahala”, organizzazione radicale di coloni israeliani che costruisce nuovi avamposti illegali in Cisgiordania con l’ambizione che Israele annetta sia questa che la Striscia di Gaza (che non è mai stata della Israele biblica, ma dei Filistei).

“Questo è un luogo sacro. Un luogo, una parte dell’Universo che è stata scelta da dio. È una specie di palcoscenico per la nazione ebraica dove potere rappresentare le idee e gli ideali dell’ebraismo”.

Quali e quanti siano questi ideali non è per nulla specificato, però si ha l’impressione che si tratti di un qualcosa di molto, ma molto, peggio dei cosiddetti “ideali europei” che andavano per la maggiore qualche tempo fa quando sono stati smantellati i diritti dei lavoratori, adducendo a motivo un non meglio definito “ce lo chiede l’Europa”.

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Dal momento che consideriamo noi stessi essere membri della cultura razionale occidentale di Cartesio & C., cerchiamo di affrontare l’argomento della divinità coerentemente con la nostra cultura e la prima considerazione è che il concetto di Dio (maiuscolo, questa volta) esula ed è non per nulla commensurabile con la cultura razionale occidentale.

Questo con buona pace degli atei ed agnostici più o meno “razionalisti”, le cui dimostrazioni della non esistenza di Dio ci sembrano esattamente speculari a quelle della sua esistenza: non convincono nessuno che non sia già convinto per preconcetti (postulati) di vita suoi, non certo per una qualche tesi razionalmente e matematicamente dimostrabile.

Anche nostro Signor Gesù Cristo che tra tutte le sue, chiamiamole così, “caratteristiche” è stato pure profeta e membro a pieno titolo delle culture razionaliste, non ha dato alcuna dimostrazione dell’esistenza di Dio, ma se la è molto razionalmente cavata con un “beati coloro che non hanno visto e hanno creduto” (Giovanni 20,19-31), aggiungendo anche una signora maledizione (ebbene sì, gli schiaffi di Dio appiccicano al muro tutti, come cantava Giorgio Gaber) che nulla c’entra con l’esistenza della divinità: “A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”, decisamente molto idonea alla situazione attuale.

In breve: il Cristo ha da subito tolto Dio e la sua trascendenza dal campo della Ragione per metterli saldamente in quello della Fede, due ambìti completamente diversi e geometricamente sghembi (senza punti di contatto) tra loro.

Ottima operazione, esaminare il concetto di Dio con la Ragione equivale ad andare a misurare una lunghezza con la bilancia… Non è possibile. Non ci si riesce.

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Diverso è, invece, il concetto di “sacro”, che è un concetto umano.

Il “sacro” è presente in praticamente tutte le culture umane (tranne in alcune quale quella ex-calvinista di stampo olandese/anglosassone odierna, che domina e gestisce il mondo della finanza) e può essere benissimo esaminato con i metodi della cultura razionale occidentale e, in particolare, da quella scienza che va sotto il nome di Antropologia.

Ed è questa l’operazione, sicuramente molto men che parziale, che oggi cerchiamo di fare: una disanima ed un elenco, incompleto, delle divinità più sanguinarie che alcune menti collettive umane, tramite un qualche concetto di “sacro” più o meno pazzoide, ma a volte anche con una qual certa razionalità, sono arrivate a costruirsi per poi farsene sottomettere e dominare.

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Il dio sionista

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Al primo posto troviamo il dio sionista dello Stato di Israele odierno, o perlomeno quello di una buona parte dei suoi cittadini, quelli più fanatici ed integralisti.

Questo dio non ha nulla a che vedere con Colui che si è rivelato a Mosè sul monte Sinai e che ha parlato per bocca dei profeti.

Niente a che vedere, quindi, con Adonai, Elohim, Jaweh, Colui che non si può nominare invano, etc.

Si tratta di una rielaborazione  iniziata alla fine del XIX secolo e tuttora in corso del Tanàkh, Antico Testamento ebraico di cui la Torah è una parte, e del Talmud che contiene gli insegnamenti di migliaia di rabbini dalla Babilonia del III Secolo d.C. fino ai giorni nostri ed in cui, in teoria, non si potrebbero disputare le decisioni dei rabbini delle epoche precedenti.

