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Bergamo in Comune | 24 Gennaio 2026

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EUROVISION E PROVOCATORI A PIEDE LIBERO

EUROVISION E PROVOCATORI A PIEDE LIBERO

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La recente ammissione di Israele al concorso canoro Eurovision 2026 ha lasciato basiti i popoli europei.

La prima reazione emotiva è stata: “perché Israele sì e Russia e Bielorussia no?”.

Il doppio standard etico-morale è stato immediatamente evidente a tutti, ma non è questa l’unica questione che si pone; quella più importante è il cercare di capire come i provocatori (“influencers”, secondo l’ultima definizione odierna) sguinzagliati dai sionisti per il mondo a perorare la loro “causa” stiano agendo sia sui vari sistemi mediatici, sia con azioni di manipolazione di psicolabili più o meno mentecatti pronti, a loro volta, a sacrificare la propria esistenza per la loro presunta “causa” e a fare macello di popolazioni inermi.

La ammissione di Israele ad Eurovision, come i tentativi di ridicolizzazione nei confronti di Francesca Albanese, Commissaria ONU per la Palestina, apparsi in prima pagina sul massimo quotidiano italiano sono esempi di tentativi di manipolazione dell’informazione.

A proposito di alcuni Webinar svolti da qualche professore nelle proprie ore di insegnamento con la partecipazione “on line” della Albanese, quindi nel pieno esercizio della libertà di insegnamento, un ministro ha dichiarato di volere impedire che questi “fatti” si ripetano ed è arrivato al grottesco di dichiarare di parlare in nome della democrazia e della Costituzione e (ohibò!)  per la tutela dei Consigli di Istituto: «Voglio anche sottolineare che la scuola democratica e costituzionale deve prevedere il pluralismo e non l’indottrinamento, quindi bisognerà accertare il contenuto di questi corsi, bisognerà capire se queste lezioni hanno accusato il governo di essere fascista, complice di genocidio, se è vero o non è vero che sono stati invitati gli studenti a occupare le scuole. A scuola si va per imparare, per crescere, acquisendo lo spirito critico, acquisendo la capacità di saper leggere i fatti senza condizionamenti, senza indottrinamento e senza propaganda» (tratto da una testata giornalistica gratuita e molto diffusa del WEB).

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Altri di questi esempi, per fortuna dell’Umanità, risultano fin da subito semplicemente ridicoli: come l’avere messo in bocca ad un maiale morto una copia del Corano pretendendo di avere commesso un’azione “cristiana” (sic), salvo poi venire scoperto che l’autore è un provocatore (“influencer”) sionista.

Questo è ovvio, nessun Cristiano si permetterebbe mai di dissacrare il Corano (o il Libro Tibetano dei Morti, o il Popul Vuh maya, o gli scritti del guru Granth Sahib dei Sikh, o i testi antichi del Buddismo, o… chi più ne ha più ne metta).

Più oltre vi diamo un’ampia documentazione di questo fatto avvenuto nel Texas anglosassone (o dei “Gringos” che dire si voglia), in quello “latino” sarebbe un qualcosa di assolutamente inimmaginabile ed impossibile.

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L’eccidio di Sydney, purtroppo, permette di farsi una cultura sul mondo reale di oggi.

La festa di Hanukkah dovrebbe essere di speranza, perseveranza, devastazione e, in ultima analisi, sopravvivenza di fronte a difficoltà apparentemente insormontabili.

https://t.me/AussieCossack/44419

https://t.me/AussieCossack/44420

https://t.me/AussieCossack/44421

Etc., fino a:

https://t.me/AussieCossack/44437

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Non esistono solo “influencers” che fanno scempiaggini, esistono anche mentecatti da eccitare perché combinino macelli.

Si veda anche quanto accaduto a Robert Fico, Primo Ministro di Slovacchia, nel maggio 2024, o a Jo Cox in Gran Bretagna nel 2016, o a Yitzhak Rabin nel 1995…

Sbaglieremo, ma questo evento ci è sembrata una faccenda ben preparata e organizzata allo scopo di fare apparire i sionisti come vittime attraverso l’eccidio di pacifica popolazione di religione ebraica, magari pure per nulla sionista o addirittura ex-sionista emigrata da Israele.

