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Bergamo in Comune | 24 Gennaio 2026

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DOLLARO, NATO, CINA-RUSSIA, EUROPA, UCRAINA E PALESTINA

DOLLARO, NATO, CINA-RUSSIA, EUROPA, UCRAINA E PALESTINA

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A Tientsin (Tianjin, o come diavolo si deve traslitterare) si è tenuto il vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO).

La prima osservazione è che, come al solito, nessuno si è ricordato che questa città ha un nome proprio nella lingua italiana che è, appunto, Tientsin e che è stata sede della Legazione Italiana in Cina dal 1900 (rivolta dei Boxer) al 1943 (guerra dei due giorni per il suo possesso tra Regno d’Italia ed Impero giapponese dopo l’8 settembre).

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Una leggenda metropolitana vuole anche che un irriducibile sottotenente del Regio Esercito, qui di guarnigione, abbia rifiutato la resa, sia scappato e, dopo innumerevoli peripezie degne di Amedeo Guillet, abbia preso parte alla vittoria finale dell’Armata Rossa Cinese come ufficiale d’artiglieria, tirando pure su famiglia con una Cinesina.

Salvo poi essere “gentilmente prestato” dalla medesima Armata Rossa al Viet Minh, insieme ai cannoni americani preda bellica in Corea, e avere effettuato con questi il letale bombardamento di Dien Bien Phu che ha causato la fine dell’Indocina francese.

Si tratta solo di una leggenda metropolitana, ovviamente, ed il nome di questo presunto ufficiale non è tramandato, ma la storia delle centinaia di prigionieri USAmericani della guerra di Corea che, dopo due anni di prigionia al momento dell’armistizio, hanno tranquillamente comunicato che preferivano restare nella Cina rurale dove erano già liberi di muoversi e dove avevano conosciuto una ragazza…

… Questa storia è perfettamente vera.

Ed hanno pure conservato cittadinanza e passaporto ed alcuni di loro hanno anche fatto, ai tempi della più dura Cortina di Bambù, alcune puntate negli USA con famiglia al seguito per fare visita ai parenti, come avviene in ogni famiglia di migranti che si rispetti.

Ma terminiamo ora questa divagazione, comunque importante per capire che su certi avvenimenti (nomi propri inclusi) bisogna sempre investigare e non accontentarsi di quanto racconta il MinCulPop mediatico nostrano.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/08/24/influencer-gaza-israele-aiuti-notizie/8103324/

Ad esempio, non fa ancora a tempo a spegnersi la notizia che le forze armate israeliane “noleggiano”, pagandoli profumatamente, gli “influencers” di professione del WEB, che sul maggiore quotidiano nazionale compare un articolo in prima pagina dal titolo “Genocidio a Gaza, la parola usata a sproposito” di un noto editorialista in cui tra l’altro viene scritto: “Infatti quasi un secolo fa, quando bisognava ancora fare i progressi che si sono fatti, in tre-quattro anni i loro predecessori nel settore genocidi di persone ne fecero fuori almeno quattro-cinque milioni: e loro invece? Loro, gli israeliani (sic, minuscolo) nella metà del tempo sono riusciti ad eliminare poco più di sessantamila persone: una vera debacle! Una prova di inefficienza, d’inettitudine, d’incompetenza che non si può che definire sorprendente. Com’è possibile? Non è urgente una spiegazione da parte di chi qui in Italia sembra essere così esperto nel tema?” (sic, tutto testuale).

La risposta alla domanda del cavolo del (omissis) è semplicissima: caro editorialista, è evidente che ella, da buon professionista, ha messo la sua attività al servizio di qualcuno che la paga, profumatamente per giunta. Pecunia non olet, vero?

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Abbiamo trovato un paio di articoli sulla stampa internazionale che forniscono alcune interessanti interpretazioni e ve ne proponiamo una sintesi insieme, come al solito, al “link” dove andarveli a leggere direttamente.

E non venite a menarcela che sono in inglese e che quello russo è censurato dalla UE: imparate l’inglese e fatevi la VPN, è come ascoltare Radio Londra…

Il primo è un articolo molto razionale di Asia Times di Hong Kong ed espone bene come i dazi di Don Aldo portino ad un rafforzamento degli “altri” che, da un punto di vista razionale, per gli USA sarebbe sicuramente meglio evitare.

il secondo è un articolo, più agiografico, di Russia Today che racconta quale è il programma futuro della Repubblica Popolare Cinese e di Xi Jinping, segretario generale del Partito Comunista Cinese.