Quest’ultima caratteristica è fondamentale perché, dopo la distruzione del Secondo Tempio di Erode da parte dei Romani nel 70 d.C., l’Ebraismo si è trovato ad essere senza il proprio centro degli studi, il precedente sistema dell’insegnamento rabbinico basato solo su racconti orali non ha più potuto funzionare ed è stato necessario metterlo per iscritto in quei testi che in seguito sono stati definiti come Talmud.

Con la distruzione del Tempio è avvenuto il saccheggio dei dieci candelabri a sette braccia, le Menorah (oggi stemma ufficiale dello Stato di Israele), evento immortalato e tuttora visibile nell’Arco di Tito a Roma, collocate nel Tempio della Pace Romana (sic) e poi razziate da Alarico o da Genserico oltre tre secoli dopo.

In termini simbolici è la Menorah, non la stella di David, ad essere l’emblema dell’Ebraismo e la sua cattura e scomparsa significa la fine del regno di Israele, almeno fino all’arrivo del Messia che, per gli Ebrei, non è stato Gesù Cristo, ma lo stanno ancora aspettando.

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Esistono alcuni versetti del Tanàkh che descrivono la venuta del Messia ed il suo regno.

Isaia 11 recita: “6 Il lupo dimorerà insieme con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme, etc.”.

Ezechiele 37 recita: “21 Così dice il Signore Dio: Ecco, io prenderò gli Israeliti dalle genti, fra le quali sono andati e li radunerò da ogni parte e li ricondurrò nel loro paese: 22 farò di loro un solo popolo nella mia terra, sui monti d’Israele; un solo re regnerà su tutti loro (…) 25 Abiteranno nella terra che ho dato al mio servo Giacobbe. (…) 26 Farò con loro un’alleanza di pace, che sarà con loro un’alleanza eterna. Li stabilirò e li moltiplicherò e porrò il mio santuario in mezzo a loro per sempre”.

Senza entrare nel merito della “rivelazione divina” che questi versetti possono o meno contenere, si tratta comunque di parole di pace in cui la parola “Israele” è da alcuni rabbini interpretata come sinonimo di “Umanità”.

E le decisioni dei rabbini non dovrebbero poter essere disputate…

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https://www.israeladvocacy.net/knowledge/judaism-and-zionism/torah-forbids-a-jewish-state/

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Nell’antico Talmud cosiddetto “babilonese” il rabbino Rav Yehuda ha espresso la convinzione che gli Ebrei fossero obbligati a rimanere esiliati a Babilonia e che per nessun motivo avrebbero potuto trasferirsi nuovamente nella “Terra Promessa” prima della Redenzione, vale a dire dell’arrivo del Messia..

Il rabbino Zeira ha quindi introdotto un passo nella Torah, noto come i “Tre Giuramenti”, che recita così:

  1. Gli Ebrei non devono alzarsi come un muro (ad esempio, non devono trasferirsi in Israele in massa).

  2. Gli Ebrei non devono ribellarsi contro le nazioni del mondo.

  3. Le nazioni del mondo non opprimeranno eccessivamente Israele.

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https://www.israeladvocacy.net/knowledge/judaism-and-zionism/three-oaths/

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Interpretazione questa seguita da molte scuole rabbiniche, in particolare negli USA ed in Gran Bretagna, oltre che ovviamente dalle comunità di Paesi come l’Iran.

Però, secondo le interpretazioni sioniste e messianiche è fuorviante dire che la Torah proibisca uno Stato ebraico e, anzi, comanda esplicitamente agli Ebrei di vivere in Israele in ogni generazione.

Ne consegue che non è necessario aspettare il Messia per realizzare il suo regno, ma che si può fare tutto da soli prima e che ogni equivalenza Israele = Umanità è semplicemente ridicola.

Valgono solo gli aforismi del misogino rabbino della diaspora Shimon bar Yochai.

Costui di solito insegnava il perdono ma, dopo essere stato obbligato dai Romani ad assistere alla morte sotto tortura di un suo compagno, gli è scappato di dire che anche “il migliore dei Gentili merita la morte”.