Il fatto che qualcuno degli assassinati fosse pesantemente impegnato nel sostegno ai cosiddetti “coloni” sionisti di Cisgiordania non cambia di una virgola la faccenda: sarebbe come dire che gli eccidi di Marzabotto e di Santa Anna di Stazzema sono meno gravi perché ad un riconteggio dei caduti questi sono risultati essere “solo” circa 1.350 e 400 rispettivamente, e non 1.850 e 550 come si era stimato subito dopo la guerra.

Qualcuno una trentina di anni fa aveva provato a dirlo…

Una roba nazista, insomma, da qualunque parte sia stata concepita ed organizzata.

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Però il diavolo fa le pentole e non i coperchi e ci si è messo in mezzo Ahmed al Ahmed, eroe per caso ma vero, a disarmare un sicario, a stenderlo con un cazzottone, a restare pure ferito dalle fucilate dell’altro e a stemperare mica male la canèa sul nascere.

Persino la TV israeliana, in mezzo ad una campagna mediatica partita a razzo con la velocità del fulmine, è stata obbligata ad ammettere che l’eroico passante si chiama Ahmed al Ahmed…

https://t.me/ILTVnews/6332

«Il civile che ha placcato e disarmato uno degli uomini armati durante la sparatoria di massa durante una celebrazione di Hanukkah sulla spiaggia di Bondi a Sydney è stato identificato come Ahmed al Ahmed. 43 anni, fruttivendolo e padre di due figli. Testimoni e filmati mostrano Ahmed avanzare verso l’aggressore armato, colpirlo alla testa e afferrare il fucile, dando così alle famiglie il tempo di fuggire.

È stato colpito due volte durante l’azione ed è ricoverato in ospedale».

In qualche capitale del Medio Oriente (che preferiamo non ipotizzare) gli devono avere tirato una montagna di maledizioni e di accidenti: “Ma non poteva scappare come tutti gli altri!”…

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Dopo di questo, torniamo ad Eurovision e pubblichiamo la traduzione integrale di tre articoli apparsi su Tehran Times che sintetizzano le reazioni che la “altra metà del mondo” ha nei confronti dei comportamenti di questa emanazione di BCE-UE (come ha definito la UE il prof. Luciano Canfora nel suo ultimo testo).

Eurovision può piacere o non piacere (chi scrive non la ha mai considerata manco di striscio in tutti i suoi ormai tanti decenni di vita), ma è almeno dalla vittoria dell’Ucraina nel 2022 tramite il taroccabilissimo televoto che la sua credibilità come effettiva rappresentazione della canzone europea se ne è andata per sempre a pescare rane in risaia.

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Sono passati i tempi (1979) in cui Eurovision era stata vinta, niente popòdimeno che a Tel Aviv e nessuno aveva trovato qualcosa da ridire, dalla canzone israeliana “Hallelujah, sounds of love”, inno invocatore della Pace, Yitzhak Rabin e gli accordi di Oslo erano di là da venire e la Pace sembrava possibile.

https://youtu.be/C33kO3fvjkI?si=QaY4nN0FRnBE0pQ4

Poi il solito mentecatto psicolabile, iper-eccitato e convinto di essere stato scelto da non si capisce quale dio sanguinario, mentre era stato “lavorato” da qualcuno che ufficialmente non è mai comparso, ci si è messo di mezzo…

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Anversa (Belgio), 15.XII.2025

Marco Brusa

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UN CORANO IN BOCCA AD UN MAIALE

Un esempio da manuale di bufala dei provocatori (“influencers” si dice adesso) che i sionisti hanno sguinzagliato per il mondo.

Roba da pazzi, ma è così.

https://t.me/RezistanceTrench1/33793

Un Corano è stato infilato nella bocca di un maiale durante una protesta anti-Islam a Plano, in Texas.