In tutto questo ambaradam: Vladimiro se ne sta, sornione, sullo sfondo; il Presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, non si capisce bene cosa faccia e cosa conti (è persino arrivato in ritardo: pare che l’aereo abbia sbagliato rotta…); Narendra Modi è corteggiato come una stellina di Bollywood; Erdogan sembra un giocatore di poker professionista; etc.

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Bergamo, 07.IX.2025

Marco Brusa

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https://asiatimes.com/2025/09/xi-modi-putin-economic-axis-hardens-as-trump-tariffs-backfire/

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L’ASSE ECONOMICO XI-MODI-PUTIN SI RAFFORZA MENTRE I DAZI SI RITORCONO CONTRO TRUMP

I capricci commerciali di Trump accelerano la convergenza di Cina-Russia-India per ideare un’alternativa all’economia statunitense.

Di William Pesek

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Chiamatelo pure “asse delle principali economie che stanno andando avanti senza gli Stati Uniti”.

I funzionari statunitensi che si chiedono quale effetto avrebbe potuto avere la mossa del presidente Donald Trump di imporre dazi del 50% all’India non hanno bisogno di guardare altro che il programma di viaggio del Primo Ministro indiano Modi: questa settimana, il premier indiano era a Pechino, spalla a spalla con il cinese Xi Jinping e il russo Vladimir Putin.

Il primo viaggio di Modi nella capitale cinese in sette anni sta dando maggiore forza alle politiche per un mondo multipolare meno incentrato sugli Stati Uniti.

Le foto delle palesi dimostrazioni di cameratismo hanno inviato un messaggio di sfida alla Casa Bianca di Trump che cerca di costringere la Cina e l’India alla sottomissione economica.

Né Xi né Modi stanno assumendo le posizioni che Trump si aspettava ed invece la sua guerra commerciale sta dando nuova vita al blocco economico dei BRICS che, prima, non sembrava poi essere molto forte.

Il gruppo formato da Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa aveva perso slancio nella creazione di un’alternativa coesa all’ordine guidato dagli Stati Uniti.

Ad esempio Xi non si è preso la briga di partecipare al grande vertice dei BRICS di quest’anno a Rio de Janeiro a luglio, considerando che la “C” è l’unica ragione per cui qualcuno si preoccupa dei BRICS.

Poi è arrivata la tariffa del 50% per l’India di Trump un mese dopo e questo tasso ha traumatizzato i funzionari di Nuova Delhi molto più di altri: era lo stesso imposto al Brasile.

Oltre al Brasile e all’India, Trump ha imposto dazi significativi rispetto alla Cina (30%) e al Sudafrica (30%) ed è stato piuttosto indulgente con Putin, ma è irritato dal fatto che l’India stia aiutando la Russia ad aggirare le sanzioni petrolifere statunitensi: Trump cerca di attaccare la Russia attraverso l’India, ma questo potrebbe già ritorcerglisi contro.

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L’improvvisa visita di Modi in Cina segue un accordo annunciato dalle due nazioni il mese scorso per riprendere i voli diretti, allentare i controlli sulle esportazioni cinesi e ridurre le tensioni al confine.

A dire il vero, l’India non sta esattamente puntando tutto sulla Cina di Xi.

Modi è arrivato a Tianjin da un vertice bilaterale a Tokyo e se n’è andato deliberatamente prima della parata del Giorno della Vittoria.

Questo ha avuto l’effetto di segnalare che, nonostante il miglioramento delle relazioni con la Cina, l’India dà ancora la priorità alle sue relazioni con il Giappone e l’Occidente, anche se all’India piace che le altre grandi potenze sappiano che Nuova Delhi ha delle opzioni.

Un vantaggio di giocare su molti tavoli è che puoi privilegiarne alcuni se non sei contento per come stanno andando le cose altrove (Erdogan, pure presente a Tientsin, insegna – NdR).

La conferenza Xi-Modi-Putin è stata una risposta parziale ai capricci tariffari di Trump e la realtà centrale per l’India è che non ha abbastanza capacità militare per essere sicura di vincere uno scontro India-Cina.

In questo mondo trumpiano, l’India potrebbe non essere in grado di trovare un alleato esterno su cui poter contare, e quindi deve assicurarsi che le relazioni India-Cina siano calme”.

La Cina ha utilizzato il recente vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai per amplificare il suo sostegno al Sud del mondo e la sua visione di un mondo multipolare.

