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Bergamo in Comune | 24 Gennaio 2026

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DOLLARO, NATO, CINA-RUSSIA, EUROPA, UCRAINA E PALESTINA

DOLLARO, NATO, CINA-RUSSIA, EUROPA, UCRAINA E PALESTINA

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“L’accordo con la Scozia rappresenta l’apoteosi dell’incapacità di Ursula von der Leyen di governare, negoziare e guidare” (sic, testuale).

“Costei e gli altri dovrebbero finalmente andarsene, preferibilmente prima di mettere all’asta i pezzi rimanenti della sovranità europea”.

Questi alcuni dei punti salienti di un articolo di Asia Times di Hong Kong, giornale che rappresenta un interessantissimo connubio tra Repubblica Popolare Cinese e Wall Street, relativo agli “accordi” (sì, insomma, accordi…) sui dazi a senso unico tra Donaldo e Ursula di cui pubblichiamo la traduzione completa.

In sintesi: i cosiddetti governanti della Unione Europea hanno letteralmente fatto morire dal ridere tutto il resto del mondo.

Consoliamoci, un altro articolo dello stesso numero di quel giornale e di cui forniamo il solo link, afferma che quell’accordo è semplicemente non applicabile ed è pertanto destinato a restare lettera morta.

https://asiatimes.com/2025/07/eu-us-trade-deal-ultimately-not-in-americas-interests/

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È estremamente probabile che non tutti i Parlamenti nazionali diano la loro approvazione a questo “accordo”, questo causerà uno “sgretolamento” dell’Unione Europea ed è possibile che questo costituisca una ulteriore parte del piano di Donaldo per indebolire ulteriormente l’alleato-sottomesso.

Che il sistema di governo dell’Europa fosse una filiale delle finanziarie atlantiche era noto e rinoto, basti pensare a chi sono stati e sono i governatori della Banca Centrale Europea.

Donaldo non ha fatto altro che scattare una fotografia della situazione esistente con la presidentessa della Commissione Europea che gli saltellava scodinzolante intorno come quella nullità inetta che è e che sarà ricordata.

La chiosa a questa situazione la ha data il buon Vladimiro: “Si sapeva che la UE non aveva molta sovranità prima, ora è ovvio che non ne ha per nulla”.

Diventa assai probabile che la Unione Europea, che peggio di così non poteva essere realizzata a meno di tornare ai fasci e alle croci uncinate, ora si sgretoli più o meno silenziosamente.

Ora in Europa la situazione reale diventa: “ognuno per sé e Satanasso per tutti”.

E intanto fanno i bagni a Cesenatico (e ad Istanbul) e i furbi come sempre non annegano… Il buon Erdogan vende gas russo a tutta Europa alla faccia delle sanzioni: “abbiamo acquistato dalla Turchia, non dalla Russia” è il coro unanime.

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Viene quindi da pensare seriamente che sia questo il momento di inserire l’adesione ai BRICS nel programma politico di ogni forza autonoma.

https://t.me/italiabrics/887

Come recita il sito dell’Istituto Italia Brics:

“Mentre l’Occidente arranca tra crisi finanziarie e guerre per procura, il mondo multipolare avanza.

I BRICS non sono solo un’alternativa economica, ma una possibilità geopolitica per l’Italia di sfuggire alla marginalità.

Con Russia, Cina, India, Brasile ed Iran si potrebbero costruire relazioni paritarie, lontane dai ricatti ideologici e dai dogmi neo liberisti di Bruxelles e Washington”.

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La Canea (Grecia), 03.VIII.2025

Marco Brusa

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https://asiatimes.com/2025/07/the-cost-of-europes-great-capitulation-to-trump/

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IL COSTO DELLA GRANDE CAPITOLAZIONE DELL’EUROPA A TRUMP

Dimenticate un ordine globale trilaterale: nella nuova aritmetica del potere, l’America costringe, la Cina contiene e l’Europa obbedisce.

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La colonizzazione inversa più epica della storia è avvenuta con una stretta di mano.

Al vertice della Scozia (27 luglio), i leader europei si sono messi in fila per firmare la rinuncia alla sovranità economica del loro continente, mentre le telecamere lampeggiavano e tutti sorridevano.

