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GIORNATA DI QUALE MEMORIA?
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Il 27 gennaio non è più una data, ma un paradosso urlante che squarcia il velo dell’ipocrisia internazionale.
Se il senso profondo della Giornata della Memoria risiede nel monito universale del “Mai Più”, oggi quel grido appare come un guscio vuoto, una liturgia civile svuotata di ogni etica che si consuma nel silenzio assordante di fronte a ciò che sta accadendo in Palestina.
Celebrare la liberazione di Auschwitz mentre le immagini di Gaza rasa al suolo scorrono in tempo reale sui nostri schermi costituisce un esercizio di dissonanza cognitiva che sfiora il cinismo più atroce.
Non si può onorare la memoria delle vittime di ieri ignorando il massacro sistematico, la fame indotta e la distruzione totale di un popolo che avviene oggi, sotto i nostri occhi complici.
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La memoria, quando viene cristallizzata in un monumento statico e intoccabile, smette di essere uno strumento di giustizia per trasformarsi in un’arma di distrazione di massa.
E’ diventato ormai inaccettabile che la tragedia della Shoah venga strumentalizzata come scudo strategico per rendere impronunciabile la critica verso le politiche del governo di Israele.
Si assiste a una manipolazione del linguaggio in cui il concetto di diritto alla difesa viene piegato fino a coprire quella che corti e organizzazioni internazionali definiscono apertamente come una campagna genocida.
Utilizzare il trauma storico di un popolo come salvacondotto per perpetrare un’occupazione brutale è il peggior insulto possibile alla dignità di chi ha subito lo sterminio nazista.
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