È stata una succosa occasione per Pechino il confrontare l’approccio della Cina alla sicurezza globale – non interferenza, multilateralismo e dialogo – con l’ordine guidato dagli Stati Uniti.

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In generale Pechino è stata incrollabile nelle sue critiche al “bullismo unilaterale” e all'”egemonismo” degli Stati Uniti.

Questo ha spinto il Partito Comunista di Xi ad ampliare la sua strategia di sfruttare il risentimento internazionale verso gli Stati Uniti sotto Trump per “approfondire i legami con i paesi in via di sviluppo”.

È chiaro che le “peggiori paure” dell’India si sono materializzate mentre Trump 2.0 fa del suo peggio anche se spera che i colloqui su un accordo commerciale vadano avanti, in caso contrario ne seguirà un’inutile guerra commerciale i cui contorni sono difficili da valutare e si prevedono venti contrari a causa delle crescenti tensioni geopolitiche con gli Stati Uniti.

Le esportazioni dell’India verso gli Stati Uniti rappresentino meno del 2% del suo PIL e questo rende gestibile l’impatto diretto dei dazi, ma l’incertezza sta pesando sul sentimento degli investitori, smorzando la formazione di capitale fisso e gli investimenti diretti esteri.

Il governo di Modi si è impegnato a sostenere i settori colpiti dai dazi statunitensi e ha dichiarato che proporrà tagli fiscali per stimolare la domanda interna, in precedenza aveva già tagliato le imposte sui redditi.

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I cinque membri principali dei BRICS, ricordiamolo, devono ancora creare qualcosa che si avvicini a una zona di libero scambio.

Insieme alle tensioni per le dispute di confine vecchie di decenni, la Cina e l’India sono in feroce competizione per l’influenza economica tra le nazioni del “Sud del mondo”.; l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia è una controversia di cui i BRICS farebbero volentieri a meno; Brasile e Sudafrica temono una eccessiva espansione dei BRICS, che potrebbe ridurre la loro importanza; etc.

Ma le provocazioni di Trump si stanno rivelando un punto di svolta, ad esempio, spingendo l’India nell’orbita della Cina.

Inoltre impongono, un BRICS alla volta, urgenza all’elaborazione di un’alternativa all’economia degli Stati Uniti.

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5 settembre 2025

William Pesek

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William Pesek è un editorialista di Tokyo che si occupa di economia, affari, mercati e politica in tutta l’Asia ed è stato editorialista per Barron’s, scrivendo di economia globale, politica e mercati finanziari. È stato il vincitore del premio 2010 della Society of American Business Editors and Writers (SABEW) per le analisi economiche.

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E passiamo ora al secondo articolo.

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https://www.rt.com/news/624107-china-sco-world-stability/

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LA NUOVA “GOVERNANCE GLOBALE” DELLA CINA: CHE COS’È ESATTAMENTE?

Il modello di Pechino si basa su argomenti che l'”ordine basato sulle regole” dell’Occidente ha dimenticato: uguaglianza, diritto e sviluppo comune.

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Il recente vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) a Tientsin ha segnato un momento decisivo nell’evoluzione del gruppo.

Quella che è iniziata più di due decenni fa come una modesta piattaforma per il coordinamento della sicurezza regionale si presenta ora come la più grande e una delle più ambiziose organizzazioni regionali del mondo.

Il vertice di quest’anno è stato il più grande nella storia dell’organizzazione.

Hanno partecipato più di venti capi di Stato, a cui si sono uniti i leader di dieci organizzazioni internazionali, tra cui il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres.

L’entità della partecipazione ha inviato un chiaro segnale dell’attrattiva della SCO, attirando gli Stati che vedono in essa una piattaforma non dominata dall’Occidente e la comunità della SCO ha accolto il Laos come nuovo partner, espandendo la sua portata a 27 paesi.

Nel complesso, la SCO rappresenta ora un quarto della massa terrestre del mondo, quasi la metà della sua popolazione e circa un quarto del PIL globale.

Il vertice di Tientsin ha confermato che la SCO non è più strettamente focalizzata sulla cooperazione in materia di sicurezza ma, al contrario, è diventata un’organizzazione regionale globale – e sempre più globale – con un mandato che copre l’economia, lo sviluppo, lo scambio culturale e la riforma della governance.

Questa ampiezza di attività aiuta a spiegare perché il suo profilo sta crescendo.

Nonostante la sua espansione, la SCO non è un blocco omogeneo e gli Stati membri portano le proprie priorità nazionali e le differenze sono frequenti.