L’ironia sarebbe mozzafiato se non fosse così tragica: gli eredi degli imperi che un tempo si spartivano l’Asia e l’Africa con tratti di penna stilografica sono stati a loro volta obbligati da un presidente americano ad accettare un accordo capestro di colonizzazione.

Il vero successo di Donald Trump è che la legge della giungla è stata consacrata come legittima nelle relazioni internazionali.

Quello che rende questa trasformazione particolarmente grottesca è la volontà con cui l’Europa ha contribuito alla propria sottomissione.

La Scozia ha segnato il momento preciso in cui l’UE ha smesso di fingere di essere una potenza globale e ha abbracciato la sua vera vocazione: la app di prelievi monetari preferita dagli americani.

Mentre i funzionari di Bruxelles celebravano il loro compromesso con Washington – accettando dazi del 15% sulle esportazioni europee ed esentando completamente le merci americane – non hanno minimamente colto il significato reale della loro capitolazione.

Cittadini europei, non credete ai vostri leader: l’Europa non ha negoziato.

È stata derubata sotto la minaccia di una pistola mentre stava applaudendo le capacità di negoziazione del ladro.

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Una volta che le acque si sono calmate dopo il secondo insediamento di Trump, un nuovo ordine mondiale si sta delineando con brutale chiarezza.

In questa nuova aritmetica del potere, l’America costringe, la Cina contiene, l’Europa obbedisce.

Il mondo tripolare che le élite europee hanno passato anni a teorizzare attraverso l'”autonomia strategica” è crollato in un’inequivocabile certezza bipolare, con Bruxelles relegata al ruolo di sponsor in una altra competizione su cui non può avere influenza.

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I MECCANISMI DELLA SOTTOMISSIONE

Il ritorno in carica di Trump ha trasformato le relazioni transatlantiche da partnership a estorsione organizzata.

I dazi del “Giorno della Liberazione” annunciati ad aprile – 10% di base con tassi “reciproci” che raggiungono il 50% – non hanno mai riguardato la liberazione dell’America da pratiche commerciali sleali o la correzione di squilibri, ma sono stati un ricatto elevato a politica.

In ultima analisi sono serviti a vedere quali potenze avrebbero resistito e quali avrebbero capitolato.

Il messaggio era semplice: pagare o affrontare la devastazione economica.

Mentre la Cina rifiutava i costi, l’Europa si offriva volontaria per soddisfarli, seguendo un percorso di autoinganno: in primo luogo, venivano gli annunci rituali di contro-tariffe, gesti teatrali ben applauditi dai sicofanti, intesi a fingere di preservare la dignità piuttosto che a imporre costi.

Poi è arrivata l’inevitabile ritirata, giustificata con eufemismi sul “mantenere il dialogo” e “preservare le buone relazioni”.

Alla fine, la codardia politica dei leader europei è stata smascherata ed è arrivata la resa totale, travestita da “il miglior accordo possibile che possiamo ottenere”.

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L’accordo con la Scozia rappresenta l’apoteosi dell’incapacità di Ursula von der Leyen di governare, negoziare e guidare: 750 miliardi di dollari in acquisti di energia americana, 600 miliardi di dollari in investimenti aggiuntivi e l’accettazione di tariffe punitive in cambio di assolutamente nulla, termini che avrebbero scatenato guerre nei secoli precedenti.

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Tuttavia i negoziatori europei sono emersi da quel campo da golf rivendicando la vittoria, giustificandola perché Trump aveva apparentemente minacciato condizioni ancora peggiori.

In sintesi, la logica del coniuge sottoposto a violenze: la gratitudine per le percosse più leggere.

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LA POLITICA MINIMALISTA DELL’EUROPA

Pechino ha assistito all’umiliazione dell’Europa con il divertimento di un proprietario di casinò, che vede i giocatori d’azzardo raddoppiare le puntate perdenti.

Perché la risposta della Cina alle pressioni americane rivela un comportamento che i leader europei non riescono a comprendere: la capacità di dire no.

Quando Trump ha intensificato le minacce tariffarie, la Cina ha risposto con drastica precisione.

