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Bergamo in Comune | Giugno 19, 2021

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TIFO E POLIOMELITE – DDT – EBREI POLACCHI E BIG-PHARMA

TIFO E POLIOMELITE – DDT – EBREI POLACCHI E BIG-PHARMA

Seconda Parte

Un punto di vista molto personale…

 

Abraham Saperstein, meglio noto come dott. Albert Sabin, non era di sicuro un personaggio del “Jet Set” della medicina, anzi aveva proprio tutte le caratteristiche per essere considerato uno sfig… uno sfortunato: ebreo russo-polacco, accecato da un occhio con una sassata da un suo compagno “ariano” durante un mini-pogrom scolastico, emigrato ad Ellis Island nel 1921, studente di Medicina solo a forza di borse di studio, tutti i parenti di Polonia sterminati tra Auschwitz e Treblinka, medico volontario negli “U.S. Army Medical Corps” nella campagna di Sicilia, nella letale battaglia di Okinawa e nella Berlino occupata (dove in mezzo alle macerie era virulenta una epidemia di poliomelite che colpiva i bambini figli di coloro che gli avevano sterminato la famiglia), capace di portare avanti in piena guerra fredda la cooperazione scientifica con l’Accademia delle Scienze Sovietica, accusato per questo di anti-patriottismo in pieno MacCartismo e niente premio Nobel, Ordine sovietico dell’Amicizia tra i popoli come premio di consolazione insieme ad oltre quaranta riconoscimenti universitari internazionali (compreso il ritornello “Basta un poco di zucchero / e la pillola va giù” nel film “Mary Poppins”)…

https://zh-cn.facebook.com/rai3tv/videos/il-virologo-albert-sabin-intervistato-da-enzo-biagi-nel-1992/918489868613137

In competizione con un suo amico pure lui ebreo ashkenazita, Jonas Salk, negli anni ’50 sviluppa un vaccino antipolio. Tra i vaccini proposti dai due esiste però una piccola differenza: quello di Salk è efficace nel prevenire la maggior parte delle complicazioni della poliomielite, ma non debella l’infezione per cui si verificano ricadute e richiami continui sono sempre necessari (vi ricorda qualcosa?); quello di Sabin stimola la produzione definitiva di anticorpi senza provocare le paralisi tipiche della malattia.

Da notare che entrambi non ricorrono a cavie, ma sperimentano i propri preparati prima su se stessi, poi sui propri familiari più stretti e solo in seguito su campioni significativi di volontari.

Tuttavia Salk arriva per primo nel 1955 e la “National Foundation for Infantile Paralysis” investe parecchi soldi per lanciare una campagna di vaccinazioni basata sul suo prodotto. Quindi Sabin viene di fatto escluso negli USA.

Ma, fortunatamente, in Unione Sovietica vive un altro benemerito dell’Umanità di nome Mikhail Chumakov, ex-dipendente del “Gamaleya Research Institute of Epidemiology and Microbiology” (sì: proprio l’istituto di ricerca che ha prodotto il vaccino anti-CoViD russo Sputnik V), ex-direttore dell’Istituto di virologia Ivanovsky di Mosca e Premio Stalin per la Medicina nel 1941, che ha passato buona parte della propria vita a studiare malattie contagiose in Siberia (dove è stato pure premurosamente spedito ben impacchettato dallo stesso Stalin dopo essersi rifiutato di licenziare ricercatori ebrei ai tempi del “Complotto dei medici” nel 1952 – destino comune ai più eminenti ricercatori sovietici da Tupolev a Korolëv, progettista dello Sputnik e delle capsule Vostock – e gli era andata pure bene…). Costui, una volta pienamente riabilitato e da vero scienziato sovietico, letteralmente intriso di una molto più che pura e sana mentalità di cooperazione scientifica e culturale per il bene dei popoli, organizza un nuovo istituto di ricerca, ovviamente statale, contro la poliomielite a Mosca ed inizia corrispondenze scientifiche di collaborazione con analoghi laboratori di tutto il mondo, Salk e Sabin inclusi.

