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ANCORA SULL’IRAN (E SULL’IRA)
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In Iran esiste una forma di governo che, secondo I canoni della democrazia elettiva, è effettivamente una dittatura.
Dittatura molto strana, dal momento che le minoranze, siano esse cristiane, ebraiche, zoroastriane, armene o azere, etc. sono tutelate molto più che negli altri Paesi della regione, Turchia e Arabia Saudita in primo luogo.
Di questo chi scrive ha avuto modo di rendersene conto personalmente in una serie di viaggi di lavoro tra Tehran, Qum (sì, anche la città santa di Qum), Arak, Shiraz e Kerman (non lontano dall’Afghanistan).
Questo non vuole dire che non ci siano tensioni sia sociali che nazionaliste, soprattutto in Kurdistan, Loristan e Baluchistan.
Il cosiddetto movimento di liberazione del Baluchistan è sunnita integralista e, secondo il nostro modo di pensare, molto peggiore (perdonate l’iperbole) di quanto può essere la Repubblica Islamica.
Inoltre è indubbio che i Curdi iraniani risentano molto dell’influenza USA e non siamo in grado di dirvi molto a proposito del Loristan.
Ne consegue che la situazione interna non è un qualcosa di idilliaco, in stile Canton Ticino o BeNeLux per intenderci, ma bisogna considerare soprattutto la situazione internazionale in cui si trova l’Iran, ormai unico alleato di Russia e Cina nella regione e ben capace di menarle allo Stato sionista.
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I gruppi politici che dicono di agire entro i confini iraniani sono da considerare con estrema diffidenza perché, quasi sempre, o sono fuoriusciti dei tempi dello Scià (esuli cubani a Miami, tipo Marco Rubio, per fare un paragone), o gruppi dal nome storico significativo, ma di cui non si sa bene chi li stia dirigendo/gestendo ora.
Questo vale sia per i Mujaheddin, curdi o di altra tipologia, sia per l’ex-filosovietico partito comunista Tudeh.
A fine anni ‘70 chi scrive, ma anche altri che risiedono nella Bergamasca, ha partecipato attivamente alle iniziative contro lo scià dei compagni iraniani della Confederation of Iranian Students – National Union (CIS-NU) e costoro parlavano del Tudeh come di un qualcosa che già all’epoca apparteneva al passato.
Praticamente avevano con esso un rapporto inesistente, infinitamente minore di quello che noi, comunque e in un qualche modo, avevamo all’epoca con il PCI.
Allora il Tudeh non lo abbiamo mai visto, non esisteva tra gli studenti iraniani in Italia e oggi gli ultimi suoi esponenti storici noti all’estero risultano scomparsi da decenni per ragioni anagrafiche.
Quindi si tratta di una struttura di cui non è possibile determinare da chi è ora effettivamente diretta.
Si sa che ha legami con il Partito Comunista Israeliano che, a sua volta, sembra essere uno strano miscuglio di compagni e di gente di altro genere.
Bisogna pure considerare che la “creazione” di partiti e movimenti di liberazione civetta è oggettivamente una costante di questi tempi, anche se preferiamo non citarne esempi.
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In molte situazioni nessuno al giorno d’oggi può sapere con precisione chi è una “civetta” e chi è un serissimo gruppo di compagni sopravvissuto ai tempi più duri e pronto a ricominciare.
Esempi del genere, di gruppi distrutti dalla repressione alcuni dei cui membri sono rimasti “in sonno” per decenni (per secoli nel caso dei Cattolici di Nagasaki) salvo poi risvegliarsi e riemergere come se niente fosse non appena le circostanze lo hanno permesso, ne è piena la storia.
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Un esempio per tutti: l’eroico Sinn Fein, di cui non è stato volutamente ricordato il nome, che in Irlanda del Nord aveva ricevuto l’ordine di “andare in sonno” nel 1922, che prima o poi avrebbe ricevuto ulteriori ordini o che avrebbe capito da solo quando sarebbe stato il momento di “risvegliarsi”.
Stracciando il record di alcuni Giapponesi nel Pacifico, nel 1968, ormai settantenne, quando la teppaglia unionista ha cercato di fare un pogrom nel suo quartiere di Belfast si è immediatamente “risvegliato”, ha tirato fuori il Lee Enfield della Grande Guerra, perfettamente conservato e ingrassato per quasi cinquanta anni, la bandiera, subito bene esposta (gli Irlandesi ci tengono a queste cose: l’IRA è una forza armata, non un gruppo terroristico; quindi, sempre con la bandiera) e…
“VICTORY TO IRISH REPUBLICAN ARMY!”
PUM! Ta-tlak.
PUM! Ta-tlak.
PUM! Ta-tlak.
Etc.
Ne ha “bucati” una dozzina.
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Per la cronaca, molti dei “bucati” sono poi sopravvissuti perché le leggi di guerra non scritte dell’IRA proibiscono di infierire sul nemico fuori combattimento: o lo si ammazza subito o, altrimenti, non si ostacolano le ambulanze (salvo nel caso che si decida di fare esplodere un secondo ordigno perché si sa che quelli che accorreranno sono tutti parà inglesi, è successa anche roba del genere…).
Dopo di questo ha arruolato seduta stante gli allibiti giovani del quartiere che avevano tentato una raffazzonata resistenza e che stavano per essere massacrati, distribuendo loro le armi dei “bucati”, ordinando di costruire barricate, di presidiarle, etc.; in questo modo ha dato un contributo decisivo alla ricostituzione dell’Irish Republican Army a Belfast.
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Al giorno d’oggi, in cui stiamo assistendo ad un rimescolamento completo delle carte e delle alleanze (vedasi anche la questione della Groenlandia, con i “poveri” Danesi che credevano di essere più realisti del re nella NATO e nella guerra in Ucraina e che si ritrovano presi a pesciate surgelate in faccia da Don Aldo) ed in cui stiamo assistendo a tanti cambiamenti di campo (magari anche inneggianti a Chavez e a Bolivar), la comparsa improvvisa di vecchie sigle più o meno dimenticate deve essere accolta comunque con diffidenza.
Può benissimo trattarsi di un loro utilizzo, più o meno improprio, per una operazione mediatica “politicamente corretta” per indebolire “da sinistra” antagonisti reali allo Stato sionista o al Fondo Monetario Internazionale.
Non sappiamo cosa siano ora queste sigle e non possiamo saperlo fino a quando la situazione non si chiarirà nelle azioni pratiche, ma la diffidenza verso queste antiche sigle improvvisamente risorte dal nulla è, come minimo, buona pratica.

Detto quanto sopra, adesso vi facciamo leggere l’opinione dei Russi circa gli eventi iraniani con un articolo pubblicato da Russia Today.
Russia Today è censurata e oscurata nella Unione Europea, che ha pure accusato la Repubblica Islamica Iraniana di avere oscurato internet (sic), ma noi ci colleghiamo ad un server di Singapore e la leggiamo lo stesso.
Provate a farlo anche voi.
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Bergamo, 18.I.2026
Marco Brusa
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https://www.rt.com/news/630957-disorder-instead-of-protest-iran/
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DISORDINE AL POSTO DELLE PROTESTE
QUALCUNO HA CERCATO DI RENDERE VIOLENTE LE PROTESTE IN IRAN, MA HA FALLITO
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