L’India, ad esempio, ha costantemente bloccato la domanda di adesione dell’Azerbaigian e rimane l’unico membro della SCO a non approvare la Belt and Road Initiative cinese.

La partecipazione simultanea di Nuova Delhi al Quad – un raggruppamento che comprende anche Australia, Giappone e Stati Uniti ed è visto con sospetto a Pechino e Mosca – aggiunge un ulteriore livello di complessità.

Anche la Turchia, partner della SCO, è membro della NATO, allineandosi con un blocco militare tradizionalmente ostile sia alla Russia che alla Cina.

Queste tensioni sottolineano la diversità all’interno della SCO: la Russia ha storicamente enfatizzato le questioni di sicurezza, mentre la Cina ha spinto la cooperazione economica come principale motore dell’integrazione.

Eppure Tientsin ha rivelato che queste enfasi, un tempo in competizione, stanno convergendo sempre di più e tutte le parti ora riconoscono che un approccio olistico (sic) – che collega la sicurezza allo sviluppo – è essenziale per costruire una cooperazione duratura.

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Oltre alle sessioni multilaterali, il vertice è servito come sede per la diplomazia bilaterale, spesso tra paesi con rapporti tesi: Armenia e Pakistan hanno concordato in linea di principio di stabilire relazioni diplomatiche, un passo significativo data la mancanza di legami formali tra loro; I leader russi e armeni si sono incontrati nel tentativo di riparare le relazioni dopo il crescente avvicinamento di Yerevan ai partner occidentali.

Forse l’evento più significativo è che il presidente cinese Xi Jinping ha incontrato il primo ministro indiano Narendra Modi.

È stata la prima visita di Modi in Cina dal 2019 ed è stata ampiamente letta come un passo coraggioso verso il miglioramento delle relazioni sino-indiane.

In un momento in cui le capitali occidentali cercano sempre più di creare divisioni tra le potenze in via di sviluppo, tali incontri evidenziano la capacità della SCO di promuovere la riconciliazione e rafforzare l’unità; sta diventando un luogo non solo per accordi multilaterali, ma anche per sanare le divisioni e promuovere la fiducia.

Il vertice di Tientsin non è stato semplicemente cerimoniale: è stata approvata la strategia di sviluppo della SCO per il periodo 2026-2035, che definisce la strategia a lungo termine dell’organizzazione, ed è stata pubblicata la Dichiarazione di Tientsin, insieme ad oltre venti documenti aggiuntivi riguardanti la cooperazione in materia di sicurezza, le iniziative economiche, gli scambi culturali e le riforme istituzionali.

Una decisione storica è stata la creazione di una banca di sviluppo SCO, destinata ad accelerare la costruzione di infrastrutture e sostenere il progresso sociale ed economico in tutta la regione.

La Cina ha anche assunto significativi impegni finanziari e saranno istituiti quattro nuovi centri SCO per rafforzare la cooperazione contro le minacce alla sicurezza, la criminalità transnazionale, gli attacchi informatici e il traffico di droga.

Queste misure hanno dimostrato che la SCO non è un forum di dichiarazioni vuote.

Sta apportando benefici tangibili ai suoi membri e sta dimostrando come la cooperazione Sud-Sud possa generare risultati reali.

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A livello politico, il vertice ha confermato l’ambizione della SCO di influenzare la forma della governance globale.

Il presidente Xi ha descritto l’organizzazione come una guida nella promozione del multipolarismo e di una maggiore democrazia nelle relazioni internazionali.

La Dichiarazione di Tientsin riflette questa posizione, delineando una visione condivisa dell’ordine internazionale radicata nell’eredità della Seconda Guerra Mondiale e ancorata al sistema delle Nazioni Unite.

La dichiarazione sottolinea la sovranità, il diritto internazionale, il multilateralismo, la globalizzazione economica, la sicurezza indivisibile e i diritti umani adattati alle condizioni nazionali.

Questa prospettiva è in aperto contrasto con l'”ordine basato sulle regole” occidentale che riflette il dominio occidentale piuttosto che norme universalmente accettate.

Articolando un’alternativa radicata nella sovranità e nella multipolarità, la SCO si posiziona come l’espressione istituzionale di un nuovo consenso globale che emerge al di fuori dell’Occidente.

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La Cina ha utilizzato il vertice di Tianjin per presentare la sua Global Governance Initiative (GGI), un quadro volto ad affrontare i difetti strutturali dell’attuale ordine internazionale.