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Sembra proprio che il dio sionista non abbia parlato per mezzo dei profeti, ma sia la conseguenza di “interpretazioni” e risulti funzionale all’attuale Stato di Israele, testa di ponte di interessi materiali, finanziari e geopolitici in Medio Oriente.

Questo novello dio di invenzione piuttosto recente, senza essere blasfemi, sta a Adonai, Elohim, Jaweh, etc. allo stesso modo di come, secondo la tradizione cattolica, il patriarca di Costantinopoli stava al Papa di Roma: una entità nuova costruita per motivi politici che ha cercato di sostituire la sede del martirio dell’apostolo Pietro; oppure come alcuni gruppi religiosi, o sette che dir si voglia, quali i Mormoni o i Testimoni di Geova, stanno alla Cristianità: non c’entrano nulla.

In conclusione è un dio “escludente” che è stato costruito a tavolino in epoca molto recente, che è funzionale al costituire una armata di fanatici e che vuole che i suoi seguaci sputacchino i Gentili e facciano piazza pulita dei sub-umani che occupano la terra che, tremila anni fa quindi prima ancora della sua concezione, avrebbe promesso ai suoi adoratori di centoventi generazioni dopo.

Un dio piuttosto ritardatario, oltre che sanguinario…

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La dea Kalì

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La dea nera Kali , la dea nera della tradizione sanscrita, non ha bisogno di troppe descrizioni dal momento che noi tutti abbiamo letto i romanzi colonialisti di Emilio Salgari in cui i colonizzati sono sempre brutti, sporchi, traditori e cattivi.

Sono dei Thugs strangolatori, in breve.

Bisogna comunque ammettere che una divinità più mostruosa di questa è difficile da concepire.

L’iconografia di Kali la rappresenta come una “terrificante donna emaciata”, con la pelle nera, i lunghi capelli arruffati, gli occhi rossi e una lunga lingua ciondolante.

Trattandosi della dea della morte e della violenza viene rappresentata nuda con solo una tremenda serie di ornamenti: una collana di teschi o teste appena decapitate, nota come “muṇḍa-mālā, una gonna di braccia mozzate e gioielli fatti con cadaveri di neonati.

Interessante il contrappasso induista per cui questa dea della morte è considerata essere anche la dea della sessualità e dell’amore materno, infatti il “muṇḍa-mālā” rappresenta tutte le false personalità e le maschere che indossiamo e che impediscono la comprensione della nostra vera natura.

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Quanto è poco noto è che una Sara-la-Kali, Santa Sara la Nera, è venerata anche dalla Chiesa Cattolica, anche se ne è autorizzato il solo culto locale: si tratta di colei che i Rom considerano la loro santa patrona e che viene venerata in quella che è la caldissima, per un fenomeno geotermico,  cripta della chiesa fortificata di Saintes Maries de la Mer nella Camargue, dove ogni anno a maggio si tiene la festa nota come “Pèlegrinage des Gitans” in cui i Gitani, Rom e non solo, di tutta Europa si riuniscono per celebrare, appunto, la festa della loro protettrice.

Indifferenti al caldo bestia che a maggio fa nella cripta ogni famiglia fa dono a Sara la Kali di un mantello riccamente ricamato e la riveste con questo.

Però le famiglie gitane sono parecchie decine e, alla fine della festa all’inizio dell’estate, la nostra Sara si ritrova intabarrata più di un soldato sovietico di guardia alla Strada della Vita sul lago Ladoga ghiacciato durante l’assedio di Leningrado, ma nessuno mai si sognerebbe di toglierle un mantello donatole da altri.

Dal momento che i Gitani sembra che abbiano avuto origine da una comunità nomade giunta in Europa dall’India nel Medioevo, Sara la Nera non sarebbe quindi altro che un sincretismo cristianizzato e per nulla sanguinario della dea Kali.

La versione ufficiale è, ovviamente, molto più edulcorata: Sara è la schiava numida delle tre Marie, Maria di Cleofa, Maria Salomè e Maria Maddalena, giunte dalla Palestina alla Provenza su una navicella miracolosa per convertire i rozzi indigeni che vivevano nel peccato (a dire il vero qui siamo nella Gallia Narbonense, civilissima provincia romana dal II Secolo A.C., ma non è il caso di sottilizzare).