Da bravo scienziato totalmente indifferente a considerazioni di bilancio o finanziarie Chumakov riconosce la maggiore idoneità del vaccino di Sabin e nel 1958-1959 organizza la prima produzione di massa del vaccino antipolio OPV (Oral Poliomelite Vaccine) ottenuto da ceppi vivi attenuati di Sabin. Questo comporta che sia l’Unione Sovietica la prima entità statale a sviluppare e ad utilizzare questo vaccino che eradica la poliomielite nel giro di pochissimo tempo.

Non contento del risultato ottenuto in patria Chumakov inizia ad esportare al prezzo di costo il vaccino in più di sessanta paesi stranieri e fa una spietata concorrenza commerciale e politica alle case farmaceutiche occidentali che stavano considerando il vaccino di Salk.

In conseguenza di questo, Sabin si becca una bella denuncia di “antipatriottismo” nell’America di MacCarthy per avere collaborato con il “nemico”…

Solo nel 1962, sette anni dopo la sua prima preparazione e quasi quattro anni dopo che il “nemico” sovietico lo ha pienamente sviluppato e diffuso, il vaccino di Sabin viene autorizzato negli USA.

Albert Sabin si è sempre rifiutato di brevettare il vaccino da lui sviluppato, rinunciando ad ogni guadagno derivante dallo sfruttamento commerciale da parte delle industrie farmaceutiche. Il suo scopo, pienamente raggiunto, è stato l’ottenere la massima diffusione possibile del trattamento in funzione del basso prezzo di distribuzione, non ha guadagnato un centesimo dal successo mondiale del vaccino e ha continuato ad avere di che vivere solo grazie al suo stipendio di professore prima in vari istituti americani e da ultimo presso il “Weizmann Institute of Science” in Israele. Nel 1967 viaggia anche all’Avana per verificare la possibilità di stabilire un rapporto di collaborazione tra le accademie nazionali delle scienze di USA e di Cuba; inutile dire che i Cubani diedero la massima disponibilità e gli USAmericani no.

Alexander Fleming non è stato in alcun modo un “fuori casta”, ma uno Scozzese bene inserito nel pieno fulgore dell’Impero Britannico: volontario nella Seconda Guerra Boera, ottimo tiratore e membro del London Scottish Regiment.

Durante la Grande Guerra viene mobilitato insieme a tutto l’istituto di ricerca dove opera perché i campi di battaglia delle Fiandre hanno una produzione letteralmente industriale di feriti e di moribondi; le percentuali di sopravvivenza sono, eufemisticamente, scarse ed è quantomai necessario fare ricerche sulle ferite di guerra ed in particolare sulle infezioni che contribuiscono abbondantemente alla inutile strage.

Gli antisettici allora disponibili non funzionano in caso di ferite gravi perché le nuove armi da fuoco, soprattutto le granate di artiglieria, hanno una potenza tale da provocare lesioni profonde e scomposte dove i batteri infettivi si annidano e si riproducono in condizioni per loro ottimali senza che sia possibile riuscire ad eliminarli.

Il gruppo dove lavora Fleming riesce ad ottenere risultati positivi con medicinali a basso costo che stimolano le difese immunitarie dell’organismo ed il colonnello medico che lo comanda riceve i più prestigiosi riconoscimenti dell’Impero. In particolare viene diffuso un vaccino contro la febbre tifoide e il British Army viene ad essere l’unico esercito ad avere le truppe immunizzate contro questa forma di tifo, risultato davvero brillante perché la Grande Guerra è la prima guerra in cui muoiono meno soldati britannici per malattia che per ferite…

Dopo la Grande Guerra Fleming continua le ricerche iniziate negli ospedali militari e scopre alcuni antisettici naturali, tra cui la penicillina nel 1928, che vengono accolti dall’establishment medico imperiale con fredda cortesia e molto scetticismo. Fleming diventa un semplice ed oscuro professore dell’Università di Londra.