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Però…

https://t.me/RezistanceTrench1/33804

https://t.me/RezistanceTrench1/33805

Però, l’uomo che ha mancato di rispetto al Corano in Texas è in realtà un ebreo sionista che si spaccia per cristiano e che è molto noto in Israele.

Una contro-protesta a quanto da lui combinato lo ha subito deriso pubblicando una sua foto mentre bacia il muro del pianto in Israele vestito da sionista ed utilizzandola per uno striscione con la scritta: “Non ci sono musulmani nella lista Epstein”.

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Ci reputiamo essere Cristiani (pure Cattolici) e possiamo solo dire: “che Iddio lo perdoni”.

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https://www.tehrantimes.com/news/521546/Eurovision-exposes-ethical-erosion

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EUROVISION MANIFESTA UNA EROSIONE ETICA – 12 dicembre 2025

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La decisione dell’Unione Europea di Radiodiffusione (EBU) di permettere a Israele di partecipare ad Eurovision 2026 ha scatenato un’ondata di condanne.

Il vincitore svizzero del 2024 ha annunciato che restituirà il trofeo, sostenendo che i valori dichiarati dell’Eurovision di “unità, inclusione e dignità per tutti” sono fondamentalmente in contrasto con la guerra in corso di Israele contro Gaza.

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Questa protesta non è solo simbolica: evidenzia una contraddizione più profonda.

Permettendo la partecipazione di Israele, l’EBU mina la propria credibilità.

Organismi internazionali, inclusa la Commissione Internazionale Indipendente d’Inchiesta dell’ONU, hanno concluso che le azioni di Israele a Gaza costituiscono genocidio.

Ignorare tali risultati mentre si celebra l’unità culturale trasforma l’Eurovision da un festival musicale in una piattaforma per il lavarsene le mani (whitewashing) politico.

Il boicottaggio di Spagna, Irlanda, Slovenia, Islanda e Paesi Bassi (ora anche Islanda – NdR) rafforza questa critica.

Queste nazioni riconoscono che l’impegno con Israele in ambito culturale rischia di normalizzare la violenza e di cancellare la responsabilità.

Il loro rifiuto evidenzia una divisione crescente: istituzioni che affermano di difendere i diritti umani contro quelle che danno priorità allo spettacolo rispetto ai principi.

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L’inclusione di Israele non è un atto neutrale.

Legittima un’entità accusata di aver distrutto case, ospedali e scuole, e di limitare gli aiuti umanitari.

Tali azioni violano il diritto internazionale ed erodono le fondamenta morali di qualsiasi istituzione che le accetti.

Il rifiuto del trofeo da parte del vincitore svizzero cristallizza la questione: l’integrità non può coesistere con la complicità.

L’Eurovision ora rappresenta un caso da studiare di come le istituzioni culturali crollino quando ignorano la giustizia.

La lezione più ampia è chiara: le azioni di Israele richiedono responsabilità, e il silenzio non fa che approfondire la crisi di legittimità.

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https://www.tehrantimes.com/news/521572/Eurovision-legends-to-surrender-trophies-as-boycott-over-Gaza

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I VINCITORI DI EUROVISION RINUNCERANNO AI TROFEI MENTRE IL BOICOTTAGGIO PER GAZA SI INTENSIFICA – 13 dicembre 2025

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Rappresentando un significativo incremento nel boicottaggio culturale contro Israele, il leggendario (sic) cantante irlandese Charlie McGettigan ha annunciato che rinuncerà al suo trofeo Eurovision del 1994.

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La mossa, presa in contemporanea con il campione svizzero del 2024 Nemo, rappresenta una dura accusa alla decisione dell’Unione Europea di Radiodiffusione (UER) di consentire la partecipazione di Israele al concorso del 2026 nonostante la sua campagna militare a Gaza, che ha causato più di 70.000 morti e oltre 170.000 feriti, e che gli organismi internazionali hanno definito genocidio.