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Thanatos

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Il dio della morte della mitologia greco-antica.

Un dio inesorabile alle dirette dipendenze delle Moire (o Parche nella tradizione latina) che filano la vita degli uomini e delle donne e che, quando finisce il filo lo chiamano e lui accorre.

Thanatos è inesorabile ed inflessibile, si eccita alla vista del sangue e della violenza ed è nemico implacabile del genere umano, odioso anche agli altri dei immortali.

Ha un cuore di ferro, come quello delle banche e delle finanziarie attuali.

Nemmeno le altre divinità possono opporsi alla sua azione di portare le anime nell’Ade, ad esempio nella tragedia Alcesti di Euripide lo stesso Febo/Apollo cerca di fermarlo, ma deve abbandonare la scena sconfitto dopo avere rivolto all’irremovibile Thanatos anche impotenti insulti da carrettiere.

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Apollo: Questa grazia non vuoi dunque concedermi?

Thanatos: Davvero no, mi conosci.

A.: Sí, sei nemico ai mortali e odiato dai Numi!

T.: Non ti concederò nulla.

A.: Ti piegherai, anche se sei un duro. Un uomo giungerà e a forza ti strapperà la donna. Non avrai grazia alcuna da me, dovrai piegarti e ti odio brutto (omissis).

T.: Non otterrai un bel nulla anche se continui a parlare. Giù nell’Averno scenderà la donna. Ora muovo su di lei e con la mia spada la tocco. Quanti hanno sfiorato questo ferro anche solo con un capello sono sacri agli Inferi.

In questo mito la faccenda viene poi risolta da Eracle/Ercole che scende nell’Ade in stile Bud Spencer, riempie tutti di sganassoni e torna fuori con la regina Alcesti viva.

Interessante come anche negli antichi miti greci con queste buone maniere si ottenga tutto…

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Il dio Kü

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Il suo nome è il suo programma.

Le Hawaii rappresentano il più grande successo della corona di Spagna nella sua lotta contro quella di Inghilterra.

Ben note ai navigatori che percorrevano la rotta tra le Filippine e il Messico per due secoli sono state tenute ben nascoste e solo a fine del 1700 James Cook le scoprì o, meglio, le riscoprì, per la Corona Britannica.

Facendovi subito la stessa fine di Magellano alle Filippine…

Ma non divaghiamo, parliamo di quel mostriciattolo che, agli occhi nostri, è il dio Kü.

Nella religione hawaiana si tratta di una delle divinità principali e a lui erano dedicati sacrifici umani.

Già questo dovrebbe bastare per definirlo ed infatti era il dio della guerra, ma anche della amministrazione della comunità, dell’agricoltura e della pesca.

Si palesava in molte forme animali, anche come squalo mangiatore di uomini, ma aveva una grande qualità: sacrificando volutamente la sua vita dentro sabbie mobili fece nascere dal suo corpo sepolto l’albero del pane, o artocarpus, indispensabile insieme alla pesca per la vita delle popolazioni insulari.

I sacrifici umani a lui dedicati venivano fatti prima delle battaglie per assicurarsi la vittoria, ma anche ogni mese in una notte stabilita.

Di solito coloro che venivano sacrificati erano prigionieri di guerra, ma nei momenti in cui non ce n’erano, i sacerdoti sceglievano invece una persona del villaggio

Nel retro dei recinti destinati ai sacrifici umani si trovavano le pietre portafortuna sacre dove le  regine andavano a partorire e nella tradizione hawaiana per essere considerato un capo bisognava essere nati di fianco ai recinti dei sacrifici umani dedicati al dio Kü, altrimenti si era solo dei cittadini comuni.

Si credeva che, se un bambino nato qui fosse stato destinato a diventare un grande capo, al momento della sua nascita sarebbe scoppiata una violenta tempesta, scatenata dagli spiriti di coloro che erano stati sacrificati.

Per questo, per assicurare una abbondante fertilità di nuovi nati destinati a diventare capi valorosi, i sacrifici umani si sprecavano.

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La Canea, 15.IX.2025

Arlechin Batocio, soldato in Candia

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