Le restrizioni all’esportazione di terre rare hanno creato crisi immediate nella catena di approvvigionamento in tutta la produzione occidentale, evitando l’escalation che potrebbe costringere Washington a un confronto totale.

Il messaggio era calibrato perfettamente: possiamo farti del male, ma non vogliamo fartelo.

La scelta rimane tua, per ora.

Il mercato delle terre rare di giugno che è seguito ha dimostrato la padronanza della Cina nel minimalismo tattico.

Pechino ha accettato di riprendere le spedizioni limitate nell’ambito di rigidi accordi di licenza, creando una stabilità dell’offerta sufficiente a prevenire il collasso economico occidentale, pur mantenendo un’incertezza sufficiente a conservarle la capacità di fare pressioni.

Pechino ha fatto a Washington concessioni per salvarle la faccia, senza concedere nulla di sostanziale.

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Confrontate questo con l’approccio dell’Europa nello stesso periodo.

Mentre le fabbriche cinesi ronzavano con una produzione limitata ma continua, i produttori europei hanno dovuto affrontare carenze di approvvigionamento e qualcuno ha gridato: “Abbiamo tutti assistito al costo e alle conseguenze della coercizione della Cina attraverso le restrizioni all’esportazione! Questo modello di dominio, dipendenza e ricatto continua ancora oggi”.

Più tardi, Bruxelles ha rimproverato Pechino per il suo rapporto con la Russia, mentre allo stesso tempo implorava forniture di terre rare.

I funzionari europei sembrano incapaci di cogliere la contraddizione: non puoi impartire lezioni al tuo fornitore mentre sei dipendente dalla sua misericordia.

L’ironia è squisita: i leader europei si sono comportati come se la Russia fosse un satellite cinese, proprio come l’UE stessa è diventata un satellite militare ed economico degli Stati Uniti, completo di uniformi coordinate.

La politica di contenimento della Cina nei confronti dell’Europa riflette questa stessa fredda logica.

Pechino mantiene l’accesso al mercato e i legami diplomatici, pur non offrendo concessioni significative alle richieste europee.

Perché dovrebbe?

L’UE ha dimostrato più volte che assorbirà qualsiasi punizione piuttosto che imporre costi agli altri.

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DEBOLEZZA PATOLOGICA EUROPEA

Il collasso dell’Europa deriva dalla confusione sulla natura del potere.

I leader europei credono che l’atteggiamento morale possa sostituire l’influenza materiale e che i quadri giuridici possano limitare gli attori che non riconoscono alcuna legge se non la forza.

La risposta dell’UE alla guerra Russia-Ucraina esemplifica questa illusione.

Bruxelles ha imposto sanzioni all’energia russa, finanziando contemporaneamente gli sforzi bellici di Mosca attraverso continui acquisti.

Nel 2024 i pagamenti dell’UE nel settore dell’energia a Vladimir Putin sono stati pari a 23 miliardi di euro (26,3 miliardi di dollari).

Dall’inizio dell’invasione, il blocco ha trasferito al Cremlino il costo equivalente di oltre 2.400 aerei da combattimento.

I funzionari europei hanno vietato le esportazioni di tecnologia verso la Russia, pur mantenendo la dipendenza dalle catene di approvvigionamento cinesi che, secondo i leader dell’UE, in ultima analisi servono gli interessi russi.

Questo approccio schizofrenico alla sicurezza si estende alla spesa europea per la difesa, il che fornisce un’altra illustrazione di confusione mascherata da risolutezza.

I leader dell’UE hanno concordato di aumentare le spese militari al 5% del PIL, una cifra che manderebbe in bancarotta la maggior parte degli Stati membri, senza alcuna logica coerente al di là delle richieste americane.

Il Trattato di Versailles aveva imposto oneri più leggeri e ha scatenato la seconda guerra mondiale: non si tratta di una condivisione degli oneri, ma di un pagamento di tributi travestito da solidarietà della NATO.

Il vertice scozzese ha cristallizzato la bancarotta strategica dell’Europa.