Il GGI si basa su cinque principi fondamentali: uguaglianza sovrana, stato di diritto internazionale fondato sulla Carta delle Nazioni Unite, multilateralismo come base della governance, un approccio incentrato sulle persone che dà priorità allo sviluppo comune e pragmatismo incentrato su risultati misurabili.

Pechino ha identificato il sistema finanziario globale, l’intelligenza artificiale, il cyberspazio, il cambiamento climatico, il commercio internazionale e lo spazio extra-atmosferico come aree prioritarie per il processo decisionale.

L’obiettivo generale del GGI è quello di creare nuove istituzioni e norme che rappresentino meglio il Sud del mondo, ripristinare la centralità delle Nazioni Unite e aumentare l’efficacia dei meccanismi di governance.

Il GGI evidenzia anche la duplice natura della posizione internazionale della Cina: da un lato, Pechino si presenta come un difensore del sistema postbellico basato sulle Nazioni Unite; dall’altro, richiede la costruzione di un nuovo ordine che traduca questo sistema in disposizioni pratiche adatte al mondo di oggi.

La distinzione tra “sistema” e “ordine” è essenziale per comprendere il comportamento della Cina e aiuta a contrastare la narrativa occidentale che etichetta la Cina come una potenza “revisionista” e “sovversiva”.

In realtà, sono gli Stati Uniti e i loro alleati che minano le Nazioni Unite in vari modi per preservare la loro egemonia e bloccare la vera democrazia nelle relazioni internazionali e la loro resistenza alla democratizzazione a livello globale rispecchia le crescenti tendenze autoritarie all’interno delle loro democrazie liberali.

Questa contraddizione rivela che le élite liberali in Occidente, piuttosto che promuovere la libertà, la giustizia e il progresso, sono diventate il loro principale ostacolo.

Il GGI è l’ultima di una serie di iniziative che la Cina ha portato avanti dal 2021 e aderisce all’Iniziativa per lo Sviluppo Globale, all’Iniziativa per la Sicurezza Globale e all’Iniziativa per la Civiltà Globale. Insieme, queste proposte costituiscono il fondamento intellettuale e politico per il più ampio concetto di Xi di costruire una “comunità con un futuro condiviso per l’umanità”.

L’obiettivo è chiaro: raccogliere il sostegno internazionale per un nuovo ordine multipolare che elimini l’egemonia occidentale e salvaguardi la coesistenza pacifica.

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Non è un caso che la Cina abbia scelto il vertice della SCO come sede per inaugurare la Global Governance Initiative.

Per Pechino, la SCO è più di un organismo regionale: è un prototipo del futuro modello di governance globale.

Il simbolismo è potente.

Ponendo la SCO al centro della sua visione, Pechino sta segnalando che vede l’organizzazione non solo come una piattaforma eurasiatica, ma come una pietra angolare della trasformazione globale.

La SCO, in questo contesto, è sia un laboratorio per nuove idee che un veicolo per la loro attuazione.

Il vertice di Tientsin ha confermato che l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai è cresciuta ben oltre il suo scopo iniziale.

Con le sue dimensioni, la sua portata e la sua agenda crescenti, la SCO sta emergendo come un’istituzione centrale nell’ordine mondiale multipolare che sta prendendo forma.

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Ladislav Zemánek – 4 settembre 2025

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Ladislav Zemánek, Repubblica Ceca, è ricercatore non residente presso l’Istituto Cina-CEE dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali di Budapest ed esperto del russo Valdai Discussion Club.

Ha conseguito un dottorato in Storia presso l’Università di Praga, dove ha anche conseguito la laurea e il master in studi sull’Europa orientale e ha collaborato con il Parlamento ceco e l’Accademia ceca delle scienze.

Il suo lavoro accademico esplora le tendenze emergenti nella trasformazione dell’ordine internazionale, l’autoritarismo liberale in Occidente, la politica cinese contemporanea, le relazioni sino-russe e sino-europee, la storia della Guerra Fredda e il pensiero politico russo.

Oltre al mondo accademico e alla consulenza politica, Zemánek ha lavorato anche nel settore finanziario come consulente presso SAB servis, una delle società di intermediazione finanziaria della Repubblica Ceca, e ha ottenuto l’accreditamento dall’Associazione Europea di Pianificazione Finanziaria (EFPA).

I suoi commenti e le sue analisi sono apparsi su principalmente su media russi e cinesi, tra cui China Daily, China Radio International, Guangming Daily, Komsomolskaya Pravda, Rossiyskaya Gazeta e Sputnik.

https://china-cee.eu/

https://valdaiclub.com/about/valdai/

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