La rivolta è stata accesa da Nemo, che recentemente ha restituito il suo trofeo, sostenendo che gli slogan dell’EBU di “unità e dignità” sono parole vuote finché l’organizzazione rimane complice nella normalizzazione di uno stato accusato di crimini di guerra.

“Lui è apparso sincero e una persona molto intelligente e ha espresso molto bene la propria posizione e, quindi, a sostegno di Nemo, voglio restituire anche il mio trofeo all’EBU,” ha dichiarato McGettigan.

L’EBU ora si trova ad affrontare una crisi storica di legittimità.

I critici indicano la rapida espulsione della Russia nel 2022 come prova di un evidente doppio standard, contrapponendola alla continua inclusione di Israele mentre distrugge sistematicamente ospedali e scuole palestinesi.

Questo silenzio istituzionale ha scatenato il più grande boicottaggio nella storia del concorso, con le televisioni di Irlanda, Spagna, Slovenia, Islanda e Paesi Bassi che si sono ufficialmente ritirati dall’evento 2026.

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https://www.tehrantimes.com/news/521609/Eurovision-A-measure-of-international-sentiment-against-Israel

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EUROVISION: UNA MISURA DEL SENTIMENTO INTERNAZIONALE CONTRO ISRAELE

Di Matin Jamshidi – 13 dicembre 2025

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Israele potrebbe pensare di aver indebolito Hamas e Hezbollah e nutrire ora l’illusione che sia giunto il momento di creare un “nuovo Medio Oriente” e un “Grande Israele”.

Eppure questi fugaci sentimenti di vittoria sono arrivati a costo di tragedie indicibili per i civili di Gaza.

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Quello che potrebbe rivelarsi ancora più dannoso per Israele è l’erosione della sua immagine globale.

Sempre più spesso viene percepito come un regime di crudeltà, anche tra le popolazioni i cui governi restano alleati.

Il sentimento pubblico si è manifestato anche in campo culturale.

Irlanda, Spagna, Slovenia, Islanda e Paesi Bassi (ora anche Islanda – NdR) hanno deciso di boicottare Eurovision 2026 in segno di protesta contro la partecipazione di Israele.

I sondaggi nel Regno Unito suggeriscono che l’82 percento degli intervistati ritiene che Israele debba essere escluso, mentre il 69 percento afferma che il Regno Unito stesso dovrebbe ritirarsi se Israele potrà competere.

La reprimenda più simbolica è arrivata dal vincitore svizzero dell’Eurovision 2024, Nemo, che ha annunciato che avrebbe restituito il trofeo dopo che Israele fosse stato autorizzato a partecipare al torneo del prossimo anno.

“Sebbene Eurovision affermi di rappresentare unità, inclusione e dignità per tutti, l’inclusione di Israele è in conflitto con questi obiettivi,” ha scritto Nemo su Instagram.

“Oggi non sento più che questo trofeo debba restare sul mio curriculum.”

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Israele è ampiamente visto come un regime genocida, nonostante che il senatore USA Tom Cotton abbia definito la Corte Penale Internazionale (CPI) con sede all’Aia una “corte canguro” e abbia definito il suo procuratore capo Karim Khan un fanatico squilibrato per aver emesso un mandato di arresto contro Benjamin Netanyahu per crimini di guerra e crimini contro l’umanità; oppure che il cancelliere tedesco Friedrich Merz abbia dichiarato pubblicamente di non riuscire a immaginare Netanyahu arrestato in Germania.

Come ha osservato lo studioso di politica John Mearsheimer, le atrocità commesse dalla Germania contro gli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale non sono state testimoniate in tempo reale; Le azioni di Israele contro i Palestinesi si stanno svolgendo davanti agli occhi del mondo.

Invitando Israele al più grande evento di musica dal vivo al mondo, l’Unione Europea di Radiodiffusione non può cancellare il genocidio a Gaza.

Le tragedie del popolo di Gaza rimarranno impresse nella memoria globale, ed Eurovision stessa è diventata una misura del sentimento internazionale contro Israele.

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