I negoziatori europei sono arrivati convinti che il rispetto delle richieste americane avrebbe elevato il loro status da partner minore ad alleato indispensabile.

Al contrario il comportamento dei leader ha confermato il loro ruolo di fonte di fondi da estrarre piuttosto che di partner da consultare.

I funzionari europei (Von der Leyen, Kallas, Sefcovic) prima hanno negato la realtà di ciò che hanno firmato, poi sono sembrati sorpresi da questo risultato, come se i loro anni di lavoro che hanno decisamente contribuito alla debolezza istituzionale si potessero improvvisamente trasformare in forza attraverso l’alchimia burocratica.

Quando le tue vittorie si allineano perfettamente con gli interessi del tuo interlocutore, non stai negoziando, ma ti stai arrendendo.

Costoro dovrebbero finalmente andarsene, preferibilmente prima di mettere all’asta i pezzi rimanenti della sovranità europea.

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NUOVO ORDINE MONDIALE

L’architettura globale emergente ha tre livelli distinti.

  • L’America ha perfezionato l’estrazione coercitiva: Washington ha scoperto che minacciare gli alleati produce risultati migliori che persuaderli, che l’ultimatum produce più dei negoziati.

  • Ha assicurato guadagni concreti – contratti militari, acquisti di energia, accesso al mercato duty-free – senza resistenza e questo conferma la trasformazione dell’America da leader dell’alleanza a predatore dell’alleanza.

  • L’accordo sul campo da golf dimostra che la adesione della Unione Europea può essere acquistata attraverso una palese intimidazione e ne consegue la domanda: perché costruire partnership quando si possono gestire racket di protezione con l’immunità diplomatica?

La Cina è in grado di padroneggiare una deterrenza limitata.

Pechino impone i costi in modo selettivo, evitando un confronto totale che potrebbe costringere tutte le parti a scelte scomode.

Le restrizioni cinesi sulle terre rare danneggiano le catene di approvvigionamento occidentali senza innescare la guerra, creando leva senza eliminare le opzioni.

Si tratta di una operazione chirurgica piuttosto che di un bombardamento a tappeto, che infligge quel tanto di dolore sufficiente a garantire che qualcuno ci pensi due volte prima di colpire di nuovo.

La posizione rafforzata della Cina stabilisce un precedente per future controversie, sottolineando il ruolo di Pechino come un pari in crescita di Washington.

L’Europa ha abbracciato la subordinazione all’America e l’assertività performativa nei confronti della Cina.

Bruxelles finanzia le ambizioni di Washington mentre riceve nient’altro che il privilegio di continuare ad esistere, poi dà lezioni a Pechino mentre dipende dalle catene di approvvigionamento cinesi per la sopravvivenza.

I leader europei hanno scoperto che la capitolazione per loro paga meglio della resistenza: fare il cliente a Washington e il rimprovero a Pechino è più comodo della competizione vera e propria.

Ma la tragedia della passività europea si estende oltre l’economia alle questioni esistenziali sulla natura della sovranità stessa.

Possono le entità politiche che rifiutano di difendere i loro interessi pretendere di rappresentare qualcosa di più che espressioni geografiche?

L’Unione Europea esiste per essere qualcosa di più di un apparato per raccogliere e trasferire risorse a poteri più assertivi?

I politici europei si consolano con fantasie su un’eventuale gratitudine americana, immaginando che un sufficiente conformismo potrebbe ripristinare la loro voce negli affari globali.

Questo è il pensiero dei colonizzati, la convinzione che la servitù potrebbe alla fine fare guadagnare rispetto.

La storia indica il contrario.

La domanda che l’Europa si pone è semplice: riuscirà a rivendicare un proprio ruolo prima di diventare una filiale permanente in un mondo bipolare che non ha creato?

I vertici della scorsa settimana con la Cina e gli Stati Uniti suggeriscono la risposta, ma il capitolo finale rimane (per il momento) non scritto.

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Sebastian Contin Trillo-Figueroa

Hng Kong, 31 luglio 2025

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Sebastian Contin Trillo-Figueroa è uno studioso di strategie geopolitiche, con particolare attenzione alle relazioni Europa-Asia; risiede ad Hong Kong.

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