Arriva la minaccia della Seconda Guerra Mondiale ed un gruppo di lavoro (veramente “imperiale”: Australiani ed ebrei tedeschi naturalizzati britannici) ad Oxford riprende gli studi sulle infezioni, in particolare su quelle dovute a ferite, e si imbatte nella completamente dimenticata penicillina. La studiano con una disponibilità di mezzi ben superiore a quella di un semplice laboratorio universitario, ne restano entusiasti e, soprattutto, hanno l’onestà intellettuale di dire: “Non l’abbiamo scoperta noi, la ha scoperta lui”.

La notizia della possibilità di utilizzare il nuovo medicinale per salvare quanti più feriti possibile viene riportata, insieme alle non indifferenti difficoltà di produzione, al Direttore Generale del Ministero delle Forniture Belliche, sir Cecil McAlpine Weir. Costui non ci pensa più di tanto e, dopo brevi ed opportuni scambi di opinione con il Ministero della Guerra e con l’USAmericano National Defense Research Committee (all’epoca molto impegnato anche con il Progetto Manhattan), convoca immediatamente il 28 settembre 1942 un incontro con i rappresentanti delle case farmaceutiche allora operanti nel Regno Unito (tutte tuttora esistenti, anche se per alcune si sono verificati assorbimenti e fusioni).

Nel corso di questo incontro sir Cecil McAlpine Weir comunica senza troppi giri di parole che tutte le informazioni sulla penicillina e sulla sua produzione devono essere condivise e che, in nome del comune sforzo bellico, gli industriali devono avere un unico obiettivo: una produzione rapida e abbondante.

Inutile dire che la reazione è unanime, entusiasta e favorevole: tutti i rappresentanti industriali si impegnano seduta stante a condividere i propri segreti e a mettere le proprie conoscenze e i propri apparati al servizio del Mondo Libero.

Alla fine della guerra nel 1945 Fleming, l’Australiano Howard Florey e l’ebreo ex-tedesco Ernst Boris Chain ricevono il premio Nobel per la Medicina con la motivazione che Fleming ha scoperto per primo le proprietà antibiotiche della muffa della penicillina, ma che sono stati Chain e Florey a svilupparla ad Oxford. Tutti e tre sono in seguito letteralmente sepolti di onori: solo accademici per Fleming, nientepopò di meno che la nomina a barone di Adelaide per Florey e un adeguato numero di riconoscimenti israeliani per Chain nel frattempo diventato sionista militante.

Quando Fleming  viene a sapere che un nuovo metodo di produzione della penicillina viene coperto da brevetto negli Stati Uniti nel 1947 si infuria e commenta: “Ho scoperto la penicillina e l’ho data gratuitamente a beneficio dell’umanità. Perché dovrebbe diventare un monopolio a scopo di lucro dei produttori farmaceutici di un altro paese? “.

Dopo tutti questi edulcoranti episodi storici, parliamo ora delle attività delle case farmaceutiche “Big Pharma” nella pandemia attuale.

La prima considerazione è che non solo è stata ripristinata una molto solida “Cortina di Ferro” tra Occidente ed Oriente, tra Nord e Sud del mondo, ma che anche le rivalità e la concorrenza tra nazioni europee sono state ripristinate.

I governi e le istituzioni sovra-governative hanno fatto poche considerazioni “scientifiche” sulle qualità dei vari vaccini, mentre ne hanno fatte parecchie circa la provenienza geo-politica.

Inoltre, almeno nella Unione Europea, non esiste nemmeno un ente veramente pubblico di omologazione farmacologica dal momento che la European Medicines Agency (EMA) per il 2021 ha un bilancio pari a quasi 386 milioni di euro, di cui circa l’86% deriva da diritti e oneri a carico delle case farmaceutiche (formalmente commissioni e oneri per servizi di regolamentazione) e solo il 14% direttamente dall’Unione Europea. È semplicemente ovvio che chi porta l’86% del bilancio venga trattato con quello che viene eufemisticamente definito come “massimo riguardo”: questo vale per i vaccini, per gli aeroporti e per qualsiasi altra attività…

Il risultato è che nell’Unione Europea sono stati omologati solo i vaccini delle case farmaceutiche occidentali, mentre i vaccini provenienti dall’Est (Russia e Cina) semplicemente non esistono, indipendentemente dalla loro validità scientifica ed efficienza nel combattere il CoViD.

Si può tranquillamente constatare come il mercato dei vaccini abbia portato alla creazione di una vera e propria nuova “Cortina di Ferro”. Con la differenza che quella storica è stata costruita da Est sotto la definizione di “Barriera anticapitalista”. Quelle (al plurale, vedasi USA-Messico, Israele-Palestina, “peace lines” in Ulster, Ungheria-Serbia, etc.) odierne sono invece o barriere anti-migranti e di apartheid, o “barriere di protezionismo commerciale” come quella relativa ai vaccini, non materiale ma ancora più “ferrea”, e sono tutte costruite da Ovest verso Est e da Nord verso Sud.

Il tutto condito dalla cialtroneria mediatica che ignora questo fenomeno e vaneggia ossimoricamente di “Infallibilità della Scienza”, manco si trattasse di una nuova forma del XXI secolo del fu “Mussolini ha sempre ragione”…

Un dubbio anche sul noto vaccino europeo modello “Brexit”. Sorge il dubbio che tutte le problematiche sollevate dalla stampa circa la sua presunta pericolosità siano più dovute al suo essere ormai prevalentemente extra-UE che ad altro. È un dubbio, sia chiaro. Però, date le condizioni al contorno, viene.

Due parole anche sulla recente proposta del Presidente USA Biden di togliere temporaneamente i brevetti sui vaccini anti-CoViD per permetterne lo sviluppo e l’uso nei paesi “poveri” più colpiti.

Nessuna considerazione umanitaria è presente in questa dichiarazione, mentre le considerazioni geo-politiche predominano.

La recente decisione del Pakistan di cambiare le alleanze e di schierarsi con la Cina comporta sia l’isolamento delle truppe occidentali in Afghanistan, sia il fallimento della vecchia dottrina Bush-Obama relativa alla creazione di un canale commerciale (completo di gasdotti ed oleodotti) tra le risorse dell’Asia Centrale ed i porti dell’Oceano Indiano le cui rotte sono controllate dalla Marina USAmericana. Si è visto che queste risorse vanno ora decisamente verso Est (verso la Repubblica Popolare Cinese) e, meno decisamente, verso Ovest (verso l’Unione Europea) con la Russia che ne tiene, molto decisamente, il comando.

In una situazione come questa il ruolo dell’India diventa centrale ed è assolutamente necessario attirarla a sé. Dal momento che l’India è devastata da una ondata della pandemia, una offerta di aiuto togliendo temporaneamente i brevetti sui vaccini non solo ci sta, ma diventa anche molto opportuna.

Come ha affermato addirittura Mario Draghi in una recente intervista: “Milioni di perone non sono in condizione di acquistare i vaccini e stanno morendo. Le case farmaceutiche hanno ricevuto finanziamenti enormi dai governi e a questo punto ci sarebbe quasi da aspettarsi che ne restituissero almeno una parte a chi ha bisogno. Persone che conoscono bene la materia mi dicono che una misura temporanea e ben congegnata non rappresenterebbe un disincentivo per l’industria farmaceutica. (…) Nessuno può essere lasciato indietro”.

È ovvio che uno dei principali rappresentanti delle oligarchie finanziarie (pure padrone delle aziende farmaceutiche) non possa fare spontaneamente un discorso basato sul “grazie a Dio mi basta lo stipendio” di Albert Sabin, o il “in nome dello sforzo comune tutte le informazioni devono essere condivise” di sir Cecil McAlpine Weir.

Però, considerato come il Sistema Mediatico abbia trasformato la cosiddetta “Scienza” in una sottospecie di nuova religione assoluta, indiscutibile, totalitaria e pronta, oltre che ai roghi mediatici dei dissenzienti, alla loro espulsione dagli Ordini Professionali, una sana e popolare presa di coscienza con la conseguente richiesta di considerare prioritari i Diritti dell’Umanità rispetto a quelli dei padroni risulta oggi necessaria.

Bergamo, 20 maggio 2021

Marco Brusa

 

Bibliografia (non la trovavo necessaria, trattandosi di un articolo di costume, ma la hanno richiesta e allora adesso ve la cuccate):

  • Moreno, Barry. Ellis Island’s Famous Immigrants. Arcadia Publishing. ISBN 9780738555331.
  • “Albert Sabin Biography – life, children, parents, death, school, information, born, college, siblings, time”. notablebiographies.com.
  • Jewish Heroes and Heroines in America. http://seymourbrody.com/heroes_wwii/br118.htm
  • Teresio Bosco, Uomini come noi, Società Editrice Internazionale, Torino, 1968
  • Sabin A.B. “Role of my cooperation with Soviet scientists in the elimination of polio: possible lessons for relations between the U.S.A. and the USSR”. Perspect Biol Med. 31: 57–64.
  • Benison S. “International Medical Cooperation: Dr. Albert Sabin, Live Poliovirus Vaccine and the Soviets”. Bulletin of the History of Medicine. 56: 460–83.
  • Rojansky, Matthew (2013-05-08). “The Latent Power of Health Cooperation in U.S.-Russian Relations”. Science & Diplomacy.
  • Swanson, W. Birth of a Cold War Vaccine. Scientific American, April 2012, 306(4): 66 -9.
  • Jiménez, Marguerite (June 9, 2014). “Epidemics and Opportunities for U.S.-Cuba Collaboration”. Science & Diplomacy.
  • Allison, V. D. (1974). “Personal recollections of Sir Almroth Wright and Sir Alexander Fleming”. The Ulster Medical Journal. 43 (2): 89–98. PMC 2385475. PMID 4612919.
  • Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
  • Public Service – Sir Cecil McAlpine Weir KCMG KBE MC DL – http://www.heroescentre.co.uk/hall-of-fame/public-service/public-service-sir-cecil-mcalpine-weir-kcmg-kbe-mc-dl/
  • Abraham, E. P. “Howard Walter Florey. Baron Florey of Adelaide and Marston 1898-1968”. Biographical Memoirs of Fellows of the Royal Society. 17: 255–302. doi:10.1098/rsbm.1971.0011. PMID 11615426. S2CID 29766722.
  • Trevor Illtyd Williams (1984). Howard Florey, Penicillin and After. Oxford University Press. p. 363. ISBN 978-0-19-858173-4.
  • York, Barry (September 2001). “Howard Florey and the development of penicillin”. National Library of Australia News. XI (12): 18–20.
  • P. Abraham (2004). “‘Chain, Sir Ernst Boris (1906–1979)”. Oxford Dictionary of National Biography
  • Patented July 15, 1947 METHOD FOR PRODUCTION OF INCREASED YIELDS OF PENICILLIN Robert D. Coghill and Andrew J. Meyer, Peoria, 111., assignors to United States of America, as represented by the Secretary of Agriculture No Drawing. Application’June 17, 1944, Serial No. 540,852.
  • Funding, su ema.europa.eu – https://www.ema.europa.eu/en/about-us/how-we-work/governance-documents/funding#:~:text=For%202021%2C%20the%20total%20budget%20of%20the%20European,other%20sources.%20Of%20the%20total%20budget%20in%202021%3A
  • Marco Galluzzo – Draghi appoggia la proposta Biden. Per le aziende non sarà un danno – Corriere della Sera 08 maggio 2021.

 

 

 

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